Un professionista, una persona competente, un uomo che ama visceralmente Pitigliano al punto di definirsi “figlio del tufo” nella trasmissione Parole in Fuorigioco di TV9.
Stefano Formiconi è questo e molto altro. Possiamo definirlo anche come la memoria storica dei passaggi fondamentali che portarono il vino di Pitigliano, il celebre Bianco di Pitigliano, a ottenere la DOC, una delle prime denominazioni di origine controllata in Italia. L’anno era il 1966, la data il 28 marzo, e poche settimane fa sono ricorsi i 60 anni esatti da quella fatidica giornata in cui il Bianco di Pitigliano non ottenne soltanto un riconoscimento di qualità, ma vide riconosciuto ufficialmente il proprio ruolo di prodotto all’avanguardia, capace di guardare al futuro con gli occhi di chi sa scrutare il tempo e con la perspicacia di chi sa anticipare ciò che avverrà. In quel periodo il dottor Stefano Formiconi era presidente della Cantina Cooperativa di Pitigliano e, se gli si chiede di raccontare i passaggi e le dinamiche di quel contesto, lo fa con una lucidità straordinaria e una memoria eccezionale. Lo ha fatto anche poco più di un anno fa, quando in piazza della Fortezza Orsini venne organizzato un evento per ufficializzare la nascita del rinnovato Consorzio di Tutela del Bianco di Pitigliano e del Rosso di Sovana, di cui Stefano Formiconi è stato nominato presidente proprio con l’intento di rilanciare in grande stile questi vini così apprezzati.
Il presidente Formiconi parlò in maniera molto chiara, come è nel suo stile, collegando la storia di Pitigliano a quella degli Etruschi, che già in quell’epoca producevano vino. La terra tufacea rende infatti le vigne di questo territorio particolarmente vocate alla produzione di vini di qualità. Non è un caso che il Bianco di Pitigliano sia arrivato sulle tavole più prestigiose del mondo. All’inizio degli anni Ottanta, durante un evento alla Casa Bianca con l’allora presidente statunitense Ronald Reagan, il Bianco di Pitigliano venne scelto come uno dei vini da far degustare ai potenti del pianeta. Lo stesso vino era presente anche sulla tavola del Quirinale il 12 luglio 1982, quando il Presidente della Repubblica Sandro Pertini volle festeggiare la Nazionale Italiana campione del mondo che, la sera precedente, aveva sconfitto la Germania per 3 a 1 allo stadio Bernabéu di Madrid, conquistando la Coppa del Mondo e facendo esplodere di gioia un’intera nazione.
Bearzot, Zoff, Scirea, Tardelli, Antognoni, Paolo Rossi e tutti gli altri indimenticabili azzurri brindarono insieme al Presidente Pertini con l’eccellente Bianco di Pitigliano. Un paio di anni fa Ciccio Graziani è stato invitato nella città del tufo per ricevere il premio intitolato a Dino Seccarecci. In quell’occasione gli fu donata una confezione di Bianco di Pitigliano e Graziani, protagonista di quel Mondiale e costretto ad abbandonare la finale dopo appena sette minuti per una lussazione alla spalla, ricordò proprio quel brindisi al Quirinale che seguì la vittoria del campionato del mondo.
L’obiettivo di Stefano Formiconi è oggi quello di ridare slancio a un vino che vanta una storia antica e una qualità straordinaria, un vino che possiede tutte le potenzialità per esprimere un’eccellenza superiore. Con la propria competenza ed esperienza, Formiconi sa perfettamente che per riuscire in questo intento è necessaria la sinergia dell’intero territorio: occorre che tutti procedano convintamente nella stessa direzione. La strategia è già stata individuata: rilanciare in grande stile i vitigni autoctoni, quelli che fanno davvero la differenza e che sono in grado di fornire la materia prima per realizzare un vino capace di andare oltre gli standard dell’omologazione. Un vino che sappia distinguersi, proprio come da secoli riesce a fare la terra del tufo.
Queste sono le linee guida del presidente Stefano Formiconi. La sfida è intrigante, difficile e complessa per molte ragioni, tra cui una concorrenza che negli anni si è ampliata e ha innalzato notevolmente il livello qualitativo. Ma forse è proprio questo aspetto a stimolare maggiormente Formiconi. E per raggiungere l’obiettivo, chi meglio di lui può coniugare esperienza, competenza, professionalità e amore per questo territorio? Non a caso, nella trasmissione Parole in Fuorigioco di TV9, Stefano Formiconi si è definito “figlio della terra del tufo”. E i figli di una terra riescono spesso a produrre i suoi frutti migliori.
Buon lavoro, presidente Stefano Formiconi.
