C’è un filo sottile che lega da tanti anni la storia d’Italia al tufo di Pitigliano. È il filo della conoscenza che Alberto Manzi, il “maestro degli italiani”, ha portato avanti per tutta la sua vita.
Oggi tutto ciò può trasformarsi in un progetto concreto che guarda al futuro: la proposta di legge per l’istituzione del Centro Studi «Maestro Alberto Manzi» proprio a Pitigliano.
L’iniziativa, annunciata a Montecitorio dai deputati Marco Simiani e Irene Manzi, punta a creare un vero e proprio motore di ricerca e formazione. L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’eredità del maestro in uno strumento operativo per affrontare le sfide del nostro tempo, dalla povertà educativa all’analfabetismo funzionale, fino all’integrazione linguistica dei nuovi cittadini.
Perché Pitigliano? Come detto, il legame tra Manzi e la Città del Tufo non è stato solo cartaceo. Alberto Manzi scelse Pitigliano come sua casa, ne fu Sindaco a metà degli anni 90 e vi trascorse parte della vita, lasciando anche qui un’impronta profonda basata sull’idea che l’istruzione sia il primo pilastro dell’uguaglianza sociale.
È qui che la sua lezione — quella di una televisione e di una scuola che non lasciano indietro nessuno — deve continuare a vivere.
Il progetto non nasce isolato, ma prevede una rete di collaborazioni di altissimo profilo che valorizzeranno l’intero territorio grossetano e oltre. Sono già coinvolti l’Università di Siena, l’Università per Stranieri di Siena e il Polo Universitario di Grosseto. A questi si aggiunge una collaborazione stretta con la Rai, custode di quella straordinaria esperienza che fu «Non è mai troppo tardi».
La corsa contro il tempo è iniziata: l’obiettivo dei promotori è vedere la legge approvata entro il 2027, anno in cui ricorrerà il trentennale della scomparsa del Maestro. Investire in questo Centro Studi significa credere che la cultura non sia un lusso per pochi, ma linfa vitale della nostra democrazia.
Pitigliano puó dimostrare che, per imparare e crescere come comunità, davvero non è mai troppo tardi.

Alberto Manzi (Foto IBE Digital Collection Ehxibition)