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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; Nicola Tisi</title>
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	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
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		<title>Evoluzione dei videogiochi dagli anni quaranta ad oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 10:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Tisi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli anni il mondo dei videogiochi ha subito grandi cambiamenti, vediamo insieme l’evoluzione di questo fantastico universo così vasto e importante. Un tempo i videogiochi venivano visti solo come un passatempo per i più piccoli, oggi invece vengono considerati come una nuova forma d’arte e rappresentano una grossa fetta dell’industria dell’intrattenimento che appassiona [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="  wp-image-3534 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2022/11/videogiochi_12.png" alt="videogiochi_12" width="626" height="375" /></p>
<p>Nel corso degli anni il mondo dei videogiochi ha subito grandi cambiamenti, vediamo insieme l’evoluzione di questo fantastico universo così vasto e importante.</p>
<p>Un tempo i videogiochi venivano visti solo come un passatempo per i più piccoli, oggi invece vengono considerati come una nuova forma d’arte e rappresentano una grossa fetta dell’industria dell’intrattenimento che appassiona non solo bambini e ragazzi ma persone di ogni età.</p>
<p><strong>ANNI QUARANTA E CINQUANTA<br />
</strong>Nel 1947 <strong>Thomas T. Goldsmith Jr.</strong> e <strong>Estle Ray Mann</strong> depositarono il brevetto ufficiale presso l’ufficio brevetti americano dando vita così al primo videogioco della storia. Lo scopo del gioco era quello di colpire un bersaglio con un missile ruotando delle manopole in modo da dargli la direzione voluta e successivamente premere un pulsante per simularne l’esplosione. A causa dei costi eccessivi di produzione il progetto venne abbandonato così il primo videogioco non superò mai la fase dei test preliminari.</p>
<p>Il 1952 vede la vera nascita del primo videogioco della storia. Era una sorta di prototipo del gioco del tris e fu progettato e ideato da <strong>Alexander Sandy Douglas</strong> per la sua tesi universitaria.</p>
<p>Nel 1958 <strong>William Higinbotham</strong> creò <em>Tennis Two</em>, il progetto prevedeva l’uso di un oscilloscopio che mostrava il campo da tennis visto lateralmente. Questo gioco aveva la caratteristica di poter essere giocato da due persone tramite due plance composte da una manopola per regolare la traiettoria e un pulsante per lanciare la palla. Durante questo periodo i videogiochi venivano utilizzati solo in forma accademica, segnando però il primo passo che ha permesso di arrivare al prodotto finale che oggi abbiamo a disposizione.</p>
<p><strong>ANNI SESSANTA E SETTANTA<br />
</strong>Il primo titolo che venne lanciato sul mercato fu <em>Spacewar</em> nel 1962, per girare necessitava di un computer DEC, lo scopo del gioco era distruggere l’astronave del giocatore avversario facendo attenzione a non urtare contro un corpo celeste posizionato al centro dello schermo.</p>
<p>Nel 1966 si arriva al primo prototipo di console corredato di periferica: una pistola ottica che permetteva di giocare a titoli progettati su misura. Gli ideatori di questo progetto erano <strong>Ralph Baer</strong> e <strong>Bill Harrison</strong> e battezzarono la console col nome <em>Brown Box</em>.</p>
<p>Il progetto della console nel 1972 fu venduto alla <strong>Magnavox</strong> che la mise in commercio col nome di <em>Magnavox Odyssey</em> al prezzo di 100 $, a causa dell’elevato costo la console non ebbe successo e dopo appena 3 anni fu interrotta la produzione dopo aver venduto 300000 pezzi in tutto il mondo.</p>
<p><strong>ANNI SETTANTA E OTTANTA<br />
</strong>La <em>Magnavox Odyssey</em> servì da apripista per una serie di console che vennero prodotte negli anni successivi: l’italiana <em>Ping-O-Tronic</em> prodotta da <strong>Zelussi</strong>, <em>Commodore TV Game 2000k</em>, <em>Turnir</em> di produzione russa fino ad arrivare alla prima console della <strong>Nintendo</strong>.</p>
<p>In questo periodo <strong>Atari</strong> ebbe un’intuizione tanto semplice quanto geniale: <em>Pong</em>. Una barretta si muoveva in verticale, il giocatore doveva cercare di buttare una pallina alle spalle del proprio avversario. Nonostante la semplicità del videogioco in poco tempo divenne famoso in tutto il mondo, tanto da essere attuale anche dopo 50 anni dalla sua uscita.</p>
<p>Il capostipite della violenza nei videogiochi è <em>Death Race</em> messo in commercio nel 1976 da <strong>Exidy</strong>. Lo scopo del gioco era di investire delle figure umanoidi. Il titolo suscitò molte polemiche che lo fecero diventare un simbolo della violenza gratuita.</p>
<p>Questo è il periodo dell’era d’oro dei videogiochi, nel 1978 <strong>Taito</strong> e <strong>Atari</strong> pubblicarono rispettivamente <em>Space Invaders</em> e <em>Asteroids</em>. Grazie a questi due titoli molti produttori decisero di buttarsi nel mercato dei videogiochi. Nel 1980 <strong>Toy Iwatani</strong> lancia <em>Pac-Man</em> che rappresenta il punto di svolta vero e proprio nella storia dei videogiochi. <strong>Namco</strong> decise inizialmente di distribuire il prodotto solo nelle sale giochi ma in pochissimo tempo debuttò anche sui personal computer diventando così un videogioco accessibile a tutti.</p>
<p>Il 1982 vede l’esordio del <em>Commodore 64</em>, si trattava di un home computer prodotto dalla <strong>Commodore Business Machines</strong> commercializzato fino al 1994, anno del fallimento dell’azienda produttrice. Riscosse un enorme successo a livello mondiale grazie all’elevata potenza grafica e alla sua capacità di memoria, venduta in 22 milioni di unità rimane una delle console più popolari al mondo.</p>
<p>L’anno successivo, il 1983, fu caratterizzato da un crollo delle vendite portando così al fallimento molte aziende del settore videoludico che producevano console, la causa fu un insostenibile equilibrio tra domanda e offerta del prodotto, in sintesi c’erano troppi prodotti e pochi acquirenti.</p>
<p>Una svolta alla crisi fu data dall’industria videoludica giapponese che lanciò sul mercato il <em>Nintendo Entertainment System (NES)</em> o più semplicemente <em>Nintendo</em>, grazie soprattutto a un personaggio che tutti conoscono: <strong>Mario</strong>.</p>
<p><strong>PRIMA MET­À ANNI NOVANTA<br />
</strong>Nei primi anni 90 la software house nipponica fu la protagonista principale del mercato, lanciò sul mercato la versione migliorata del <em>NES</em>, il <em>Super Nintendo</em> (<em>SNES</em>) le cui caratteristiche principali erano l’immenso catalogo di giochi a diposizione, giochi mitici come i mitici <em>Super Mario Bros</em> e <em>Zelda</em>, unito un prezzo competitivo tanto da renderlo accessibile a tutti. Di lì a poco la stessa casa produttrice del <em>Nintendo</em> e <em>Super Nintendo</em> iniziò a produrre il leggendario <em>Game Boy</em>, un dispositivo portatile che funzionava a batterie e che permetteva all’utente di giocare ovunque, venduto in 100 milioni di esemplari fu una vera e propria rivoluzione nel mondo delle console, non solo perché era un dispositivo portatile ma anche perché introdusse la tridimensionalità nei videogiochi.</p>
<p><strong><img class="  wp-image-3535 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2022/11/news-videogiochi-playstation-1-usciva-europa-25-anni-fa-sony-celebra-indimenticabile-schermata-avvio-1601459865826.jpeg" alt="news-videogiochi-playstation-1-usciva-europa-25-anni-fa-sony-celebra-indimenticabile-schermata-avvio-1601459865826" width="566" height="318" />SECONDA METÀ ANNI NOVANTA<br />
</strong>Sempre in Giappone nella seconda metà degli anni novanta la <strong>Sony</strong> nel 1994 lanciò sul mercato la sua prima console da gioco: la <em>Playstation</em>. La rivoluzionaria console ha reso <strong>Sony</strong> il leader indiscusso del mercato mondiale, primato che ancora detiene dopo quasi 30 anni. <strong>Sony </strong>ebbe un grandissimo successo perché riuscì a trasformare i videogiochi, grazie a trame avvincenti e la creazione di personaggi carismatici, in qualcosa di diverso rispetto a un passatempo, diventarono una vera e propria esperienza, questo portò a una più ampia platea di giocatori, non più solo bambini o adolescenti ma anche gli adulti acquistavano la console. <strong>Sony</strong> ha prodotto videogiochi storici: <em>Gran Turismo</em>, giunto oggi (2022) alla settima edizione, <em>Tom Raider</em>, <em>Crash Bandicoot</em>, cito infine un capolavoro: <em>Metal Gear</em>, ideato dal mitico <strong>Hideo Kojima</strong>, l’autore del gioco riuscì a dare una forte impronta emotiva alla storia creando così un livello di narrazione unica nel suo genere. <em>Metal Gear</em> offriva qualunque cosa un videogiocatore immaginasse di trovare all’interno di un videogioco. <em>Metal Gear Solid 4 – Guns of Patriots,</em> per il sottoscritto, è stato il miglior titolo in assoluto della serie, ricordo di essere arrivato a più di 500 ore di gioco finendolo un numero imprecisato di volte: capolavoro di videogioco, trama stupenda e grafica eccezionale per l’epoca (<em>Plasystation 3</em>).</p>
<p><strong>ANNI 2000-2022<br />
</strong>Con l’inizio del nuovo millennio arrivarono sul mercato la <em>Playstation 2</em>, la nuova console era molto più potente della precedente migliorando così l’esperienza videoludica del giocatore. Tutti i titoli che su <em>Playstation 1</em> riscossero un grande successo ebbero un seguito, <em>Gran Turismo</em>, <em>Metal Gear</em>, <em>Crash Bandicoot</em>, solo per citarne alcuni. Parallelamente a <strong>Sony</strong> nel 2001 anche <strong>Microsoft</strong> lanciò sul mercato la propria console: <em>Xbox</em>.</p>
<p>Negli anni sia <strong>Sony</strong> che <strong>Microsoft</strong> continuarono a produrre e aggiornare le proprie console: <strong><em>Xbox 360</em> </strong>e <strong><em>Playstation 3</em> </strong>si sono scontrate sul mercato mondiale per anni, ogni casa produttrice aveva esclusive sui giochi, alcuni titoli uscivano solo per una console, spingendo i videogiocatori più accaniti ad acquistarle entrambe, inutile dire che il sottoscritto le avesse tutte e due.</p>
<p>Nel 2006 <strong>Nintendo</strong> torna sul mercato con la <em>Nintendo WII</em>, destinata a un pubblico di giovanissimi e/o a famiglie ma non abbandonò il mercato delle console portatili creando il <em>Nintendo DS</em>.</p>
<p><strong>Sony</strong>, <strong>Microsoft</strong> e <strong>Nintendo</strong> rispettivamente con <em>Playstation 5</em>, <em>Xbox Series X</em> e <em>Nintendo Switch</em> hanno incrementato il loro potere sul mondo videoludico lasciando ad altre aziende produttrici solo le briciole del mercato o addirittura costringendole a interrompere la produzione delle console. Le tre case regine dei videogiochi nel corso degli anni hanno aumentato il livello qualitativo dei loro prodotti in maniera esponenziale, al giorno d’oggi il lancio di un videogioco è paragonabile come aspettativa e promozione a quella di un film, per alcuni forse anche di più basti pensare a titoli come <em>Fifa</em>, <em>Call of Duty</em>, o l’eterno <em>GTA</em>. La concorrenza ha sicuramente giovato ai videogiocatori che hanno a disposizione giochi sempre più coinvolgenti e con un livello di grafica che sfiora il realismo.</p>
<p>Con internet che ormai è arrivato nelle case di tutti le console hanno iniziato a supportare la modalità di gioco online, modalità che ha cambiato totalmente lo sviluppo dei videogiochi diventando parte integrante dell’esperienza di gioco e in alcuni casi fondamentale, ricordo sfide epiche a <em>Fifa</em> con giocatori sparsi in tutto il mondo, una vera rivoluzione per questo gioco.</p>
<p>Grazie a questa modalità era possibile collegarsi con giocatori di ogni parte del globo aprendo così a tante nuove possibilità di intrattenimento rivoluzionando il modo di concepire un videogioco.</p>
<p>Come dicevamo prima la connessione internet risulta necessaria e fondamentale per poter sfruttare al meglio le potenzialità di alcuni titoli come <em>Destiny</em> o <em>The Division, </em>senza la modalità on line l’esperienza di gioco risulterebbe limitata o in alcuni casi impossibile.</p>
<p>Parallelamente sono nati nei forum, social network e chat messaggistiche canali tramite i quali è possibile mettersi in contatto con videogiocatori di tutto il mondo per scambiarsi opinioni, chiedere consigli o organizzare “stanze” di gioco.</p>
<p>Il cambiamento nel mondo dei videogiochi più significativo nel corso degli anni è stato sicuramente la qualità grafica che ormai ha raggiunto il realismo. Il mondo cinematografico si è avvicinato al mondo videoludico, in molti casi attori hanno prestato il volto a personaggi di videogiochi ne è un esempio <strong>Norman Reedus</strong> che ha “interpretato” <strong>Sam</strong>, protagonista di <em>Death Stranding</em> del genio <strong>Hideo Kojima</strong> (Metal Gear, ricordate), opera nella quale figura anche <strong>Guillermo del Toro</strong>. Altro esempio è <em>The Last of Us Part II</em> dove <strong>Gustavo Santaolalla</strong>, musicista argentino, ha composto appositamente diverse melodie per la colonna sonora.</p>
<p>L’industria cinematografica in diverse occasioni ha preso spunto dai videogiochi per creare serie tv o film. Da <em>Uncharted</em> e <em>Assassins Creed</em> sono nati due lungometraggi, <em>The Last of Us</em> ha ispirato una serie così come <strong>Netflix</strong> si è ispirata al capolavoro <em>The Witcher</em> per una serie tv ormai giunta alla terza stagione.</p>
<p>In conclusione vorrei proporvi i migliori titoli con cui abbia mai giocato su PC (primi anni 90-2000) e su console (fine anni 90 per arrivare alla generazione <em>Playstation 3</em> e <em>Xbox 360</em>).</p>
<p><strong>MIGLIOR CONSOLE</strong></p>
<p><em>Playstation 3</em></p>
<p><strong>MIGLIORI TITOLI GIOCATI SU PC (primi anni 90 – 2000)</strong></p>
<p><em>Mortal Kombat II</em></p>
<p><em>Transport Tycoon</em></p>
<p><em>Command &amp; Conquer</em></p>
<p><em>Sim City 2000</em></p>
<p><em>Warcraft II</em></p>
<p><em>Starcraft</em></p>
<p><em>Lost in Time</em></p>
<p><em>Age of Empires II</em></p>
<p><strong>MIGLIORI TITOLI GIOCATI SU PLAYSTATION (Playstation 1,2 e 3)</strong></p>
<p><em>Metal Gear 4 – Sons of the Patriots</em></p>
<p><em>Bioschock I e Bioschock II</em></p>
<p><em>Gran Turismo 3</em></p>
<p><em>Fifa</em></p>
<p><em>GTA V</em></p>
<p><em>Silent Hill</em></p>
<p><strong>MIGLIORI TITOLI GIOCATI SU XBOX 360</strong></p>
<p><em>Gears of War (tutta la serie)</em></p>
<p><em>Far Cry 3</em></p>
<p><em>Forza Motorsport 4</em></p>
<p><em>Red Redemption</em></p>
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		<title>L&#8217;innominabile Linux</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 08:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Tisi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Linux è una famiglia di sistemi operativi open source pubblicati in diverse distribuzioni, tutte le distribuzioni hanno la caratteristica comune di utilizzare il Kernel Linux. Il primo kernel fu creato nel 1991 da Linus Torvalds, giovane studente finlandese di informatica che non era soddisfatto del sistema operativo Minix poiché supportava male l’architettura del i386, così [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Linux è una famiglia di sistemi operativi <em>open source </em>pubblicati in diverse distribuzioni, tutte le distribuzioni hanno la caratteristica comune di utilizzare il <em>Kernel Linux</em>.</p>
<p>Il primo kernel fu creato nel 1991 da <strong>Linus Torvalds</strong>, giovane studente finlandese di informatica che non era soddisfatto del sistema operativo <em>Minix</em> poiché supportava male l’architettura del i386, così Torvalds decise di creare il kernel per studiare il funzionamento del suo computer 80386.</p>
<p>Inizialmente il sistema di Torvalds usava lo userspace di Minix, in seguito Linus decise di rendere indipendente il suo kernel sostituendo quella parte del sistema operativo col progetto <em>GNU</em>, questo è stato il passaggio fondamentale che ha permesso, ufficialmente solo nel febbraio 1992, di rendere il sistema operativo libero da licenze così come lo conosciamo oggi.</p>
<p><img class=" wp-image-3453 size-medium alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2022/02/Tux.svg_-335x400.png" alt="Tux.svg" width="335" height="400" />La stragrande maggioranza degli utenti utilizza Windows, il sistema operativo della Microsoft, un’altra parte di utenti, che negli ultimi anni è in continua ascesa, utilizza il sistema operativo della Apple, quasi nessuno utilizza linux. Perché? Linux all’inizio non aveva interfaccia grafica, per comunicare con la macchina si utilizzavano righe di testo, quindi non era un prodotto di facile utilizzo, è stato così fino al marzo 1992 quando con Linux Kernel 0.95 arriva la prima interfaccia grafica. Il 2005 è stato il vero anno di svolta per questo progetto, grazie al contributo di internet più di 21000 sviluppatori hanno reso questo sistema operativo stabile e sicuro tanto da essere preso come base per lo sviluppo di Android e Chrome OS. Un anno fa, nel febbraio 2021 il kernel linux è sbarcato su marte come parte dell’elicottero Ingenuity sul rover Perseverance.<br />
Linux esiste in tantissime distribuzioni (<em>distro</em>), le differenze tra le varie distribuzioni sono di carattere tecnico, organizzativo e filosofico. Le prime consistono in un diverso supporto dei dispositivi hardware, nella configurazione del sistema operativo e dei pacchetti software, le seconde sono spesso motivate da scelte tecniche, ma anche da ragioni storiche e/o filosofiche. Il sito web <strong>distrowatch.com</strong> offre una panoramica di tutte le distribuzioni più note e mantiene una classifica delle distribuzioni stesse. Su qualsiasi distro possiamo installare tutti i programmi gratuiti che già utilizziamo su Windows, come per esempio Chrome, Firefox, VLC, e molti altri. Oltre ai nomi famosi dei programmi già usati su Windows possiamo trovare anche valide alternative gratuite e open source spesso di qualità superiore.<br />
Le migliori distro Linux offrono tutte le funzionalità dei sistemi operativi più noti come Windows o Mac OS, spesso, a seconda della distribuzione, implementato alcuni strumenti che vanno dal recupero dati, alla gestione delle reti. Alcune distro sono ideali per sistemi più datati (recupero di vecchi PC in disuso), mentre altre sono pensate per utenti davvero esperti. Le versioni di Linux più user-friendly, come Ubuntu o Mint, offrono interfacce utente molto simili agli altri sistemi operativi più commerciali, anche se l&#8217;impatto iniziale può essere leggermente spiazzante, infatti c’è da abituarsi a un ambiente leggermente diverso da Windows o Mac. Tutte le periferiche e dispositivi funzionano correttamente con Linux, spesso non c’è bisogno di driver esterni, è già tutto pronto all’utilizzo.<br />
Linux è difficile da utilizzare? Questa è una delle domande che più frequentemente i principianti pongono agli esperti informatici visto che Windows nel tempo ha creato un determinato standard di utilizzo. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che Linux è decisamente di facile utilizzo ed è alla portata di tutti, dal principiante allo “smanettone”, tutte le moderne distribuzioni dispongono di ambienti desktop completi, semplicissimi da configurare e personalizzare. Se puntiamo su una distribuzione molto semplice, come per esempio <em>Linux Mint</em>, difficilmente utilizzeremo il temutissimo terminale per far funzionare tutto.<br />
Esistono tantissime distribuzioni scaricabili gratuitamente e in maniera sicura da internet, ogni utente può decidere quale scegliere in base alle proprie necessità, per i principianti che vengono dal mondo Windows è consigliabile iniziare con Linux Mint, per chi invece viene dal mondo Apple esiste Elementary, una volta scelta la distro preferita basta scaricarla e creare un USB avviabile, da Windows con Rufus o da Mac con Balena Etcher, inserire l’USB nel computer e avviarlo, nella maggior parte della distribuzioni esiste la possibilità di utilizzare Linux senza installarlo, da USB, così per prendere confidenza con l’ambiente grafico e perché no, decidere di cambiare distribuzione.<br />
Quando si è sicuri della distro scelta si passa alla vera e propria installazione, tutto molto semplice, basta seguire i passaggi suggeriti dall’installazione guidata, scegliere le opzioni desiderate, insomma niente di diverso dagli altri sistemi operativi. Per i più “smanettoni” esiste la possibilità di creare un dual boot, ovvero installare sulla stessa macchina sia Linux che Windows o Apple e scegliere al momento dell’accensione se utilizzare l’uno o l’altro sistema operativo.</p>
<p>A questo punto non vi resta che provare, buon divertimento!</p>
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		<title>Deep Web e Dark Web, il lato oscuro della rete</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 09:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Tisi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa necessaria. Questo breve articolo non vuole essere né una guida per la navigazione né tantomeno un invito ad addentrarsi nel Deep Web, al contrario cerca di spiegare in maniera semplice cosa sono il Deep e il Dark Web con il solo scopo di scoraggiare la navigazione. Molto spesso si sente parlare di Deep Web [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="  wp-image-3370 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2021/06/istockphoto-1143736474-612x612.jpeg" alt="dark web hooded hacker security concept" width="502" height="280" />Premessa necessaria. Questo breve articolo non vuole essere né una guida per la navigazione né tantomeno un invito ad addentrarsi nel Deep Web, al contrario cerca di spiegare in maniera semplice cosa sono il Deep e il Dark Web con il solo scopo di scoraggiare la navigazione.</strong></p>
<p>Molto spesso si sente parlare di <em>Deep Web </em>e <em>Dark Web,</em> questi due termini vengono confusi l’uno con l’altro sia per la somiglianza tra i due nomi sia per la pessima qualità d’informazione sull’argomento, molte persone sono spaventate dal <em>Deep Web </em>senza sapere che tutti i giorni ci navigano a loro insaputa. Proviamo a fare un po&#8217; di chiarezza sull’argomento. Per comprendere la differenza possiamo immaginare internet come un iceberg: la parte emersa è il <em>Surface Web</em> (siti indicizzati), la parte sommersa è il <em>Deep Web</em>. Il <em>Dark Web</em> invece, è una piccola parte del <em>Deep Web</em>. Vediamo nel dettaglio alcune differenze.</p>
<p><strong>Surface Web<br />
</strong>Quello che tutti noi usiamo quotidianamente per studiare, lavorare o semplicemente a scopo di intrattenimento è l’Internet di Superficie (<em>Surface Internet</em>) ovvero quella parte della rete mappata e di conseguenza indicizzata, per accedervi usiamo i motori di ricerca quali Google, Bing, Yahoo, Ecosia e altri, la maggior parte degli utenti è convinta che tutti i siti web siano presenti nei risultati di ricerca, non è così: sono indicizzati circa 2 miliardi di siti, mentre, si stima che in totale possano essere quasi 550 miliardi.</p>
<p><strong>Deep Web<br />
</strong>A dispetto dei numerosi luoghi comuni non tutto quello che si trova nel <em>Deep Web</em> è materiale illegale infatti puoi trovare facilmente: banche dati, documenti legali, estratti conto, rapporti scientifici, cartelle cliniche, social network. Esistono alcuni siti, per esempio quelli accessibili tramite un login o quelli creati al momento dai server durante la navigazione di un utente, che fanno parte del <em>Deep Web</em>.</p>
<p><strong>Dark Web<br />
</strong>Il <em>Dark Web</em> è invece una piccola parte del <em>Deep Web</em> anch’essa non indicizzata dai motori di ricerca, per potervi accedere è necessario usare strumenti particolari e alcuni accorgimenti per evitare spiacevoli sorprese. Navigare nel <em>Dark Web </em>non è come navigare nell’internet che noi tutti conosciamo e usiamo, per accedere ad alcuni siti è necessario essere invitati, per altri è necessario avere l’indirizzo preciso perché, come dicevamo prima, non essendo indicizzati non vengono trovati dai motori di ricerca, a questo proposito esistono delle “liste” di siti del <em>Dark Web</em> presenti su <em>Hidden Wiki</em> che fornisce servizi nascosti disponibili tramite la rete Tor. Per la navigazione non è possibile utilizzare i comuni browser: Chrome, Safari, Firefox, Edge e via dicendo, ma bisogna usare browser appositi come per esempio Tor <em>“che permette una comunicazione anonima per internet basata sulla seconda generazione del protocollo di rete di onion routing: tramite il suo utilizzo è molto più difficile tracciare l&#8217;attività Internet dell&#8217;utente essendo finalizzato a proteggere la privacy degli utenti, la loro libertà e la possibilità di condurre delle comunicazioni confidenziali senza che vengano monitorate o intercettate”</em>, tuttavia l’utilizzo di Tor non permette di navigare in modalità totalmente anonima, per ovviare a questo ci sono altri espedienti che però non verranno esposti in questo breve articolo.<br />
Sul <em>Dark Web</em> si trova e si vende di tutto specialmente beni illegali come droga, armi, denaro contraffatto, titoli di studio falsi, materiale illegale di ogni tipo e provenienza, identità rubate, medicinali illegali, pillole anabolizzanti o prodotti che escono dal mercato legale ed entrano in quello “nero” a prezzi decuplicati come sta accadendo negli ultimi mesi per i vaccini. Esistono anche servizi illegali: furto di identità, hackeraggi, omicidi e violenze su commissione, insomma qualsiasi cosa di natura non lecita per cui una persona sia disposta a pagare. I pagamenti non vengono effettuati tramite carte di credito, bonifici bancari o l’utilizzo dei comuni conti correnti ma con i Bitcoin ovvero una moneta virtuale che non tiene traccia di alcun tipo di movimento.<br />
Non è tutto, il <em>Dark Web </em>viene utilizzato anche come luogo di scambio di idee, basti pensare ai confronti politici all’interno di paesi con regimi dittatoriali o allo scambio di libri proibiti.<br />
Navigare nella zona oscura della rete non è illegale, ma è illegale una parte di quello che si trova al suo interno ed essendo fuori da ogni tipo di controllo è facile finire nei guai anche senza accorgersene, c’è la possibilità di scaricare, anche inavvertitamente, qualche malware, materiale illegale, o peggio che qualcuno lo scarichi nel nostro computer, nel <em>Dark Web</em> dietro ai numerosi nickname di qualunque tipo possono celarsi i peggior cyber-criminali della rete, persone che possono trovare e rubare i nostri dati senza nessun tipo di difficoltà e in pochissimo tempo, dati che poi vengono rivenduti sul <em>Dark Web.</em> Ecco perché questa parte di internet è monitorata dalle Forze dell’Ordine sia direttamente o indirettamente appoggiandosi a società. Un altro rischio da non sottovalutare è la dipendenza che crea questo tipo di navigazione soprattutto nelle persone curiose o che soffrono di solitudine.<br />
Concludendo abbiamo visto che per entrare nel Deep Web non c’è bisogno di fare nulla di particolare, lo facciamo già tutti i giorni senza saperlo, per quanto riguarda il Dark Web l’unico consiglio e di NON PROVARE A ENTRARCI per nessun motivo, è pericoloso.</p>
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		<title>Neuralink, il chip di Elon Musk</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 14:06:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Neuralink Corporation è un’azienda statunitense, ha come sede lo storico Pioneer building a San Francisco, è stata fondata nel 2016 da un gruppo di imprenditori tra i quali spicca il magnate sudafricano Elon Musk. La start-up si occupa di sviluppare interfacce neurali impiantabili, l&#8217;obiettivo finale è realizzare un sistema per collegare il cervello umano a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Neuralink Corporation</em> è un’azienda statunitense, ha come sede lo storico Pioneer building a San Francisco, è stata fondata nel 2016 da un gruppo di imprenditori tra i quali spicca il magnate sudafricano <em>Elon Musk</em>.<br />
La start-up si occupa di sviluppare interfacce neurali impiantabili, l&#8217;obiettivo finale è realizzare un sistema per collegare il cervello umano a un computer con lo scopo dichiarato di voler utilizzare l&#8217;elettronica per “riparare” funzioni celebrali danneggiate da traumi o malattie neurodegenerative.<br />
<img class="alignnone size-large wp-image-3336" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2021/04/neuralink-1024x495.jpg" alt="neuralink" width="1024" height="495" />Per comprendere la grandezza e la potenziale rivoluzione di questo progetto occorre fare un breve premessa.<br />
Il sistema nervoso è un “macchina prodigiosa” che ci permette di muoverci, pensare, ricordare, associare un profumo a un ricordo e cosi via, il sistema nervoso inoltre ci permette di reagire agli stimoli esterni, se siamo esseri complessi lo dobbiamo solo a questo articolato sistema formato da miliardi di cellule, ossia i neuroni, che sono in grado di ricevere e trasmettere impulsi nervosi. Quando muovi una mano è perché il tuo sistema nervoso centrale ricevendo stimoli elabora una risposta che viene trasmessa ai muscoli, ed è grazie a micro scariche elettriche che il cervello rende tutto questo possibile, ma c’è molto di più, gli impulsi e gli stimoli che emette il nostro cervello hanno implicazioni che vanno ben oltre il movimento del singolo arto, infatti molte patologie incurabili derivano proprio del malfunzionamento di alcune parti del cervello che per un motivo o per un altro sono state danneggiate e hanno smesso di funzionare, ovvero non ricevono e non trasmettono più gli impulsi.<br />
Elon Musk con l’impianto di un chip, chiamato N1, vuole ripristinare gli impulsi in quelle parti di cervello danneggiate.<br />
In un futuro non troppo lontano, questa tecnologia permetterà il recupero della memoria nei pazienti che la perdono per malattie gravi o incidenti, inoltre si potranno curare tutte quelle malattie neurodegenerative che ad oggi non sono curabili. Elon Musk ipotizza anche la cura della depressione questo perché la tecnologia del chip sarà in grado di agire solo su determinate aree del cervello. In più, nel caso di danneggiamento del midollo spinale, Neuralink si sta preparando per impiantare un modulo nel cervello e un ricettore dopo il punto di frattura per riabilitare le funzioni di movimento.<br />
Come verrà impiantato questo chip nel cervello umano? A tale scopo l’azienda ha progettato e presentato un robot che “installa” il chip al posto di un pezzettino di scatola cranica in meno di un&#8217;ora e in totale autonomia, permettendo al paziente di tornare a casa nel giro di poche ore senza interventi invasivi e senza lasciare cicatrici poiché la ferita è suturata con una tecnologia che bypassa l’ago e il filo. Il chip è un piccolo oggetto che misura 23 mm di diametro e 8 mm di spessore dotato di sottili elettrodi connessi alla superficie del cervello che raccolgono i dati provenienti dai neuroni. Un sistema di trasmissione wireless permette di collegarlo a computer e apparecchiature elettroniche. L&#8217;ultima versione del chip N1, è circa cento volte più potente del miglior dispositivo oggi disponibile ed è alimentata da una piccola batteria che può essere ricaricata in modalità wireless.<br />
Il funzionamento del sistema simbiotico comporta l’interazione tra intelligenza umana e artificiale e viceversa, tutto questo porta inevitabilmente alla questione della sicurezza, un possibile scenario è quello in cui un hacker possa introdursi nel sistema, per questo nei prossimi 10 – 20 anni la ricerca e lo sviluppo si concentreranno sulla sicurezza e sull’inviolabilità del dispositivo così da poter convincere chiunque. Per il momento il chip è stato impiantato nel cervello di due maiali, Gertrude e Dorothy perché Neuralink non ha ancora ottenuto i permessi per la sperimentazione sugli esseri umani.<br />
Nella serata del 28 agosto 2020 a Los Angeles c’è stata la presentazione al pubblico del dispositivo cerebrale, i protagonisti della dimostrazione sono stati tre maiali, in tre fasi diverse della sperimentazione: uno privo di chip, Dorothy con il chip rimosso da poco, e infine Gertrude, con il chip collegato alla parte del cervello che elabora i segnali inviati dal naso.<br />
La dimostrazione è servita a chiarire che il chip non è invasivo, non causa alcun tipo di danno e può essere rimosso in qualsiasi momento. Per quanto riguarda Geltrude, quando ha iniziato a muoversi e annusare, gli elettrodi hanno rilevato l’attività e il dispositivo connesso l’ha elaborata, fornendo una serie di dati sulla base dei segnali nervosi dell’animale.<br />
Al momento il dispositivo si limita a registrare e rendere visibile l’attività del cervello.<br />
La dimostrazione si è rivelata meno sorprendente di quanto ci si aspettasse, lo scopo era quello di attrarre verso il progetto nuove figure professionali.<br />
La sperimentazione sugli esseri umani potrebbe cominciare a breve e coinvolgerà prima di tutto persone che hanno subito gravi danni al midollo spinale.</p>
<p><em>Nicola Tisi</em></p>
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		<title>Cosciotti di pollo in salsa di zafferano e funghi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 15:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver gustato un buon primo dal nostro menu, passiamo a raccontarvi i nostri secondi di carne iniziando forse da quello più semplice. Ecco a voi un piatto comune che abbiamo ampiamente modificato per renderlo “diverso” e allo stesso tempo molto appetitoso: il pollo. A dire la verità si tratta di una parte ben precisa di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/10/PozzoAntico_36.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1646 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/10/PozzoAntico_36-400x259.jpg" alt="PozzoAntico_36" width="400" height="259" /></a><em>Dopo aver gustato un buon primo dal nostro menu, passiamo a raccontarvi i nostri secondi di carne iniziando forse da quello più semplice. Ecco a voi un piatto comune che abbiamo ampiamente modificato per renderlo “diverso” e allo stesso tempo molto appetitoso: il pollo.</em><br />
<em> A dire la verità si tratta di una parte ben precisa di esso, coscia e sovracoscia di pollo. A parte prepariamo funghi misti spezzettati con prezzemolo e aglio che serviranno da contorno e una salsa di funghi porcini tritati alla quale poi verrà aggiunto lo zafferano. La nostra zona è molto rinomata per la raccolta dei funghi, il cui sapore risulta molto più intenso di quelli di altre zone limitrofe. Naturalmente insieme ai funghi ci sono anche tanti fungaioli e babbo Franco è uno dei più bravi. Per quanto riguarda lo zafferano usiamo esclusivamente quello maremmano, la Toscana e più precisamente la Maremma, è una delle regioni italiane dove questa particolare pianta viene coltivata. Anche questo piatto è stato inizialmente un esperimento e si è poi affermato nel menu riscuotendo enorme successo e curiosità.</em></p>
<p>Elisa</p>
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		<title>Caseificio di Sorano, tradizione e qualità vincente</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 08:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; È molto importante raccontare un territorio passando dalle esperienze positive, dalle eccellenze, dalle storie di successo e caratterizzanti. Ed è proprio il caso del Caseificio di Sorano. Una storia lunga, cominciata nel 1963, che ha portato oggi ad essere una realtà lavorativa importantissima delle Terre del tufo. La missione dell’azienda è stata quella di puntare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>È molto importante raccontare un territorio passando dalle esperienze positive, dalle eccellenze, dalle storie di successo e caratterizzanti. Ed è proprio il caso del Caseificio di Sorano. Una storia lunga, cominciata nel 1963, che ha portato oggi ad essere una realtà lavorativa importantissima delle Terre del tufo. La missione dell’azienda è stata quella di puntare sulla qualità del prodotto e i risultati sono stati ottenuti in termini di fatturato e di riconoscimenti importanti in concorsi caseari di alto livello. Il Caseificio cooperativo trasforma ogni mattina il latte fresco, raccolto nelle stalle dei suoi 120 consorziati, in formaggi di alta qualità di pecora, di vacca e misti. Se i pecorini e la ricotta dolce di pecora rappresentano l’emblema di questa produzione, lo stracchino, prodotto da più di 50 anni, ne è il fiore all’occhiello. <a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/Caciotta-Amiatina.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1518 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/Caciotta-Amiatina-400x307.jpg" alt="Caciotta Amiatina" width="400" height="307" /></a>La missione della cooperativa è stata quella di privilegiare l’unicità e la qualità delle proprie produzioni, facendo in modo di tornare ad una lavorazione più tradizionale e manuale, rinunciando al latte di pecora congelato, agli additivi e ai conservanti. La decisione di puntare sulla manualità e artigianalità ha portato l’organico del caseificio a circa una trentina di persone, tra cui molti giovani di età tra i venti e i trent’anni formati all’interno della cooperativa dove la tradizione, l’arte casearia, l’esperienza certo non mancano. L’azienda è consapevole di aver fatto scelte controcorrente – dato che si va sempre di più verso l’industrializzazione dei processi produttivi – ma dicono «ci siamo resi conto che le richieste del mercato e del consumatore sono cambiate, c’è sempre più l’esigenza di assaggiare un prodotto autentico, vivo, diverso, unico con il mutare delle stagioni, frutto del territorio, cioè tutto quello che oggi sono i nostri formaggi». E aggiungono: In questo nostro percorso verso la qualità senza compromessi abbiamo deciso, inoltre, di abbandonare l’utilizzo del latte di pecora congelato. Forse non tutti i consumatori sanno che il latte di pecora ha una sua stagionalità ed è disponibile per la caseificazione da dicembre a giugno, dopodiché gli animali vanno in asciutta. Consumare quindi pecorino fresco dalla tarda estate in poi è impossibile a meno che il caseificio non acquisti il latte dove disponibile (anche all’estero) o congeli parte di quello raccolto. Con il latte decongelato la qualità cambia sensibilmente, non possiamo pretendere di ottenere un prodotto con caratteristiche analoghe a quelle che si otterrebbero dallo stesso latte ma appena raccolto. Proprio questa è stata la motivazione che ci ha portato ad abbandonare questa strada. Anziché utilizzare il latte decongelato, abbiamo pensato di rallentare la maturazione di quei formaggi prodotti poco prima dell’asciutta delle pecore, e questo semplicemente abbassando in cella le temperature di conservazione. Ciò rallenta la maturazione senza comunque fermarla. Il risultato è un pecorino fresco con caratteristiche organolettiche interessanti che è disponibile sul mercato in quei mesi in cui la produzione si ferma.<br />
Il Caseificio di Sorano produce anche formaggi vaccini. Lo stracchino su tutti, un vero fiore all’occhiello della produzione che propongono dal 1963. Senza dubbio un formaggio anomalo nel paniere caseario toscano, che riscuote da quei giorni un costante successo, forse proprio per la mancanza di conservanti e additivi. I responsabili dell’azienda hanno infatti spiegato «Abbiamo deciso per la loro radicale eliminazione, non soltanto nello stracchino ma in tutti i nostri prodotti. La crosta dei pecorini, per esempio, è naturale, la spazzoliamo la trattiamo con aceto e la oliamo periodicamente durante la stagionatura, senza utilizzare antimicotici come la natamicina. Non utilizziamo nemmeno cere, il nostro formaggio è completamente naturale, come natura comanda! Certo i tempi di conservazione per lo stracchino e la ricotta si riducono, così come può formarsi qualche muffa sulla crosta dei pecorini, ma con il tempo il mercato ha recepito con favore questa nostra scelta, la quale rappresenta oggi per noi un interessante valore aggiunto».</p>
<p>L’azienda si presenta:</p>
<p><strong>Le nostre eccellenze e unicità<br />
</strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/Stracchino.jpg"><img class="  wp-image-1519 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/Stracchino-400x267.jpg" alt="Stracchino" width="351" height="234" /></a>La gamma delle nostre produzioni è davvero ampia, dal Pecorino di Sorano vero simbolo della nostra produzione, all’immancabile Pecorino Toscano Dop, a un’altra tipicità toscana, il Marzolino, al Pecorino della Città del Tufo che matura in celle di tufo, a produzioni storiche come la Caciotta Amiatina, un formaggio a latte misto dal sapore dolce e la pasta compatta.<br />
Consapevoli dell’importanza del territorio e della tracciabilità delle produzioni tematiche verso le quali la clientela e il consumatore sono particolarmente attenti, proponiamo oggi un Pecorino firmato che si declina in tre diversi prodotti, lo stagionato, il fresco e il marzolino. In etichetta è riportata la firma dell’allevatore che ha fornito la materia prima per produrlo, oltre che il suo nome, cognome, indirizzo e numero di telefono. Una sorta di carta d’identità che certifica l’assoluta tracciabilità di questa nostra produzione. Sempre in tema di territorio, con il Pecorino 30 Km abbiamo abbracciato il concetto di chilometro zero, proponendo un formaggio prodotto con latte proveniente da allevamenti situati entro 30 km da Sorano.</p>
<p><strong>I riconoscimenti<br />
</strong>Negli ultimi anni abbiamo registrato un interessate trend di crescita pur consapevoli che la nostra è un’azienda di piccole dimensioni che fattura circa 5-6 milioni di euro l’anno. Questo sottolinea quanto la strada intrapresa all’inizio del nuovo millennio, ribadita con le nuove proposte di cui abbiamo appena parlato, sia quella giusta. Non sono comunque solo i numeri a testimonianza del nostro percorso virtuoso, perché in questi anni abbiamo vinto parecchi premi nei diversi concorsi caseari ai quali abbiamo partecipato, non ultimo al 7° trofeo San Lucio dove abbiamo raccolto un oro, un argento e un bronzo di categoria con i tre formaggi che abbiamo proposto: un Pecorino della Città del Tufo stagionato, una Caciotta Amiatina e un Pecorino Toscano Dop. Proseguiamo lungo la strada tracciata, le soddisfazioni non sono mancate, ultima la richiesta del nostro stracchino negli Emirati Arabi.</p>
<p><em>Foto Nicola Tisi</em></p>
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		<title>Pici all&#8217;Agliata</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 14:40:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I pici pur essendo un piatto comune della tradizione pitiglianese, non sono “di casa”, cioè non è un piatto che ho portato al Pozzo perché risalente a qualche ricordo della cucina dei genitori o dei nonni. Si tratta di qualcosa che ho scoperto da grande e che essendo un classico piatto toscano non può mancare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/usata-2.jpg"><img class="  wp-image-1494 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/usata-2-400x267.jpg" alt="usata 2" width="427" height="285" /></a>I pici pur essendo un piatto comune della tradizione pitiglianese, non sono “di casa”, cioè non è un piatto che ho portato al Pozzo perché risalente a qualche ricordo della cucina dei genitori o dei nonni. Si tratta di qualcosa che ho scoperto da grande e che essendo un classico piatto toscano non può mancare in qualsiasi ristorante. Il picio è un tipo di pasta estremamente semplice fatto con acqua e farina e “appiciato” cioè lavorato a mano, fino ad ottenere una forma simile ad uno spaghetto un pò più largo. Anche il condimento dell’agliata o aglione che dir si voglia, è estremamente semplice con sugo di pomodoro e aglio. Un sapore certamente deciso ma di sicuro successo. Proprio per uscire da questa ricetta tradizionale proponiamo diverse varietà di pici, tra tutti quelli del Pozzo, dal nome del locale, fatti con panna, tartufo e zucchine, o con il ragù d’anatra. A volte stranamente qualcuno ci chiede questi pici senza aglio, di sicuro risulteranno pur sempre buoni, ma si tratta di un piatto che perde la sua caratteristica principale. Sono squisiti si portano dietro soltanto un piccolo inconveniente&#8230;</em></p>
<p><em>Gabriella</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Si aprono le porte alla Primavera ritorna la Torciata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 08:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Tiribocchi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre giorni di festa a Pitigliano si parte il 17 marzo. Il mito del fuoco è pratica ancestrale, sin dalla scoperta della sua accensione passando per i vari miti delle popolazioni più antiche –Prometeo in testa tra i miti greci – fino alle pratiche pagane ereditate e trasformate poi dal cristianesimo. Il fuoco ha sempre rappresentato la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_868" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC2735.jpg"><img class="size-medium wp-image-868" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC2735-400x267.jpg" alt="L'Invernacciu" width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;Invernacciu</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre giorni di festa a Pitigliano si parte il 17 marzo. </strong>Il mito del fuoco è pratica ancestrale, sin dalla scoperta della sua accensione passando per i vari miti delle popolazioni più antiche –Prometeo in testa tra i miti greci – fino alle pratiche pagane ereditate e trasformate poi dal cristianesimo. Il fuoco ha sempre rappresentato la purificazione: un passaggio dalle negatività alla rinascita. Ed è per questa ragione che molto spesso è stato usato un falò per celebrare i momenti dell’anno della rinascita. Celebrazioni legate alla vita contadina, che ancor più di oggi sentiva la ciclicità dell’esistenza.<br />
In molte parti d’Italia e in tante altre zone del mondo ci sono cerimonie in cui il fuoco era ed è il protagonista, come una catarsi verso la morte che lascia il posto alla rinascita. Collocate spesso nei momenti di passaggio dalla fase invernale a quella primaverile dell’anno, con l’intento di scacciare i mali e propiziarsi una buona stagione. Spesso si bruciava un fantoccio, che rappresentava i mali da scacciare. Queste feste avvenivano all’inizio del nuovo anno agricolo, nella stagione dedicata a Marte, dio oltre che della guerra anche dell’agricoltura e della fertilità, simbolo di giovinezza. Questa pratica era ripresa da credenze ancor più vecchie, quelle dei culti dionisiaci in cui si ballava e beveva intorno ad un falò. Nel momento del passaggio dal paganesimo al cristianesimo la Chiesa si impossessò di molte delle pratiche già in uso trasformandole un po’. E così cambiò la prospettiva della rinascita all’equinozio di primavera e dedicando una festa proprio a San Giuseppe. Il 19 Marzo è rimasto come un momento di passaggio dagli elementi inerti i infecondi della natura alle forze di rinnovamento della primavera, non a caso marzo era anche il primo mese del calendario romano. E così dalla notte dei tempi si arriva sino ad oggi portandosi dietro tradizioni che in qualche modo si rinnovano e legano ancora l’uomo alla natura, l’uomo alla sua storia, l’uomo alla sua originalità. Molti i paesi che celebrano la festa di San Giuseppe con un falò e sicuramente celeberrima quella di Pitigliano.</p>
<div id="attachment_871" style="width: 410px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC3901.jpg"><img class="size-medium wp-image-871" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC3901-400x267.jpg" alt="I Torciatori in preparazione " width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">I Torciatori in preparazione</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se ogni pitiglianese sa di cosa si tratta la festa di San Giuseppe – torciatori, fuochi, l’Invernacciu o “il puccio”, frittelle di riso &#8211; è possibile che non a tutti siano note le vicende e l’intera storia della festa. E così come accade quando ci si mette in viaggio, sul cammino si incontrano cose che non si immaginavano e si conoscono persone inaspettate, tale è il viaggio alla scoperta del nostro passato. Se si ha la possibilità di fare una piccola sosta presso la Biblioteca del paese ci si imbatte in libri che raccontano la storia del paese e ce n’è uno che è il più completo lavoro nel quale si schiudono informazioni assai interessanti: <em>La torciata di San Giuseppe a Pitigliano. Festa e identità culturale in un comune della Maremma grossetana </em>di Alexia Proietti.<br />
Così la studiosa ha potuto individuare tre fasi della festa: quella attuale (dal ’95 in poi con tutti i cambiamenti avvenuti in questi anni), una fase di recupero (anni ’80) e quella precedente alla seconda guerra mondiale. È il fuoco che unisce la festa attuale a quella più antica, anche se i luoghi del paese interessati sono cambiati. La celebrazione si svolgeva all’inizio nel quartiere di Capisotto e nella vicina via cava di San Giuseppe dove i ragazzi e gli uomini andavano sin dalla mattina. Accadeva che i più piccoli andassero a rubare le canne dei vigneti per portarle sotto il masso tufaceo e incendiarle.<br />
<img class="  wp-image-874 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/DSC4208-267x400.jpg" alt="San Giuseppe 3" width="196" height="294" />Poi con le difficoltà della seconda guerra mondiale si era dovuta interrompere. Era ripresa ma aveva dovuto interrompersi nuovamente intorno agli anni ’50-’60 probabilmente avvenuta in seguito allo spopolamento del paese a causa della mancanza di lavoro nel periodo del boom economico italiano. Ripresa poi nel 1980 sempre nel luogo originario: Capisotto. Ma in questa fase l’interesse del resto del paese crebbe, passando dall’essere una festa rionale ad una della collettività, per cui c’era bisogno di spazio maggiore per ospitare le persone sempre più numerose oltre che per evitare i danni delle fiamme alle case, visto che la Piazzetta dedicata a Becherini è molto piccola. Il posto ideale era dunque la Piazza del Comune e nel 1985 fu concessa a malincuore a causa del rifacimento della pavimentazione così l’anno seguente fu addirittura spostata nella parte nuova del paese – Piazza del mercato -, ma questa soluzione non poteva funzionare e così dal 1987 la Piazza è diventato il luogo adatto alla torciata. La processione dei torciatori è cambiata nel corso del tempo per facilitare il raggiungimento della Piazza. E ancora oggi questa festa si mantiene intatta con tutta la sua simbologia, la magia, gli aspetti più incomprensibili. E proprio come il ciclo che dettava il tempo ai nostri antichi ritorna ogni anno ad ergersi il fantoccio di paglia. E ritornano le persone ad incontrarsi nella piazza, arrivano nuove persone a stupirsi della bellezza del fuoco. E forse, al di là del fatto che ci si creda o no, ognuno in cuor suo spera che le fascine prendano bene fuoco e tutto arda nel migliore dei modi per augurarsi un nuovo anno un po’ migliore di quello precedente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Elena Tiribocchi</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/S-PEPPE-17.jpg"><img class="  alignnone wp-image-876 size-large" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/S-PEPPE-17-720x1024.jpg" alt="S PEPPE 17" width="720" height="1024" /></a></p>
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