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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; Torciata di San Giuseppe</title>
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		<title>La vera storia della Torciata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2019 09:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/d.png"><img class="  wp-image-2635 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/d-400x292.png" alt="d" width="458" height="334" /></a>L&#8217;evento ha seguito nel corso del tempo come tutte le feste tradizionali, una naturale evoluzione adeguandosi ai tempi ed alle necessità che si presentano ma, alquanto rispettosa nell&#8217;essenza e nello spirito che da sempre la contraddistingue, basta scorrere le vecchie foto per rendersene conto e dalle quali si nota chiaramente che non se ne discosta di molto. La festa dei primi anni &#8217;50 raccontata in modo esemplare e molto riflessiva da Rocco Bucciotti (vedi specchietto), si svolgeva in modo spontaneo fatta da ragazzi ed apparteneva al rione di Capisotto. La festa all&#8217;epoca partiva categoricamente dalla Via Cava di San Giuseppe percorreva la vecchia strada di Sovana per finire la sua corsa nella piazzola di Capisotto. Subì uno stop e riprese. Ma andiamo per ordine, dai racconti di Duilio Grillo, giovanissimo torciatore di 10 anni dal 1965 dove ricorda di aver partecipato ma senza autorizzazione a portare la torcia  in quanto troppo giovane, fino al 1970. Il massimo dell&#8217;età dei ragazzi era ancora di 20 anni, dei quali ricorda i fratelli Celata, Vincenzo Busi, Domenico Rovai e Stellino. La festa partiva dal tabernacolo di San Giuseppe dove, dove nel primo pomeriggio, veniva dapprima ripulito dalle infestanti e bruciando tutto intorno. All&#8217;imbrunire  si prendevano le torce e il crocione, già pronti e depositati giorni prima dai più grandi, e contemporaneamente veniva acceso il segnale, un fuoco nella valletta dove oggi sono visibili due tombe etrusche ben visibile dal finestrone della piazzola. Venivano accese solo le torce piccole per illuminare il sentiero. Dal ponte della Lente venivano accese tutte o quasi le torce più grandi, e con l&#8217;immancabile crocione portato da 4 persone con non poche difficoltà per le dimensioni su per poggio cani fino alla piazzola dove venivano bruciate prima le torce e subito dopo il crocione con l&#8217;immancabile proteste di una signora che ogni anno gettava acqua sul fuoco per limitare i danni alle finestre. Ricorda che ai primi che arrivavano veniva data qualche monetina per riconoscenza.<br />
Poi si arriva al 1979 ultimo anno nella piazzetta, con il compianto Ernesto Celata ben coadiuvato da un gruppo di fuoriclasse, per primo aveva capito le potenzialità che questa festa poteva avere per il paese e la sua intera comunità, trasformandola così in qualcosa di più importante, arricchendo la festa prima con il cuore di San Giuseppe nella piazzola, presentando una bella scritta di W San Giuseppe nella valle della meleta e realizzando il Puccio dell&#8217;Invernacciu come lo vediamo oggi ed altre cose. La festa cresceva e di conseguenza anche il fuoco che ristretto in quella piccola piazza che non si dimostrava più sufficiente a raccoglierlo come neanche le maggiori persone che assistevano alla festa. Causa determinante che rese indispensabile cambiare luogo fu un danno causato dal fuoco alla finestra della signora delle reiterate proteste. Una scelta dolorosa per i capisottani, a tal proposito ricordo che a metà anni &#8217;90 vecchi capisottani additarmi ancora accusandomi di avergli portato via la loro festa. Nel 1980 si spostò allora in P.zza della Repubblica, con partenza dalla Tombolina passando dentro il paese non facilmente con il crocione per le anguste vie del paese, ma presentando per la prima volta, i torciatori con vestiti e cappucci di iuta. Ma la scelta del luogo non si è dimostrata idonea all&#8217;evento, il rischio fuoco sui cavi elettrici ed il fumo trasportato con forza dai venti ha fatto sì che il tentativo non fosse replicato.<br />
Nel 1981 come piazza della festa, fu scelta la piazza del Mercato, ma anche questa non si dimostrò una buona scelta, la cornice non ottimale offerta dalla parte nuova del paese e per il vento di tramontana che sferzando copiosamente creando problemi di fumo e di “cavugliole” hanno scoraggiato anche quei pochi spettatori presenti ed inoltre la lunghezza del percorso che partiva dalla tombolina si dimostrava troppo lungo per le torce che non offrivano sufficiente autonomia e per il crocione.<br />
Dal 1982 Piazza Garibaldi è diventata la sua sede ufficiale, un&#8217;arena naturale e funzionale come un camino per il fuoco e fumi dell&#8217;invernacciu, unn po&#8217; meno per le cavugliole. Per due anni è stato riproposto il Crocione, con partenza ancora dalla Tombolina si sono visti i torciatori con i cappucci neri e, nella seconda edizione un enorme crocione che ha messo a dura prova il torciatori per il passaggio delle scale della selciata che per l&#8217;innalzamento dello stesso che non è èerfettamente riuscitomolti bambini al seguito. E&#8217; stato abbreviato il percorso dei Torciatori spostando la partenza dalla Via Cava del gradone, offrendo una visuale più suggestiva e panoramica della processione dei torciatori e dei punti fuoco lungo il percorso. Per altre due edizioni fu proposto il Crocione in questa Piazza, fu presentato un imponente crocione, portato dalla selciata ma così grande che si spezzò nell&#8217;operazione di sollevamento. Da qui in avanti sarò più preciso nella ricostruzione della sua evoluzione, in quanto organizzatori dal 1994 e protagonisti della festa, grazie ai preziosi consigli e la guida di Angelo Savelli che ci ha inculcato l&#8217;amore per questa festa. Il 1995 è stato l&#8217;anno di svolta per la Torciata e di come la vediamo oggi, da festa rionale spontanea è diventata e scelta come la tradizione popolare del paese a cui la maggior parte dei pitiglianesi partecipa e ama, attestata anche dalla partecipazione e benedizione del Vescovo della Diocesi e l&#8217;intervento del Sindaco alla festa. La prima regola che ci siamo imposti è stata quella del rispetto categorico della data del 19 marzo per la torciata che spesso veniva spostata al fine settimana, scelta accettata con ritrosia dalla vecchia guardia che non la riteneva funzionale per le presenze della gente. Abbiamo arricchito l&#8217;evento con iniziative collaterali, abbracciando più giorni di festa creando un&#8217;attrazione turistica risaltando le potenzialità che il nostro territorio può offrire, considerando le presenze e il gradimento riscontrato la scelta è stata indubbiamente positiva.<br />
Ricordo con nostalgia il successo del primo corteo storico con la scelta scrupolosa dei figuranti pitiglianesi. Questa iniziativa ha rappresentato sicuramente la svolta decisiva e l&#8217;evoluzione più saliente della sua storia, consacrandola da festa rionale a tradizione popolare del paese. Gli spettacoli proposti nelle varie edizioni hanno spaziato da Cortei Storici con i sbandieratori a danze e duelli medioevali con Tamburini e Chiarine, spettacoli teatrali, musiche celtiche e tante altre iniziative come l&#8217;incontro storico del Conte Orsini con l&#8217;ambasciatore di Venezia, uno scambio di doni per sancire il grande legame storico che ci ha accomunato, peccato che i costumi non erano propriamente intonati ai giusti periodi storici. Nella festa abbiamo proposto per primi e ne siamo fieri le visite guidate alle Vie Cave, contribuendo così a far conoscere queste nostre meraviglie a tante turisti ed a farle riscoprire come potenzialità turistica ai nostri amministratori ed ai nuovi e vecchi pitiglianesi.  La minitorciata, copia della maggiore ma composta da ragazzi fino a 11 anni e, ultimamente un coinvolgimento delle scuole elementari con loro disegni e pensieri inerenti l&#8217;evento. Con queste iniziative contiamo di assicurare un futuro alla festa, che hanno contribuito a renderla come definita da un esperto giornalista e ricercatore di tradizioni popolari, una delle più belle feste di San Giuseppe d&#8217;Italia poiché ha saputo mantenere i caratteri primordiali dei riti del fuoco dell&#8217;equinozio di primavera.</p>
<p><strong>I ricordi di Rocco</strong><br />
<em>Ad Enzo Giuliani </em><br />
<em>Premesso che i miei ricordi non vanno oltre il 1953, anno del trasferimento della mia famiglia a Roma. Successivamente ho frequentato Pitigliano, sporadicamente e capisotto, essendo residenza dei miei nonni e dei miei zii, la frequentavo per un saluto, in primis, al parentado e ai suoi abitanti con i quali sono sempre stato in ottimi rapporti; per me era un tuffo ai ricordi della mia infanzia, piena di giochi, libertà (controllata) e serenità. Le feste tipiche del rione Capisotto erano 2: 19 marzo – festa di San Giuseppe; 25 marzo festa dell’Annunciazione.</em><br />
<em>Le modalità dei festeggiamenti erano pressoché uguali. I Tabernacoli  relativi a San Giuseppe e all’Annunciazione (S.ma Annunziata ) si trovavano a qualche km. da Pitigliano. Lungo la via cava omonima, il primo e lungo la via cava di Sovana , il secondo. Si cominciava la festa fin dalle prime ore del mattino, tutti ragazzi da 10 non oltre i 20 anni. Recandoci fino a sotto i tabernacoli, dove trovavamo canne vecchie messe lì dai vignaioli del posto per essere bruciate e quindi si accendeva il fuoco, che rimaneva accesa fino a sera, opportunamente alimentato. Sul far della sera, dopo il tramonto, in fila indiana, ognuno con il suo fascio di canne, mantenute accese nei tratti a vista dal finestrone, ci si incamminava verso la piazzola di capisotto arrivati lì fra le ali dei presenti e gli schiamazzi dei capisottani, si gettavano i fasci al centro man mano che si arrivava alimentando il gran falò e si aspettava fino allo spegnimento delle fiamme..Ripensando al tutto, si può dire che le feste dal 19 e 25 marzo erano religiose, spontanee, senza alcun tipo di organizzazione, ed erano in linea, ma diverse come modalità per il folclore, rispetto alle feste di Sant&#8217;Antonio nel ghetto; festa di San Bernardino nel corso; festa di San Rocco nella fratta. In queste 2 feste, ci si potrebbe vedere la festa della famiglia cristiana, dove San Giuseppe è marito e padre esemplare Maria è moglie e madre di Gesù. Le feste avevano anche un significato terreno, come cambio di stagione 19/3 – fine dell’inverno; 25/3 – inizio della Primavera. Inoltre le 2 feste avevano anche una valenza pratica ed utile agli agricoltori vignaioli, che si disfacevano di tutte le canne vecchie, ormai inutilizzabili, onorando il padre e la madre della Santa famiglia. La partecipazione attiva era soprattutto dai ragazzi dai 10 ai 16 anni circa. Ricordo qualche nome: Nando Bonasera, Alberto Valentini. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/10_laSperanza.jpg"><img class="alignleft wp-image-2636 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/10_laSperanza-400x267.jpg" alt="10_laSperanza" width="400" height="267" /></a>2019, il Convegno Nazionale &#8220;Le Notti del Fuoco in Italia” a Pitigliano</strong><br />
Lo scorso 17 marzo all&#8217;interno del Teatro Salvini di Pitigliano si è tenuto l&#8217;importante convegno riguardante i fuochi rituali. L’incontro è iniziato con i saluti del Sindaco di Pitigliano Gentili Giovanni e del Presidente della Promo Fi.Ter. Francesco Corti dopo i quali ha preso la parola Thora Fjeldsted dell’Università di Rotterdam e fondatrice dell’Associazione Onlus Lòm e a seguire, il Prof. Fabrizio Frascaroli dell’Università di Bologna che ha illustrato la sua dotta indagine etnografica sui riti e le feste del fuoco in Italia. Presenti i custodi e rappresentanti di cinque riti del fuoco celebrati nel Centro Italia che hanno portato la propria testimonianza, precedute dalle splendide immagini dei rituali: la &#8216;Ndocciata &#8211; Patrimonio d&#8217;Italia per la Tradizione di Agnone con Domenico Meo e Enzo Di Pasquo e dai portatori di ndocce del Gruppo Capammonde e Capabballe; le Farchie di Fara Filiorum Petri con il sindaco Camillo D&#8217;Onofrio nonchè Gemma De Ritis e Daniele Di Diego della Proloco; le Intusse di Itieli, Umbria, con Nicola Scassini, a rappresentare un evento in un paese che conta 80 anime; la Focarazza di Santa Caterina con il vice-sindaco del Comune di Roccalbegna Laura Zamperini; e i padroni di casa con la Torciata di Pitigliano.<br />
Edo Galli e Giulio Bardi, che hanno offerto una panoramica sull’uso rituale del fuoco nella vicina Maremma toscana. E&#8217; stato interessante vedere la grande diversità di saperi, contesti e situazioni che caratterizza pratiche apparentemente simili eppure, al di là di queste differenze, abbiamo potuto assistere in primo luogo al nascere di nuovi rapporti di cooperazione e amicizia che hanno gettato le basi per scambi culturali che prevedono incontri e partecipazioni reciproche ai riti ignei. Questo è stato forse il successo più grande, e la conferma che promuovere forme di unione e solidarietà tra territori anche distanti, ma che condividono storie, valori e problematiche simili, è possibile e sempre più sentito come bisogno dagli stessi attori locali che hanno dato un’esemplare prova di accoglienza e ospitalità, questo coincide con quanto affermato durante il convegno dal Sig. Domenico Meo che i paesi che hanno tradizioni del fuoco sono. E poi… si è chiuso in bellezza, godendosi in compagnia le ottime degustazioni di olio e vino nelle tipiche cantine di un borgo incantevole ed i paesaggi incantevoli di Pitigliano e dintorni visitando le monumentali Vie Cave Etrusche e, partecipando alla Torciata del 19 marzo in una serata sferzata un vento freddissimo ma piacevolissima.</p>
<p><em>Composizione Consiglio Promo.Fi.Ter</em><br />
<em> Presidente: Corti Francesco</em><br />
<em> VicePresidente: Pera Giuliano</em><br />
<em> Segretario: Clementucci Simone</em><br />
<em> Cassiere: Ciacci Morena</em><br />
<em> Torciatori: Ferri Mauro, Doganieri Luciano, Onori Federico</em><br />
<em> Consiglieri: Biserni Maurizio, Giuliani Enzo, Romani Umberto</em></p>
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		<title>Si aprono le porte alla primavera: la Torciata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 10:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2499" style="width: 344px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/DSC4223.jpg"><img class="  wp-image-2499" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/DSC4223-267x400.jpg" alt="_DSC4223" width="334" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Nicola Tisi</p></div>
<p>Il mito del fuoco è pratica ancestrale, sin dalla scoperta della sua accensione passando per i vari miti delle popolazioni più antiche –Prometeo in testa tra i miti greci – fino alle pratiche pagane ereditate e trasformate poi dal cristianesimo. Il fuoco ha sempre rappresentato la purificazione: un passaggio dalle negatività alla rinascita. Ed è per questa ragione che molto spesso è stato usato un falò per celebrare i momenti dell’anno della rinascita. Celebrazioni legate alla vita contadina, che ancor più di oggi sentiva la ciclicità dell’esistenza. In molte parti d’Italia e in tante altre zone del mondo ci sono cerimonie in cui il fuoco era ed è il protagonista, come una catarsi verso la morte che lascia il posto alla rinascita. Collocate spesso nei momenti di passaggio dalla fase invernale a quella primaverile dell’anno, con l’intento di scacciare i mali e propiziarsi una buona stagione. Spesso si bruciava un fantoccio, che rappresentava i mali da scacciare. Queste feste avvenivano all’inizio del nuovo anno agricolo, nella stagione dedicata a Marte, dio oltre che della guerra anche dell’agricoltura e della fertilità, simbolo di giovinezza. Questa pratica era ripresa da credenze ancor più vecchie, quelle dei culti dionisiaci in cui si ballava e beveva intorno ad un falò. Nel momento del passaggio dal paganesimo al cristianesimo la Chiesa si impossessò di molte delle pratiche già in uso trasformandole un po’. E così cambiò la prospettiva della rinascita all’equinozio di primavera e dedicando una festa proprio a San Giuseppe. Il 19 Marzo è rimasto come un momento di passaggio dagli elementi inerti i infecondi della natura alle forze di rinnovamento della primavera, non a caso marzo era anche il primo mese del calendario romano. E così dalla notte dei tempi si arriva sino ad oggi portandosi dietro tradizioni che in qualche modo si rinnovano e legano ancora l’uomo alla natura, l’uomo alla sua storia, l’uomo alla sua originalità. Molti i paesi che celebrano la festa di San Giuseppe con un falò e sicuramente celeberrima quella di Pitigliano. Se ogni pitiglianese sa di cosa si tratta la festa di San Giuseppe – torciatori, fuochi, l’Invernacciu o “il puccio”, frittelle di riso &#8211;  è possibile che non a tutti siano note le vicende e l’intera storia della festa. E così come accade quando ci si mette in viaggio, sul cammino si incontrano cose che non si immaginavano e si conoscono persone inaspettate, tale è il viaggio alla scoperta del nostro passato. Se si ha la possibilità di fare una piccola sosta presso la Biblioteca del paese ci si imbatte in libri che raccontano la storia del paese e ce n’è uno che è il più completo lavoro nel quale si schiudono informazioni assai interessanti: <em>La torciata di San Giuseppe a Pitigliano. Festa e identità culturale in un comune della Maremma grossetana </em>di Alexia Proietti. Così la studiosa ha potuto individuare tre fasi della festa: quella attuale (dal ’95 in poi con tutti i cambiamenti avvenuti in questi anni), una fase di recupero (anni ’80) e quella precedente alla seconda guerra mondiale. È il fuoco che unisce la festa attuale a quella più antica, anche se i luoghi del paese interessati sono cambiati. La celebrazione si svolgeva all’inizio nel quartiere di Capisotto e nella vicina via cava di San Giuseppe dove i ragazzi e gli uomini andavano sin dalla mattina. Accadeva che i più piccoli andassero a rubare le canne dei vigneti per portarle sotto il masso tufaceo e incendiarle. Poi con le difficoltà della seconda guerra mondiale si era dovuta interrompere. Era ripresa ma aveva dovuto interrompersi nuovamente intorno agli anni ’50-’60 probabilmente avvenuta in seguito allo spopolamento del paese a causa della mancanza di lavoro nel periodo del boom economico italiano. Ripresa poi nel 1980 sempre nel luogo originario: Capisotto. Ma in questa fase l’interesse del resto del paese crebbe, passando dall’essere una festa rionale ad una della collettività, per cui c’era bisogno di spazio maggiore per ospitare le persone sempre più numerose oltre che per evitare i danni delle fiamme alle case, visto che la Piazzetta dedicata a Becherini è molto piccola.<br />
Il posto ideale era dunque la Piazza del Comune e nel 1985 fu concessa a malincuore a causa del rifacimento della pavimentazione così l’anno seguente fu addirittura spostata nella parte nuova del paese – Piazza del mercato -, ma questa soluzione non poteva funzionare e così dal 1987 la Piazza è diventato il luogo adatto alla torciata. La processione dei torciatori è cambiata nel corso del tempo per facilitare il raggiungimento della Piazza. E ancora oggi questa festa si mantiene intatta con tutta la sua simbologia, la magia, gli aspetti più incomprensibili. E proprio come il ciclo che dettava il tempo ai nostri antichi ritorna ogni anno ad ergersi il fantoccio di paglia. E ritornano le persone ad incontrarsi nella piazza, arrivano nuove persone a stupirsi della bellezza del fuoco. E forse, al di là del fatto che ci si creda o no, ognuno in cuor suo spera che le fascine prendano bene fuoco e tutto arda nel migliore dei modi per augurarsi un nuovo anno un po’ migliore di quello precedente.</p>
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		<title>Il fuoco che brucia l&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 10:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[E come ogni anno arriva la Torciata di san Giuseppe, il 19 marzo, per ricordarci che l’inverno è passato e abbiamo da vivere una nuova primavera. Festa ancestrale ma dal valore ancora attuale; motivo ciclico che ci rassicura e ci conforta e ci identifica. Il programma dell’evento è corposo e inizia venerdì 15 marzo con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2499" style="width: 344px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/DSC4223.jpg"><img class="  wp-image-2499" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/DSC4223-267x400.jpg" alt="_DSC4223" width="334" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Ph Nicola Tisi</p></div>
<p>E come ogni anno arriva la <strong>Torciata di san Giuseppe</strong>, il 19 marzo, per ricordarci che l’inverno è passato e abbiamo da vivere una nuova primavera. Festa ancestrale ma dal valore ancora attuale; motivo ciclico che ci rassicura e ci conforta e ci identifica.<br />
Il programma dell’evento è corposo e inizia venerdì 15 marzo con il Progetto Teatro e musica dal vivo “La chiamavano Bocca di rosa… Parola di Faber”. Appuntamento nuovo e importante sarà quello di domenica 17 marzo con la proiezione di documentari sui <strong>riti del fuoco</strong> dalle 10,00 alle 14,30 presso gli Ex granai della fortezza Orsini. Verranno infatti ospitati i rappresentati dei paesi e delle cittadine che come Pitigliano hanno dei riti e dei festeggiamenti legati al fuoco. Ci ha spiegato il Presidente dell’Associazione Promo.fi.ter <strong>Francesco Corti</strong> che gli ospiti porteranno filmati e foto delle loro feste e inoltre potranno esporre alcuni dei loro prodotti tipici grazie alla collaborazione con la condotta slow food Pitigliano. Questa novità servirà come ha detto Corti “a creare una rete di associazioni che hanno feste con il fuoco”. Ha aggiunto che ci sarà la proiezione del documentario “Le notti della torciata” di Thora Fjeldsted e Fabrizio Frascaroli in Piazza Garibaldi domenica 17 alle 18,00.  Mentre come di consueto ci sarà sia la domenica che il martedì lo spettacolo degli artisti di strada grossetani, oltre che il VI Trail delle Vie cave con premi offerti dall’Associazione Avis di Pitigliano. E alle 15,30 sempre del 17 marzo al Teatro Salvini ci sarà il convegno “<strong>Le notti di fuoco nelle tradizioni popolari italiane</strong>”. Il clou della manifestazione sarà come di consueto martedì 19 quando avrà luogo la Torciata; a partire dalle 21,00 nel centro storico del paese. I torciatori isseranno sulle proprie spalle le torce infuocate e daranno alle fiamme il pupazzo di paglia, che brucerà e darà inizio ad un nuovo periodo dell’anno.</p>
<p><em>E quindi non resta che pronunciare come ogni anno: Viva viva san Giuseppe!</em></p>
<p><u><strong>Il convegno</strong><br />
</u>Domenica 17 marzo dalle 15,30 ci sarà il convegno sui riti del fuoco. All’interno della discussione avverrà anche la presentazione degli studi fatti da Edo Galli e Giulio Bardi e raccolti nel volume “Fuocarili e falò rituali nell’amiata e nelle maremme della Toscana” edizione Effigi. I due scrittori interverranno per parlare di alcune delle più importanti festività legate al rito del fuoco della Maremma. Come ad esempio la Focarazza di Santa Caterina, i fuochi natalizi di Santa Fiora, i vari falò dell’epifania, i fuochi del carnevale nei quali si brucia un fantoccio simbolo della cattiva stagione che se ne va o quelli estivi dell’Assunta.<br />
Il libro analizza l’aspetto antropologico dei rituali legati al fuoco nel territorio maremmano e amiatino e l’aspetto storico dell’evoluzione del focarile nel corso della cultura contadina, curato in modo specifico da Edo Galli.</p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/locandina-19.jpg"><img class="  wp-image-2503 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/locandina-19-283x400.jpg" alt="locandina 19" width="333" height="470" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Torciata di San Giuseppe 2018</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 14:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Festa di San Giuseppe per alcuni, Festa del papà per altri. In ogni caso per Pitigliano è un appuntamento imperdibile. La sua tradizionale Torciata come ogni anno si svolgerà in Piazza per dar fuoco all’anno vecchio e accogliere quello nuovo. Una storia antica che entra in diverse tradizioni sia in Italia che in molte altre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1949" style="width: 237px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/03/29027798_1818053984879525_3414652854638477312_n.jpg"><img class="wp-image-1949 " src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/03/29027798_1818053984879525_3414652854638477312_n-284x400.jpg" alt="29027798_1818053984879525_3414652854638477312_n" width="227" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Il Programma 2018</p></div>
<p>Festa di San Giuseppe per alcuni, Festa del papà per altri. In ogni caso per Pitigliano è un appuntamento imperdibile. La sua tradizionale Torciata come ogni anno si svolgerà in Piazza per dar fuoco all’anno vecchio e accogliere quello nuovo.<br />
Una storia antica che entra in diverse tradizioni sia in Italia che in molte altre parti del mondo.<br />
I primi a festeggiarla probabilmente furono i monaci benedettini nel 1030, poi divenne una festa canonica per la Chiesa nel 1621 con Papa Gregorio XV. Una festa che si lega ai culti pagani poi entrati nel cattolicesimo. Infatti essendo il giorno dell’equinozio di primavera si usava celebrare i baccanali.<br />
È una festa che si lega alla rinascita e alla ciclicità del tempo. La primavera che riporta il calore e dà nuova vita ai campi da coltivare. Ma quando si parla di tradizioni non possiamo dimenticare l’aspetto culinario e infatti tante sono le prelibatezze preparate in questo periodo. Famose le Zeppole di San Giuseppe di origine campana. Uno scrittore importante come Goethe, in un viaggio a Napoli, descriveva la festa di San Giuseppe e i suoi dolci “<em>Oggi era anche la Festa di San Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli cioè venditori di pasta fritta…sulle soglie delle case grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati….Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio bollente, un terzo le preparava per venderle ai passanti</em>”. A Pitigliano invece vengono preparate le frittelle di San Giuseppe, a base di riso, latte e uvetta.</p>
<p>Il miglior modo per comprendere a pieno la festa di San Giuseppe di Pitigliano è attraverso le immagini: i torciatori che risalgono dal fiume Meleta, la minitorciata dedicata ai bambini, l&#8217;arrivo e l&#8217;acclamazione in Piazza Garibaldi, il pupazzo che brucia e si porta via l&#8217;inverno. Cliccando sulle due foto sottostanti potrete accedere alle gallerie fotografiche delle ultime due edizioni. Foto di <a href="https://www.facebook.com/GraficArtPitigliano/">Nicola Tisi</a>.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/pg/PromofiterPitigliano/photos/?tab=album&amp;album_id=1454559761228951"><img class="  alignleft wp-image-871" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC3901-400x267.jpg" alt="I Torciatori in preparazione " width="400" height="267" /></a><a href="https://www.facebook.com/pg/GraficArtPitigliano/photos/?tab=album&amp;album_id=1439958659388328"><img class="  alignright wp-image-1948" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/03/17424851_1454574957894098_3645879361839565371_n-400x266.jpg" alt="17424851_1454574957894098_3645879361839565371_n" width="400" height="266" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Si aprono le porte alla Primavera ritorna la Torciata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 08:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre giorni di festa a Pitigliano si parte il 17 marzo. Il mito del fuoco è pratica ancestrale, sin dalla scoperta della sua accensione passando per i vari miti delle popolazioni più antiche –Prometeo in testa tra i miti greci – fino alle pratiche pagane ereditate e trasformate poi dal cristianesimo. Il fuoco ha sempre rappresentato la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_868" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC2735.jpg"><img class="size-medium wp-image-868" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC2735-400x267.jpg" alt="L'Invernacciu" width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;Invernacciu</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre giorni di festa a Pitigliano si parte il 17 marzo. </strong>Il mito del fuoco è pratica ancestrale, sin dalla scoperta della sua accensione passando per i vari miti delle popolazioni più antiche –Prometeo in testa tra i miti greci – fino alle pratiche pagane ereditate e trasformate poi dal cristianesimo. Il fuoco ha sempre rappresentato la purificazione: un passaggio dalle negatività alla rinascita. Ed è per questa ragione che molto spesso è stato usato un falò per celebrare i momenti dell’anno della rinascita. Celebrazioni legate alla vita contadina, che ancor più di oggi sentiva la ciclicità dell’esistenza.<br />
In molte parti d’Italia e in tante altre zone del mondo ci sono cerimonie in cui il fuoco era ed è il protagonista, come una catarsi verso la morte che lascia il posto alla rinascita. Collocate spesso nei momenti di passaggio dalla fase invernale a quella primaverile dell’anno, con l’intento di scacciare i mali e propiziarsi una buona stagione. Spesso si bruciava un fantoccio, che rappresentava i mali da scacciare. Queste feste avvenivano all’inizio del nuovo anno agricolo, nella stagione dedicata a Marte, dio oltre che della guerra anche dell’agricoltura e della fertilità, simbolo di giovinezza. Questa pratica era ripresa da credenze ancor più vecchie, quelle dei culti dionisiaci in cui si ballava e beveva intorno ad un falò. Nel momento del passaggio dal paganesimo al cristianesimo la Chiesa si impossessò di molte delle pratiche già in uso trasformandole un po’. E così cambiò la prospettiva della rinascita all’equinozio di primavera e dedicando una festa proprio a San Giuseppe. Il 19 Marzo è rimasto come un momento di passaggio dagli elementi inerti i infecondi della natura alle forze di rinnovamento della primavera, non a caso marzo era anche il primo mese del calendario romano. E così dalla notte dei tempi si arriva sino ad oggi portandosi dietro tradizioni che in qualche modo si rinnovano e legano ancora l’uomo alla natura, l’uomo alla sua storia, l’uomo alla sua originalità. Molti i paesi che celebrano la festa di San Giuseppe con un falò e sicuramente celeberrima quella di Pitigliano.</p>
<div id="attachment_871" style="width: 410px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC3901.jpg"><img class="size-medium wp-image-871" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC3901-400x267.jpg" alt="I Torciatori in preparazione " width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">I Torciatori in preparazione</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se ogni pitiglianese sa di cosa si tratta la festa di San Giuseppe – torciatori, fuochi, l’Invernacciu o “il puccio”, frittelle di riso &#8211; è possibile che non a tutti siano note le vicende e l’intera storia della festa. E così come accade quando ci si mette in viaggio, sul cammino si incontrano cose che non si immaginavano e si conoscono persone inaspettate, tale è il viaggio alla scoperta del nostro passato. Se si ha la possibilità di fare una piccola sosta presso la Biblioteca del paese ci si imbatte in libri che raccontano la storia del paese e ce n’è uno che è il più completo lavoro nel quale si schiudono informazioni assai interessanti: <em>La torciata di San Giuseppe a Pitigliano. Festa e identità culturale in un comune della Maremma grossetana </em>di Alexia Proietti.<br />
Così la studiosa ha potuto individuare tre fasi della festa: quella attuale (dal ’95 in poi con tutti i cambiamenti avvenuti in questi anni), una fase di recupero (anni ’80) e quella precedente alla seconda guerra mondiale. È il fuoco che unisce la festa attuale a quella più antica, anche se i luoghi del paese interessati sono cambiati. La celebrazione si svolgeva all’inizio nel quartiere di Capisotto e nella vicina via cava di San Giuseppe dove i ragazzi e gli uomini andavano sin dalla mattina. Accadeva che i più piccoli andassero a rubare le canne dei vigneti per portarle sotto il masso tufaceo e incendiarle.<br />
<img class="  wp-image-874 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC4208-267x400.jpg" alt="San Giuseppe 3" width="196" height="294" />Poi con le difficoltà della seconda guerra mondiale si era dovuta interrompere. Era ripresa ma aveva dovuto interrompersi nuovamente intorno agli anni ’50-’60 probabilmente avvenuta in seguito allo spopolamento del paese a causa della mancanza di lavoro nel periodo del boom economico italiano. Ripresa poi nel 1980 sempre nel luogo originario: Capisotto. Ma in questa fase l’interesse del resto del paese crebbe, passando dall’essere una festa rionale ad una della collettività, per cui c’era bisogno di spazio maggiore per ospitare le persone sempre più numerose oltre che per evitare i danni delle fiamme alle case, visto che la Piazzetta dedicata a Becherini è molto piccola. Il posto ideale era dunque la Piazza del Comune e nel 1985 fu concessa a malincuore a causa del rifacimento della pavimentazione così l’anno seguente fu addirittura spostata nella parte nuova del paese – Piazza del mercato -, ma questa soluzione non poteva funzionare e così dal 1987 la Piazza è diventato il luogo adatto alla torciata. La processione dei torciatori è cambiata nel corso del tempo per facilitare il raggiungimento della Piazza. E ancora oggi questa festa si mantiene intatta con tutta la sua simbologia, la magia, gli aspetti più incomprensibili. E proprio come il ciclo che dettava il tempo ai nostri antichi ritorna ogni anno ad ergersi il fantoccio di paglia. E ritornano le persone ad incontrarsi nella piazza, arrivano nuove persone a stupirsi della bellezza del fuoco. E forse, al di là del fatto che ci si creda o no, ognuno in cuor suo spera che le fascine prendano bene fuoco e tutto arda nel migliore dei modi per augurarsi un nuovo anno un po’ migliore di quello precedente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Elena Tiribocchi</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/S-PEPPE-17.jpg"><img class="  alignnone wp-image-876 size-large" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/S-PEPPE-17-720x1024.jpg" alt="S PEPPE 17" width="720" height="1024" /></a></p>
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