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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; storia di Pitigliano</title>
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	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
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		<title>Un disastro nella Strada Maremmana: la frana del 9 settembre 1928 a Pitigliano</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 17:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Dominici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[In memoria delle vittime della frana. La chiesa della Madonna delle Grazie, che sorge a un chilometro da Pitigliano, in direzione di Manciano, nacque come cappella dedicata al culto della Vergine Maria agli inizi del XV secolo e già dopo qualche decennio fu modificata e ampliata in seguito all’insediamento di una comunità conventuale di francescani. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In memoria delle vittime della frana.</em></p>
<div id="attachment_3483" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-3483 size-full" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2022/06/WhatsApp-Image-2022-06-21-at-18.27.05.jpeg" alt="Da &quot;La Domenica del Corriere&quot; del 23 settembre 1928" width="290" height="396" /><p class="wp-caption-text">Da &#8220;La Domenica del Corriere&#8221; del 23 settembre 1928 www.carabinieri.it</p></div>
<p>La chiesa della Madonna delle Grazie, che sorge a un chilometro da Pitigliano, in direzione di Manciano, nacque come cappella dedicata al culto della Vergine Maria agli inizi del XV secolo e già dopo qualche decennio fu modificata e ampliata in seguito all’insediamento di una comunità conventuale di francescani. Il convento francescano fu poi soppresso dai Lorena nel 1783.<br />
La chiesa, restaurata nel 1962, contiene, nel punto in cui l’unica navata si restringe, due recenti pitture raffiguranti una processione dal Santuario a Pitigliano con l’immagine della Madonna, durante una terribile pestilenza dei primi decenni del 1500, e l’apparizione della Vergine agli appestati all’interno del palazzo Orsini. Dalla fine di una nuova epidemia (1580), per oltre due secoli, si tenne una processione di ringraziamento che da Pitigliano raggiungeva il santuario la prima domenica di ogni mese, presenti sempre due consiglieri della Comunità.<br />
Ed era domenica mattina<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> quel 9 settembre 1928, quando la processione al Santuario si trasformò in un’immane tragedia. Al ritorno dal pellegrinaggio, così si legge nella delibera del podestà, cinque donne e una bambina furono travolte da una frana distaccatasi improvvisamente al lato della strada nazionale n. 74, poco distante dalla chiesa. Le vittime furono: Panichi Adele fu Francesco, nei Bazzoni, di anni 61; Mori Anna fu Oreste, negli Allegrini, di anni 35; Raffaelli Francesca di Angelo, di anni 22; Colonnelli Assunta di Alessandro, nei Mosconi, di anni 40; Mosconi Giuseppina di Egidio, di anni 7; Profili Maddalena nei Denci, di anni 44.<br />
Nella delibera dell’11 settembre, il podestà Giuseppe Bruscalupi disponeva le spese necessarie ai soccorsi, per i funerali e per la concessione gratuita dei loculi comunali per i defunti. Tutto questo <em>“per risollevare per tal modo anche le famiglie colpite da una perdita così grave e così dolorosa dallo stato di profondo abbattimento in cui le ha piombate un destino tanto crudele, dimostrando in tal modo che le Autorità e la cittadinanza non sono insensibili al grido di dolore di tanti sventurati, e vi prendono viva parte tutto il popolo commosso con profondo cordoglio<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong>[2]</strong></a>”</em>. Il 29 dicembre del 1928, con delibera n. 508, il podestà decise di devolvere i sussidi ricevuti dal Ministero e dall’Amministrazione provinciale, una somma di lire 20.000, alle famiglie delle vittime e alle persone rimaste ferite. Ricevettero aiuti economici: Egidio Mosconi, che aveva perso la moglie e una figlia, Giulio Allegrini, rimasto vedovo, Angelo Bozzoni, anche lui per la perdita della consorte e così Angelo Denci. Ottennero un sussidio anche Emilia e Maria Ghezzi, perché erano state ferite dalla frana<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>.<br />
Verosimilmente i feriti dovettero essere molti di più, poiché nelle spese sostenute dal municipio, vi sono riportate quelle per Pietro Cirilli, il quale fu remunerato per 3 vetture, per il trasporto dei feriti e delle famiglie. Le spese sostenute dal municipio per le esequie, casse, trasporto, loculi, foto di Adolfo Denci, spese per la Milizia ecc., ammontarono a lire 4350, di cui furono liquidate subito 3350<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.<br />
Il podestà Giuseppe Bruscalupi, encomiò, con apposita delibera, l’opera di due reali carabinieri della stazione di Pitigliano, Remo Bartolucci e Narciso Fortini, <em>“che si trovavano sul luogo della sciagura dalle primissime ore del giorno in servizio di perlustrazione e vigilanza, accortisi prontamente dell’imminente caduta, anziché preoccuparsi della propria salvezza, si divisero accorrendo rapidamente l’uno da una direzione e l’altro dalla direzione opposta, per fermare il transito, riuscendo per tal modo a evitare che la caduta avesse conseguenze fatali assai più gravi, come avrebbe avuto senza il loro intervento<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><strong>[5]</strong></a>”</em>.<br />
Non tutte le vittime perirono sotto la frana: due di loro, madre e figlia, Assunta Colonnelli e Giuseppina Mosconi, spirarono, la prima il 10 settembre 1928 all’ospedale di Manciano, Giuseppina a quello di Pitigliano il giorno 12<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>.</p>
<p><em>Franco Dominici e Giulietto Betti</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Nel registro dei Morti del Comune di Pitigliano, l’ora della frana risulta essere alle 6 e trenta del 9 settembre, alle ore 6 nel registro dei morti dell’Archivio vescovile che citiamo a nota più avanti.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Archivio del Comune di Pitigliano, Deliberazioni del Podestà, 11 settembre 1928, n. 273</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Archivio del Comune di Pitigliano, Deliberazioni del Podestà, 29 dicembre  1928, n. 507.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Ibidem.</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Archivio del Comune di Pitigliano, Deliberazioni del Podestà, 31 ottobre 1928, n. 288.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Archivio Storico diocesano di Pitigliano, Fondo della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo in Cattedrale di Pitigliano, Libro dei morti n. 39.</p>
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		<title>Un omicidio fascista a Pitigliano</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 19:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Dominici]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Con diciotto voti a favore e uno contrario, nel tardo pomeriggio del 25 novembre 1922, era nominato sindaco della prima amministrazione fascista l’avvocato Giuseppe Bruscalupi fu Lorenzo,  che nel 1927 ricoprì la carica di podestà della “Piccola Gerusalemme”. Bruscalupi faceva parte della cordata Aldi Mai-Ciacci-Cavallari, cui si opponeva la controparte guidata dal colonnello Berliri Zoppi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con diciotto voti a favore e uno contrario, nel tardo pomeriggio del 25 novembre 1922, era nominato sindaco della prima amministrazione fascista l’avvocato Giuseppe Bruscalupi fu Lorenzo,  che nel 1927 ricoprì la carica di podestà della “Piccola Gerusalemme”. Bruscalupi faceva parte della cordata Aldi Mai-Ciacci-Cavallari, cui si opponeva la controparte guidata dal colonnello Berliri Zoppi, presidente dell’Associazione Combattenti, mai iscritto al fascismo. Era passato più di un anno dalla fondazione del fascio di Pitigliano, avvenuta il 16 ottobre del 1921 per impulso di Arturo Romboli, inviato dai vertici del fascismo fiorentino per espugnare la cittadina e gli altri comuni della val di Fiora. Da un prospetto della Tenenza dei RR.CC. di Pitigliano, inviato al prefetto l’11 ottobre del 1922, il fascio di Pitigliano, istituito un anno prima, con segretario politico Romboli, era formato da <em>“capi </em>(che) <em>appartenevano al partito monarchico-costituzionale. No armi e giornali propri. Nessuno dei soci era in attesa di servizio militare. Non avevano contatto con altri partiti, facevano attiva opera di pacificazione e tenevano delle riunioni private. Avevano pagato 5£ ciascuno per la tessera e il distintivo”.</em> (<u>Archivio di Stato di Grosseto, Busta 501, Questura, Prospetto della Tenenza CC.RR. di Pitigliano inviato al Prefetto l’11/10/1922</u>). A quella data, effettivamente, i fascisti avevano in mano la città del tufo e si apprestavano a conquistare il municipio con l’elezione, appunto, di Bruscalupi.</p>
<div id="attachment_468" style="width: 1510px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-468" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/Panorama_di_pitigliano.jpg" alt="Vecchia foto di Pitigliano (fonte Wikipedia)" width="1500" height="990" /><p class="wp-caption-text">Vecchia foto di Pitigliano (fonte Wikipedia)</p></div>
<p>Un anno prima, però, la situazione era ben diversa, perché a Pitigliano i socialisti, che avevano vinto le elezioni nel settembre del 1920, resistevano alle soverchierie del nemico. L’amministrazione, presieduta dal socialista Pietro Bocini, non aveva subìto particolari minacce, tali da menomarne la stabilità, ma negli ultimi mesi del 1921 lo scenario era profondamente mutato, specie dopo le aggressioni e gli omicidi fascisti a Grosseto, Orbetello e Roccastrada, fra giugno e luglio di quell’anno. La resistenza di Pitigliano fu stroncata dall’arrivo di Arturo Romboli di Pontassieve e di altri squadristi forestieri che, in sodalizio con quelli locali, fondarono alcune squadre (“Terribile”, “Folgor”, “Ivo Saletti”) e con la connivenza delle forze dell’ordine, iniziarono le aggressioni ai danni degli avversari, con scontri che fra l’altro portarono anche al grave ferimento di un carabiniere, come si evince da una lettera della sezione fascista di Sorano del 1927. Ecco il testo di un telegramma “Riservatissimo” del primo novembre 1921, conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato: <em>“Continuano lamentarsi persistenti manifestazioni di violenza e turbolenza fazioni politiche in codesta provincia. Si riferisce, fra l’altro, che 23 ottobre scorso a Pitigliano, soci cooperativa agricola Produzione e Lavoro all’uscita dalla propria sede sarebbero stati aggrediti dai fascisti spalleggiati dai carabinieri, con spari di armi e violenze di ogni genere anche a danno di cittadini estranei partiti locali. Gravi minacce sarebbero state rivolte dai fascisti al sindaco Bocini con diffida sottoscrivere dichiarazione implicante sua responsabilità di ogni avvenimento. Segnalasi anche sequestro e minacce mano armata commessi 25 stesso mese a danno tale Italo Puri […] e successive aggressioni che sarebbero state perpetrate contro abitazioni maggiorenti avversari, particolarmente contro case Gervasi e Dinelli”. </em>(<u>Archivio Centrale dello Stato, Dipartimento Generale di Pubblica Sicurezza, telegramma “Riservatissimo” del primo novembre 1921 del capo gabinetto della Prefettura di Grossero Savini</u>). Fu questa la circostanza della violazione del domicilio di Ercole Gervasi, che avvenne con tale violenza da <em>“segnare per sempre la psiche della sua primogenita Assuntina, che assistette agli eventi”</em>, come ha testimoniato Luciana Gervasi, nipote di Ercole, poi sindaco di Pitigliano nel giugno del 1944, subito dopo la Liberazione ad opera dei partigiani. Adolfo Giuseppe Dinelli, che presiedeva la Lega proletaria dei braccianti, un altro dei principali esponenti socialisti, fu costretto a emigrare negli Stati Uniti. Era in procinto di ritornare in patria, quando sparì misteriosamente e non si seppe più nulla di lui (<u>Dominici-Betti, <em>Fascismo, Resistenza e altre storie in Maremma, </em>Effigi, Arcidosso 2020, pag. 79</u>). Da documenti archivistici, l’amministrazione socialista rimase in vita fino al giugno del 1922, seguita dalla nomina di un commissario prefettizio, poi dal trionfo elettorale fascista che, come si è visto, avvenne con l’elezione dell’avvocato Bruscalupi. La vittoria elettorale non mise fine alle prevaricazioni: i fatti successivi all’elezione di Bruscalupi smentiscono l’informativa dell’ottobre del 1922 dei RR.CC. circa l’opera di pacificazione del fascio. Infatti, come a suggellarne il trionfo, il fascismo volle la sua vittima, la sua vendetta: la vita di un contadino, un “sovversivo” che non era stato “addomesticato”. Il 12 dicembre 1922 nella piazza di Pitigliano fu aggredito e massacrato, sotto gli occhi del figlio Filippo di soli sei anni, Oreste Celata, detto “il Moro”. A dirigere il manipolo di delinquenti, secondo quanto tramandato dalla famiglia, sarebbe stato il rampollo di una delle più importanti famiglie di proprietari terrieri locali. Oreste Celata, nato il 24 marzo 1877 a San Martino sul Fiora (Sorano) era figlio di Filippo e di Giacinta Martini. Si era sposato il 23 ottobre del 1898 con Maria Scalabrelli, con la quale, negli anni venti del Novecento, viveva a Pitigliano, in un vicolo di via Zuccarelli. Dopo la vile aggressione, Celata fu ricoverato all’ospedale di Orbetello, ma non ci fu nulla da fare: l’atto di morte n. 72 del 13 dicembre 1922, firmato dall’ufficiale di stato civile Danesi, testimonia della morte del bracciante soranese, avvenuta alle sette e trenta dello stesso giorno (<u>Comune di Sorano, Ufficio dello Stato Civile, Estratto per riassunto del registro degli atti di nascita anno 1977 N. 5 P. 1 S. A V. 2, Celata Oreste; Comune di Orbetello, Atti di morte, n. 72 13 dicembre 1922, Celata Oreste</u>).</p>
<p>Sulla drammatica, sconcertante vicenda di Oreste, massacrato nella pubblica piazza di Pitigliano sotto gli occhi del figlio, riportiamo la testimonianza di Giandomenico Celata, figlio di Filippo, docente universitario presso Roma 3:</p>
<p><em>“Dal racconto di mio padre Filippo Celata, relativo alla morte di suo padre Oreste Celata.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Oreste Celata attivo militante socialista (come vedremo),  fu bastonato a sangue nel 1922  sulla piazza di Pitigliano davanti agli occhi di mio padre Filippo, che allora aveva  6 anni, da un manipolo di fascisti.</em></p>
<p><em>Oreste fu trasportato all&#8217;ospedale di Orbetello moribondo, dove morì e seppellito non sappiamo dove. Credo in una fossa comune nel cimitero di Orbetello, che fu comunque sventrato dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale.</em></p>
<p><em>La cosa fu messa a tacere dal regime “gratificando” mia nonna, completamente invalida, di una pensione di guerra. Questo fatto, che comportava la sopravvivenza economica di mia nonna, creò una sorta di omertà sulla vicenda, nella famiglia stessa.</em></p>
<p><em>La cosa si giustifica con le condizioni economiche della famiglia che erano di sussistenza.  Da una breve ricognizione, infatti, nessuno dei miei cugini Celata ne ebbe notizia dai loro padri, fratelli di Filippo Celata. Mio padre stesso era molto riservato sulla cosa, infatti me la raccontò in uno sprazzo di memoria e commozione quando io ero già grande.</em></p>
<p><em> Una sola conferma l’ho avuta recentemente da mio cugino Pietro Biagiotti, figlio di Oenia Celata, sorella di mio padre.</em></p>
<p><em> Informandolo pochi giorni fa di questa nostra ricerca mi ha detto che sua madre, che ha curato per tutta la vita mia nonna completamente invalida, gli disse che il nonno era morto nel 1922 (e non in guerra come dichiarava la pensione) ad Orbetello. Senza aggiungere altro. Questo conferma la memoria di mio padre.</em></p>
<p><em>Oreste Celata era un militante socialista? Credo proprio di sì.  Mio padre, oltre alla vicenda della aggressione a morte di suo padre Oreste, mi raccontò di come lo accompagnava, lui molto piccolo, nei comizi che faceva nelle osterie e di come, inseguiti dai fascisti, si andavano a nascondere nelle ripe del Fiora. La fuga, ricordava mio padre, a bordo di un cavallo (secondo me di un mulo, date le condizioni della famiglia).</em></p>
<p><em>Padre ucciso, madre invalida, mio padre sei anni, praticamente non credo prese la licenza elementare. Credo che andò subito a lavorare in falegnameria e poi in aeronautica (un&#8217;altra gratifica del regime?) sull’altipiano di Asiago, dove partecipava alla costruzione degli alianti (di questo ho le foto). Fu allontanato da questa posizione per motivi politici e trasferito in fanteria a Livorno dove ebbe altre vicende”.</em></p>
<p>Questo di Celata non fu, in realtà, l’unico omicidio commesso a Pitigliano durante il ventennio: la seconda vittima della violenza fascista fu Dante Franceschi, bracciante, nato il primo agosto del 1897 e assassinato il 29 settembre del 1935. Tracce di quest’omicidio sono state recuperate dal sottoscritto nei documenti del Comitato di Liberazione di Manciano, cioè negli interrogatori ai fascisti condotti nel 1944 dal brigadiere a cavallo e partigiano Luigi Zacchino, l’indimenticabile comandante della caserma dei RR.CC. della “Spia della Maremma”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Franco Dominici</p>
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		<title>La vera storia della Torciata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2019 09:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;evento ha seguito nel corso del tempo come tutte le feste tradizionali, una naturale evoluzione adeguandosi ai tempi ed alle necessità che si presentano ma, alquanto rispettosa nell&#8217;essenza e nello spirito che da sempre la contraddistingue, basta scorrere le vecchie foto per rendersene conto e dalle quali si nota chiaramente che non se ne discosta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/d.png"><img class="  wp-image-2635 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/d-400x292.png" alt="d" width="458" height="334" /></a>L&#8217;evento ha seguito nel corso del tempo come tutte le feste tradizionali, una naturale evoluzione adeguandosi ai tempi ed alle necessità che si presentano ma, alquanto rispettosa nell&#8217;essenza e nello spirito che da sempre la contraddistingue, basta scorrere le vecchie foto per rendersene conto e dalle quali si nota chiaramente che non se ne discosta di molto. La festa dei primi anni &#8217;50 raccontata in modo esemplare e molto riflessiva da Rocco Bucciotti (vedi specchietto), si svolgeva in modo spontaneo fatta da ragazzi ed apparteneva al rione di Capisotto. La festa all&#8217;epoca partiva categoricamente dalla Via Cava di San Giuseppe percorreva la vecchia strada di Sovana per finire la sua corsa nella piazzola di Capisotto. Subì uno stop e riprese. Ma andiamo per ordine, dai racconti di Duilio Grillo, giovanissimo torciatore di 10 anni dal 1965 dove ricorda di aver partecipato ma senza autorizzazione a portare la torcia  in quanto troppo giovane, fino al 1970. Il massimo dell&#8217;età dei ragazzi era ancora di 20 anni, dei quali ricorda i fratelli Celata, Vincenzo Busi, Domenico Rovai e Stellino. La festa partiva dal tabernacolo di San Giuseppe dove, dove nel primo pomeriggio, veniva dapprima ripulito dalle infestanti e bruciando tutto intorno. All&#8217;imbrunire  si prendevano le torce e il crocione, già pronti e depositati giorni prima dai più grandi, e contemporaneamente veniva acceso il segnale, un fuoco nella valletta dove oggi sono visibili due tombe etrusche ben visibile dal finestrone della piazzola. Venivano accese solo le torce piccole per illuminare il sentiero. Dal ponte della Lente venivano accese tutte o quasi le torce più grandi, e con l&#8217;immancabile crocione portato da 4 persone con non poche difficoltà per le dimensioni su per poggio cani fino alla piazzola dove venivano bruciate prima le torce e subito dopo il crocione con l&#8217;immancabile proteste di una signora che ogni anno gettava acqua sul fuoco per limitare i danni alle finestre. Ricorda che ai primi che arrivavano veniva data qualche monetina per riconoscenza.<br />
Poi si arriva al 1979 ultimo anno nella piazzetta, con il compianto Ernesto Celata ben coadiuvato da un gruppo di fuoriclasse, per primo aveva capito le potenzialità che questa festa poteva avere per il paese e la sua intera comunità, trasformandola così in qualcosa di più importante, arricchendo la festa prima con il cuore di San Giuseppe nella piazzola, presentando una bella scritta di W San Giuseppe nella valle della meleta e realizzando il Puccio dell&#8217;Invernacciu come lo vediamo oggi ed altre cose. La festa cresceva e di conseguenza anche il fuoco che ristretto in quella piccola piazza che non si dimostrava più sufficiente a raccoglierlo come neanche le maggiori persone che assistevano alla festa. Causa determinante che rese indispensabile cambiare luogo fu un danno causato dal fuoco alla finestra della signora delle reiterate proteste. Una scelta dolorosa per i capisottani, a tal proposito ricordo che a metà anni &#8217;90 vecchi capisottani additarmi ancora accusandomi di avergli portato via la loro festa. Nel 1980 si spostò allora in P.zza della Repubblica, con partenza dalla Tombolina passando dentro il paese non facilmente con il crocione per le anguste vie del paese, ma presentando per la prima volta, i torciatori con vestiti e cappucci di iuta. Ma la scelta del luogo non si è dimostrata idonea all&#8217;evento, il rischio fuoco sui cavi elettrici ed il fumo trasportato con forza dai venti ha fatto sì che il tentativo non fosse replicato.<br />
Nel 1981 come piazza della festa, fu scelta la piazza del Mercato, ma anche questa non si dimostrò una buona scelta, la cornice non ottimale offerta dalla parte nuova del paese e per il vento di tramontana che sferzando copiosamente creando problemi di fumo e di “cavugliole” hanno scoraggiato anche quei pochi spettatori presenti ed inoltre la lunghezza del percorso che partiva dalla tombolina si dimostrava troppo lungo per le torce che non offrivano sufficiente autonomia e per il crocione.<br />
Dal 1982 Piazza Garibaldi è diventata la sua sede ufficiale, un&#8217;arena naturale e funzionale come un camino per il fuoco e fumi dell&#8217;invernacciu, unn po&#8217; meno per le cavugliole. Per due anni è stato riproposto il Crocione, con partenza ancora dalla Tombolina si sono visti i torciatori con i cappucci neri e, nella seconda edizione un enorme crocione che ha messo a dura prova il torciatori per il passaggio delle scale della selciata che per l&#8217;innalzamento dello stesso che non è èerfettamente riuscitomolti bambini al seguito. E&#8217; stato abbreviato il percorso dei Torciatori spostando la partenza dalla Via Cava del gradone, offrendo una visuale più suggestiva e panoramica della processione dei torciatori e dei punti fuoco lungo il percorso. Per altre due edizioni fu proposto il Crocione in questa Piazza, fu presentato un imponente crocione, portato dalla selciata ma così grande che si spezzò nell&#8217;operazione di sollevamento. Da qui in avanti sarò più preciso nella ricostruzione della sua evoluzione, in quanto organizzatori dal 1994 e protagonisti della festa, grazie ai preziosi consigli e la guida di Angelo Savelli che ci ha inculcato l&#8217;amore per questa festa. Il 1995 è stato l&#8217;anno di svolta per la Torciata e di come la vediamo oggi, da festa rionale spontanea è diventata e scelta come la tradizione popolare del paese a cui la maggior parte dei pitiglianesi partecipa e ama, attestata anche dalla partecipazione e benedizione del Vescovo della Diocesi e l&#8217;intervento del Sindaco alla festa. La prima regola che ci siamo imposti è stata quella del rispetto categorico della data del 19 marzo per la torciata che spesso veniva spostata al fine settimana, scelta accettata con ritrosia dalla vecchia guardia che non la riteneva funzionale per le presenze della gente. Abbiamo arricchito l&#8217;evento con iniziative collaterali, abbracciando più giorni di festa creando un&#8217;attrazione turistica risaltando le potenzialità che il nostro territorio può offrire, considerando le presenze e il gradimento riscontrato la scelta è stata indubbiamente positiva.<br />
Ricordo con nostalgia il successo del primo corteo storico con la scelta scrupolosa dei figuranti pitiglianesi. Questa iniziativa ha rappresentato sicuramente la svolta decisiva e l&#8217;evoluzione più saliente della sua storia, consacrandola da festa rionale a tradizione popolare del paese. Gli spettacoli proposti nelle varie edizioni hanno spaziato da Cortei Storici con i sbandieratori a danze e duelli medioevali con Tamburini e Chiarine, spettacoli teatrali, musiche celtiche e tante altre iniziative come l&#8217;incontro storico del Conte Orsini con l&#8217;ambasciatore di Venezia, uno scambio di doni per sancire il grande legame storico che ci ha accomunato, peccato che i costumi non erano propriamente intonati ai giusti periodi storici. Nella festa abbiamo proposto per primi e ne siamo fieri le visite guidate alle Vie Cave, contribuendo così a far conoscere queste nostre meraviglie a tante turisti ed a farle riscoprire come potenzialità turistica ai nostri amministratori ed ai nuovi e vecchi pitiglianesi.  La minitorciata, copia della maggiore ma composta da ragazzi fino a 11 anni e, ultimamente un coinvolgimento delle scuole elementari con loro disegni e pensieri inerenti l&#8217;evento. Con queste iniziative contiamo di assicurare un futuro alla festa, che hanno contribuito a renderla come definita da un esperto giornalista e ricercatore di tradizioni popolari, una delle più belle feste di San Giuseppe d&#8217;Italia poiché ha saputo mantenere i caratteri primordiali dei riti del fuoco dell&#8217;equinozio di primavera.</p>
<p><strong>I ricordi di Rocco</strong><br />
<em>Ad Enzo Giuliani </em><br />
<em>Premesso che i miei ricordi non vanno oltre il 1953, anno del trasferimento della mia famiglia a Roma. Successivamente ho frequentato Pitigliano, sporadicamente e capisotto, essendo residenza dei miei nonni e dei miei zii, la frequentavo per un saluto, in primis, al parentado e ai suoi abitanti con i quali sono sempre stato in ottimi rapporti; per me era un tuffo ai ricordi della mia infanzia, piena di giochi, libertà (controllata) e serenità. Le feste tipiche del rione Capisotto erano 2: 19 marzo – festa di San Giuseppe; 25 marzo festa dell’Annunciazione.</em><br />
<em>Le modalità dei festeggiamenti erano pressoché uguali. I Tabernacoli  relativi a San Giuseppe e all’Annunciazione (S.ma Annunziata ) si trovavano a qualche km. da Pitigliano. Lungo la via cava omonima, il primo e lungo la via cava di Sovana , il secondo. Si cominciava la festa fin dalle prime ore del mattino, tutti ragazzi da 10 non oltre i 20 anni. Recandoci fino a sotto i tabernacoli, dove trovavamo canne vecchie messe lì dai vignaioli del posto per essere bruciate e quindi si accendeva il fuoco, che rimaneva accesa fino a sera, opportunamente alimentato. Sul far della sera, dopo il tramonto, in fila indiana, ognuno con il suo fascio di canne, mantenute accese nei tratti a vista dal finestrone, ci si incamminava verso la piazzola di capisotto arrivati lì fra le ali dei presenti e gli schiamazzi dei capisottani, si gettavano i fasci al centro man mano che si arrivava alimentando il gran falò e si aspettava fino allo spegnimento delle fiamme..Ripensando al tutto, si può dire che le feste dal 19 e 25 marzo erano religiose, spontanee, senza alcun tipo di organizzazione, ed erano in linea, ma diverse come modalità per il folclore, rispetto alle feste di Sant&#8217;Antonio nel ghetto; festa di San Bernardino nel corso; festa di San Rocco nella fratta. In queste 2 feste, ci si potrebbe vedere la festa della famiglia cristiana, dove San Giuseppe è marito e padre esemplare Maria è moglie e madre di Gesù. Le feste avevano anche un significato terreno, come cambio di stagione 19/3 – fine dell’inverno; 25/3 – inizio della Primavera. Inoltre le 2 feste avevano anche una valenza pratica ed utile agli agricoltori vignaioli, che si disfacevano di tutte le canne vecchie, ormai inutilizzabili, onorando il padre e la madre della Santa famiglia. La partecipazione attiva era soprattutto dai ragazzi dai 10 ai 16 anni circa. Ricordo qualche nome: Nando Bonasera, Alberto Valentini. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/10_laSperanza.jpg"><img class="alignleft wp-image-2636 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/10_laSperanza-400x267.jpg" alt="10_laSperanza" width="400" height="267" /></a>2019, il Convegno Nazionale &#8220;Le Notti del Fuoco in Italia” a Pitigliano</strong><br />
Lo scorso 17 marzo all&#8217;interno del Teatro Salvini di Pitigliano si è tenuto l&#8217;importante convegno riguardante i fuochi rituali. L’incontro è iniziato con i saluti del Sindaco di Pitigliano Gentili Giovanni e del Presidente della Promo Fi.Ter. Francesco Corti dopo i quali ha preso la parola Thora Fjeldsted dell’Università di Rotterdam e fondatrice dell’Associazione Onlus Lòm e a seguire, il Prof. Fabrizio Frascaroli dell’Università di Bologna che ha illustrato la sua dotta indagine etnografica sui riti e le feste del fuoco in Italia. Presenti i custodi e rappresentanti di cinque riti del fuoco celebrati nel Centro Italia che hanno portato la propria testimonianza, precedute dalle splendide immagini dei rituali: la &#8216;Ndocciata &#8211; Patrimonio d&#8217;Italia per la Tradizione di Agnone con Domenico Meo e Enzo Di Pasquo e dai portatori di ndocce del Gruppo Capammonde e Capabballe; le Farchie di Fara Filiorum Petri con il sindaco Camillo D&#8217;Onofrio nonchè Gemma De Ritis e Daniele Di Diego della Proloco; le Intusse di Itieli, Umbria, con Nicola Scassini, a rappresentare un evento in un paese che conta 80 anime; la Focarazza di Santa Caterina con il vice-sindaco del Comune di Roccalbegna Laura Zamperini; e i padroni di casa con la Torciata di Pitigliano.<br />
Edo Galli e Giulio Bardi, che hanno offerto una panoramica sull’uso rituale del fuoco nella vicina Maremma toscana. E&#8217; stato interessante vedere la grande diversità di saperi, contesti e situazioni che caratterizza pratiche apparentemente simili eppure, al di là di queste differenze, abbiamo potuto assistere in primo luogo al nascere di nuovi rapporti di cooperazione e amicizia che hanno gettato le basi per scambi culturali che prevedono incontri e partecipazioni reciproche ai riti ignei. Questo è stato forse il successo più grande, e la conferma che promuovere forme di unione e solidarietà tra territori anche distanti, ma che condividono storie, valori e problematiche simili, è possibile e sempre più sentito come bisogno dagli stessi attori locali che hanno dato un’esemplare prova di accoglienza e ospitalità, questo coincide con quanto affermato durante il convegno dal Sig. Domenico Meo che i paesi che hanno tradizioni del fuoco sono. E poi… si è chiuso in bellezza, godendosi in compagnia le ottime degustazioni di olio e vino nelle tipiche cantine di un borgo incantevole ed i paesaggi incantevoli di Pitigliano e dintorni visitando le monumentali Vie Cave Etrusche e, partecipando alla Torciata del 19 marzo in una serata sferzata un vento freddissimo ma piacevolissima.</p>
<p><em>Composizione Consiglio Promo.Fi.Ter</em><br />
<em> Presidente: Corti Francesco</em><br />
<em> VicePresidente: Pera Giuliano</em><br />
<em> Segretario: Clementucci Simone</em><br />
<em> Cassiere: Ciacci Morena</em><br />
<em> Torciatori: Ferri Mauro, Doganieri Luciano, Onori Federico</em><br />
<em> Consiglieri: Biserni Maurizio, Giuliani Enzo, Romani Umberto</em></p>
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		<title>Aurora Pitigliano, molto più che una squadra di calcio</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 11:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Eventi 2019]]></category>
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		<description><![CDATA[Il primo consiglio societario di cui si hanno notizie risale al 1922, prima della seconda guerra mondiale, prima dell&#8217;avvento del fascismo, come si dice in questi casi una (anche due) vite fa. Basterebbero questo per comprendere quanto la storia dell&#8217;Aurora Pitigliano si insinui nella vita della città del tufo ben al di là del lato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo consiglio societario di cui si hanno notizie risale al 1922, prima della seconda guerra mondiale, prima dell&#8217;avvento del fascismo, come si dice in questi casi una (anche due) vite fa. Basterebbero questo per comprendere quanto la storia dell&#8217;Aurora Pitigliano si insinui nella vita della città del tufo ben al di là del lato meramente sportivo come il calcio spesso ha fatto nella storia del nostro paese. Se è vero che gli eventi sportivi hanno scandito i tempi delle nostre vite siano essi vittorie della Coppa del Mondo o finali play off di Prima Categoria &#8220;Aurora Pitigliano, molto più che una squadra di calcio&#8221; ripercorre le vicende della società gilloblu attraverso foto, testimonianze e risultati fino alla scorsa stagione agonistica. Il libro è stato realizzato da Vittorio Patanè e sarà presentato l&#8217;8 febbraio presso il Teatro Salvini di Pitigliano. Abbiamo incontrato la vicepresidente dell&#8217;Aurora Maria Letizia Romani per parlare di questo libro, dell&#8217;esperienza associativa nella società pitiglianese e di tanto altro.</p>
<div id="attachment_2427" style="width: 388px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/promozione-97-98.jpg"><img class="wp-image-2427 " src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/promozione-97-98-400x269.jpg" alt="promozione 97-98" width="378" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Campionato Promozione stagione 97/98</p></div>
<p><strong>Di cosa parla questo libro e perché è stato fatto?<br />
</strong>Il libro ripercorre la storia della società e della squadra dal primo consiglio (foto collocata in copertina) fino alla stagione sportiva 2017/18. È un racconto suddiviso per anni corredato da risultati, tabellini, fotografie. Ci auguriamo che i lettori sfogliando queste pagine possano ripercorrere piacevolmente la storia dell’Aurora, provando emozioni, riconoscendosi magari in ricordi personali. Le stesse emozioni che abbiamo provato noi nell&#8217;assemblare il materiale. Abbiamo pensato che tutto questo sarebbe stato bello racchiuderlo in un documento ufficiale che rimanesse.</p>
<div id="attachment_2435" style="width: 187px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/49368790_2217974778254226_7859357579753816064_n.jpg"><img class="wp-image-2435 " src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/49368790_2217974778254226_7859357579753816064_n-274x400.jpg" alt="49368790_2217974778254226_7859357579753816064_n" width="177" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina libro</p></div>
<p><strong>Perché L’Aurora è molto di più che una squadra di calcio?</strong><br />
Perché l&#8217;Aurora è qualcosa che ha unito i pitiglianesi per intere generazioni, è stato ed è un punto di riferimento anche a livello sociale.</p>
<p><strong>La tua esperienza nell’Aurora Pitigliano. Da tifosa prima e da dirigente (e tifosa) adesso…<br />
</strong>Il primo ricordo che ho personalmente dell’Aurora risale a quando avevo 5-6 anni e andavo al campo sportivo con i miei genitori. Ricordo che portavo con me un orsacchiotto giallo consumato che avevo chiamato Wilmo (soprannome dell’allora mister Danesi). Diciamo che nella mia vita ho sempre seguito l’Aurora Pitigliano. Da dirigente il ricordo più bello è legato a tre anni fa, quando abbiamo vinto i play off a Sinalunga contro l’Isolotto. Un’emozione fortissima, più che vincere un campionato perché sono finali da dentro o fuori con un risultato secco, in bilico fino all’ultimo istante. Da quando siamo entrati in società con il gruppo attuale, abbiamo vissuto due retrocessioni e quella vittoria dopo qualche stagione in Seconda Categoria ci riportava in Prima.</p>
<p><strong>Parliamo del presente. L’Aurora oggi<br />
</strong>Inizio dicendo che sono scaramantica. I risultati sono inaspettati per una neo promossa, ma dopo un avvio difficile ci siamo assestati. Non dico niente riguardo la salvezza, ma stiamo facendo bene in quest’esperienza in Promozione, anzi approfitto per fare pubblicamente i complimenti ai ragazzi e al mister per i risultati ottenuti sul campo</p>
<p><strong>Spesso nelle nostra realtà non passa del tutto il lavoro svolto per mantenere una società sportiva del genere e ci si ferma a polemiche che a volte sfociano anche in critiche. Ma quant’è difficile veramente?<br />
</strong>È difficilissimo, in primis come ricordo sempre, per la nostra collocazione geografica. Distanti da tutto, trasferte lontane, servizi lontani.<br />
Poi c’è il discorso del “materiale umano” in continuo calo a tutti i livelli. Siamo pochi a gestire la società (che è un problema comune a tutte le associazioni di questi paesi) ed anche per questo è poi difficile coinvolgere altri ragazzi dai paesi limitrofi e questo va di pari passo con il problema dei settori giovanili che nelle nostre realtà si stanno svuotando e il trend peggiorerà in futuro (nove nascite nel nostro comune nel 2018).<br />
Ultimo cosa ma non per ordine d’importanza i pochi mezzi economici, nonostante gli aiuti importanti del comune, della banca e di numerosi sponsor. Diciamo che gestire una società del genere con tutti i settori giovanili è un vero e proprio lavoro e per questo a volte può succedere di non riuscire a curare tutti i dettagli e non accontentare tutti. Però penso che sia stato fatto e viene tuttora fatto un buon lavoro penso per esempio all’organizzazione di campus e attività per i ragazzi oltre che al torneo Città del Tufo (quest’anno dal 25 aprile allo Stadio Vignagrande) un torneo dedicato al calcio giovanile che coinvolge decine di società provenienti da tutta Italia, giunto alla quarta edizione, vero fiore all’occhiello del lavoro svolto in questi anni.</p>
<div id="attachment_2428" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/scatto-storico-carlo-fe.jpg"><img class="wp-image-2428 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/scatto-storico-carlo-fe-400x289.jpg" alt="scatto storico carlo fe" width="400" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">Foto storica di Carlino Fé</p></div>
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		<title>La Fiera del 29 compie 500 anni (1518-2018)</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 09:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Biondi]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del 29 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Pitigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[A Pitigliano e nel suo circondario è ben nota la fiera annuale che si svolge il 29 settembre, tanto che tutti la conoscono come la “Fiera del 29”. Mi è capitato di scoprire che questa fiera ha radici molto antiche e quest’anno raggiunge l’età di 500 anni; infatti fu istituita nel 1518 dal conte Ludovico Orsini. In [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-2207  alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-10.38.05-395x400.png" alt="Via San Michele Pitigliano, anni 30 foto Bruscalupi" width="495" height="501" /></p>
<p>A Pitigliano e nel suo circondario è ben nota la fiera annuale che si svolge il 29 settembre, tanto che tutti la conoscono come la “Fiera del 29”. Mi è capitato di scoprire che questa fiera ha radici molto antiche e quest’anno raggiunge l’età di 500 anni; infatti fu istituita nel 1518 dal conte Ludovico Orsini. In tal modo la “Fiera del 29” si qualifica tra le fiere tradizionali più antiche in Toscana e probabilmente come la più antica in Maremma. Infatti è ben difficile che nel grossetano ci sia qualche altro luogo che possa fregiarsi di una fiera durata ininterrottamente per cinque secoli. La fiera di Pitigliano al tempo degli Orsini si teneva intorno alla ricorrenza della Madonna di Mezzagosto (15 agosto); nel 1581 il conte Alessandro Orsini dispose che la fiera di merci e bestiame durasse ben quindici giorni, dall’8 al 22 agosto, probabilmente per aiutare economicamente i propri sudditi, fortemente provati dall’epidemia del 1580, che aveva provocato molti morti e aveva portato a fare voto alla Madonna delle Grazie di effettuare una ogni anno una processione a tale santuario, altra tradizione ininterrotta da quell’epoca. Poco dopo però, nel 1589, la fiera fu ristretta a sette giorni dal 12 al 18 agosto e successivamente nel tempo ci furono altri spostamenti di data: ai primi di agosto, poi dal 28 al 30 agosto nel 1672 sotto la dominazione medicea, infine la fiera si fissò al 29 settembre verso la fine del ‘600. In quest’epoca la fiera di Pitigliano si collegò strettamente alla Confraternita dei Faccendieri, piccoli imprenditori di campagna che si occupavano della semina su buone estensioni di terreno e della commercializzazione del grano. Furono i Faccendieri a restaurare l’antica chiesetta di S.Rocco, posta fuori dell’abitato di Pitigliano e ormai in abbandono, che serviva come “confortatorio” dei condannati a morte, i quali venivano giustiziati nei pressi della chiesa. Ma la chiesa restaurata perse il titolo di S.Rocco e acquistò quello di S.Michele Arcangelo, protettore dei Faccendieri, la cui festa era appunto il 29 settembre; così i Faccendieri chiesero ed ottennero di spostare la data della Fiera di Pitigliano a quel giorno, che secondo gli Statuti segnava anche la data di inizio della vendemmia, di particolare importanza in un centro come Pitigliano, dove la coltivazione delle vigne e la produzione del vino avevano consistente rilievo. Lo spostamento della Fiera di Pitigliano al 29 settembre, festa di S.Michele Arcangelo, portava a far coincidere le due manifestazioni con indubbio beneficio per ambedue, per i Faccendieri stessi e per gli altri agricoltori di Pitigliano, che potevano così più facilmente vendere i loro prodotti, compreso il bestiame, dato che la Fiera pitiglianese era qualificata appunto come “fiera di merci e di bestiame”. Così furono i Faccendieri ad assumere la gestione della festa con iniziative collaterali alla fiera, la quale ne usciva a sua volta rafforzata.<br />
I Faccendieri infatti eleggevano ogni anno i “Signori della Festa”, i quali per renderla più decorosa e attirare maggior concorso di gente, organizzavano varie manifestazioni e divertimenti tipici dell’epoca, come una gara di corsa per uomini, la giostra, una gara di lotta e altri giochi, a cui destinavano interessanti premi. La Milizia della Contea di Pitigliano, finchè non fu abolita nel 1753, nei giorni della Fiera pensava a vigilare, garantire la sicurezza  e ad evitare disordini. Nell’occasione della festa e della fiera non potevano mancare le manifestazioni religiose: presso la chiesa di San Michele si celebrava una Santa Messa solenne con la partecipazione di tutto il Capitolo della Chiesa Collegiata di Pitigliano e si effettuava una processione con la bella statua indorata dell’Arcangelo, che veniva trasferita dalla chiesetta alla Collegiata di San Pietro, dove i Faccendieri a loro volta avevano una cappella, anch’essa intitolata a San Michele, per la quale nel 1724 fu commissionato un quadro al pittore pitiglianese Francesco Zuccarelli. Nel ‘700 le riforme illuministiche del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena ebbero incidenza anche in ambito ecclesiastico e nel 1785 vennero soppresse varie corporazioni religiose (cappelle, conventi, opere pie ecc.), comprese le confraternite, sostituite tutte da una sola Confraternita locale di Carità. Così venne soppressa anche la Confraternita dei Faccendieri ed ebbe termine lo stretto legame che c’era stato fino ad allora tra la Confraternita, la chiesetta di San Michele e la “Fiera del 29”, tanto più che già dalla metà del ‘700 la chiesa di San Michele cominciò ad essere utilizzata per sepolture, diventando il vero e proprio cimitero di Pitigliano fino al 1840, quando venne realizzato nelle sue vicinanze il nuovo camposanto, ancora oggi esistente. Nonostante gli sconvolgimenti del periodo seguente dovuti alla Rivoluzione Francese seguita dall’Impero napoleonico, la “Fiera del 29” mantenne la sua esistenza anche nell’Ottocento, continuando ad attirare a Pitigliano molta gente dai paesi della Maremma e dall’Amiata, dal senese e più ancora dal vicino Lazio, compreso nello Stato Pontificio fino al 1870. Un certo incremento derivò dall’apertura nel 1844 della Via Traversa o Via Pitiglianese, voluta e finanziata dal Granduca Leopoldo II per congiungere la Francigena o Cassia all’Aurelia, passando per Pitigliano. Il concorso di molte persone alla “Fiera del 29” però attirava anche malviventi e ne abbiamo un esempio nella Fiera del 1855, quando i gendarmi di Pitigliano arrestarono due vetturali per spaccio durante la fiera monete false, chiusero in guardina un altro suddito pontificio per ubriachezza e molestie, ma non riuscirono a trovare il ladro, che aveva rubato una pezza di velluto ad un merciaio ambulante di Santa Fiora. Quell’anno 1855 fu particolarmente difficile perchè Pitigliano fu colpito da una tremenda epidemia di colera, che causò molti morti, per il seppellimento dei quali venne di nuovo destinata la chiesetta di San Michele Arcangelo. La fiera del 29 settembre dava anche occasione per celebrare in quella data  particolari avvenimenti; ad esempio il 29 settembre 1870 fu inaugurato a Pitigliano il Teatro Salvini; il 29 settembre 1905 Casimiro, giovane figlio del possidente Bernardino Martinucci, presentò in piazza la prima automobile con ammirazione dei pitiglianesi e dei forestieri presenti alla fiera. La “Fiera del 29” fino agli anni ’70 circa si svolgeva per le merci da piazza Petruccioli a piazza S.Gregorio VII, impegnando tutto il centro storico di Pitigliano fino al Duomo; il bestiame invece veniva sistemato lungo la sponda del torrente Prochio, dove oggi si trova il mattatoio; Evandro Baldini ricorda però che in precedenza le fiere di bestiame si tenevano in piazza della Repubblica, tenendo gli equini nella parte a nord, le bestie vaccine nella parte a sud presso la Fontana. Da alcuni decenni la “Fiera del 29” ha trovato collocazione nella parte nuova di Pitigliano, da piazza del Mercato fino a Largo S.Anna e vie adiacenti. La chiesetta di San Michele Arcangelo, che dopo varie vicende era stata adibita ad usi profani, era andata progressivamente in degrado fino a subire negli anni ‘90 la caduta di una porzione del tetto, cui fu posto qualche rimedio, e poi nel 2006 il crollo di parte dell’abside con il coinvolgimento dell’antico altare barocco. Di fronte al rischio della scomparsa di questo piccolo monumento, che costituisce un pezzo importante della storia di Pitigliano, l’Amministrazione comunale di Pitigliano decise di intervenire con lavori di somma urgenza e dopo aver consolidato l’edificio si è proceduto al restauro della chiesa di San Michele, che si può dire completati, sebbene sia ancora necessario un intervento specialistico per sistemare completamente l’altare barocco. L’edificio rimesso a nuovo è stato inaugurato l’8 dicembre 2017 ed è diventata un ambiente polivalente, finalizzato ad ospitare iniziative sia dell’Amministrazione Comunale che di Enti e Associazioni economiche e culturali di Pitigliano, compresi convegni, congressi, mostre e altre attività di carattere culturale e sociale. L’antica chiesetta di San Michele diventa quest’anno 2018 il punto di riferimento delle iniziative, che l’Amministrazione Comunale ha deciso di effettuare per  una degna celebrazione del 500° Anniversario della istituzione della Fiera di Pitigliano, a cui la chiesa di S.Michele fu strettamente connessa per volontà della Confraternita dei Faccendieri tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700; l’evento ha pure il concorso del Rotary Club di Pitigliano-Sorano-Manciano e il patrocinio della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali. Tra le iniziative è prevista la pubblicazione di una ricerca, affidata al prof. Angelo Biondi, atta a delineare la storia della “Fiera del 29” e della chiesa a lei connessa: prima San Rocco, divenuta poi San Michele Arcangelo; la pubblicazione verrà presentata presso la chiesa il pomeriggio del 28 settembre vigilia della fiera. L’Amministrazione Comunale ha intenzione di avviare una riqualificazione della “Fiera del 29” per valorizzarne il ruolo economico, culturale e sociale a beneficio della popolazione locale, anche attraverso la riscoperta e la promozione dei prodotti tipici locali sia dell’agricoltura che dell’artigianato.</p>
<p><em>Angelo Biondi</em></p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/09/42199574_1620165718088030_1678815833112969216_n.jpg"><img class="  wp-image-2209 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/09/42199574_1620165718088030_1678815833112969216_n-283x400.jpg" alt="42199574_1620165718088030_1678815833112969216_n" width="344" height="486" /></a></p>
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		<title>La Chiesa di S.Michele Arcangelo recuperata a Pitigliano</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 10:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0513.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1772 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0513-400x300.jpg" alt="IMG_0513" width="400" height="300" /></a>La chiesetta di S.Michele, ubicata alla fine dell’omonimo viale alberato, da cui si gode uno dei più bei panorami di Pitigliano e della valle sottostante, da tempo si trovava in stato di abbandono e di degrado, tanto da temerne la perdita per il dissesto della parte absidale, la più antica dell’edificio, separata da un arco dal resto della chiesa, che si allarga sostenuta da pilastri su cui posano le travature in legno. Ma negli ultimi tempi il Comune di Pitigliano, che ne è proprietario, ha felicemente avviato il suo restauro, ormai giunto a conclusione con l’inaugurazione effettuata l’8 dicembre 2017 . Il recupero di S.Michele Arcangelo è importante non solo perché restituisce a Pitigliano una delle numerose chiesette che hanno fatto corona da secoli intorno all’abitato ma anche perchè la chiesetta rappresenta un pezzo di storia importante di Pitigliano, che è andata sfumando nel tempo ed è stata quasi dimenticata. La chiesa di S.Michele Arcangelo infatti si collega a due aspetti interessanti della storia locale: il culto di S.Rocco e la Fiera di S.Michele, a Pitigliano comunemente nota come “Fiera del 29”, alludendo al giorno del suo svolgimento: il 29 settembre, festa appunto di S.Michele Arcangelo; questi due filoni storici sono poi confluiti in quello della chiesa di S.Michele.</p>
<p><strong><img class="  wp-image-1773 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0515-e1513766613691-300x400.jpg" alt="IMG_0515" width="238" height="318" />La Fiera di Pitigliano<br />
</strong>La Fiera fu istituita a Pitigliano dal conte Ludovico Orsini nel 1518 e successivamente il conte Alessandro nel 1589 emanò alcuni Capitoli per la sua migliore regolamentazione. In quest’epoca la Fiera, che era sia di merci che di bestiame, si svolgeva intorno a Ferragosto, festività di S.Maria Assunta, e durava sette giorni, tre prima e tre dopo il 15 agosto. Nel 1672 venne spostata per tre giorni alla fine di settembre e successivamente fu limitata alla sola giornata del 29 settembre, festa di S.Michele Arcangelo e giorno stabilito dagli Statuti per iniziare la vendemmia, particolarmente importante in un centro come Pitigliano, dove era notevole la viticultura.</p>
<p><strong>La chiesa di San Rocco<br />
</strong>La chiesa di S.Michele in precedenza era intitolata a S.Rocco, il santo taumaturgo che proteggeva dalle pestilenze. L’immagine di S.Rocco insieme alla Madonna con Bambino e S.Sebastiano, un secolo fa si vedeva ancora dipinta nel rudere dell’antica abside, che rimaneva però al di fuori della chiesa di S.Michele, ricostruita più all’interno, forse per movimenti franosi della rupe vicina. Non a caso la chiesetta fu costruita su quella spianata fuori delle mura di Pitigliano, ma in vista dell’abitato, come accadde in molti altri luoghi anche nella nostra Diocesi (Sorano, Semproniano, Scansano, ecc.); ciò  aveva il significato di stare a guardia e difesa del paese e dei suoi abitanti; era come se S.Rocco, protettore dalla peste, fosse stato collocato fuori per impedire che le epidemie potessero raggiungere  Pitigliano, bloccandole prima lungo una via di accesso all’abitato. Non sappiamo quando fu costruita la chiesetta di S.Rocco, di cui abbiamo la prima notizia nel 1576, ma è probabile che sia stata eretta tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500, forse in occasione di qualche epidemia, la più grave delle quali fu la peste tristemente famosa del 1527. La costituzione di un ospedale di S.Rocco con annessa cappella dentro l’abitato di Pitigliano, nel rione della Fratta, nel tempo fece perdere importanza alla chiesa di S.Rocco fuori le mura, che nel 1629 fu <em>“malamente trovata” </em>anche perché si andava esaurendo l’azione di benefattori, che se ne occupavano in precedenza. Ridotta in pessimo stato la chiesetta  nel 1635 fu interdetta e rimase in abbandono tanto che nel 1660 era ormai avviata al disfacimento.</p>
<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0512.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1774 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0512-400x300.jpg" alt="IMG_0512" width="400" height="300" /></a>La chiesa di S.Michele Arcangelo<br />
</strong>Però alla fine  del Seicento sui ruderi fu ricostruita una nuova chiesa intitolata a S.Michele Arcangelo ad opera dei Faccendieri di Pitigliano, che la resero sede della loro Confraternita, eleggendo S.Michele come loro protettore. I Faccendieri erano piccoli imprenditori di campagna che si occupavano della semina su buone estensioni di terreno e della commercializzazione del grano, e costituivano una sorta di piccola borghesia benestante in centri agricoli come Pitigliano. I Faccendieri contribuivano alla Fiera di S.Michele, eleggendo tre Signori della Festa, che organizzavano feste e gare come la corsa, la lotta, la giostra e altri giochi. Ecco dunque il collegamento che si venne a creare tra la chiesa di S.Michele Arcangelo, erede di quella precedente di S.Rocco, e la “Fiera del 29”. Inoltre in occasione della ricorrenza del santo il 29 settembre la Confraternita dei Faccendieri con profondo senso religioso, effettuava una processione dalla chiesetta di S.Michele alla Cattedrale di S.Pietro, con la bella statua di S.Michele Arcangelo in legno dorato, acquistata dagli stessi Faccendieri. Purtroppo la statua di S.Michele negli anni ’60 è andata a finire in mano ad un antiquario, che l’ha venduta a Roma. Lavori di restauro furono fatti nel 1792 alla chiesetta, che serviva anche per le sepolture tanto che l’attuale cimitero di Pitigliano è ubicato nei pressi. In epoca più recente la chiesa di S.Michele fu sconsacrata, utilizzata a scopi profani e poi abbandonata. L’azione del Comune, che ha avviato e concluso il suo recupero, ha reso di nuovo agibile un bene culturale situato in un luogo straordinariamente panoramico e suggestivo di Pitigliano.</p>
<p><em>Angelo Biondi</em></p>
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		<title>“Non è mai troppo tardi” per ricordare…</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 12:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/maxresdefault.jpg"><img class="  wp-image-1736 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/maxresdefault-400x225.jpg" alt="maxresdefault" width="501" height="282" /></a>Pitigliano- “<em>Non è mai troppo tardi</em>” diceva il motto e il titolo del famoso programma di Alberto Manzi, in onda sulla RAI dal 1951. Un modo di fare televisione, quella del Maestro, innovativo e attento al sociale; un tipo di televisione utile a chi la guardava. È stata la sua caratteristica principale quella di pensare alle persone e alla loro dignità. Uno che ha creduto nel potere della scuola e della cultura. Capace di affrontare persone completamente analfabete per portarle sulla strada della conoscenza, anche basilare della lingua, ma fondamentale nei rapporti umani. Un uomo che ha vissuto esperienze al limite nell’insegnamento, quello della prima esperienza in un carcere minorile o, come quello delle spedizioni estive in sudamerica  dal 1954 al 1977, dove è perfino finito in carcere e dove ha subito torture che mai ha svelato nei particolari, neanche alla sua famiglia. È stato uno scrittore di libri per bambini e ragazzi, oltre che autore (e presentatore) per la televisione e la radio. Nelle sue pagine ci si perde, contengono storie commoventi e reali, vi si viene incollati al racconto fino al termine, che spesso non è a lieto fine, ma come nella vita, l’esistenza si mostra con tutta la sua durezza. Libri che hanno fatto la storia della letteratura per ragazzi, dove il Manzi non ha avuto paura di affrontare i temi importanti, come il razzismo, la dignità, la differenza tra essere o avere. Da <em>Orzowei</em> (1955) dove si tratta il tema della non accettazione del diverso, l’isolamento dell’Altro, sino alle immagini di <em>El Loco </em>(1979) che raccontano la vicenda di un pazzo, che non può essere sconfitto, perché la sua pazzia è libertà &#8211; solo per citare un paio di titoli -. La vita di questo uomo è stata raccontata dalla fiction Rai andata in onda circa un mese fa e ha delineato il profilo del Maestro in modo delicato e appassionato. Grazie a questo lavoro per molti è stato possibile ripercorre la storia del maestro, morto solo qualche anno fa, nel dicembre 1997, proprio a Pitigliano. Molti pitiglianesi sicuramente hanno ritrovato la storia dell’uomo e hanno potuto ricordarla, intrecciandola ai propri ricordi; perché Alberto Manzi è stato compaesano prima e sindaco dopo della città del tufo. Un rapporto positivo all’inizio tra Manzi e Pitigliano, che vi si era trasferito insieme alla compagna Sonia Boni, nel quale è nata la figlia Giulia. Un rapporto positivo perché il maestro amava gli spazi aperti del nostro territorio, la natura ricca e selvaggia nella quale poteva portare la figlia a fare lunghe passeggiate e ritrovare tutte le sue passioni per la biologia.<br />
Un legame sporcato un po’ dall’esperienza da sindaco; un ruolo che lui aveva accettato con piacere, con l’obiettivo di far bene. Ma che è finito con incomprensioni e opposizioni alimentate dalle beghe di partito, forse le bassezze della politica. Fatto sta che lui, come racconta la figlia nel suo libro biografia <em>Il Tempo non basta mai</em>, non si è mai difeso né opposto  a ciò che veniva detto di lui.<br />
Sembra semplicemente che il ruolo di sindaco non sia stato in linea con il suo essere uomo. Un uomo vero, dignitoso, proiettato alla cultura, legato all’essere in modo molto profondo e così poco al potere come è sempre espresso nei suoi testi. Ad ognuno il proprio giudizio su quello che è stato. Ad ognuno la possibilità di riprendersi in mano libri e biografie per ripercorrere ciò che è stato. Liberi di pensare alle cose ben fatte e certo anche a quelle fatte meno bene, liberi di scegliere i valori da seguire.<br />
Ma in questo mese abbiamo deciso semplicemente di ricordare un uomo che è stato importante per tutta la nazione. A diciassette anni dalla sua morte, dopo venti dalla sua elezione a sindaco di Pitigliano, dopo il film e il libro che lo hanno celebrato. E ci sembrava giusto dare un nostro piccolo contributo al suo ricordo.<br />
E potremmo continuare a fare riferimento alla sua frase più famosa: “Non è mai troppo tardi…”. Per riscoprire qualcosa di bello. Si potrà riscoprire la storia di una vita speciale, speciale in fondo come la vita di tutti, che è passata sulla stessa strada che molti di noi hanno percorso e potranno continuare a farlo.</p>
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		<title>Ricordando Alberto Manzi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 11:26:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><span class="_4yxo"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/24129697_1296823953755543_1188357589213861965_n.jpg"><img class="  wp-image-1722 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/24129697_1296823953755543_1188357589213861965_n-283x400.jpg" alt="24129697_1296823953755543_1188357589213861965_n" width="340" height="481" /></a>Domenica 3 dicembre, alle ore 17</span>, in sala Petruccioli a Pitigliano, un evento per ricordare la figura del maestro Alberto Manzi, a 20 anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Pitigliano il 4 dicembre 1997. Sarà proiettata l’ultima intervista realizzata al maestro e ogni cittadino potrà intervenire per condividere un proprio ricordo di Alberto Manzi. “Il maestro Manzi –<span class="_4yxo">spiega il sindaco Giovanni Gentili &#8211;</span> è arrivato a Pitigliano negli anni ottanta con un bagaglio straordinario di esperienze di vita e di attività pedagogica e con una grande notorietà. Ha portato la sua visione illuminata sull’insegnamento nelle scuole di Pitigliano, è stato sindaco di Pitigliano e ha lasciato a questo territorio una grande eredità: il Parco Alberto Manzi, che nasce proprio dalla volontà del maestro, di spiegare l’area del tufo con un parco di natura didattica. In occasione del ventennale dalla sua scomparsa, il Comune lo vuole ricordare senza filtri, senza l’interpretazione di altri, proponendo l’ultima intervista del maestro Manzi, per lasciare a lui il racconto della sua vita e del suo pensiero. Le persone che vorranno intervenire potranno a loro volta portare un contributo, raccontando la personale esperienza con il maestro. Ci sembrava il modo migliore per consentire alla città di esprimere gratitudine e rendere omaggio a una figura di spessore assoluto, che ha dato molto a questo territorio.”</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">“La nostra è un’amministrazione giovane &#8211; aggiunge <span class="_4yxo">Irene Lauretti</span>, assessore comunale alla Cultura &#8211; che ha conosciuto Alberto Manzi sui banchi di scuola. Io me lo ricordo quando ero una ancora una bambina e lui veniva a fare la formazione alle insegnanti di Pitigliano e a registrare alcune puntate della trasmissione di Rai 3 DSE &#8211; dipartimento scuole educazione, nella nostra scuola. Invito tutti coloro che lo hanno conosciuto e che hanno voglia di condividere il ricordo, a partecipare a questa iniziativa. Ci piacerebbe riallacciare il filo della memoria sull’essenza del pensiero di Alberto Manzi e sul grande patrimonio umano che ha lasciato a Pitigliano e a tutta l’Italia, perché la nota trasmissione televisiva <span class="_4yxp">Non è mai troppo tardi</span> è patrimonio di tutti.”</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">Personaggio centrale di quest&#8217;evento sarà  il consigliere comunale <span class="_4yxo">Antonello Carrucoli, </span>amico storico del maestro Alberto Manzi “E’ stata una persona che ha realizzato e messo in pratica l’ideale de <span class="_4yxp">L’altro sono io. </span>– <span class="_4yxo">dice Carrucoli</span> – Alberto Manzi ha vissuto e si è sacrificato per questo, ha cercato di unire anziché dividere, di superare le conflittualità e di opporsi sempre alle ingiustizie generate dal potere. Alberto aveva il dono di vedere oltre, e di conciliare gli opposti. Non a caso, per Pitigliano aveva preparato il progetto il Ponte d’Oro, un simbolo fortemente evocativo: il ponte congiunge sponde opposte.<br />
Alberto è stato un ecumenico laico a 360 gradi. L’unico articolo che ho deciso di scrivere dopo 18 anni su Alberto l’ho intitolato <span class="_4yxp">Lo straniero del filo d’erba</span>, come il titolo di un suo libro. Lo straniero del filo d’erba, arriva a Pompei con un frammento per ricercarne l’altra metà. Un racconto che testimonia questa sua costante volontà di unire. Un’altra cosa che deve far riflettere: Alberto è stato il primo a scrivere libri per ragazzi in cui i protagonisti muoiono: muore Grog, muore Pedro, ma il loro sacrificio non è inutile, è per il bene della comunità.”</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">Un estratto della sua ultima intervista</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=gKQ7GbworSw">https://www.youtube.com/watch?v=gKQ7GbworSw </a></div>
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		<title>Pitigliano eccellenza della civiltà etrusca: riconoscimento in Regione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 11:58:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pitigliano ottiene la pergamena dalla Regione Toscana a testimonianza del ruolo storico esercitato dalla comunità nella civiltà etrusca.Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Firenze, nella sala del Gonfalone, direttamente al sindaco di Pitigliano, Giovanni Gentili, dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, in occasione della Giornata degli Etruschi, nel corso della cerimonia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1578" style="width: 534px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/170928_etruschi-gonfalone-14.jpg"><img class="  wp-image-1578" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/170928_etruschi-gonfalone-14.jpg" alt="" width="524" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili mentre riceve il premio &#8220;Città Eccellenza della Civiltà Etrusca&#8221; da Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale</p></div>
<p>Pitigliano ottiene la pergamena dalla Regione Toscana a testimonianza del ruolo storico esercitato dalla comunità nella civiltà etrusca.Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Firenze, nella sala del Gonfalone, direttamente al sindaco di Pitigliano, Giovanni Gentili, dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, in occasione della Giornata degli Etruschi, nel corso della cerimonia di apertura della mostra “Acque sacre, culto etrusco sull’Appennino toscano”. Sono 3 in tutta la Toscana i Comuni che in questa giornata hanno ottenuto il riconoscimento di eccellenza della civiltà etrusca: Pitigliano, Murlo e Carmignano. “Ringrazio il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani – afferma il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili – per l’impegno profuso da sempre nella valorizzazione dell’identità toscana e per il particolare riconoscimento del Consiglio regionale al valore del nostro passato etrusco. Pitigliano è ricca di testimonianze ancora visibili di questa antica civiltà che vogliamo riscoprire e raccontare. Le tombe etrusche scavate nel tufo, le vie cave, sono un patrimonio archeologico straordinario che ci appartiene, unico nel suo genere. Dobbiamo far tesoro di questa peculiarità, anche ai fini della promozione territoriale, recuperando la centralità etrusca nella narrazione di Pitigliano”.</p>
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		<title>Pitigliano, due giornate dedicate alla civiltà etrusca</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 14:13:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due giornate di eventi a Pitigliano dedicate alla civiltà etrusca, venerdì 8 e sabato 9 settembre: musei aperti, simposio etrusco e passeggiata notturna. &#8220;Pitigliano vuole recuperare nella sua narrazione– afferma Giovanni Gentili, sindaco di Pitigliano &#8211; una centralità alla storia etrusca. Insieme a Sovana il nostro paese è stato costruito da quel popolo e di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/1458932377_6.jpg"><img class=" size-medium wp-image-773 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/1458932377_6-400x300.jpg" alt="Pitigliano panoramica" width="400" height="300" /></a>Due giornate di eventi a Pitigliano dedicate alla civiltà etrusca, venerdì 8 e sabato 9 settembre: musei aperti, simposio etrusco e passeggiata notturna.<br />
&#8220;Pitigliano vuole recuperare nella sua narrazione– afferma Giovanni Gentili, sindaco di Pitigliano &#8211; una centralità alla storia etrusca. Insieme a Sovana il nostro paese è stato costruito da quel popolo e di quel popolo porta segni profondi nelle testimonianze, nei beni archeologici, ma anche nelle tradizioni sociali”. <em>Il 27 agosto 1569 Pio V conferì a Cosimo I de’ Medici il titolo di ‘Magnus Dux Etruriae’. I Medici estesero così il loro potere da Firenze agli altri territori e nacque così il Granducato di Toscana e la Toscana moderna come terra degli Etruschi. </em>La Regione Toscana partendo da questo evento storico ha dedicato il 27 agosto alla memoria degli Etruschi.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">Pitigliano è al centro di un’area che conserva straordinarie testimonianze della civiltà etrusca e onorerà la ricorrenza organizzando venerdì 8 e sabato 9 settembre una serie di iniziative specifiche. “La nostra quotidiana “immersione” nel mondo etrusco – commenta Irene Lauretti, assessore alla cultura di Pitigliano – rischia di diventare consuetudine e perdere di valore. I segni delle nostre origini sono diffusi nell’ambiente di vita, non soltanto nei due importanti musei. Ed è partendo dalla quotidianità che nascono le rappresentazioni e le iniziative nelle due giornate dedicate all’Etruria. Saranno i sapori dei cibi e il profumo del vino a introdurre i partecipanti in un mondo lontano. Esperti e studiosi racconteranno la vita etrusca attraverso la ricostruzione di un simposio.”</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">Le celebrazioni dell’8/9 settembre avranno come fulcro naturale il museo civico archeologico della civiltà etrusca e il museo archeologico all’aperto Alberto Manzi che saranno aperti e protagonisti. Venerdì 8, un gruppo di archeologi e studiosi accompagneranno una visita del museo archeologico, mentre sabato 9 i partecipanti potranno degustare i prodotti “etruschi” e assistere a rappresentazioni teatrali nello spazio allestito del museo all’aperto Manzi. Infine concluderà le giornate una suggestiva passeggiata in notturna lungo la Via Cava che giunge alla necropoli etrusca di San Giovanni Nepomuceno con il corteo funerario dei figuranti dalla “Città dei Vivi” alla “Città dei Morti.</div>
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Il Programma</strong></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><span class="_4yxp">Vino e apoteosi eroica nel simposio etrusco: la dimensione edonistica della morte</span></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><strong>Venerdì 8</strong> settembre 2017</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">ore 17:30 &#8211; <span class="_4yxo">Museo civico archeologico della civiltà Etrusca di Pitigliano</span></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">· Conferenza stampa di presentazione della Giornata degli Etruschi 2017</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">· Conferenza spettacolo sul simposio etrusco e visita guidata del Museo archeologico della Civiltà Etrusca. Interverranno esperti, archeologi e studiosi della civiltà Etrusca.</p>
</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><strong>Sabato 9</strong> settembre 2017</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">ore 17:30 &#8211; <span class="_4yxo">Museo archeologico all’aperto Alberto Manzi </span></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">· Apertura straordinaria serale del Parco archeologico all&#8217;aperto Manzi.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">· Conferenza su cibo e alimentazione dall&#8217;epoca etrusca a quella tardo-antica, rappresentazioni teatrali di scene di banchetto, allestimento di un banco di assaggio con prodotti della cucina etrusca in degustazione.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">· Passeggiata in notturna lungo la Via Cava che giunge alla necropoli etrusca di San Giovanni Nepomuceno con il corteo funerario dei figuranti dalla “Città dei Vivi” alla “Città dei Morti”.</div>
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