<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; Partigiani</title>
	<atom:link href="https://www.nctufo.it/notizie/partigiani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nctufo.it</link>
	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 10:58:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Il bombardamento di Pitigliano</title>
		<link>https://www.nctufo.it/il-bombardamento-di-pitigliano/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/il-bombardamento-di-pitigliano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 09:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Dominici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bombardamento di Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Pitigliano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=1248</guid>
		<description><![CDATA[Il 7 giugno 1944 alle ore 18.36, diciotto B 25 del 310° US Bomber Group al comando del capitano H. R. Browser, sganciarono varie bombe da 500 libbre per colpire il ponte sul torrente Meleta sotto Pitigliano. Gli ordigni caddero sull’accesso est del ponte, ma alcuni centrarono il paese. Gli equipaggi riportarono che il ponte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/33-Piti-con-resti-bombardamento.jpg"><img class="  wp-image-240 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/33-Piti-con-resti-bombardamento-332x400.jpg" alt="33-piti-con-resti-bombardamento" width="394" height="475" /></a>Il 7 giugno 1944 alle ore 18.36, diciotto B 25 del 310° US Bomber Group al comando del capitano H. R. Browser, sganciarono varie bombe da 500 libbre per colpire il ponte sul torrente Meleta sotto Pitigliano. Gli ordigni caddero sull’accesso est del ponte, ma alcuni centrarono il paese. Gli equipaggi riportarono che il ponte sul Meleta era già fuori uso prima del bombardamento e nel rapporto finale si fa riferimento al lancio di 48 bombe da 500 libbre (227 kg) alcune delle quali <em>“si snocciolano”</em> sulla città. Era la missione numero 464 del gruppo. I B 25 erano partiti da Ghisonaccia, una base situata sulla costa orientale della Corsica e vi ritornarono alle 19.30 circa. Nel successivo <em>Debriefing</em> degli equipaggi fu relazionato che il grosso delle bombe erano state viste cadere sull’incrocio stradale e altre erano cadute nei campi, ma almeno 8 erano esplose sul centro abitato, con una forte concentrazione tra le case. Il bombardamento alleato provocò la morte di 79 persone e numerosi feriti<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Il paese di Pitigliano fu effettivamente colpito perlomeno da 8-9 bombe<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Così ha raccontato l’episodio l’allora veterinario di Pitigliano Gian Ugo Boscaglia: <em>“ La vigilia del Corpus Domini, nel pomeriggio, gli anglo-americani, provocati o no (io non lo so) avendo di mira la Fortezza, stritolarono la parte del paese che le stava dirimpetto”.</em> E il giorno successivo Boscaglia annotava:<em> “Corpus Domini: ieri sera hanno bombardato Pitigliano: in tutto il paese non c’è anima viva, eccettuati alcuni che scavano per estrarre morti e feriti. Sulle macerie, con un fazzoletto legato intorno alla bocca, vedo Don Gennaro, il suo nipote Augusto e il maestro Celata…<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong>[3]</strong></a>”</em>. Organizzata dal vicario della Cattedrale Don Gennaro Fortunati, dal sacerdote Don Giglio Vagaggini e da altri volenterosi, subito accorsi, iniziò lo sgombero delle macerie che continuò tutta la notte e per vari giorni. Dal cumulo di rovine furono estratti numerosi feriti e le spoglie mortali dilaniate di circa 80 vittime<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.<br />
Agghiacciante la testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921, all’epoca renitente alla leva e in contatto con i partigiani di Pitigliano: <em>“Splendido tardo pomeriggio del 7 giugno 1944. Io, i fratelli Tista e Bruno Focacci, tutti e 3 considerati banditi disertori dal governo repubblichino… dopo una lunga camminata sostiamo sull’aia antistante il podere Pian de Conati, abitato dalla famiglia Di Nardo. Conosco da tempo Marino, il capo famiglia, noto, nell’ambiente della lotta clandestina, per il suo apporto alla causa della libertà. Il suo podere è una base di transito sicura per i ricercati antifascisti. Infatti qui, accolti da generosa ospitalità e rifocillati, nonostante le ristrettezze dovute alla guerra, sostano partigiani, renitenti, ebrei e prigionieri alleati, liberati dopo l’8 settembre 1943 dai campi di concentramento italiani. Salutiamo. Marino ci accoglie con la sua abituale cordialità. Sua moglie esce di casa con un fiasco di vino fresco, ci porge un bicchiere ciascuno e ce li riempe. Proprio quello che ci voleva! Ringraziamo la donna. Marino alza il bicchiere e con noi brinda augurando una pronta fine della guerra. Parliamo tra noi della situazione bellica… Nel cielo è un volo quasi continuo di fortezze volanti dirette a nord… Due formazioni di quadrimotori sorvolano la nostra Pitigliano, dirette verso nord. Un crepitio di mitraglia interrompe la nostra conversazione. Alziamo gli occhi. Curiosi, crediamo di assistere a un duello aereo. Scrutiamo il cielo ma nulla, di aerei tedeschi nemmeno l’ombra…I bombardieri virano verso nord, volano verso la città…sono quasi sopra essa. In silenzio guardiamo terrorizzati…Uno dietro l’altro gli aerei centrali della formazione aprono i portelloni e vomitano le loro bombe…un sibilo terrificante…sull’abitato vortica una nuvola terrea, un’altra grigia, la terza colore del fumo. Un rombo infernale prolungato tormenta i nostri orecchi…La donna in lacrime abbraccia il marito e nasconde il viso sul suo petto. Noi ci guardiamo l’un l’altro terrorizzati, senza profferir parola. La sera stessa, insieme ai partigiani della banda di Pietro Casciani entrammo in Pitigliano e ci rendemmo conto dell’immane tragedia che ci aveva colpito. Oltre ottanta morti giacevano sotto le macerie del salotto bono della nostra amata Pitigliano…Sapemmo che sull’alta torre campanaria, al sorvolo della formazione aerea, aveva crepitato una mitragliatrice… Ci fu detto che il Pini e tutti i suoi militi repubblichini, subito dopo il bombardamento, con armi e bagagli, erano fuggiti precipitosamente…<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><strong>[5]</strong></a>”.<br />
</em>Fu colpita la riva destra del torrente Meleta, le case del Borgo Nuovo, la costruzione del Monte dei Paschi<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, del Consorzio Agrario, dove un tempo si trovava la tipografia pitiglianese “La Lente” dell’ebreo pitiglianese Osvaldo Paggi e alcuni ordigni caddero sul tufo di Poggio Strozzoni. Nel bombardamento perse la vita anche Lorenzo Adolfo Denci, il pitiglianese che ha immortalato la vecchia Maremma in splendide fotografie. Molte testimonianze concordano sul fatto che gli aerei, dopo aver costatato che l’obiettivo della missione, cioè il ponte sul Meleta era già stato danneggiato, si erano allontanati, ma improvvisamente 6 bombardieri tornarono indietro per devastare il cuore di Pitigliano. Ciò rende veritiera la dichiarazione di chi ritiene il bombardamento una reazione, senza dubbio terribile e smisurata, contro chi da terra aveva sparato con la mitragliatrice verso la formazione dei B 25. Alcuni di questi testimoni erano nelle immediate vicinanze di Pitigliano e poterono riconoscere con chiarezza gli spari della mitragliatrice, in modo migliore di chi si trovava in paese ed era assordato dal frastuono dei motori degli aerei<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Tuttavia rimane un dubbio: poiché l’obiettivo pianificato, cioè il ponte stradale, era stato distrutto in precedenti incursioni, gli aerei potevano anche non sganciare, ma forse il capo formazione non volle fare un <em>“viaggio a vuoto” </em>e decise di bombardare un obiettivo alternativo, come d’altronde consentivano le disposizioni militari dell’epoca. Tale ipotesi trova supporto nella constatazione che la relazione americana sul bombardamento non fa alcun cenno a mitragliatrici o altre armi usate contro i B 25 da terra. In pratica la relazione non fa riferimento a nessuna contraerea.</p>
<p><strong>Le vittime del bombardamento del 7 giugno 1944</strong></p>
<p>Le vittime del terribile bombardamento su Pitigliano, ricordate nella lapide affissa all’entrata del cimitero comunale, furono: Alfiero Agresti, Maria Agresti, Gina Allegrini, Maria Antichi, Laudomia Baldi, Emilia Bellumori, Fedora Bocelli, Gino Baiocchi, Piero Bardi, Orietta Bardi, Elda Bardi, Silvio Baiocchi, Francesco Baiocchi, Marina Brunacci, Barbera Bisci, Elia Bechini, Francesca Barzanti, Alba Boggi, Olga Ceccherini, Carla Coppi, Anna Carrei, Rossana Cristofani, Carilia Cristofani, Emilio Celata, Pietro Dreassi, Elmira Pia Desideri, Lucrezia Dainelli, Antonio Denci, Francesco Virgilio Domenichelli, Maria Dominici, Adolfo Lorenzo Denci, Severino Franci, Franco Francardi, Genia Foschetti, Silvano Funghi, Annunziata Francardi,Graziella Ghezzi, Angela Lauretti, Assunta Lauretti, Gioconda Landi, Clorinda Landi, Renato Leardi, Giovacchino Lumini, Anna Maria Liberati, Corrado Merlini, Angela Mari, Francesco Marani, Ettore Micci, Assunta Micci, Adelinda Melosini, Angela Nucci, Attilio Neri, Umberto Paioletti, Angelo Picchi, Violante Peri, Iole Paradisi, Enrichetta Paggi, Antonia Pasqualini, Caterina Pettini, Egidio Palazzetti, Rina Pellegrini, Castilia Pallini, Giuseppa Pettini, Antonio Pericci, Santino Pietretti<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>, Angelo Romani, M. Teresa Raffaelli, Franco Raffaelli, Amata Rossi, Clotilde Santioli, Rosa Sestigiani, Giuseppina Sestigiani, Ilda Sestigiani, Fiorindo Stendardi, Adele Travagli, Andrea Tassi, Carlo Frichmann<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>, Vasco Pinzuti. In questo elenco è compreso anche Fiorindo Stendardi, originario di S.Quirico di Sorano, ma residente nel Comune di Pitigliano, che fu ucciso da soldati magrebini l’11 giugno del 1944 in un podere in prossimità della Sconfitta<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>. I feriti, ricoverati presso l’ospedale, furono 16: Alberto Lauretti, Pietro Giovannini, Grazia Lopopolo, Castiglia Paoli, Giuseppe Bennati, Imola Monaci, Bruno Pasqualini, Tommaso Ricci, Mario Liberati, Maria Telefei, Maria Tornato, Elena Giovannini, Ilia Fanucci, Lumini Tersa, Giuseppe Santi e Vasco Pinzuti<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>. Tommaso Ricci, Giuseppe Santi e Vasco Pinzuti morirono pochi giorni dopo e dei 3 solamente Pinzuti è ricordato nella lapide dei caduti a causa del bombardamento.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> National Archives and Records Administration, Washington, RG 18. Vedi anche C. Biscarini, <em>Bombe su Siena. La città e la provincia nel 1944</em>, Del Bucchia, Lucca 2008, pag. 83.<br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921. Pizzinelli ricorda che una notte all’inizio di maggio del 1944 fu sganciata una bomba che cadde fra il mattatoio comunale, trasformato dai tedeschi in una piccola fabbrica di produzione di salumi, e il ponte del torrente Prochio.<br />
<a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> A. Cavoli, <em>Aspettando gli anglo-americani, </em>cit., pag. 87. Il maestro era Adriano Celata.<br />
<a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Testimonianza di Evaristo Andreucci, scampato miracolosamente alla strage, gentilmente concessa da Ferrero Pizzinelli.<br />
<a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921.<br />
<a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> La Filiale di Pitigliano della Banca Monte dei Paschi di Siena, con la sua caratteristica torretta, fu inaugurata nel 1921. Cfr. Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Grosseto (a cura della), <em>L’Economia della Provincia di Grosseto</em>, Giuffrè, Varese 1969, pag. 478.<br />
<a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921.<br />
<a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Pietretti risulta morto il giorno 13, ucciso per <em>“ragioni di guerra”</em>.<br />
<a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Abitava a pitigliano con il nome di Carlo Schemmari, di professione dentista e solo dopo la sua morte si conobbe la verà identità: era un ebreo rumeno laureato a Bologna sotto falso nome. Si veda G. Celata, <em>E poi la salvezza. Storie italiane di erei strappati alla Shoa (1943-1945),</em> Edizioni Medicea, Firenze 2014, pag. 40. Nel bombardamento perse la vita anche Enrichetta Paggi, ebrea pitiglianese.<br />
<a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Per le vittime del bombardamento si veda anche A.CM.P., Elenco numerico e nominativo dei civili caduti per fatti di guerra.<br />
<a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Lettera riguardante la comunicazione di infortunati civili per bombardamenti nemici, inviata il 9 giugno del 1944 da Ercole Gervasi, presidente dell’Opera Pia Ospedale Francesco Petruccioli di Pitigliano, alla Rappresentanza provinciale dell’Opera Nazionale per gli invalidi di guerra, relativa al ricovero di 16 civili rimasti feriti il 7 giugno. In tale missiva è indicato come orario del bombardamento quello delle 17.30.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/il-bombardamento-di-pitigliano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>25 Aprile 2017</title>
		<link>https://www.nctufo.it/25-aprile-2017/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/25-aprile-2017/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 07:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Manciano]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Sorano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=1071</guid>
		<description><![CDATA[Gli eventi nelle terre del tufo e oltre per ricordare la giornata della Liberazione Numerosi gli appuntamenti nelle terre del tufo in occasione della giornata della liberazione del 25 aprile organizzati dalle varie sezione ANPI del territorio.  A Manciano l’ANPI ha organizzato la “Primavera Partigiana”, una serie di appuntamenti che hanno avuto inizio venerdì 21 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli eventi nelle terre del tufo e oltre per ricordare la giornata della Liberazione</strong></p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/04/WhatsApp-Image-2017-04-21-at-09.22.26.jpeg"><img class=" size-medium wp-image-1077 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/04/WhatsApp-Image-2017-04-21-at-09.22.26-283x400.jpeg" alt="WhatsApp Image 2017-04-21 at 09.22.26" width="283" height="400" /></a>Numerosi gli appuntamenti nelle terre del tufo in occasione della giornata della liberazione del 25 aprile organizzati dalle varie sezione ANPI del territorio.  A <strong>Manciano</strong> l’ANPI ha organizzato la “Primavera Partigiana”, una serie di appuntamenti che hanno avuto inizio venerdì 21 aprile con la consegna della Costituzione da parte del Sindaco Marco Galli agli studenti diciottenni. Il 22  23 aprile è stata aperta straordinariamente la sala degli ex combattenti per effettuare il tesseramento ANPI. Il giorno della liberazione alle ore 9 sarà depositato un mazzo di fiori presso il Monumento ai Caduti per la Libertà prima della partenza per Grosseto che vedrà l’ANPI di Manciano partecipare alla grande manifestazione provinciale antifascista.  A <strong>Pitigliano</strong> invece, l’ANPI sezione “Pietro Casciani” invita tutti i i cittadini a partecipare alla cerimonia che si svolgerà presso il parco delle rimembranze alle ore 10.30 per deporre un fiore sulla tomba dei partigiani. A <strong>Sorano</strong> nel pomeriggio del 25 aprile presso la Cantina “L’Ottava Rima” si svolgerà l’evento “Resistenza e Liberazione nel territorio di Sorano e Colline del Fiora” a cura di Franco Dominici.   Altri appuntamenti del territorio:  25 aprile-<strong>Montefiascone</strong>, Sala Consigliare-Ricordo di Delio Ricci Partigiano Medaglia d’Oro al Valore Militare alla Memoria, torturato e ucciso in località Campigliola di Mancinao. A seguire spettacolo della compagnia “La Femia” di Giuseppe Pinzi “Di Fronte al Fronte”. <img class=" size-medium wp-image-1079 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/04/WhatsApp-Image-2017-04-21-at-09.22.58-283x400.jpeg" alt="WhatsApp Image 2017-04-21 at 09.22.58" width="283" height="400" /><br />
5 maggio-<strong>Manciano</strong>, Biblioteca Antonio Morbidi, ore 17-Presentazione del libro Banda Arancio Montauto di Franco Dominici.</p>
<p>7 maggio-<strong>Murci</strong>, comune di Scansano, ore 10.30-Commemorazione della morte dei partigiani Ten. Luigi Canzanelli “Gino” e Giovanni Conti</p>
<p>12 maggio-<strong>Scansano</strong>, Biblioteca comunale, ore 17.30-“La Guerra di Liberazione a sud di Grosseto e il Tenente Gino” a cura di Franco Dominici.</p>
<p>11 giugno-<b>Pitigliano</b>-mattina visita al Cippo di Pietro Casciani. Pomeriggio a San Giovanni delle Contee passeggiata antifascista fino a Grotte delle Riparelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/25-aprile-2017/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ercole Gervasi, storia di un antifascista</title>
		<link>https://www.nctufo.it/ercole-gervasi-storia-di-un-antifascista/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/ercole-gervasi-storia-di-un-antifascista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2017 10:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Dominici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=674</guid>
		<description><![CDATA[Ercole Gervasi nacque a Pitigliano il 17 luglio del 1886 da Michele e Rosa Dainelli. Il padre era noto alle forze dell’ordine e segnalato come sovversivo, in quanto aveva aderito dapprima al movimento repubblicano, poi, a partire dall’ultimo decennio del Novecento, a quello socialista. Le scelte paterne e le pessime condizioni di vita in cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ercole Gervasi nacque a Pitigliano il 17 luglio del 1886 da Michele e Rosa Dainelli. Il padre era noto alle forze dell’ordine e segnalato come sovversivo, in quanto aveva aderito dapprima al movimento repubblicano, poi, a partire dall’ultimo decennio del Novecento, a quello socialista. Le scelte paterne e le pessime condizioni di vita in cui vivevano le popolazioni maremmane e amiatine agli albori del XX secolo, rafforzarono in Ercole Gervasi la convinzione, l’assoluta necessità di impegnarsi per il riscatto sociale dei più deboli, afflitti dalla fame, dalle pessime condizioni sanitarie e dall’imperante analfabetismo.<br />
All’età di 16 anni, Gervasi si iscrisse al Partito socialista, fondando la locale sezione giovanile, e sempre in giovane età sposò Rosa Franceschi, nonostante la tenace opposizione della famiglia di quest’ultima, contraria al matrimonio con il <em>“sovversivo pericoloso”</em>. Nel 1912, a causa delle precarie condizioni di vita, Gervasi, come molti suoi concittadini, dovette emigrare negli Stati Uniti, dove lavorò come minatore e operaio, senza peraltro mai abbandonare l’attività politica e sindacale e i contatti con gli altri migranti italiani, cooperando alla costituzione di una rete clandestina di solidarietà internazionale in favore dei profughi politici.<br />
Nel 1917 ritornò in Italia: era l’anno della Rivoluzione Bolscevica, dei moti operai nelle città italiane, della disastrosa ritirata di Caporetto e dell’intervento del pontefice Benedetto XV che definì la guerra “<em>inutile strage […] vergogna dell’umanità”</em>. Ercole Gervasi sapeva di andare incontro a una condanna penale, perché non si era presentato alla chiamata alle armi, essendo un convinto pacifista e internazionalista.</p>
<div id="attachment_616" style="width: 248px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/00000001.jpg"><img class="size-medium wp-image-616" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/00000001-238x400.jpg" alt="Ercole Gervasi" width="238" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Ercole Gervasi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Graziato in conseguenza della vittoria militare, Gervasi tornò a Pitigliano, dove si dedicò alla lotta politica, fondando una Lega Rossa che presto raggiunse i 500 iscritti. Erano, quelli del dopoguerra, anni di grandi aspettative sociali da parte dei reduci, per la stragrande maggioranza contadini a cui era stata promessa la terra quando erano al fronte. Per questo, ovunque in Maremma, avvennero occupazioni dei latifondi, finite, almeno inizialmente, con il successo degli occupanti. In tale contesto, la Cooperativa fondata da Ercole Gervasi riuscì a ottenere vari appezzamenti di terreno dai proprietari terrieri locali: i Gerini, i Torlonia, i Ciacci, solo per fare i nomi di quelli più noti. Ma i successi iniziali si trasformarono presto in sconfitta, perché i latifondisti aderirono al movimento mussoliniano e finanziarono la nascita dei Fasci di combattimento e delle squadre d’azione che, anche con il sostegno più o meno diretto delle forze dell’ordine e di altri importanti organi dello Stato (magistratura, prefetti), si sbarazzarono con la violenza degli avversari politici. A Pitigliano il fascio venne fondato nell’ottobre del 1921 da Arturo Romboli<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, nativo di Pontassieve e inviato dai gerarchi fiorentini per conquistare il territorio delle Colline del Fiora. Affiancarono Romboli altri noti squadristi, fra cui il soranese Goffredo Pagni, che nel suo Comune aveva costituito “<em>una squadra di animosi”</em> mussoliniani addirittura nel 1919. Le violenze esercitate dalle squadre fasciste, denominate La <em>“ Terribile” </em>e la <em>“Ivo Saletti”</em>, composte da pitiglianesi, soranesi, mancianesi, sbaragliarono gli avversari, provocando il crollo delle amministrazioni socialiste in tutti i comuni della Maremma collinare. A Pitigliano, il sindaco socialista Pietro Bocini fu costretto alle dimissioni con la violenza<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, mentre l’operaio Dante Franceschi perse la vita a causa delle percosse subite. Come era ovvio, le angherie si abbatterono anche su Gervasi, che subì un primo attentato a Genova, mentre stava tentando di imbarcarsi clandestinamente e successivamente una nuova azione criminosa <em>“nella sua stessa abitazione pitiglianese, con modalità così crudeli e sanguinarie da segnare per sempre la psiche della sua primogenita Assuntina, che assistette agli eventi<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong>[3]</strong></a>”.</em> Per sfuggire alle violenze, Gervasi si trasferì a Milano e tornò a Pitigliano solo quando la situazione si era ormai “normalizzata”. Naturalmente fu sottoposto a un rigido controllo da parte dei fascisti e dei reali carabinieri e bollato con l’epiteto di <em>“soggetto molto pericoloso”</em>, con arresti, perquisizioni e minacce praticamente continue. E non fu certamente l’unico antifascista pitiglianese soggetto ad abusi e malversazioni: assieme a lui ce ne furono molti altri, alcuni dei quali si trovarono costretti a lasciare per sempre la “Piccola Gerusalemme”. Ricordiamo, fra gli altri, Ascanio Cagnoli, Corinto Marsili, Ottorino Fromboluti, Giovanni Donatelli, Azelio Alessandrini, Adolfo Giuseppe Dinelli, Scandiano Bechini, Ezio Sadun, Virgilio Servi, Felice Benotti, Palmiero Marini, Dante Niccolini, Angelo Agnuzzi, Silvio Rossi, Giuseppe Neri, Bernardino Paoli, un certo Moretti detto “il longo” e Vincenzo Massieri<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.<br />
Dopo il delitto Matteotti e l’instaurazione della dittatura, con la promulgazione delle leggi “fascistissime”, Gervasi venne condannato, il 5 dicembre del 1926, a 3 anni di confine politico da scontare alle isole Tremiti e nei documenti fascisti continuò a essere segnalato come “comunista”, anche se in realtà rimase sempre socialista. Questi <em>“furono anni amarissimi per la sua famiglia, ormai costituita da moglie e 5 figli, che venne privata dell’unico sostentamento economico e che ebbe a soffrire la fame in senso tutt’altro che metaforico<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><strong>[5]</strong></a>”</em>.<br />
Il confine alle isole Tremiti era particolarmente duro e, a causa di una malattia contratta, Gervasi fu trasferito a quello di Ustica, dove le condizioni di vita erano migliori, ma la considerevole presenza di pericolosi criminali comuni rendeva la prigionia assai rischiosa, come dimostrò l’assassinio di un confinato politico di Viterbo, certo Ceccotti, ucciso da un galeotto. Non vi furono indagini, perché le autorità fasciste archiviarono immediatamente il caso, ritenuto un banale regolamento di conti. Intanto Gervasi fu nuovamente trasferito e questa volta a Ponza, dove conobbe due grandi esponenti del socialismo italiano: Pietro Nenni e Sandro Pertini. Con quest’ultimo, in particolare, nacque un’amicizia destinata ad andare ben al di là del ventennio fascista. Dopo aver scontato la condanna, Gervasi tornò a Pitigliano e continuò la sua attività clandestina, che si sarebbe protratta fino al giugno del 1944, quando il paese fu liberato, per un’iniziativa del tutto autonoma, dai partigiani di Pietro Casciani e da alcuni carabinieri della locale caserma. Alla nascita del Comitato di Liberazione Nazionale pitiglianese, fece seguito l’elezione del sindaco e la scelta cadde su Ercole Gervasi, a suggello di una vita spesa per la causa della libertà e della giustizia sociale<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>. Il 31 marzo 1946, a seguito delle prime elezioni libere che si tennero a Pitigliano, Gervasi fu riconfermato come primo cittadino e avviò la ricostruzione morale e materiale di una cittadina che, non dimentichiamolo, aveva subito un devastante bombardamento alleato, con oltre 80 vittime e una ventina di feriti<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1946, in occasione del Referendum Istituzionale, giunse a Pitigliano Sandro Pertini, ospite per alcuni giorni in casa del vecchio amico Ercole. Fu organizzato un comizio, peraltro affollatissimo, presso il Teatro Salvini, aperto da un discorso semplice di Gervasi. Egli paragonò l’idea socialista al volo delle rondini che emigrano: è un’esperienza dura, una lotta per la sopravvivenza, perché molte muoiono durante il viaggio, ma altre raggiungono la meta. Pertini, quando prese la parola, elogiò la similitudine dell’amico<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>. La presenza di colui che sarebbe divenuto Presidente della Repubblica Italiana, fu veramente un evento a Pitigliano e ricordato come tale negli anni a venire.</p>
<div id="attachment_618" style="width: 410px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/00000001-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-618" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/00000001-2-400x251.jpg" alt="Via Ercole Gervasi nella parte nuova di Pitigliano" width="400" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">Via Ercole Gervasi nella parte nuova di Pitigliano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Intanto Gervasi continuò la sua opera di ricostruzione e il suo impegno nella politica fino alla morte, che lo colse improvvisamente il 28 giugno del 1953. Come ha ricordato la nipote Luciana, egli <em>“è ancora oggi ricordato con affetto dalle generazioni più anziane di pitiglianesi, per la sua opera di politico e di amministratore, ma soprattutto per l’umanità dimostrata non solo verso gli amici e i compagni, ma anche verso quegli stessi avversari che lo avevano tanto duramente perseguitato<a href="#_ftn9" name="_ftnref9"><strong>[9]</strong></a>”. </em>Questo “Ercole degli ideali”, alto appena un metro e cinquantasei, che nella vita dovette subire varie “fatiche”, l’emigrazione, la persecuzione politica, le violenze degli squadristi nella propria abitazione e il confine di polizia, era destinato a subire, qualche anno prima di lasciare questo mondo, la peggiore delle prove: la morte prematura del figlio Vezio (Elvezio), poco più che trentenne, a causa di un morso di vipera mentre era impegnato nei lavori di campagna. Era il 1° giugno del 1951.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Franco Dominici</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Arturo Romboli, segretario del Pnf del Mandamento di Pitigliano, sarà anche amministratore di Sorano e rimarrà in zona fino al 1928-’29. Poi sarà per qualche tempo a Massa Marittima. Nel 1921 fonda il fascio a Pitigliano e rappresenta gli interessi di Cavallari in contrapposizione al colonnello Berliri Zoppi, come si evince da un documento sull’Origine dei fasci in provincia di GR conservato presso l’Archivio di Stato di Grosseto, Questura, busta 501.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Si veda F. Dominici, <em>La stampa clandestina antifascista 1922-1930</em>, Effigi, Arcidosso 2013, pp. 35-47.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Biografia di Pietro Gervasi (6 pp), gentilmente concessa dalla nipote Luciana. Il presente articolo si basa prevalentemente su questa documentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Testimonianza del Maestro Ferrero Pizzinelli, classe 1921, che non finiremo mai di ringraziare per i preziosi contributi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Testimonianza di Luciana Gervasi, nipote di Ercole.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Aisgrec, busta n. 13, fascicolo Pitigliano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Archivio Diocesano di Pitigliano, Registro dei morti di Pitigliano XXVII 1934-1968 n. 388 (2), Promemoria di Don Gennaro Fortunati del 7 giugno 1944.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Biografia cit., pag. 6.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/ercole-gervasi-storia-di-un-antifascista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tra letteratura e storia con i racconti di Gileo Galli</title>
		<link>https://www.nctufo.it/tra-letteratura-e-storia-con-i-racconti-di-gileo-galli/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/tra-letteratura-e-storia-con-i-racconti-di-gileo-galli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 10:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Dominici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
		<category><![CDATA[Manciano]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=607</guid>
		<description><![CDATA[1944: Leonella Leoni, staffetta partigiana e Valeriano Contrucci, carabiniere scomparso nel Comune di Manciano Ho letto con grande piacere e interesse i racconti del mancianese Gileo Galli, raccolti nel volume “Anni di guerra”, edito dalla Nuova Fortezza di Livorno nel 1994. Il libro mi fu donato da Lilio Niccolai, sindaco di Manciano fra gli anni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1944: Leonella Leoni, staffetta partigiana e Valeriano Contrucci, carabiniere scomparso nel Comune di Manciano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto con grande piacere e interesse i racconti del mancianese Gileo Galli, raccolti nel volume “Anni di guerra”, edito dalla Nuova Fortezza di Livorno nel 1994. Il libro mi fu donato da Lilio Niccolai, sindaco di Manciano fra gli anni sessanta e gli anni settanta del Novecento. Sono narrazioni ambientate nella Maremma a sud di Grosseto tra il 1943 e il 1944, che rievocano episodi di Resistenza, amori impossibili e vicende drammatiche della Seconda guerra mondiale e del passaggio del fronte fra Lazio e Toscana. I personaggi e le storie sono verosimili: insomma un modo di testimoniare gli anni della “guerra civile” e dell’occupazione tedesca che rappresentano un documento importante per chi, come me, si sta occupando da tempo di quel periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Due racconti di “Anni di guerra” sono particolarmente coinvolgenti: “Staffetta partigiana” e “Predizione”. Il primo è la storia di Nella, ossia Leonella Leoni, originaria di Magliano, staffetta partigiana della classe 1920 che, come si legge in documenti redatti dopo la guerra, aveva preso parte alla lotta clandestina occupandosi del trasporto di armi, munizioni ed esplosivi per i partigiani della <em>Banda Arancio Montauto</em>, del rifornimento di viveri, dell’acquisto di scarpe, tabacco in foglie e sale ad Orbetello, della cura di ammalati nella zona del Lamone, del trasporto di farina per la popolazione più disagiata, del sabotaggio dei cartelli stradali e del ponte sul torrente Sanguinaio. Nella era la sorella di Achille Leoni, un renitente della classe 1924. Catturato dai tedeschi a Colle Lupo di Magliano in Toscana il 27 maggio 1944 insieme ad alcuni combattenti alla macchia a cui si era unito, venne fucilato a Pescia Romana, dopo interrogatori e torture, il giorno 30 maggio o forse il 2 giugno. Nel racconto di Galli, la ragazza ha il compito di recapitare un messaggio urgentissimo, una questione di vita o di morte che questa volta riguarda proprio il fratello Achille e gli altri, cioè Luigi Cesa, Enzo De Piaz, Italo Nanni e Pietro Ruggeri, che avrebbero dovuto abbandonare immediatamente la fattoria di Colle Lupo, presso la quale si trovavano, perché tutta la zona era a rischio di rastrellamenti nazifascisti. La missione di Nella fu però boicottata dall’incontro con una pattuglia di militi fascisti, che le sequestrò la bicicletta, il mezzo con cui si spostava per recapitare le informazioni. La ragazza reagì al fermo della pattuglia repubblichina, ma fu percossa. Nella venne soccorsa da un contadino del luogo ed ebbe bisogno di alcuni giorni di cure e riposo prima di riacquistare la salute e il vigore dei suoi 24 anni. Tornata a casa apprese la tragica verità: a Colle Lupo i tedeschi avevano fatto irruzione nella fattoria, molto probabilmente a seguito di una delazione, uccidendo immediatamente il partigiano Enzo De Piaz, sergente maggiore paracadutista e sabotatore di Sondrio (nome di battaglia Nicola Francini) e catturando gli altri. I partigiani furono condotti, o meglio trascinati a Manciano, legati con del filo di ferro a un camion, ad eccezione di Achille Leoni, che finì i suoi giorni a Pescia Romana. Due prigionieri, Italo Nanni e Pietro Ruggeri, vennero uccisi dietro al muro del cimitero di Manciano, all’alba del 28 maggio. Solamente Luigi Cesa “Folgore”, originario di Mesagne (BG), non fu ammazzato, ma imprigionato a Manciano per essere interrogato e poi trasferito alle carceri di Pitigliano, da cui riuscì fortunatamente a fuggire a seguito del bombardamento che devastò la “Piccola Gerusalemme” il 7 giugno 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">Drammatica anche la storia del carabiniere Veriano Contrucci, originario di Bagni di Lucca, in servizio presso la stazione di Manciano, comandata dal brigadiere Luigi Zacchino. I carabinieri mancianesi, (ma in generale i militi dell’Arma), mal sopportavano il risorto fascismo repubblicano, impersonato dal segretario politico Giovacchino Brinci, nato a Foligno il 31 ottobre 1901, e dal commissario prefettizio Sokota Messa Boris, originario di Zara, poi ufficiale delle Brigate Nere, che amministrò la “Spia della Maremma” dal gennaio al giugno del 1944. Per timore di essere deportati in Germania, il carabiniere Enzo Gabriellini e l’appuntato Isidoro Mai, entrambi della stazione di Manciano, avevano abbandonato la caserma e raggiunto i partigiani di Montauto all’inizio di febbraio del 1944. Poi fu la volta di Veriano Contrucci, che si unì ai combattenti alla macchia qualche giorno dopo. Con la <em>Banda Arancio Montauto</em>, Contrucci prese parte alle seguenti operazioni: azione contro i tedeschi sulla via Aurelia, recupero di armi presso la caserma dei carabinieri di Magliano, un’azione terroristica su Montiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrucci è il protagonista del racconto di Gileo Galli intitolato “Predizione”, che si svolge fra un podere dell’Aquilaia (Scansano), di proprietà di un certo Detti, e la zona nei dintorni dello Sgrillozzo e della Marsiliana, nel mancianese. Una sera – racconta Gileo Galli – il carabiniere Contrucci, insieme al partigiano Ponticelli, giunse alla casa colonica del Detti, dove più volte aveva trovato rifugio e raccontò di come aveva ucciso un tedesco allo Sgrillozzo, che lo aveva implorato, il teutonico, di non ammazzarlo perché aveva moglie e figli. Il racconto provocò la disapprovazione del padrone di casa, che rimproverò il carabiniere perché, disse, non ci si deve comportare come i peggiori e consigliò il partigiano a non passare più per quel luogo, giacché vi avrebbe trovato la morte. Il tedesco ucciso era stato sepolto sul ciglio della strada e per molto tempo quel luogo fu indicato come “Buca del Tedesco”, al posto del vecchio toponimo “Buca del Giorgini”, successivamente ripristinato. La mattina seguente i 2 partigiani lasciarono la casa colonica e si avviarono verso la strada statale Maremmana, perché Contrucci aveva intenzione di tornare alla “Buca”, indifferente e quasi sprezzante di fronte alla presagio del contadino. Giunti presso Poggio Vaccaio, i 2 sentirono un movimento di truppe, non molto distante dalla “Buca”: si trattava di tedeschi che transitavano lungo l’arteria principale della Maremma collinare. Contrucci volle per forza attraversare la strada in quel punto, mentre Ponticelli, l’altro combattente, si rifiutò di seguirlo, adducendo come motivazione delle necessità fisiologiche. Poco dopo quest’ultimo sentì un frastuono, grida e rumori, come se si trattasse di una lotta. Poi il rumore di soldati che si avvicinavano e Ponticelli, impaurito, si allontanò rapidamente, scampando a morte certa. Il temerario carabiniere, invece, era stato catturato e di lui non si seppe più nulla: il cadavere non fu mai ritrovato a Poggio Vaccaio e Contrucci, da allora, fu dichiarato disperso e come tale risulta nella Lapide dei Partigiani morti in Maremma, affissa nel palazzo della Provincia di Grosseto. Tuttavia esistono 2 indizi che ci conducono a Roccastrada. Nella sua Relazione, il comandante Arancio riferisce della cattura del milite dell’Arma presso il Lasco, il 9 giugno del 1944, mentre si trovava in pattugliamento armato. Poi il fondatore della <em>Montauto</em> riferisce che: <em>“Nonostante tutte le ricerche fatte per oltre un anno, se ne ignora la fine. A detta di alcuni contadini sembra che sia stato fucilato dai tedeschi nella zona di Roccastrada. Recatisi colà, però, non fu possibile ottenere alcun chiarimento, né tanto meno ci fu precisato il fatto”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a>.</em> Chiedo informazioni all’amico Giulietto Betti di Siena, che mi scrive quanto segue: <em>“Nel 1984, mentre cercavo di stilare una lista di partigiani caduti, fui a Grosseto, all’ANPI provinciale e parlai con l’allora presidente Pietro Verdi. Lui mi fece vedere una lettera del Comune di Roccastrada del 1945, dove era scritto che alcune persone del paese ricordavano di aver visto, nel giugno del 1944, nei giorni del passaggio del fronte, la fucilazione di un partigiano in uniforme da carabiniere nei dintorni del paese. Nella lettera c’era anche scritto che il Comune non poteva confermare ufficialmente la cosa perché il cadavere non era stato rinvenuto e non risultava agli atti di morte. Ritengo possibile che il cadavere sia stato bruciato ma è anche possibile che i tedeschi abbiano sepolto il corpo per non farlo trovare. E’ una cosa che hanno fatto anche altrove, sul Monte Cetona, ad esempio, catturarono 2 partigiani che non sono stati più ritrovati”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Veriano Contrucci venne riconosciuto Partigiano Combattente caduto e disperso della <em>Banda Armata Maremmana</em> (nome del gruppo di Capalbio) dal 12 febbraio al giugno del 1944 ed è ricordato anche nel libro di Ugo Jona, <em>Le rappresaglie nazifasciste sulla popolazione toscana</em>, come caduto di Bagni di Lucca alla data dell’11 giugno 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Franco Dominici</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Relazione della Banda Arancio Montauto, pag. 45.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/tra-letteratura-e-storia-con-i-racconti-di-gileo-galli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La liberazione di Grosseto</title>
		<link>https://www.nctufo.it/la-liberazione-di-grosseto/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/la-liberazione-di-grosseto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 16:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Grosseto]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=370</guid>
		<description><![CDATA[&#160; La Resistenza, quest’opposizione alla tirannide e alla sua guerra, questo moto di liberazione, è un ritrovamento della patria attraverso la difesa dell’essenziale alla vita: la patria degli orpelli, degli imperi, è cartapesta travolta, è falsità… (Francesco Chioccon) Con un appello trasmesso alla radio nel Natale del 1944, l’avvocato Amato Mati esortava i maremmani ad [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Resistenza, quest’opposizione alla tirannide<br />
</em><em>e alla sua guerra, questo moto di liberazione,<br />
</em><em>è un ritrovamento della patria attraverso la difesa<br />
</em><em>dell’essenziale alla vita: la patria degli orpelli,<br />
</em><em>degli imperi, è cartapesta travolta, è falsità…<br />
</em><em>(Francesco Chioccon)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Con un appello trasmesso alla radio nel Natale del 1944, l’avvocato Amato Mati esortava i maremmani ad alzare la testa con coraggio e amor proprio dopo la tragedia della dittatura e la barbarie della guerra. <em>“Il maremmano sa volere, è forte, è lavoratore accanito, ha già fatto molto, si è rialzato e se ancora siamo nell’abisso ove la guerra e il fascismo ci hanno fatto precipitare, noi già saliamo”.</em> Così Mati, scansanese del Partito d’Azione, subentrato come prefetto ad Aster Festa, si presentava orgogliosamente<em>“a guidare la provincia, non a comandare la provincia, a guidare la provincia maremmana, a guidare i maremmani è uno dei vostri”.</em> Ricordava la perfetta sintonia con il Governo alleato e con il Comitato provinciale di Liberazione Nazionale, del quale avrebbe dovuto essere presidente, se non fosse giunta la nomina ai vertici della prefettura. Per affermare la comunanza d’intenti con il Comitato, Mati asseriva che <em>“in provincia di Grosseto il prefetto e il Comitato di Liberazione non si sono incontrati, come si incontravano prima, in Prefettura, ma presso il Comitato di Liberazione”. </em>Rievocando la religiosità che aveva animato la predicazione di David Lazzaretti e lo spirito del Natale <em>“giorno sacro all’amore e alla fratellanza”</em>, il prefetto stimolava i maremmani all’unione, alla pace e alla buona volontà: <em>“Opponiamo a chi crede ancora che l’Italia sia immorale, perché immorale era l’Italia fascista […] Popolo maremmano! In piedi! Ma questa volta per un’opera di bene e all’avanguardia del popolo italiano!<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a>”.<br />
</em>L’esortazione del “prefetto politico”, il suo energico appello alla ricostruzione, prima morale, poi materiale, giungeva 6 mesi dopo la Liberazione delle provincia, quando le risorte amministrazioni comunali provvedevano a rimuovere le macerie dai centri storici dei paesi devastati, a bonificare il territorio dagli ordigni bellici inesplosi, a ripristinare la viabilità e ad arrestare i fascisti repubblicani su ordine del Governo Alleato e del CPLN, anche per sottrarli all’ira della popolazione inferocita.<br />
Ma come era avvenuta la Liberazione di Grosseto? La nostra città fu la prima a essere raggiunta dagli alleati dopo la conquista di Roma. Una volta occupata la capitale, tra il 4 e il 5 di giugno del 1944, l’avanzata degli americani, inglesi e francesi, fu rapidissima: in soli 6 giorni le loro truppe raggiunsero l’alto viterbese e il sud della provincia di Grosseto, incalzando i tedeschi che non opposero resistenza fin quando non arrivarono in Toscana. A grandi linee l’inseguimento degli alleati avvenne su 3 direzioni: gli inglesi a est del lago di Bolsena, il Corpo di spedizione francese e l’americana Task Force “Ramey” verso la strada statale n. 74 e poi della Cassia, mentre a sud, lungo la costa, avanzava la 36° Divisione di fanteria “Texas”. Giunti al confine con la Toscana, i tedeschi si organizzarono percontrastare gli avversari con reparti della 90. Divisione Panzergrenadier, con la 20. Divisione da campo della Luftwaffe e con unità raccogliticce chiamate <em>Kampfgruppe</em>, cioè guastatori disposti a tutto. Proprio al confine fra Lazio e Toscana, in un territorio collinare caratterizzato dalla presenza di boschi vastissimi, si materializzò il peggiore incubo per le armate del Reich: pressati dagli alleati, alle loro spalle iniziò la guerriglia degli uomini della Banda Arancio Montauto. La banda, a seguito di un grande rastrellamento subìto il 20 maggio, si era divisa in vari reparti, pronti a occupare i centri abitati non appena si fosse presentata l’occasione. La Liberazione della Maremma a sud di Grosseto avvenne fra il 10 e il 14 giugno 1944. Nell’area collinare e alle pendici dell’Amiata l’attività partigiana fu intensissima, come rilevarono i tedeschi nei loro diari di guerra. Manciano, Sorano, Pitigliano furono i primi paesi di una certa consistenza a essere liberati. Pitigliano, probabilmente caso unico in Toscana, ottenne la libertà 3 giorni prima dell’arrivo degli alleati grazie ad un’azione dei partigiani di Pietro Casciani, che sbaragliarono i tedeschi appartenuti alla 20. Divisione della Luftwaffe. La battaglia di Pitigliano, unita alla Liberazione di Capalbio da parte della 36° Divisione di fanteria “Texas”, aprì un varco nel fronte di oltre 30 chilometri, così da permettere un’avanzata rapidissima degli alleati e uno spostamento dei tedeschi a est della linea del fronte, verso La Rotta, località nel comune di Pitigliano dove ebbe luogo lo scontro decisivo per liberare questa parte di Maremma. Poi i francesi e gli americani si diressero velocemente verso il Monte Amiata.</p>
<div id="attachment_379" style="width: 358px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Lapide-a-ricordo-del-bombardamento-del-26-aprile-del-1943.jpg"><img class="wp-image-379 " src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Lapide-a-ricordo-del-bombardamento-del-26-aprile-del-1943.jpg" alt="Lapide a ricordo del bombardamento del 26 aprile del 1943" width="348" height="261" /></a><p class="wp-caption-text">Lapide a ricordo del bombardamento del 26 aprile del 1943</p></div>
<p style="text-align: justify;">A sud, come si è detto, la 36° “Texas” aveva occupato Capalbio, dopo aver sopraffatto la 162. Divisione di fanteria turkmena, uno dei reparti più multietnici della Wehrmacht. Il fronte si spostò verso Magliano in Toscana, dove si combatté strada per strada. In quest’occasione si distinse lo Staff Sergent Homer L. Wise, che verrà insignito con la medaglia del Congresso, la massima onoreficenza militare USA. La sera del 14 giugno la fanteria “Texas” aveva raggiunto il fiume Ombrone. Predisposti i ponti di barche nella notte, all’alba del 15 giugno riprese l’avanzata verso il capoluogo maremmano<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.<br />
Intanto, proprio in quei giorni di Liberazione, cominciò in Toscana la “guerra ai civili”, cioé decine di singole uccisioni e massacri di massa eseguiti dai tedeschi con la partecipazione e la complicità dei “ragazzi di Salò”, che si verificarono anche nel territorio grossetano, perché Grosseto si trovava sulla <strong>linea della cosiddetta “ritirata aggressiva”.</strong> La dinamica e l’entità delle stragi è stata compiutamente studiata, per la nostra provincia, da Marco Grilli<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. La prima vittima dei tedeschi nei giorni della Liberazione fu, quasi certamente, il cittadino soranese Severino Orienti, di vent’anni, mitragliato alle 8.30 del mattino dell’11 giugno 1944 mentre si stava recando a fare rifornimento d’acqua presso una fonte. Qualche ora dopo Roccalbegna fu il teatro della prima strage di civili in Toscana, con 6 vittime e vari feriti<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. La scia di sangue sarebbe continuata con altri eventi, fra cui l’eccidio di San Leopoldo del 12 giugno, in prossimità di Grosseto, e quello di 83 minatori di Niccioleta e Castelnuovo Val di Cecina, crimine commesso il 13 e il 14 giugno 1944 dalle SS italo-tedesche.</p>
<p><strong>Grosseto: 15 Giugno 1944</strong><br />
E’ necessario un passo indietro, al 25 luglio del 1943, alla caduta di Mussolini, quando la notizia si diffuse rapidamente anche a Grosseto, provocando, come del resto ovunque, una gioia incontenibile nella popolazione. Anche in Maremma, infatti, il crollo della dittatura fu associato alla fine della guerra. Già il 26 luglio un gruppo di antifascisti si riunì in un negozio di Sale e Tabacchi presso Porta Vecchia, di proprietà di Bruno Carmignani, per organizzare una manifestazione. Si trattava di Antonio Meocci, Gastone Barbini, Rinaldo Ludovichi, Umberto Comi e Aristeo Banchi, cioè il comunista “Ganna”, che era tornato dall’esilio nel 1941 e aveva fondato un Comitato antifascista prima del 25 luglio<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>. Con bandiere tricolori il gruppo si recò presso la Questura, presidiata da militari in assetto di guerra. Dopo un alterco, gli antifascisti si diressero verso le carceri per dimostrare la loro solidarietà a Raffaello Bellucci, arrestato alla frontiera francese mentre rimpatriava<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>. Inizialmente vi furono delle difficoltà organizzative, che dipesero dall’isolamento degli antifascisti grossetani e dall’impossibilità di ricollegarsi ai partiti, di cui, per stessa ammissione di “Ganna”, si sapeva poco o nulla. Tuttavia, anche a causa della confusione che caratterizzò i 45 giorni del governo Badoglio, a Grosseto gli antifascisti poterono in qualche modo riorganizzarsi e contare sul sostegno di Angiolo Rossi, detto “Trueba”, antifascista di vecchia data e combattente in Spagna, ritornato dal confino. Così l’8 settembre del 1943, non appena circolò la notizia dell’armistizio, i nemici del regime si attivarono immediatamente. Il giorno successivo “Ganna”, Mazzoncini, Albo e Raffaello Bellucci, Gastone Barbini e Antonio Meocci, s’incontrarono nella villa di Mazzoncini in via Mazzini e ciclostilarono volantini inneggianti alla lotta senza quartiere contro il nazifascismo<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>.La loro attività fu interrotta da un bombardamento alleato, uno dei tanti che si erano abbattuti sulla città e che avevano provocato morte e distruzione, come quello del 26 aprile del 1943. Quel giorno, lunedì di Pasqua, come ha recentemente scritto Giacomo Pacini,<em>“Grosseto subì il suo primo bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale. Ne avrebbe subiti altri 18, ma questo sarà sempre ricordato per il tragico prezzo di vite civili che costò. Morirono infatti 134 grossetani, tra cui decine di bambini uccisi mentre stavano giocando sulle giostre di un Luna Park situato appena fuori Porta Vecchia. L’attacco, condotto da 48 fortezze volanti americane, colse del tutto di sorpresa la popolazione e in pochi riuscirono a trovare riparo nei rifugi anti-aerei. Sulla città vennero scaricate quasi 400 bombe da 300 libbre e circa 2000 bombe a frammentazione, le cosiddette cluster bombs…<a href="#_ftn8" name="_ftnref8"><strong>[8]</strong></a>”. </em></p>
<div id="attachment_383" style="width: 290px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Grosseto-Porta-Vecchia.jpg"><img class="size-full wp-image-383" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Grosseto-Porta-Vecchia.jpg" alt="Grosseto, Porta Vecchia" width="280" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Grosseto, Porta Vecchia</p></div>
<p style="text-align: justify;">A metà settembre Aristeo Banchi, Tullio Mazzoncini, Giuseppe Scopetani, Antono Meocci e i fratelli Albo e Raffaello Bellucci si riunirono clandestinamente presso la fattoria Mazzoncini di Campospillo (Magliano in Toscana) per dare vita al primo Comitato di Liberazione Nazionale (che avrebbe trasferito la sede a Castel del Piano) e a un Comitato Militare Provinciale per organizzare e coordinare la lotta armata, del quale si occuparono lo stesso “Ganna”, Ugo Pacini e “Trueba”. In questa occasione vide la luce anche la Federazione clandestina comunista grossetana.<br />
Intanto, dal 12 settembre, la provincia di Grosseto era stata occupata dai tedeschi e il colonnello Muller, capo delle Forze Armate Germaniche, assumeva l’incarico di responsabile esecutivo del territorio. Contemporaneamente si riorganizzava il Partito fascista repubblicano con l’arrivo, il 26 settembre, di Alceo Ercolani, pluridecorato maggiore dei bersaglieri ed ex federale del fascio di Treviso. Questi, originario di Bomarzo, in provincia di Viterbo, assumeva la carica di commissario straordinario del Partito fascista. Nominato prefetto il 22 ottobre, o meglio Capo della provincia, come era solito definirsi e firmarsi nei suoi bandi, accettò l’incarico il 25 e lo mantenne fino alla Liberazione. La sua designazione, con cui sostituiva Palmardita, avvenne dopo insistenti pressioni del comando tedesco, che nei propri rapporti definirà Ercolani “Gauleiter”, per sottolineare la perfetta sintonia fra le forze di occupazione germaniche e il prefetto che, fra l’altro, si rivelerà un irriducibile persecutore degli ebrei<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>. Riorganizzato il Partito fascista repubblicano, con la riapertura delle sezioni in tutti i comuni, dalla Maremma all’Amiata, la provincia venne a dipendere dal Comando tedesco di Livorno fino a dicembre, poi, da gennaio, dal MK 1043 di Viterbo. I fascisti si erano riorganizzati militarmente con la fondazione del 645° Comando della Guardia nazionale repubblicana e con 2 compagnie di Ordine pubblico, di stanza, rispettivamente, a Massa Marittima e Castel del Piano. Tale apparato repressivo permise di contrastare gli antifascisti e i partigiani che si stavano organizzando e infliggere loro anche gravi perdite. Nel novembre del 1943 la Guardia nazionale repubblicana di Grosseto arrestò a Campospillo, a seguito di una delazione del fattore di Mazzoncini, Tullio Mazzoncini e poi Giuseppe Scopetani, che in quel momento si trovava sfollato a Scansano. Invitato a presentarsi presso la caserma dei carabinieri, Scopetani, anziché fuggire, vi andò e venne arrestato. Affidati al Tribunale speciale, i 2 furono trasferiti, insieme ad Albo Bellucci – arrestato a Paganico – nelle carceri di Siena e successivamente in quelle di Parma. All’inizio del 1944 per i tre antifascisti si aprirono le porte del lager di Mauthausen. Solo Mazzoncini sopravvisse a quella disumana vicenda. Gli altri due morirono a Gusen nel 1945. Tutto il materiale del Comitato Militare di Campospillo, un ciclostile, la carta, le armi e altro, fu sequestrato dai fascisti<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>. Meocci, “Ganna” e Raffaello Bellucci riuscirono invece a evitare la cattura, prendendo ognuno direzioni diverse.</p>
<div id="attachment_386" style="width: 504px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/La-stazione-di-Grosseto-devastata-dai-bombardamenti-Foto-archivio-Isgrec.jpg"><img class=" wp-image-386" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/La-stazione-di-Grosseto-devastata-dai-bombardamenti-Foto-archivio-Isgrec-400x269.jpg" alt="La stazione di Grosseto devastata dai bombardamenti (Foto archivio Isgrec) " width="494" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">La stazione di Grosseto devastata dai bombardamenti (Foto archivio Isgrec)</p></div>
<p style="text-align: justify;">All’inizio di gennaio del 1944 il Comando Militare grossetano era finalmente riuscito a organizzare piccoli gruppi partigiani nel boschi limitrofi Grosseto. Come ha rilevato Luciana Rocchi, quella di Grosseto fu <em>“una Resistenza breve […]. Tanto breve il tempo della lotta armata, quanto lungo il cammino dell’antifascismo, erede di una tradizione democratica pre-fascista. I fasciscoli dei <strong>sovversivi </strong><strong>grossetani</strong> negli anni del regime documentano i percorsi dell’emigrazione politica, il confino, le presenze nella rete europea dell’antifascismo, tra Brigate internazionali in Spagna e Resistenze.<a href="#_ftn11" name="_ftnref11"><strong>[11]</strong></a>”</em>. I nuclei partigiani costituiti avevano lo scopo di difendere la città. Erano il gruppo di Magliano in Toscana, di Istia d’Ombrone (con “Trueba” Commissario politico), di Rosselle-Montorsaio e la formazione di Grosseto “Vittorio Alunno”, così chiamata dal nome di un antifascista maremmano, combattente nella Brigata Garibaldi, morto nel 1938 nella guerra civile spagnola. La “Alunno”, che aveva come zona d’impiego Grosseto e la pianura a ovest della città, era nata nel 1944 dalla fusione di un precedente Gruppo grossetano (fondato nel novembre del 1943), con i GAP guidati da Ugo Pacini. “Ganna” fu nominato Commissario politico e gli obiettivi del reparto furono la difesa dell’acquedotto e della centrale elettrica di San Martino da eventuali sabotaggi tedeschi<a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>.</p>
<div id="attachment_390" style="width: 447px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Il-Generale-Clark-comandante-della-V-armata-nelle-vicinanze-di-Grosseto-Foto-Archivio-ISGREC.jpg"><img class="wp-image-390" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Il-Generale-Clark-comandante-della-V-armata-nelle-vicinanze-di-Grosseto-Foto-Archivio-ISGREC-400x257.jpg" alt="Il Generale Clark ,comandante della V armata, nelle vicinanze di Grosseto (Foto Archivio ISGREC)" width="437" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Il Generale Clark ,comandante della V armata, nelle vicinanze di Grosseto (Foto Archivio ISGREC)</p></div>
<p style="text-align: justify;">La mattina del 15 giugno i partigiani, armati di moschetti e bombe a mano, attendevano l’arrivo degli alleati. I fascisti avevano abbandonato la città già da diversi giorni, non senza prima aver commesso varie ruberie. Così gli antifascisti occuparono la Prefettura, la Questura, la Casa del fascio e il Municipio. Poi il CLN ordinò lo schieramento dei combattenti in 3 diversi punti ritenuti strategici: a difesa dell’acquedotto, presso il campo sportivo di via Amiata e alla Cavallerizza per controllare Porta Vecchia. I partigiani avvistarono il grosso dei tedeschi che avanzava in direzione di Roselle, evitando di passare per la città, mentre un gruppo si dirigeva proprio verso Porta Vecchia. Qui avvenne la battaglia in cui si distinse la formazione garibaldina grossetana “Alunno”: <em>“Dopo uno scambio di colpi, i tedeschi superarono Porta Vecchia e dalla piazzetta del Mercato cercarono di risalire fino alla Cavallerizza, per imbottigliare i partigiani. In quel frangente Mario Vannuccini, che aveva una bomba, ebbe la prontezza di scagliarla all’ingresso della Cavallerizza, causando numerose perdite agli attaccanti e consentendo ai compagni di ritirarsi presso i bastioni del Teatro degli Industri<a href="#_ftn13" name="_ftnref13"><strong>[13]</strong></a>”.</em> Nello scontro avevano perso la vita 6 partigiani e 12 tedeschi. Poi le truppe del III Reich attraversarono Grosseto procedendo in direzione di Livorno. I partigiani uccisi furono: Renato Ginanneschi, Paolo Santucci, Luigi Falciani, Agostino Sergenti di Sinalunga, Giuseppe Cennini di Pomarance e Elvio Palazzoli che, catturato mentre arretrava verso il bastione delle carceri, fu immediatamente assassinato. Il corpo del ventiduenne Palazzoli venne gettato giù dalle mura per spregio<a href="#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a>. Al giovane partigiano è dedicata la Sezione ANPI di Grosseto. Recentemente a sua famiglia ha ricevuto una medaglia in argento coniata dal combattente Lucio Parigi. In occasione del Settantesimo della Liberazione è stata posta una lapide in onore dei partigiani uccisi presso Porta Vecchia.<br />
Dopo la conquista della libertà il CPLN nominò sindaco Lio Lenzi. Così, quando gli americani entrarono a Grosseto, la trovarono già con un governo organizzato. D’altra parte, ciò era avvenuto in varie località della provincia, come ha ricordato Francesco Chioccon: <em>“Gli Alleati, quando arrivano, trovano quasi ovunque l’ordine, trovano i governi locali funzionanti, il sindaco, il Comitato di Liberazione. Sindaco di Grosseto per designazione del CLN è Lio Lenzi, ed in prefettura, fuggiti i repubblichini, vi è già il commissario provinciale Aster Festa cui succederà poco dopo l’Avv. Amato Mati; in provincia, sempre dal CLN sarà insediato il nuovo presidente nella persona di Giovanni Magrassi; ed il Governo militare alleato riconosce l’autorità morale e politica e prende a collaborare con gli uomini della Resistenza<a href="#_ftn15" name="_ftnref15"><strong>[15]</strong></a>”.</em></p>
<div id="attachment_388" style="width: 298px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Il-partigiano-Elvio-Palazzoli-Foto-ANPI-E.-Palazzoli-Grosseto.jpg"><img class="size-medium wp-image-388" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Il-partigiano-Elvio-Palazzoli-Foto-ANPI-E.-Palazzoli-Grosseto-288x400.jpg" alt="Il partigiano Elvio Palazzoli (Foto ANPI E.Palazzoli Grosseto)" width="288" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Il partigiano Elvio Palazzoli (Foto ANPI E.Palazzoli Grosseto)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em>Alla fine di giugno del 1944 l’intera provincia era finalmente libera, anche grazie ai suoi 1302 partigiani, ai 1568 patrioti, ai suoi 166 caduti per la guerra di Liberazione, ai 154 morti in combattimento, ai tanti dispersi e a un numero imprecisato di feriti. Mi preme qui ricordare, in particolare, il sacrificio di Norma Parenti, di Delio Ricci, di Flavio Agresti, di Luigi “Gino” Canzanelli, del neozelandese <em>Lance Corporal</em> Roderick Douglas Lawrence e del capogruppo del “Reparto Lamone” Ugolino Lombardi.<br />
Così la Maremma si lasciava alle spalle la dittatura fascista e la guerra, orientandosi verso quella ricostruzione sollecitata da Amato Mati nel suo discorso di Natale. Il CPLN, il sindaco e la Giunta, nominata dal Comitato nel luglio del 1944 con un criterio di equilibrio nella scelta dei componenti e dei partiti politici di riferimento, approvarono un piano di ricostruzione civile e amministrativo della provincia che ebbe il pieno assenso dell’AMG, cioè del Governo Militare Alleato presieduto dal colonnello scozzese Hamilton. L’unica nota dolente, stigmatizzata senza indugio dal CPLN nel Verbale n. 50 del 16 ottobre 1944, necessaria senz’altro di un approfondimento, furono degli <em>“incidenti provocatori verificatesi la mattina del 15 corrente a seguito di atti vandalici compiuti da militari dell’arma dei cc”</em>. Il CPLN approvò un testo di protesta all’unanimità, da sottoporre al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, al Commissario Provinciale dell’AMG e <em>“presso l’Ecc. il Prefetto<a href="#_ftn16" name="_ftnref16"><strong>[16]</strong></a>”</em>.<br />
Si trattò tuttavia di episodi isolati, poiché il percorso della ricostruzione proseguì lineare, tanto che le elezioni amministrative del 10 marzo 1946 confermarono il buon operato del CPLN e del suo primo cittadino. Le consultazioni, a cui votarono per la prima volta anche le donne, videro infatti il trionfo dei partiti di sinistra, con la convalida a sindaco del comunista Lio Lenzi; così Grosseto si avviava a diventare la Kansas City di Luciano Bianciardi, una città <em>“aperta al vento e ai forestieri”</em>.</p>
<div id="attachment_392" style="width: 307px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Wise-L.-Homer.jpg"><img class="wp-image-392 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/Wise-L.-Homer-297x400.jpg" alt="Wise L. Homer" width="297" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Homer L.Wise, Sergente della Compagnia L, 142° Reggimento Fanteria 36a Divisione &#8220;Texas&#8221;, insignito di Medaglia d&#8217;Onore del Congresso (foto Giulietto Betti).</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli uomini della resistenza grossetana</strong><a href="#_ftn17" name="_ftnref17">[17]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Partigiani Combattenti<br />
</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comitato Militare di Grosseto<br />
</strong>Albo Bellucci, Aristeo Banchi, Ugo Pacini, Lorenzo Butelli, Corrado Matteini, Emanuele Matteini, Antonio Brancati, Alfonso Passamanti, Rino Ciattini, Alfiero Grazi, Attilio Sforzi, Alvaro Guidoni, Alvaro Minucci, Mario Becucci, Alcide Mignarri, Angiolino Soldateschi, Pietro Mario Magini.Nell’elenco ufficiale manca Angiolo Rossi “Trueba” che,tornato a Grosseto, entra in settembre nel Comitato Militare e partecipa alla lotta di Liberazione come antifascista di primo piano, come era sempre stato nel corso della sua esistenza<a href="#_ftn18" name="_ftnref18">[18]</a>. E’ lui, che fra l’altro, avrà l’incarico di collegarsi alle bande partigiane nel mancianese. Ciò è confermato da varie relazioni partigiane, prima di tutte quella del Reparto “Lamone” della Banda Arancio Montauto, che riferisce dei suoi contatti già dall’autunno del 1943.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Formazione “Vittorio Alunno”<br />
</strong>Agostino Sergenti, Giuseppe Cennini, Elvio Palazzoli, Alberto Tosi, Renato Ginanneschi, Paolo Santucci, Ircano Mechini, Luigi Falciani, Oscar Grotti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Distaccamento “Istia d’Ombrone”<br />
</strong>Augusto Cambi, Nestore Zamperini, Ugo Nuzzi, Giovanni Reginali, Ubaldo Della Salica, Benvenuto Tonini, Alberto Badini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Formazione “Rosselle-Montorsaio”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cesare Benocci, Liborio Masi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Banda “Monte Bottigli” Magliano in Toscana (Raggruppamento M. Amiata)<br />
</strong>Wladimiro Paganelli, Don Gioberto, Pietro Verdi, Settimio Biagi, Duilio Biagi, Otello Biagi, Mario Cipriani, Amorino Dottorini, Azeglio Benelli, Piero Pieri, Adelino Biagi, Bruno Bonaccorsi, Silio Monaci, Sinibaldo Biagi, Amedeo Zuffi, Pietro Zuffi, Renato Di Francesco. Non risulta nell’elenco il carabiniere Roberto Pellicci, fondatore del reparto assieme al comandante Wladimiro Paganucci. L’attività della “Monte Bottigli” si svolse principalmente fra Montiano, Montorgiali e Scansano, ma il 14 giugno, all’arrivo dei soldati americani, la formazione collaborò fornendo informazioni e indicando la strada verso il capoluogo provinciale. Alcuni partigiani si misero al seguito degli americani a bordo di un autocarro tedesco catturato, arrivando sino a Grosseto e oltre<a href="#_ftn19" name="_ftnref19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Patrioti</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comitato Militare di Grosseto<br />
</strong>Raffaello Bellucci, Antonio Meocci, Emilio Di Renzone, Luigi Bani, Gastone Barbini, Enrico Orlandini, Gino Lenzi, Lio Lenzi, Aster Festa, Ferdinando Paganelli, Luigi Verdi, Giuseppe Faralli, Livio Fontani, Domenico Chipa, Gino Giorgetti, Raffaello Cambi, Caterina Sellari in Meocci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Formazione “Vittorio Alunno”<br />
</strong>Ezio Baricci, Giuseppe Guidocci, Sofia Orlandini, Luigi Castelli, Ultimino Ripaldi, Giovanni Leprai, Aurelio Magi, Sestilio Vannozzi, Angelo Rossi fu Daniele, Adriano Pieraccini, Iginio Bennati, Luigi Degli Innocenti, Alvaro Gualandi, Libertario Carletti, Rinaldo Lodovichi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Distaccamento “Istia d’Ombrone”<br />
</strong>Osio Orlandini, Gino Alessandrini, Livio Volpi, Eligio Fommei, Amelio Babbini, Primo Del Canto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Formazione “Rosselle-Montorsaio”<br />
</strong>Ugo Zacchei, Damaso De Bono, Zeno Sallei, Georg Pidlisupy.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Banda “Monte Bottigli” Magliano in Toscana (Raggruppamento M. Amiata)<br />
</strong>Giuseppe Limandri, Fabio Costantini, Bruno Moschini, Vittorio Giorgetti, Gervasio Mannelli, Egisto Vagaggini, Frichugsdorff Gunter (“Gino”, l’unico sopravvissuto alla strage di Maiano Lavacchio del 22 marzo 1944), Chlofch Frurin, Sebastiano Turco, Ugo Sperlazzo, Egizio Configliacco, Andigo Gino, Pietro Tenerini, Primo Cicaloni, Argenido Guerri, Ado Tognarini, Adelino Tarassi, Amos Bonini, Ulisse Caselli, Quinto Fertani, Silvio Pielli, Celestino Alberti, Egidio Martellini, Ferruccio Ferretti, Rolando Grazioli, Sisto Benocci, Angiolino Moretti, Leo Galloni, Lorenzo Bartuccini, Emilio Moschini, Rolando Pieraccini, Delfo Consani, Virgilio Caselli, Raffaello Vittiello, Alberto Grazioli, Aristodemo Graziani.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Franco Dominici</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>Avv. Amato Mati, <em>Per l’Unità ed il Risorgimento dell’Italia, Discorso trasmesso dalla Radio il 25.12. 1944</em>, a cura del CPLN di Grosseto, Scansano, Tipografia degli Olmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Le notizie riguardanti il passaggio del fronte fra Lazio e Toscana sono riprese da: G. Betti-F.Dominici, <em>Banda Armata maremmana,</em> Effigi, Arcidosso 2014.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a>Si veda il sito www.straginazifasciste.it</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> F. Dominici, <em>La strage di Roccalbegna: 11 giugno 1944, </em>in Il Nuovo Corriere del tufo, “Pillole di Storia”, Ottobre 2016, pp. 3-5.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> AISGREC (Archivio Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea), ANPI I 1,23, N.C. Maccabruni, <em>Grosseto dal 25 luglio del 1943 al 15 giugno 1944</em>, pag. 3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> A. Banchi (Ganna), <em>Si va pel mondo. Il Partito comunista a Grosseto dalle origini al 1944, </em>a cura di Fausto Bucci e Roberto Bugiani. Collaborazione di Claudio Carboncini, Effigi, Arcidosso 2014 pag. 81.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> A. Banchi (Ganna), <em>Si va pel mondo. Il Partito comunista a Grosseto dalle origini al 1944</em>, cit., pag. 8.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> G. Pacini,<em>“La ricerca di Giacomo Pacini sul bombardamento del Lunedì di Pasqua del 1943” </em> in www. grossetocontemporanea.it.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Si veda L. Rocchi (a cura di), <em>La persecuzione degli ebrei in provincia di Grosseto 1943-1944,</em> Ed. Tipolito Vieri, Roccastrada 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Per le biografie dei 3 antifascisti grossetani si veda il sito www.cantieridellamemoria.it</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> L. Rocchi, <em>La liberazione di Grosseto, </em>in Toscana Novecento, Portale di Storia Contemporanea. Di Luciana Rocchi si veda anche il recente articolo su “Il Tirreno” del 15 giugno 2016, <em>“Grosseto liberata. Dagli archivi luce sulla storia”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> AISGREC, ANPI I 1,23, N.C. Maccabruni, <em>Grosseto dal 25 luglio</em>, cit., pag. 6.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a>A. Banchi (Ganna), <em>Si va pel mondo. Il Partito comunista a Grosseto dalle origini al 1944, </em>cit., pag. 97.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14" name="_ftn14">[14]</a><em>La provincia di Grosseto alla macchia. Atti e documenti delle formazioni partigiane e del Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale (1943-44)</em>, raccolti a cura del Comitato per le Celebrazioni del XX della Resistenza,<br />
Grosseto 1965, pp. 74-77.<br />
<a href="#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> F. Chioccon, <em>La Resistenza in Maremma,</em> Da Atti e Studi della Resistenza in Toscana, n. 6 Gennaio 1966, La nuova Italia Editrice, pag. 17.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> AISGREC, Busta 28, f. 1, Verbali del CPLN di Grosseto, n. 50 del 16 ottobre 1944.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17" name="_ftn17">[17]</a> Archivio del Comune di Sorano, b. Elenchi Partigiani, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Regionale Toscana per il riconoscimento della qualifica di Partigiano, Elenco n. 37, Partigiani riconosciuti dal 13 dicembre del 1946 al 17 marzo 1947.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18" name="_ftn18">[18]</a> I. Cansella, F. Cecchetti (a cura di), <em>Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola,</em> ISGREC, Quaderni 2, Effigi, Arcidosso, 2012, Allegato “Le Biografie”, pp. 402-403.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19" name="_ftn19">[19]</a> Archivio del Comune di Sorano, b. Elenchi partigiani, Ministero dell’Assistenza Posbellica, Commissione Regionale Toscana per il riconoscimento della qualifica di Partigiano, Elenco n. 15, dal 1° al 10 luglio 1946, foglio n. 15.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/la-liberazione-di-grosseto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista con la Storia</title>
		<link>https://www.nctufo.it/intervista-con-la-storia-ferrero-pizzinelli/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/intervista-con-la-storia-ferrero-pizzinelli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 15:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Dominici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=272</guid>
		<description><![CDATA[Qualcuno-non ricordo chi-mi disse che aveva piacere di incontrarmi. Avevo sentito parlare del Maestro Ferrero Pizzinelli, ma non lo conoscevo personalmente. Lo incontrai casualmente nel febbraio del 2014 in edicola, dove si recava con la sua Fiat Uno per acquistare i giornali. Mi fu presentato e ci accordammo per vederci qualche giorno dopo a casa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualcuno-non ricordo chi-mi disse che aveva piacere di incontrarmi. Avevo sentito parlare del Maestro Ferrero Pizzinelli, ma non lo conoscevo personalmente. Lo incontrai casualmente nel febbraio del 2014 in edicola, dove si recava con la sua Fiat Uno per acquistare i giornali. Mi fu presentato e ci accordammo per vederci qualche giorno dopo a casa sua. <a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/15877949_1214341928649381_1849478858_o.jpg"><img class=" size-medium wp-image-273 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/15877949_1214341928649381_1849478858_o-400x300.jpg" alt="15877949_1214341928649381_1849478858_o" width="400" height="300" /></a>Per l’occasione portai alcuni miei libri come dono, ma Ferrero li aveva già acquistati e letti tutti. Quel pomeriggio esaminammo una grande quantità di documenti sul ventennio e sulla Resistenza, parlammo delle origini del fascismo a Pitigliano, degli anni della guerra, della Resistenza e del dopoguerra, di cui fu protagonista e testimone. Ferrero ricordava con precisione la data di nascita della banda partigiana di Pitigliano, perché lui c’era il 10 ottobre del 1943, quando i fratelli Casciani e qualche altro coraggioso si riunirono in località Concelli per iniziare la Resistenza. Fu testimone, seppur a distanza, di un incontro (“un abboccamento”, diceva lui), avvenuto nel febbraio del 1944 a Poggio Strozzoni, fra il comandante partigiano Pietro Casciani e il segretario del Partito fascista repubblicano Angelo Azzi. Mi raccontò di quel delatore che, vestito sempre con la divisa tedesca, accompagnava i germanici nei rastrellamenti per le campagne di Pitigliano e Sorano. Gli era capitato più volte di incontrarlo, perché la sera passeggiava tranquillamente per San Francesco, con una sua fidanzata, proprio davanti casa sua. Conosceva benissimo Angelo Pini, detto “Il Tenentinu”, l’ufficiale della Guardia nazionale repubblicana che aveva ucciso partigiani e renitenti a Sorano e Pitigliano, prima di finire a sua volta sotto il piombo nemico. Il Maestro lo conosceva perché anni prima Pini era stato suo compagno di scuola a Grosseto.  Quel pomeriggio lo dedicammo in gran parte a ricostruire la dinamica del bombardamento di Pitigliano, al quale Ferrero aveva assistito da Pian di Conati, dal podere di Marino Di Nardo, un antifascista che ospitava renitenti, partigiani ed ebrei. Fu lì che il Maestro, renitente alla leva perché della classe 1921, sentì il crepitio di una mitragliatrice, che sparò in direzione degli aerei americani, poco prima che questi tornassero indietro per sganciare gli ordigni micidiali sul paese inerme. Mostrai al Maestro dei documenti che lo riguardavano personalmente, perché Ferrero era stato membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Pitigliano per il Partito d’Azione subito dopo la guerra e riconosciuto poi come Patriota del VII Raggruppamento Bande settore B del Monte Amiata, per il periodo compreso dal I° gennaio al 20 luglio 1944. Quando mi congedai da lui, ebbi la sensazione di aver passato più di quattro ore con la Storia, di aver dialogato con un uomo umile e nel contempo eccezionale, con quegli occhi vivi e intelligenti, con una memoria singolare, che rivelava una profonda adesione e un grande sentimento per il proprio tempo e la comunità di Pitigliano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/15878142_1214340035316237_697776576_o.jpg"><img class=" size-medium wp-image-277 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/01/15878142_1214340035316237_697776576_o-400x300.jpg" alt="15878142_1214340035316237_697776576_o" width="400" height="300" /></a>Ci siamo ritrovati altre volte da allora, a ragionare sugli ebrei e la loro storia, sul Regio ispettore onorario per i monumenti e gli scavi prof. Evandro Baldini, sulle innovazioni nel nostro territorio fra Otto e Novecento, dalla luce elettrica al fallimento del progetto di una linea ferroviaria, (che considerava una grande occasione perduta) e infine sugli anti- fascisti pitiglianesi. Qualche volta ricordava il suo lavoro di maestro elementare e l’insegnamento in piccoli paesi lontani da Pitigliano, che raggiungeva in bicicletta. Un pomeriggio sfogliammo un libro di scuola del ventennio e ridemmo, consapevoli però, dei danni di quella “didattica”.<br />
Quando mi congedai da lui l’ultima volta, mi fece dono di alcuni documenti e finimmo per parlare degli impianti geotermici e dei rischi per il nostro territorio. “Oggi – mi disse – per come siamo messi, da noi sarebbe un danno anche la costruzione della linea ferroviaria”.<br />
Il Maestro Ferrero Pizzinelli ci ha lasciato il 4 settembre 2015, all’età di novantaquattro anni. In molti l’hanno ricordato, specialmente i suoi studenti.<br />
Mi ritengo fortunato per averlo conosciuto e per essere stato, seppur per poco, anche io un suo allievo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/intervista-con-la-storia-ferrero-pizzinelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Battaglia di Pitigliano: 10-11 Giugno 1944</title>
		<link>https://www.nctufo.it/la-battaglia-di-pitigliano-10-11-giugno-1944/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/la-battaglia-di-pitigliano-10-11-giugno-1944/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2016 10:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
		<category><![CDATA[Partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=231</guid>
		<description><![CDATA[“Il miglior riconoscimento della gloria di un reparto è dato dal nemico” (Arancio Sante) L’11 giugno 1944 un improvvisato Comitato di Liberazione Nazionale pubblicò un manifesto che annunciava la liberazione della “Piccola Gerusalemme”: “Pitiglianesi! –esordiva lo scritto- Da oggi finalmente liberi dal giogo che per cinque lustri ha sistematicamente demolito le spirituali e materiali conquiste [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Il miglior riconoscimento della gloria di un reparto è dato dal nemico” </em>(Arancio Sante)</p>
<p>L’11 giugno 1944 un improvvisato Comitato di Liberazione Nazionale pubblicò un manifesto che annunciava la liberazione della “Piccola Gerusalemme”: <em>“Pitiglianesi!</em> –esordiva lo scritto- <em>Da oggi finalmente liberi dal giogo che per cinque lustri ha sistematicamente demolito le spirituali e materiali conquiste dei nostri avi, per il bene dei sopravvissuti dobbiamo nuovamente affratellarci per ricominciare dalle fondamenta l’edificio della libera Italia. Il lutto che si è abbattuto sul nostro popolo forte e laborioso, sciagura che mai potremo e dovremo dimenticare, sia da sprone al sentimento di fraterna solidarietà che occorre agli uomini per iniziare l’opera di ricostruzione. In tale solidarietà attendiamo tranquillamente che gli Italiani degni di farlo possano giudicare i malvagi che la Patria condussero a tale rovina.<br />
</em><em>Lavoriamo concordi per il domani che Dio ci riserva e sia lungi da noi ogni sentimento d’inconsulta rappresaglia, perché non i singoli, spinti magari da malvagio personalismo devono giudicare i colpevoli, bensì gli uomini come noi liberi e onesti di cui l’Italia è orgogliosamente ricca, con l’aiuto delle libere Leggi che della Patria furono vanto indiscusso nei secoli. Ne sono garanti i sottoscritti in unione a coloro che ora giungono”. </em>Il manifesto era firmato da Pietro Casciani, Luigi Becherini, Mario Barone, Luigi Brigida, Angelo Bennati, Pietro Bocini, Gennaro Fortunati, Augusto Fortunati e Silvestro Casciani. Ma che era successo nei giorni precedenti? Qualcosa si evince già dalla lettura dello straordinario documento che abbiamo riportato nella sua interezza, quando gli autori si riferiscono al <em>“lutto che si è abbattutto sul nostro popolo…”</em>. Quattro giorni prima, infatti, nel tardo pomeriggio del 7 giugno 1944, diciotto B 25 <em>Mitchell</em> del 428th <em>Bomber Squadron</em>, <em>310th Bomber Group</em> degli Stati Uniti, guidati dal capitano Harry R. Boswell, sorvolarono la cittadina con l’obiettivo di distruggere il ponte sul torrente Meleta, peraltro già reso inutilizzabile da precedenti azioni di sabotaggio. Gli americani sganciarono 48 ordigni da 500 libbre, alcuni dei quali, almeno 8 secondo vari testimoni, colpirono per errore il cuore di Pitigliano, provocando 80 morti e una ventina di feriti.</p>
<p>Nel successivo rapporto, gli equipaggi riferirono di vari ordigni che <em>“si snocciolano”</em> sulla città, mentre esclusero qualsiasi contraerea: <em>“No flake”</em> recita la relazione americana, cioè nessuna contraerea, appunto <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Erano le 18,36 quando le bombe stritolarono il <em>“salotto bono”</em>, cioè la piazza principale di Pitigliano, dove si trovava l’edificio del Monte dei Paschi di Siena e quello del Consorzio Agrario. Qualche ora dopo, un gruppo di partigiani guidati da Pietro Casciani, comandante del Reparto Lupi, entrarono in paese dalla porta di Capisotto. Lo scenario che apparve ai loro occhi era apocalittico: nella piazza principale cumuli di macerie e polvere ovunque e sopra le macerie pochi volenterosi, fra i quali Don Gennaro Fortunati, che scavavano per soccorrere i vivi ed estrarre i corpi di decine di esseri umani dilaniati.</p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/33-Piti-con-resti-bombardamento.jpg"><img class=" size-medium wp-image-240 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/33-Piti-con-resti-bombardamento-332x400.jpg" alt="33-piti-con-resti-bombardamento" width="332" height="400" /></a></p>
<p>Ma chi erano quei partigiani e perché si trovavano nelle vicinanze di Pitigliano in quei primi giorni di giugno? Comandato dai fratelli pitiglianesi Pietro e Silvestro Casciani, il Reparto Lupi era nato nella prima decade di ottobre del 1943 nella zona di Concelli <a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. A dicembre i partigiani si erano stabiliti a Montauto di Manciano, presso l’accampamento del capitano Arancio, il fondatore della prima banda della Maremma tosco-laziale. Il Reparto Lupi, pur appartenendo alla <em>“Montauto”</em> era un gruppo autonomo, come il Reparto Lamone, comandato dall’ischiano Domenico Federici <a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. Nei nove mesi di occupazione nazifascista i partigiani di Pitigliano si resero protagonisti di varie azioni: attentati a gerarchi repubblichini, imboscate a colonne tedesche con uccisione di nemici, atti di sabotaggio, distruzione di ponti e danneggiamento di strade, attacchi al paese di Pitigliano e vari altri colpi di mano. Da Montauto, Casciani e i suoi uomini si spostavano continuamente, anche se le macchie del mancianese furono sempre, per ogni evenienza, il loro rifugio più sicuro. Tutto ciò almeno fino al 20 maggio del 1944, quando centinaia di nazifascisti sferrarono un attacco ben pianificaro al nucleo centrale dei combattenti di Monte Maggiore-Montauto. Per timore di aggressioni partigiane, nell’imminenza del passaggio del fronte, i tedeschi vollero “ripulire” quella zona, così da evitare di trovarsi fra due fuochi: gli alleati che avanzavano da sud e i partigiani alle spalle. Così giunsero in Maremma reparti teutonici già addestarti alla lotta alle bande in Umbria e comandati dal capitano Volker Seifert. Alle ore 5,30 del mattino di quel 20 maggio i tedeschi, accompagnati da una spia, catturarono il partigiano Delio Ricci di Montefiascone al fontanile del Tafone e lo impiccarono dopo terribili torture. Ricci, anche se interrogato, non parlò e morì al grido di “W l’Italia”. E’ medaglia d’oro al Valor Militare della <em>“Montauto”</em>. Poi i tedeschi e i fascisti attaccarono la base partigiana a colpi di cannone, provocando l’abbandono del campo da parte dei combattenti che, lasciata la zona, si avvicinarono ai loro paesi d’origine per agire al momento dell’arrivo degli alleati.</p>
<p>Così verso la fine di maggio del 1944 Pietro Casciani e i suoi uomini erano nei dintorni di Pitigliano e il 2 giugno s’incontrarono, in base a precedenti accordi, ai Pianetti di Sovana con il comandante dei partigiani soranesi Mario Salera e il tenente dei reali carabinieri di Pitigliano Luigi Brigida <a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Secondo relazioni partigiane presentate dopo la guerra, il tenente Brigida mise a disposizione dei partigiani le armi automatiche della caserma e anche la propria autovettura per il trasporto di queste a Sorano, che fu effettuato dal carabiniere Francesco Zazza. Qualche giorno dopo anche i partigiani del “Tenente Antonio”, che operarono per la Liberazione del Comune di Manciano, recuperarono le armi lanciate dagli alleati a Baccinello di Scansano <a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>. Nell’imminenza del passaggio del fronte, i combattenti erano dunque armati e pronti ad agire, compresi quelli che si erano “sbandati” dopo il rastrellamento del 20 maggio e che si trovavano quasi tutti nella zona di Capalbio.</p>
<p>In quei primi giorni di giugno, dopo la Liberazione di Roma, avvenuta il 4, l’avanzata degli alleati procedette velocissima verso la Toscana e i tedeschi si ritiravano spediti alla ricerca di luoghi adeguati per opporre resistenza. Non potevano immaginare che si sarebbe verificato il peggio, cioè che si sarebbero trovati fra due fuochi proprio al loro ingresso in Toscana.</p>
<p>Fu in questo contesto di passaggio del fronte che avvenne il bombardamento del 7 giugno e il successivo ingresso dei partigiani nella cittadina. In tarda serata, infatti, Pietro Casciani, Silvestro Casciani <a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> (medaglia di bronzo al Valor Militare), Elio Lupi (Croce al merito di guerra), Alberto Allegrini, Prospetto Capponi, Aldo Magrini, i russi Ciurka e Costantin e altri entrarono nella Piccola Gerusalemme devastata e arrestarono i pochi tedeschi rimasti presso il deposito degli autobus, trasformato già da tempo in una sorta di salumificio <a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>.</p>
<div id="attachment_245" style="width: 275px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/Pietro-Casciani.jpg"><img class="size-medium wp-image-245" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/Pietro-Casciani-265x400.jpg" alt="Piertro Casciani" width="265" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Piertro Casciani</p></div>
<p>Intanto il fronte aveva raggiunto l’alto viterbese, dove i partigiani si erano incontrati con i reparti francesi e americani, che combatterono in piena Selva del Lamone e poi raggiunsero le polverose strade della Toscana. In questo situazione, il 10 giugno del 1944, avvenne la battaglia di Pitigliano. Quel giorno una colonna di soldati ciclisti della 20. <em>Luftwaffe-Feld-Division</em>, preceduti da alcuni mezzi ruotati, salivano la ripida via che conduce al paese, quando vennero attaccati dai partigiani. Alcuni fuggirono in direzione di Sorano e fu allora che gli uomini di Casciani catturarono un cannone da 88 mm che era rimasto incastrato nel ponte del Prochio, precedentemente danneggiato. Nella relazione del Tenente Antonio Lucchini, a pagina 6, si legge che <em>“Dopo una violenta battaglia durata 26 ore i nemici venivano messi in fuga, ciò che permise agli alleati una veloce avanzata di 25 Km senza incontrare alcuna resistenza. Durante l’azione i partigiani ebbero due feriti e un altro ferito si ebbe tra la popolazione civile. Le perdite tedesche ammontarono a 25 morti (tra i quali un capitano), diversi feriti (che riuscirono a fuggire con le truppe in ritirata) e 22 prigionieri </em><a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a><em>”.</em> Alla battaglia di Pitigliano avevano partecipato anche alcuni carabinieri della locale caserma, fra cui si distinse il milite Francesco Zazza e anche altri pitiglianesi, come Vincenzo Paris, ricordato come eccellente nell’uso della mitragliatrice.</p>
<p>La notizia di quanto accaduto a Pitigliano giunse subito agli alti comandi tedeschi e, come era ovvio, si scatenò il panico. Il 12 giugno 1944 il XIV Panzer-Korps cominicava al Gruppe del Generalleutnant Hellmuth Pfeiffer, che comandava la 65. Infanterie-Division, quanto segue: <em>“Fra la 162. Infanterie-Division e la 20. Luftwaffw-Feld-Division l’attività delle bande è molto forte. Il nemico è riuscito, grazie a partigiani che li hanno guidati attraverso le montagne, con forze corazzate e fanteria ad avanzare da sud via Monte Cavallo a Manciano, e verso nord est a Pitigliano. Questo posto è quello in cui quasi tutta la popolazione ha partecipato alla lotta contro le nostre truppe ed era già prima dell’arrivo del nemico nelle mani di un forte gruppo partigiano. Prima di Pitigliano a nord-est, il nemico ha raggiunto il fianco della 20.Luftwaffe-Feld-Division mentre a sud-ovest dalla Selva del Lamone, attaccando l’ala destra della 20. Luftwaffe-Feld-Division, ha ripreso S.Quirico </em><a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a><em>”.</em> Praticamente, mentre fra il 10 e l’11 giugno gli americani della <em>36° Divisione di Fanteria “Texas”</em> liberavano Capalbio dalla <em>162. Infanterie-Division Turkmena</em>, i partigiani di Casciani sbaragliavano i ciclisti della <em>20 Divisione da campo della Luftwaffe</em>, aprendo così una falla nel fronte, peraltro fluido, di 35 Km, grazie alla quale gli americani arrivarono a Manciano, il giorno 12, senza bisogno di sparare un colpo. L’attacco del Reparto Lupi costrinse i tedeschi a ripiegare verso La Rotta-S.Quirico, dove, il giorno 13, si affrontarono il <em>40. Reggimento Jaeger della Luftwaffe</em>, composto da 500 uomini, e il <em>4° Reggimento Tunisino</em>. Proprio in quella zona, presso la frazione del Casone, alcuni partigiani di Onano erano giunti a dar man forte ai combattenti di Pitigliano, secondo gli accordi presi fra il Comitato di Liberazione onanese e il nucleo centrale della Banda Arancio <a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>.</p>
<div id="attachment_247" style="width: 301px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/Silvestro-Casciani-con-la-famiglia-nel-1944.jpg"><img class="size-medium wp-image-247" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/Silvestro-Casciani-con-la-famiglia-nel-1944-291x400.jpg" alt="Silvestro Casciani con la famiglia" width="291" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Silvestro Casciani con la famiglia</p></div>
<p>I tedeschi, però, non si diedero per vinti e tentarono un contrattacco su Pitigliano nella notte fra il 10 e l’11 giugno, adoperando le forze che avevano a disposizione, appartenenti alla <em>90. Panzer-Grenadier-Division</em>. Nei documenti tedeschi si legge che:<em> “Un gruppo reggimentale della 90.Panzer-Grenadier-Division ha effettuato, dalla zona a sud-ovest di Onano, un contrattacco su Pitigliano per cercare di riportare sulla vecchia linea di combattimento il fianco destro della 20. Luftwaffe-Feld-Division”</em>. E il giorno dopo i tedeschi constatavano che<em> “Pitigliano è stata occupata da un forte gruppo di partigiani. L’attività delle bande in questa zona è molto forte, tanto che ufficiali d’ordinanza e veicoli singoli cadono quasi sempre nelle mani dei partigiani. Una forza nemica, con circa 20 carri armati, probabilmente guidata da partigiani italiani attraverso i monti a sud di Manciano, ha raggiunto Pitigliano e colpisce il fianco profondo della 20. Luftwaffe-Feld-Division… </em><a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a><em>”. </em>Malgrado il contrattacco tedesco con mezzi corazzati dalla parte di Sorano, i partigiani mantennero il paese nelle loro mani e reagirono sparando anche con il cannone da 88 mm precedentemente catturato. Dopo quella notte i tedeschi non si fecero più vivi.</p>
<p>Il 12-13 giugno giunsero le avanguardie degli alleati, ma in prossimità del fiume Meleta si verificò un incidente, per fortuna destinato a non avere conseguenze irreparabili: una jeep francese in perlustrazione, scambiata per un mezzo tedesco, fu attaccata dai partigiani, che ferirono e catturarono un giovane militare, mentre gli altri a bordo tornarono repentinamente indietro ad avvisare i loro commilitoni, che stavano giungendo con i loro pesanti mezzi corazzati. Quando i partigiani compresero l’errore condussero il soldato francese, un sergente di nome Gabriel, in ospedale per le cure del caso. Il sergente scrisse un biglietto in francese che fu recapitato da un patriota in bicicletta agli alleati, che vennero così rassicurati. Verso le 16 del 13 giugno gli americani della <em>Task Force</em> del colonnello Ramey <a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>, che apparteneva al IV Corpo d’Armata USA, e i francesi del CEF raggiunsero Pitigliano, che così si lasciava definitivamente alle spalle la guerra e il ventennio fascista <a href="#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a>. Il 12 giugno <em>“la resistenza tedesca si irrigidì […]. La 3° Divisione Francese Algerina venne contrattaccata nella zona di Latera-Monte S. Magno […] a sinistra, una Task Force, detta Ramey, operava sull’asse Farnese-Pitigliano-Montebuono. Questa unità si trovava a un Km da Pitigliano… Il 13 giugno, la 20 Lf. Div. […] contrattacava la 3° D.F.A che respinse l’attacco e, a sera, tagliava la SS. 74 a Bagni Termali, circa 3,5 Km nord-est da Pitigliano e verso Poggio Pinzo. Pitigliano e Manciano erano, intanto, stati conquistati dal IV Corpo d’Armata. Essi sono i primi paesi toscani di una certa consistenza, a essere liberati dagli alleati </em><a href="#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a><em>”</em>.</p>
<p>Riassumendo, gli americani della <em>Task Force Ramey</em> erano stati condotti, fra il 10 e l’11 giugno, dai partigiani lungo la strada, fra l’altro minata dai pionieri tedeschi, presso le rovine di Castro, in prossimità della Selva del Lamone, sbucando a destra dello schieramento tedesco. Gli alleati liberarono facilmente Manciano il giorno 12 e si incontrarono con il “Tenente Antonio” che aveva combattuto presso Montemerano e Saturnia. Poi la <em>Ramey</em> raggiunse Pitigliano il giorno 13 e la trovò già liberata dai partigiani. Come si è detto, la “Battaglia di Pitigliano”, assieme alla liberazione di Capalbio, aprì un varco nello schieramento tedesco di 35 Km e creò nei germanici forti preoccupazioni, riscontrabili in cio che essi scrissero nei loro diari, cioè che <em>“i soldati alleati, guidati dai partigiani pratici dei luoghi, sono riusciti ovunque ad aggirare i deboli reparti di retroguardia e ad eliminarli”.</em></p>
<p>Per la conquista di Pitigliano Pietro Casciani venne insignito della medaglia d’argento al Valor Militare. Casciani, che era stato istruttore premilitare fascista prima della guerra, aveva partecipato al conflitto dal 1939 al 1943 con il grado di sergente autiere <a href="#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a>, era partito in jeep da Caltanisetta, dove si trovava alla data dell’8 settembre, per raggiungere Roma. Dalla capitale <em>“mio padre venne a casa, a Pitigliano, a piedi e ricordo che quando arrivò, aveva addosso soltanto le mutande e le scarpe. Ricordo che mia nonna, conosciuta la cosa corse a portargli dei panni in campagna e poi il giorno dopo andammo a trovarlo anche noi figli. Anche il segretario politico del fascio, Guido Corsi, venne a sapere che mio padre era tornato e allora lo mandò a chiamare, anche perché si conoscevano, anzi erano proprio amici. Infatti prima della guerra mio padre era stato fascista, come tutti del resto, ma lui era stato anche istruttore premilitare per i giovani fascisti… </em><a href="#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a><em>”. </em>Alle insistenze dei repubblichini che lo volevano dalla loro parte, Pietro rispose scegòiendo la lotta partigiana, nonostante avesse moglie e tre figli piccoli <a href="#_ftn17" name="_ftnref17">[17]</a> e con lui anche il fratello Silvestro e gli altri del Reparto Lupi.</p>
<p>Dopo il passaggio del fronte non furono fatte violenze ai fascisti: <em>“Dopo la liberazione mio padre, anche dietro consiglio di Don Gennaro, diede ordine di non far male a nessuno, di non toccare nessuno per carità. L’unico che fu picchiato fu l’amministratore del marchese Ciacci, quel famoso Cavallari […]. Nel 1945 o 1946 mio padre fu decorato di medaglia d’argento al Valor Militare, anzi gliene diedero due, una con ancora lo stemma dei Savoia, l’altra, tempo dopo, con quello della Repubblica. Così quella Regia ce l’ho io, mentre l’altra l’ha mia sorella </em><a href="#_ftn18" name="_ftnref18">[18]</a><em>”</em>.</p>
<p>Pietro Casciani, che dopo la guerra aveva ripreso a fare il meccanico, si dedicava anche a disinnescare le bombe di aereo per recuperare la polvere da usare nelle cave locali. Il 6 agosto 1947 morì in località Valle Vergara, per l’esplosione di un ordigno bellico che cercava di disattivare. Di lui il comandante Arancio scrisse: <em>“Non ci sono parole per elogiare l’opera patriottica svolta da Casciani a puro e semplice fine nazionale. Per il suo eroico comportamento, per l’abilità dimostrata nell’attacco di Pitigliano, se è doverosa la conferma del grado commessogli sin dall’inizio della lotta partigiana, è certo meritevole di una ricompensa al valor militare, che premi nel modo più luminoso il valore di quest’uomo d’azione </em><a href="#_ftn19" name="_ftnref19">[19]</a><em>”.</em></p>
<div id="attachment_243" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/REPARTO-LUPI-DI-PITIGLIANO.jpg"><img class="wp-image-243 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2016/12/REPARTO-LUPI-DI-PITIGLIANO-400x283.jpg" alt="reparto-lupi-di-pitigliano" width="400" height="283" /></a><p class="wp-caption-text">Reparto &#8220;Lupi&#8221; Pitigliano</p></div>
<p><strong>Formazione Partigiana di Pitigliano<br />
</strong>Reparto “Lupi”</p>
<p>GRUPPO FUGGIASCHI ALLA MACCHIA</p>
<p>Pietro Casciani (Comandante), Silvestro Casciani (Vice-comandante), Alberto Allegrini, Umberto Calò, Michele Braca, Remo Del Convito, Ermanno Desideri, Giovanni Franceschi, Settimio Franceschi, Elio Lupi, Nello Lupi, Serafino Lupi (morto a Montauto per incidente il 28 marzo 1944), Prospetto Capponi, Aldo Magrini, Santi Mancini, Angelo Palombi, Francesco Pasqualini, Elio Pepi, Bruno Zacchei, Antonio Zaganella, Elio Desideri, Giuseppe Francardi, Giovanni Forti, Felice Benci.</p>
<p>GRUPPO DEGLI AGGREGATI</p>
<p>Antonio Antichi, Assuero Bardani, Mario Bernardini, Renato Bindi, Giovanni Busi, O. Caporali, Eugenio Ceccolungo, Alberto Denci, Giovanni Drovandini, Dino Franceschi, Pietro Gervasi, Rodolfo Mambrini, Umberto Mambrini, Giovanni Marrani, Vincenzo Massieri, Vitaliano Mazzoni, Amedeo Micci, Spartaco Nasini, Emilio Pepi, Elvezio Savelli, Giuseppe Savelli, Ivo Savelli, Sesto Sestegiani, Ubaldo Sovani, Quinto Stefanelli</p>
<p>PATRIOTI</p>
<p>Ferrero Pizzinelli, Fernando Franci, Giocondo Carletti, Augusto Fortunati, Silvio Cioni, Guido Mengoni, Vincenzo Paris, Casciani Giovan Battista, Dott. Bruno Bognomini</p>
<p>REALI CARABINIERI DELLA STAZIONE DI PITIGLIANO (dalla Relazione di Sante Arancio del 1946)</p>
<p>Tenente Luigi Brigida (Tenente), Salvatore Vidili (Maresciallo Maggiore), Vito Vangelisti, Emanuele Tagliavini, Giovanni Manfré, Francesco Zazza</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Franco Dominici</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> NARA (National Archives and Records Administration), Whashington, RG 18.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> I due Reparti agirono insieme in più di un’occasione, specie nelle azioni di sabotaggio di ponti e strade fra i comuni di Ischia di Castro e quelli di Pitigliano e Manciano.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Si veda F. Dominici, <em>Cent’anni di Storia. Sorano 1860-1960, </em>Stampa Alternativa, Roma 2001, pag. 169. Al convegno del 2 giugno fu presente il partigiano Corrias, per conto della “Montauto”.</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> G. Betti-F. Dominici, <em>Banda Armata Maremmana. La Resistenza, la guerra e la persecuzione degli ebrei a sud di Grosseto,</em> Effigi, Arcidosso 2014, pag. 152.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Si dovette a Silvestro Casciani il collegamento fra i partigiani di Pitigliano e quelli di Montauto, grazie a un incontro avvenuto a metà ottobre del 1943.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Numerosi furono i furti di bestie suine operate da soldati teutonici nella zona fra Pitigliano e Sorano, come emerge da vari documenti fascisti. Si veda<em> Il Comune di Sorano nella guerra di Liberazione, </em>Effigi, Arcidosso 2013, pp. 24-26.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Relazione del Raggruppamento Monte Amiata VII Gruppo Bande settore B, pag. 6. Testimonianza del “Tenente Antonio” raccolta da Giulietto Betti il 20 marzo 1987. Secondo varie testimonianze il numero dei morti fu inferiore, ma i prigionieri furono almeno una quarantina.</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> NARA (National Archives and Records Administration), Whashington, KTB n. 4 AOK 14, microfilm T 312, roll 491.</p>
<p>[10] Relazione della Banda Arancio Montauto, pag. 131. Il giorno 9 giugno era morto in combattimento il partigiano di Onano Rolando Mochi, in località Orticaia, presso il Casone, dove furono rinvenuti anche i corpi di soldati tedeschi uccisi dai combattenti del viterbese.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10"></a><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> NARA (National Archives and Records Administration), Whashington, KTB n. 4 AOK 14, microfilm T 312, roll 491.</p>
<p><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> Il colonnello Ramey comandava il 361° Reggimento di fanteria della 91° Divisione di Fanteria Usa. Oltre alla fanteria, la sua Task Force era dotata di artiglieria, carri armati e mezzi da ricognizione.</p>
<p><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> G. Betti-F. Dominici, <em>Banda Armata Maremmana, </em>cit., pp. 175-176.</p>
<p><a href="#_ftnref14" name="_ftn14">[14]</a> Claudio Biscarini, <em>1944: I francesi e la liberazione di Siena</em>, Nuova Immagine Editrice, Siena 1992, pp. 32-33; Si veda anche: <em>Le C.E.F. en Italie 1943-1944</em>, pag. 174.</p>
<p><a href="#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> AISGREC (Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea), Fondo ANPI, II, 4, f. 116, Casciani Pietr.</p>
<p><a href="#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> Testimonianza di Mario Casciani, figlio di Pietro, raccolta in data 17 febbraio 2000 da Giulietto Betti, pag. 1.</p>
<p><a href="#_ftnref17" name="_ftn17">[17]</a> Pietro Casciani era sposato con Lidia Francardi e i figli erano Mario, della classe 1932, Benito ed Edda, di coppia, del 1938.</p>
<p><a href="#_ftnref18" name="_ftn18">[18]</a> Testimonianza di Mario Casciani, cit., pag. 5.</p>
<p><a href="#_ftnref19" name="_ftn19">[19]</a> Relazione della Banda Arancio Montauto, cit. pag. 34.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/la-battaglia-di-pitigliano-10-11-giugno-1944/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
