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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; Maremma Toscana</title>
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	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
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		<title>Un fuoriclasse delle terre del tufo, il San Lorenzo 2014,</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 09:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro e Cinque, due numeri sinonimo di eccellenza che rappresentano e rappresenteranno l’azienda Sassotondo almeno per la prossima stagione  vitivinicola. Oltre alla corona, massimo riconoscimento della guida Vinibuoni d’Italia edita da touring club, Quattro sono le  “Viti” ottenute dal “San Lorenzo 2014” nella guida “Vitae” 2018 prodotta dall’AIS (Associazione Italiana Sommelier) e Cinque sono invece i “Grappoli” [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/23755736_10212725474523112_7219469699569789402_n.jpg"><img class="  wp-image-1716 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/23755736_10212725474523112_7219469699569789402_n-333x400.jpg" alt="23755736_10212725474523112_7219469699569789402_n" width="249" height="299" /></a>Quattro e Cinque, due numeri sinonimo di eccellenza che rappresentano e rappresenteranno l’azienda Sassotondo almeno per la prossima stagione  vitivinicola. Oltre alla <strong>corona</strong>, massimo riconoscimento della <strong>guida Vinibuoni d’Italia</strong> edita da touring club, <strong>Quattro</strong> sono le  “<strong>Viti</strong>” ottenute dal “<strong>San Lorenzo 2014</strong>” nella guida “<strong>Vitae</strong>” 2018 prodotta dall’<strong>AIS</strong> (Associazione Italiana Sommelier) e <strong>Cinque</strong> sono invece i “<strong>Grappoli</strong>” ottenuti nella guida <strong>Bibenda</strong> della <strong>FIS</strong> (Fondazione Italiana Sommelier), Bibbia per ogni amante del vino e della ristorazione che ha premiato sempre lo stesso San Lorenzo 2014. In questi anni i riconoscimenti per questa etichetta si sono moltiplicati, ma andiamolo a conoscere un pò meglio questo Ciliegiolo in purezza della DOC Maremma Toscana. Questo vino è il cru aziendale prodotto solo con uva ciliegiolo dall’omonima vigna, piantata negli anni ’60, situata proprio di fronte alla spettacolare rupe tufacea su cui sorge Pitigliano. Il ciliegiolo storico vitigno della maremma toscana è stato riscoperto e valorizzato dall’azienda sassotondo e da pochissimi altri fino a portarlo con il san lorenzo ai vertici della produzione nazionale. Il San Lorenzo matura per ventiquattro mesi in botti di rovere di slavonia da 1000 lt e affina per 12/18 mesi in bottiglia nelle cantine scavate nel tufo vulcanico di pitigliano. Perfetto con fagiano alle castagne, piccione in tre cotture, cinghiale in dolce forte o infine con il classico peposo. Soltanto tremila bottiglie prodotte.</p>
<p>Di seguito la descrizione del San Lorenzo 2014 nella guida <strong>Vitae 2018</strong>:<br />
<em>“Rubino intenso e luminoso. Proposta olfattiva ampia, che varia da sentori di mora e ciliegia scura, caramelle alla menta e angostura, a ricordi di bastoncino di liquirizia, peonia, chiodi di garofano e pepe nero.  Si aggiungono delicati sbuffi minerali e spunti boisè.</em><em>Sorso avvolgente, dinamico nella progressione tannica, ben integrata nell’alcol e compendiata dall’elegante freschezza. </em><em>Si concedono di nuovo molte delle impressioni percepite all’olfatto, in un vortice entusiasmante di sensazioni che si dilatano nella lunga persistenza.”</em></p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/SASSO01_11_0750_1024x1024.jpg"><img class="  wp-image-1717 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/SASSO01_11_0750_1024x1024-400x400.jpg" alt="SASSO01_11_0750_1024x1024" width="311" height="311" /></a>Quindi la descrizione del San Lorenzo 2014 nella guida <strong>Bibenda 2018</strong>:<br />
<em>“Il millesimo freddo e piovoso ne avrà forse ridimensionato la potenza, ma non scalfisce l’aristocratico profilo di questo fuoriclasse, da storico cru di oltre mezzo secolo, prospiciente la rupe tufacea di Pitigliano. Pigmento rubino profondo ed estratto sembrano meno copiosi, e meno esuberante del solito si rivela l’incipit olfattivo, che richiede paziente aerazione prima di aprire, con bell’effetto di studiata eleganza, a viola di bosco, iris, lavanda, confettura di visciole, more, ribes nero, pepe, chiodo di garofano, alloro, ginepro, tocco minerale di grafite e misurato boisé. Speculare la parabola gustativa, ove a dare la spinta non è tanto il vigore alcolico, quanto la formidabile spalla acida, in sinergia con tannini finemente cesellati. Più pronto del consueto, senza nulla togliere a un indubbio potenziale evolutivo. Perfetto con il Cinghiale arrosto come lo prepara Domenico Pichini del Tufo Allegro di Pitigliano.”</em></p>
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		<title>Filetti d’anatra in crosta di pistacchi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 15:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Locanda del Pozzo Antico]]></category>
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		<description><![CDATA[Da quando abbiamo aperto nel 2007 abbiamo sempre avuto il desiderio di inserire un piatto a base d’anatra in quanto oltre ad incuriosirci come tipo di carne e come sapore, era un piatto un pò al di fuori dei canoni della ristorazione popolare locale. Inizialmente abbiamo fatto diversi tentativi prima di inserirla in menu accompagnata [&#8230;]]]></description>
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<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/10/Schermata-2017-10-30-alle-16.52.52.png"><img class="  wp-image-1654 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/10/Schermata-2017-10-30-alle-16.52.52-400x222.png" alt="Schermata 2017-10-30 alle 16.52.52" width="488" height="271" /></a><em>Da quando abbiamo aperto nel 2007 abbiamo sempre avuto il desiderio di inserire un piatto a base d’anatra in quanto oltre ad incuriosirci come tipo di carne e come sapore, era un piatto un pò al di fuori dei canoni della ristorazione popolare locale.</em><br />
<em>Inizialmente abbiamo fatto diversi tentativi prima di inserirla in menu accompagnata dai pistacchi, uno su tutti i pinoli come per il coniglio, ma il piatto rimaneva sempre un po’ forte per via del sapore della carne. </em><br />
<em>A quel punto abbiamo optato per un&#8217;impanatura classica realizzata con i pistacchi tritati, la carne scottata in padella accompagnata con grandi fette di arancia, sale, pepe e olio. Questo piatto è stato una scommessa e l’amore per l’anatra è confermato anche dai nostri primi dove infatti troviamo il ragù per la pasta. La ricetta di questi filetti con pistacchi è una delle più richieste da parte dei clienti che magari poi la provano a casa proprio con la nostra impanatura, è molto apprezzata nel locale sia dagli abitudinari che dai nuovi clienti.<br />
</em><br />
Elisa</p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Pitigliano eccellenza della civiltà etrusca: riconoscimento in Regione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 11:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pitigliano ottiene la pergamena dalla Regione Toscana a testimonianza del ruolo storico esercitato dalla comunità nella civiltà etrusca.Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Firenze, nella sala del Gonfalone, direttamente al sindaco di Pitigliano, Giovanni Gentili, dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, in occasione della Giornata degli Etruschi, nel corso della cerimonia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1578" style="width: 534px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/170928_etruschi-gonfalone-14.jpg"><img class="  wp-image-1578" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/170928_etruschi-gonfalone-14.jpg" alt="" width="524" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili mentre riceve il premio &#8220;Città Eccellenza della Civiltà Etrusca&#8221; da Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale</p></div>
<p>Pitigliano ottiene la pergamena dalla Regione Toscana a testimonianza del ruolo storico esercitato dalla comunità nella civiltà etrusca.Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Firenze, nella sala del Gonfalone, direttamente al sindaco di Pitigliano, Giovanni Gentili, dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, in occasione della Giornata degli Etruschi, nel corso della cerimonia di apertura della mostra “Acque sacre, culto etrusco sull’Appennino toscano”. Sono 3 in tutta la Toscana i Comuni che in questa giornata hanno ottenuto il riconoscimento di eccellenza della civiltà etrusca: Pitigliano, Murlo e Carmignano. “Ringrazio il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani – afferma il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili – per l’impegno profuso da sempre nella valorizzazione dell’identità toscana e per il particolare riconoscimento del Consiglio regionale al valore del nostro passato etrusco. Pitigliano è ricca di testimonianze ancora visibili di questa antica civiltà che vogliamo riscoprire e raccontare. Le tombe etrusche scavate nel tufo, le vie cave, sono un patrimonio archeologico straordinario che ci appartiene, unico nel suo genere. Dobbiamo far tesoro di questa peculiarità, anche ai fini della promozione territoriale, recuperando la centralità etrusca nella narrazione di Pitigliano”.</p>
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		<title>Il voto all’annata vitivinicola 2017 di Edoardo Ventimiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 10:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche mese fa incontrammo il proprietario dell’azienda vitivinicola Sassotondo Edoardo Ventimiglia, ormai nostro fedele collaboratore; era il periodo degli eventi di aprile quando si promuove il prodotto e si partecipa alle fiere aspettando la nuova annata. Siamo tornati nuovamente a Sovana, in piena raccolta, per fare un pò di chiarezza sulla prossima annata sulla quale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/20914465_1644472638959560_4370728916370633_n.jpg"><img class="  wp-image-1568 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/20914465_1644472638959560_4370728916370633_n-300x400.jpg" alt="20914465_1644472638959560_4370728916370633_n" width="290" height="387" /></a>Qualche mese fa incontrammo il proprietario dell’azienda vitivinicola Sassotondo Edoardo Ventimiglia, ormai nostro fedele collaboratore; era il periodo degli eventi di aprile quando si promuove il prodotto e si partecipa alle fiere aspettando la nuova annata. Siamo tornati nuovamente a Sovana, in piena raccolta, per fare un pò di chiarezza sulla prossima annata sulla quale esistono pareri discordanti, cosa dobbiamo aspettarci da questa vendemmia appena conclusa ma soprattutto dai vini che verranno.</p>
<p><strong>Nell’aria si respira un bel po’ di pessimismo, la stagione estiva con il caldo intenso è ancora sotto gli occhi di tutti, ma questo 2017 sarà veramente da dimenticare?</strong><br />
Assolutamente no. Certo definirla un’annata difficile è un eufemismo. Le condizioni atmosferiche sono state quelle che tutti abbiamo visto: gelata primaverile, siccità prolungata, le due intense ondate di calore estive, in alcune zone abbiamo avuto anche la grandine…insomma non è mancato veramente nulla. Se questa domanda mi fosse stata fatta alla fine di agosto non avrei avuto problemi a definirla un’annata estremamente problematica.</p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/20953096_1644472578959566_4788928726480150138_n.jpg"><img class="  wp-image-1567 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/20953096_1644472578959566_4788928726480150138_n-300x400.jpg" alt="20953096_1644472578959566_4788928726480150138_n" width="192" height="255" /></a><strong>Invece?</strong><br />
Invece fortunatamente è arrivato Settembre che è stato un vero proprio spartiacque. Con il cambio del mese si sono verificati miracoli e non è un modo di dire. Il clima settembrino è stato perfetto, ha piovuto un po’, temperatura fresca e ottima escursione termica tra il giorno e la notte, le piante hanno tirato il fiato e hanno potuto finalmente respirare. Questo ha permesso alla vigna di ritrovare un equilibrio e, lì dove non vi erano stati troppi danni gravi, le uve si sono avviate verso una maturazione ottimale. Passeggiando tra le viti si vedeva il miglioramento giorno dopo giorno, è stato importante tenere l&#8217;uva in vigna il più a lungo possibile, i risultati migliori li avrà chi ha colto più tardi. Altro elemento importante che ha contribuito ad alleviare i danni è stato il terreno tufaceo, in altre zone della Toscana ci sono stati più problemi.</p>
<p><strong>Diciamo che i danni più grossi allora riguarderanno la quantità?</strong><br />
Sicuramente, un quaranta per cento in meno rispetto allo scorso anno, per alcuni anche oltre,  ma per la qualità non escludo prodotti estremamente interessanti.</p>
<p><b>Un voto?</b><br />
Forse per il voto finale è ancora presto, azzarderei tra il sei e il sette, sufficiente-buono, sicuramente sarà un’annata con più facce con possibili picchi di qualità.</p>
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		<title>Il post Settembre di Vino: la vittoria dei Pistoni Roventi, di Cantine nel Tufo e di Pitigliano</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 14:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partiamo come spesso accade in questi casi dalla fine, ma questa volta non dalla premiazione che ha incoronato la Cantina dei Pistoni Roventi campione del Settembre di Vino 2017 (quarto successo per loro) ma dal discorso fatto dal Sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili pochi minuti prima della premiazione. “Non è stato facile ma ci siamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1535" style="width: 444px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/foto-principale.jpg"><img class="  wp-image-1535" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/foto-principale-400x267.jpg" alt="foto principale" width="434" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">La Cantina dei Pistoni Roventi vincitrice del Settembre di Vino 2017</p></div>
<p>Partiamo come spesso accade in questi casi dalla fine, ma questa volta non dalla premiazione che ha incoronato la Cantina dei Pistoni Roventi campione del Settembre di Vino 2017 (quarto successo per loro) ma dal discorso fatto dal Sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili pochi minuti prima della premiazione. “Non è stato facile ma ci siamo riusciti” il sunto dell’intervento del sindaco più tutti i ringraziamenti di circostanza.  In effetti l’Associazione Cantine nel Tufo aiutata dall’ingegnere Fabrizio Casciani e dalla neo amministrazione comunale di Pitigliano è riuscita a far fronte alle numerose problematiche che si sono presentate a tutti gli organizzatori di eventi dopo la circolare del Ministero degli Interni seguita ai fatti di Torino in occasione dell’ultima finale di Champions League. Le restrizioni e i cambiamenti sono stati numerosi: alcune cantine ristrette, altre addirittura spostate per creare un percorso che facesse fede alle richieste di sicurezza, inoltre per la prima volta si è resa necessaria la presenza di stuart per incanalare i flussi di persone e garantire lo spazio per eventuali interventi degli organi di soccorso. Se a tutto questo si aggiungono le numerosissime norme già esistenti dagli anni precedenti e il poco tempo a disposizione ecco spiegato come la vittoria di Cantine nel Tufo sia evidente visto il successo in qualità e nel pubblico che come ogni anno ha invaso la città del tufo per quattro giorni. Risultato non scontato visto quello che è successo a molti eventi simili anche non distanti da noi. Parlando della festa in se la vittoria come detto è andata alla Cantina dei Pistoni Roventi, premiata da un regolamento incrociato comprendente spettacoli, menu, numero di cantine visitabili e voto del pubblico. Secondo posto per la Cantina Imperiale vincitrice dello scorso anno, terza piazza per la Cantina dei Classici Torsi. I Pistoni si sono aggiudicati la coppa in tufo e ferro realizzata dall’artigiano pitiglianese Guido Ricci Masè. Una menzione a parte merita proprio la Cantina dei Classici Torsi arrivata terza.</p>
<div id="attachment_1536" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/foto-2.jpg"><img class="wp-image-1536 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/foto-2-400x267.jpg" alt="La Cantina Imperiale arrivata seconda (Foto Marco Tisi)." width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">La Cantina Imperiale arrivata seconda.</p></div>
<p>Rispettando la tradizione e facendo fede al proprio nome (si scherza, la cantina è nata proprio giocando su una serie di “sventure” che hanno colpito la Cantina Mondiale da qui, in pitiglianese “Torsi”, diciamo “Sfortunati”) questo gruppo ha saputo soltanto due mesi prima che per motivi di sicurezza dell’evento non poteva fare la cantina in Via Zuccarelli come tutti gli anni. Si sono rimboccati le maniche e trasferiti dall’altra parte del centro storico, senza battere ciglio e allestendo una cantina originale e simpatica, aprendo addirittura cinque cantine monumentali visitabili soprattutto senza fare la minima polemica, insomma centrando in pieno quello che dovrebbe essere lo spirito di questa manifestazione ancora non chiaro a tutti.  Il bello di questa festa è anche l’attaccamento delle singole Cantine alla manifestazione, all’Associazione Cantine nel Tufo e soprattutto alle migliaia di visitatori che ogni anno arrivano a Pitigliano, uno spirito di condivisione e appartenenza che va oltre i colori che per quattro giorni dividono le Cantine, questo ormai è chiaro (quasi) a tutti. Detto tutto questo appare scontata la vittoria di Pitigliano. Un paese che ancora una volta ha chiuso in maniera gloriosa la stagione estiva con l’evento del Settembre di Vino. Il Settembre di Vino, come sempre, oltre ad essere una grande festa che porta a Pitigliano persone da tutta Italia e che mette in mostra i prodotti del territorio (grazie anche al Tour di Vino) è senza dubbio un toccasana per l’economia cittadina che si spalma ben oltre i quattro giorni dell’evento, inoltre, mette in mostra una Pitigliano differente per due motivi: il primo è legato sicuramente all’atmosfera che si respira in questi giorni, il centro storico, i vicoli sono vivi. C’è entusiasmo, c’è impegno, c’è un qualcosa nell’aria che solo il Settembre di Vino può offrire; e per captare questo basta chiedere a chi in quella parte di paese ancora ci vive.</p>
<div id="attachment_1537" style="width: 348px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/foto-3.jpg"><img class=" wp-image-1537" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/foto-3-400x267.jpg" alt="Cantina i Classici Torsi, terzi." width="338" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Cantina i Classici Torsi, terzi.</p></div>
<p>L’altro elemento è sicuramente di carattere storico/culturale, legato a ciò che le Cantine riescono a far vedere. Nello statuto dell’Associazione Cantine nel Tufo c’è come primo obbiettivo il recupero delle antiche cantine scavate nel tufo, una rarità tutta pitiglianese che a differenza delle altre bellezze visibili ogni giorno dell’anno sono visitabili, eccetto rare eccezioni, soltanto in questi quattro giorni.Grazie a questo evento si può vedere l’altra Pitigliano, quella sotterranea e grazie al nuovo regolamento ogni Cantina è stimolata ad aprire più gole. Ormai ogni singola Cantina conta almeno due/tre gole visitabili il che fa si che un visitatore che completa il giro di tutte le Cantine possa vistare almeno venti cantine scavate nel tufo in tutta la loro unicità e bellezza. Questi elementi non vanno trascurati soprattutto per chi ancora afferma (fortunatamente sempre meno) che il Settembre di Vino sia solo una festa per ubriaconi con risse e confusione al seguito.</p>
<p><em>Foto Marco Tisi</em></p>
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		<title>Pici all&#8217;Agliata</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 14:40:18 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/usata-2.jpg"><img class="  wp-image-1494 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/09/usata-2-400x267.jpg" alt="usata 2" width="427" height="285" /></a>I pici pur essendo un piatto comune della tradizione pitiglianese, non sono “di casa”, cioè non è un piatto che ho portato al Pozzo perché risalente a qualche ricordo della cucina dei genitori o dei nonni. Si tratta di qualcosa che ho scoperto da grande e che essendo un classico piatto toscano non può mancare in qualsiasi ristorante. Il picio è un tipo di pasta estremamente semplice fatto con acqua e farina e “appiciato” cioè lavorato a mano, fino ad ottenere una forma simile ad uno spaghetto un pò più largo. Anche il condimento dell’agliata o aglione che dir si voglia, è estremamente semplice con sugo di pomodoro e aglio. Un sapore certamente deciso ma di sicuro successo. Proprio per uscire da questa ricetta tradizionale proponiamo diverse varietà di pici, tra tutti quelli del Pozzo, dal nome del locale, fatti con panna, tartufo e zucchine, o con il ragù d’anatra. A volte stranamente qualcuno ci chiede questi pici senza aglio, di sicuro risulteranno pur sempre buoni, ma si tratta di un piatto che perde la sua caratteristica principale. Sono squisiti si portano dietro soltanto un piccolo inconveniente&#8230;</em></p>
<p><em>Gabriella</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anche Pitigliano nel progetto PortArgentario</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 14:05:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pitigliano. Un primo importante risultato messo a segno dalla Giunta di Pitigliano, guidata dal sindaco Giovanni Gentili: il Comune entra a far parte del progetto PortArgentario. La Giunta ha formalizzato in questi giorni l’adesione. “Siamo entusiasti di entrare nell’interessante circuito di PortArgentario – afferma il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili – per la promozione del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/1458932377_6.jpg"><img class=" size-medium wp-image-773 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/1458932377_6-400x300.jpg" alt="Pitigliano panoramica" width="400" height="300" /></a>Pitigliano. Un primo importante risultato messo a segno dalla Giunta di Pitigliano, guidata dal sindaco Giovanni Gentili: il Comune entra a far parte del progetto PortArgentario. La Giunta ha formalizzato in questi giorni l’adesione.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">“Siamo entusiasti di entrare nell’interessante circuito di PortArgentario – afferma il sindaco di Pitigliano <span class="_4yxo">Giovanni Gentili</span> – per la promozione del nostro territorio nel mercato internazionale delle navi da crociera di piccole e grandi dimensioni. I porti sono una privilegiata porta di accesso dei turisti italiani e stranieri per i comuni dell’entroterra. Ne siamo convinti e lavoreremo per trarre il massimo vantaggio da questa collaborazione. Se è vero che quello nautico è un turismo mordi e fuggi, diciamo che a noi piace il turismo mordi e fuggi e lo accogliamo a braccia aperte, perché porta comunque sul territorio risorse utili, soprattutto se gestito all’interno di un progetto che genera un flusso continuo e regolare di turisti”. “Pitigliano ha un certo appeal – continua il sindaco <span class="_4yxo">Giovanni Gentili</span> – ma le mode passano e non possiamo fare affidamento solo sul fatto di piacere adesso. Il nostro obiettivo è quello di garantire una strategia di promozione turistica ben strutturata e articolata in grado di rilanciare e sostenere Pitigliano come meta turistica nel lungo periodo”.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">“Rientra in questa nostra strategia l’adesione a PortArgentario e l’idea di entrare a far parte del distretto turistico interregionale dell’Etruria meridionale – conclude il sindaco <span class="_4yxo">Giovanni Gentili</span> &#8211; per il quale formalizzeremo la nostra richiesta entro il 31 luglio. Per la centralità che riveste il nostro territorio da un punto di vista geografico rispetto alle altre aree del distretto è evidente che non possiamo non farne parte. Sarebbe un grave errore. L’altro obiettivo a cui tengo molto, da perseguire insieme agli operatori turistici e alle associazioni locali, è quello di allungare la stagione con una corretta programmazione degli eventi e con un’accoglienza ben organizzata per accogliere al meglio i turisti a Pitigliano anche in inverno”.</div>
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		<title>Le aziende del territorio interviste ai protagonisti: Sassotondo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 11:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nei mesi scorsi, come ogni anno, si sono svolte numerose manifestazioni legate al mondo dell’enologia. Il nostro territorio ha visto numerose aziende partecipare a questi eventi riscontrando successi e ottenendo molte soddisfazioni. Il mese scorso abbiamo iniziato sul nostro NCT cartaceo una serie d’interviste per conoscere meglio i nostri produttori, le loro aziende e le loro esperienze. La prima azienda che abbiamo incontrato è quella di un nostro storico collaboratore Edoardo Ventimiglia, proprietario insieme alla moglie Carla Benini dell’azienda vitivinicola Sassotondo situata a cavallo tra i comuni di Sorano e Pitigliano.<br />
<strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/18556356_435693653455549_1755880804703303889_n.jpg"><img class="  wp-image-1237 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/18556356_435693653455549_1755880804703303889_n-300x400.jpg" alt="Sassotondo" width="305" height="407" /></a>La “Prowein” di Düsseldorf, il Vinitaly, il “Ciliegiolo d’Italia” a Narni due eventi importanti che hanno visto la partecipazione in prima linea dei vini di Sassotondo. Qualche considerazione.<br />
</strong>Sono eventi profondamente diversi. Alla Prowein di Düssendorf è stata una esperienza positiva. Ci siamo tornati dopo qualche anno ed è andata bene. Abbiamo notato un’espansione della fiera, anche dal punto di vista degli spazi. Certo è una fiera a cui devi partecipare in modo già preparato e organizzato mesi prima. Si parte dall’Italia già con incontri e appuntamenti fissati, poi può anche capitare che avvenga qualcosa di nuovo e inaspettato. Vinitaly è diverso dal Prowein, anche se quest’anno abbiamo notato un miglioramento anche lì, segno che chi ha organizzato ha lavorato bene. C’era un ambiente maggiormente internazionale, speriamo che riconquisti sempre più mercato mondiale.<br />
A Narni vi è una manifestazione ancora differente tutta dedicata a questo vitigno fantastico che è il Ciliegiolo dove si nota il grande impegno di Narni e dei produttori che la organizzano (quest’anno terza edizione). La nostra azienda ha ricevuto il premio come miglior ciliegiolo con il base 2015. È una grande manifestazione che sarebbe bello replicare anche da noi anche perché in Maremma questo vitigno sta diventando molto importante.</p>
<p><strong>Parliamo un po’ di questo vitigno, Sassotondo è stata una delle prime aziende a crederci poi in molti l’hanno seguita.<br />
</strong>Noi abbiamo iniziato con il Ciliegiolo nel 1997, secondi in Maremma e in Italia, preceduti dall’azienda “Rascioni e Cecconello”. Adesso si contano solo in Maremma circa 230ha, il ciliegiolo è il quarto vitigno a bacca rossa come produzione con vini anche di alta qualità. Questo vitigno sta diventando importante per l’identità del territorio maremmano.</p>
<p><strong>Quando si partecipa a certi eventi qual è il riscontro tra i compratori? Soprattutto tra quelli esteri, cosa apprezzano e quanto conoscono le nostre zone?<br />
</strong>La Maremma si sta facendo conoscere, mentre Pitigliano ha un po’ perso il suo appeal, probabilmente a causa di scelte politiche e organizzative. Noi del Consorzio di Tutela del Bianco di Pitigliano abbiamo iniziato a fare azioni per invertire questa rotta, perché c’è bisogno di fare qualcosa per promuovere questa terra. La Maremma pian piano si farà conoscere, c’è la voglia di rappresentare la Toscana.</p>
<p><strong>Ad esempio quali sono state queste iniziative?<br />
</strong>Ricerca di identità. Abbiamo ad esempio promosso le iniziative legate ai vini vulcanici-Vulcania (ora volcanic wines), che rendono così caratteristici i nostri prodotti, speciali e diversi dagli altri. Insieme all’associazione Volcanic Wines, che raggruppa le DOC vulcaniche italiane dal Veneto alla Sicilia, abbiamo promosso degustazioni non solo in Italia ma anche all’estero. Questo elemento si lega poi ad una terra che ha cultura e natura uniche. Insomma bisogna fare qualcosa di qualità. Non si deve avere paura di presentarsi al mondo. Non bisogna avere paura nemmeno delle possibili critiche né del confronto. E poi bisognerebbe fare una comunicazione specifica legata al territorio, studiandone le peculiarità e comunicandole al mondo. Creare un vero e proprio legame con il territorio.</p>
<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/FullSizeRender-2.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1238 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/FullSizeRender-2-300x400.jpg" alt="FullSizeRender 2" width="300" height="400" /></a>Esiste una crisi di questo settore?<br />
</strong>Non esiste una vera e propria crisi ma in questo territorio, in particolare Pitigliano e Sorano, si stanno perdendo tante aziende. Si assiste a un progressivo depauperamento del vigneto che viene o tagliato o acquistato da grandi aziende e qui non voglio fare polemiche perché viene comunque creato lavoro, ma sarebbe importante ogni piccola realtà; non è così da altre parti vicino a noi. Basti guardare a Manciano per rendersi conto di trend opposti. Bisogna fare scelte che sostengano e diano spazio a tutte le aziende anche a quelle medio piccole e soprattutto fare in modo che il vino crei redditività come è in altri posti. C’è una perdita di identità (ancora) anche culturale e anche nei contadini stessi, magari non si investe sul vino (soprattutto per le ragioni di cui sopra) e si investe su altro.</p>
<p><strong>Concludendo…<br />
</strong>La nostra terra ha una grande potenzialità, che però rischia di finire se non gestita bene. C’è un pericolo per le aziende produttrici di Pitigliano e Sorano, meno per la zona di Manciano dove in questi ultimi anni hanno aperto stanno nuove cantine. La situazione è pericolosa ma abbiamo le potenzialità per essere competitivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alessandro Zecchini, Elena Tiribocchi</em></p>
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		<title>La primavera nella Maremma di Mario Puccini</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2017 14:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Città invisibili]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma]]></category>
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		<description><![CDATA[“E a quel modo che fui verghiano anche prima di aver letto Verga, così fui anti-dannunziano prima di aver letto D’annunzio” Quanti autori nei primi anni del novecento hanno errato per l’Italia centrale col desiderio di assaporare la purezza della civiltà contadina. Famelici di storie alle quali cambiare i nomi dei personaggi, di luoghi ammantati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/05/DSC_6650.jpg"><img class="  wp-image-1091 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/05/DSC_6650-400x262.jpg" alt="DSC_6650" width="445" height="292" /></a></p>
<p><em>“E a quel modo che fui verghiano anche prima di aver letto Verga, così fui anti-dannunziano prima di aver letto D’annunzio”</em></p>
<p>Quanti autori nei primi anni del novecento hanno errato per l’Italia centrale col desiderio di assaporare la purezza della civiltà contadina. Famelici di storie alle quali cambiare i nomi dei personaggi, di luoghi ammantati di rovi, di borghi sopiti dalla neve in inverno e pieni di vita in estate. Era dura la Maremma a quei tempi, la malaria regnava ancora e ogni giorno la fatica del lavoro nei campi pareva insostenibile. Eppure il villano pareva dotato di una forza e di una costanza superiori ai comuni, e la sera c’era ancora la voglia di vegliare davanti al fuoco, di andare a visitare i vicini nei poderi vicini, di cantare in ottava rima, di seguire lungo i vicoli le fraschette poste agli angoli, fino a trovare un cantiniere che metteva cannella. Mario Puccini era uno di questi scrittori erranti, famelici di stralci di vita, di primavere, di racconti e di odori di stagione. Originario di Senigallia nel 1910 conobbe Alessandra Simoncini, giovane maestra di ruolo nella cittadina adriatica, ma originaria di Ischia di Castro, che divenne poi sua moglie. Grazie a lei conobbe il piccolo paese castrense e per tutto il resto della vita vi trascorse le vacanze nel borgo, letteralmente incantato dalla grande mole di sensazioni e sentimenti che qui vi si respiravano. La riviera adriatica era un luogo tranquillo “con le colline ben pettinate”, mentre la Maremma era la terra ideale per chi sentisse il desiderio di un’avventura ancora da romanzare, di personaggi che stavano passando a leggenda, come il brigante Domenico Tiburzi. Ce n’erano di storie e di luoghi da ascoltare, dalla caduta di Castro alle leggende di Sovana, dalle tombe etrusche all’impenetrabile selva del Lamone. Bastava avventurarsi in campagna per trovare fiumi in piena, forre profonde, antichi sepolcri e castelli diruti, oltre a qualche rara capanna di pastori. Dedicò un notevole impegno artistico alla Maremma, cantandola in numerosi romanzi brevi, traendone altresì ispirazione per i suoi romanzi sociali di scuola verista. La moglie era imparentata con la famiglia Mida, di origine albanese, una tra le più abbienti nel borgo di Ischia di Castro, già di per se una storia affascinante da ascoltare. Per onorare il legame tra Mario Puccini e la Maremma intendiamo riproporre una suo racconto breve, intitolato Primavera Maremmana. Apparso sulla terza del quotidiano “Il Roma” di Napoli, il primo aprile del 1935, fa parte di tutta una serie di novelle che avremo modo di pubblicare nei mesi a seguire. E in questo aprile 2017 lo riproponiamo fedelmente, nella speranza di suscitare nel lettore le stesse sensazioni di purezza e di semplicità che l’autore in tutta la sua vita ha percepito durante le sue peregrinazioni in Maremma.</p>
<div id="attachment_1093" style="width: 287px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/05/puccini-copertina.jpg"><img class="size-medium wp-image-1093" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/05/puccini-copertina-277x400.jpg" alt="La copertina del libro del Puccini" width="277" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro del Puccini</p></div>
<p>Manca quasi del tutto in Maremma l’albero che si potrebbe chiamare l’annunciatore della primavera, l’esile mandorlo. Ma se anche nei larghi campi dove il sole, anche nelle belle giornate, arriva sempre come stanco e stento, quasi che lungo la strada si sia impicciato in non si sa quanti ostacoli, nessun segno appare a indicare che l’inverno è finito e che la stagione buona è decisamente cominciata, i “guitti” scesi quaggiù per la mondatura del grano capiscono che la primavera s’è stabilmente affacciata sul mondo e conviene salutarla. A dire la verità, i somari era già una ventina di giorni che si faticava a combatterci; e pioveva ancora a dirotto, le strade erano tutte un pantano, anche il cielo pareva una pozzanghera. Ma loro, laggiù nelle stalle, raglia che ti raglia, come se volessero darti la sveglia:”caro padrone, tu dormi o sei ciucco, ma io che sto all’erta posso dire che l’ora è venuta di lasciar la stalla e la casa; che laggiù il grano deve già essere mezzo metro fuori e tu cosa aspetti per andarlo a mondare?”. Hanno sofferto povere bestie, il chiuso e il freddo per tutta una stagione, e nelle stalle non mancava il fieno e la paglia, ma laggiù hanno poi l’erba e la macchia libera; e al chiuso potrebbero ragliare dalla mattina alla sera, ma le femmine, anche se sono in una stalla a due passi dalla loro sta attento che gli rispondano. Eh, eh la miccia vuole la buona stagione: soltanto in primavera e quand’è fuori dalla stalla, la somara si ricorda che questa terra, oltre il fieno e la paglia, ci sono anche le erbette nove e i somari giovani che la chiamano. Ma il villano di Maremma non è come il villano dei paesi ricchi, che ha i suoi campi sotto casa e campi dove la primavera si mette a cantare appena marzo fa capolino da sotto le nuvole di febbraio; e dove uno si volta, gli odori della terra ti saltano addosso. Il campo del maremmano è a molte miglia dal paese; e finché comanda la pioggia, il grano meglio lasciarlo al suo destino; a stuzzicarlo quando non riposa sul sodo per liberarlo dalle erbe, è come ad un uomo che per levargli un moscerino da un occhio gli si ficcasse dentro tutto intero un dito. Le erbacce gli crescono sopra e d’intorno; il loglio lo affoga, ma lui si difende come può da solo: aspettando che un po’ di sole asciughi i suoi solchi, che allora arriveranno le mani provvidenziali dei villani e la sua vita sarà assicurata … Ora si che si può andare, ora che quell’imbottitura delle nuvole s’è diradata; e sulle fratte comincia a comparire il fiocco bianco del sambuco; e la terra, non vi si affonda dentro mezzi, uomini e somari. Primavera: si possono buttar via finalmente i maglioni d’inverno che si sudava dentro anche stando fermi; e il pane che si porta non si correrà pericolo di doverlo mangiare con lo sputo, perché non si trova in giro un po’ di cicoria che gli faccia buona compagnia. Primavera: e ci sarà la cicoria, nelle macchie; e si potrà camminare con indosso la sola camiciola. Ma il più bello sarà questo, che le gole delle donne finalmente si scioglieranno. Perché, poverine, l’uomo un’ora di spasso se la piglia anche in inverno; e magari all’osteria, per la paura di tirar fuori i soldi della cena sua e dei suoi figli non berrà più un bicchiere; ma infine ci va, e oggi è una partita a carte, domani una cantatina da poeta, il tempo alla bell’e meglio all’uomo gli passa, anche nelle giornate più scure. Ma la femmina, soltanto nella stagione si può dare un poco all’allegria: che allora scende anche lei in Maremma con le brigate; e certo non ci sono laggiù le case col mobilio, c’è soltanto la capanna con le rapazzole, ma il signore dove mette l’ago non si scorda di mettere anche il rocchetto. Fin dalla mattina dell’ingaggio, l’aria è già un’altra nelle case e per le strade. E loro, le donne, fanno ancora le schizzinose:”uno zinalino nuovo bisognerebbe me lo staccassi, il fazzoletto da testa bisognerebbe me lo facessi nuovo () E quando si piglia la strada di Maremma, brontolano che c’è ancora fango dove si cammina; ma, uno verzellino che canti in cima ad un fico ed eccole li con gli occhi spalancati a guardarlo. […] IL grano suda sette camicie, nella stretta delle erbacce, e sul momento è soltanto a lui che bisogna pensare. Ma quando le ore lunghe ed uguali sono sfilate e si avvicinano quelle che duran poco, le ore del tramonto e del crepuscolo e della sera, […] per gli uomini e per le donne di queste brigate contadine giunge il momento di sciogliersi e di far onore a mamma primavera ormai stabilmente arrivata e ufficialmente riconosciuta. E sono in apparenza canti in comune, canti soltanto corali, ma chi potesse affacciarsi da dietro una fratta senza essere veduto, avvertirebbe subito che,nonostante la gente sia tanta ed ogni uomo ed ogni donna stia a gomito coi vicini, dieci dodici uomini ed altrettante donne fanno già coppia, sia pure soltanto con gli sguardi. E non mancano i contrasti […] Ma la primavera in Maremma ha prima di tutto l’aiuto degli odori, che si avvertono in particolar modo di sera (e così forti che paion frustate) e poi ecco infine l’usignolo: un tenore che se ci si mette, par di essere non più all’aperto e ad un passo da quelle brutte macchie malate, ma in un palazzo di cristallo, si sognano le fate, si pensa al paese della cuccagna, anche le sverzelline più superbe sotto quella musica finiscono col diventare manse e dicono ai loro maschi di si.    [1935]</p>
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		<title>Presentato il progetto Vetta–Mare</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Mar 2017 18:17:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ecco nel dettaglio il percorso di mobilità dolce che lega l’Amiata a Porto Ercole</strong></p>
<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/Loc-Vetta-Mare.jpg"><img class="  alignleft wp-image-983 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/Loc-Vetta-Mare-283x400.jpg" alt="Loc Vetta Mare" width="283" height="400" /></a>Unire la montagna al mare. Unire l’Amiata a Porto Ercole. Si chiama “Vetta–Mare” l’ambizioso progetto, in programma dal 21 aprile al 1 maggio, firmato dal Comune di Manciano, in collaborazione con i Comuni di Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, Castell’Azzara, Sorano, Capalbio, Monte Argentario ed Orbetello, presentato questo pomeriggio in occasione del Maremma Coast to Coast, che mette al centro dell’interesse turistico ed economico l’escursionismo e il cicloturismo, due attività protagoniste dei flussi turistici nazionali e internazionali che hanno, in provincia di Grosseto, fortissime opportunità di crescita. I Comuni del territorio, da tempo, sono impegnati in attività di analisi e progettazione di sistemi di sentieri, ippovie e ciclovie, per costituire un’infrastruttura di sistema da poter promuovere fuori dei confini regionali. Il percorso di 151 chilometri, suddiviso in sette tappe, che attraversa alcuni dei luoghi più belli e importanti della Maremma dal punto di vista storico, ambientale e naturalistico è suddiviso in tratte di circa 15-20 chilometri l’una e sono percorribili giornalmente da un camminatore o ciclista di livello medio. Il tracciato, con l’utilizzo di strade bianche e sentieri, attraversa e coinvolge tutte le realtà e le emergenze culturali, paesaggistiche, gastronomiche maremmane. E’ possibile strutturare il percorso in modo completamente autonomo, decidendo la lunghezza delle tappe e dove fermarsi per i pernottamenti. Sono molti, infatti, i paesi e le strutture presenti nel tracciato. Nel dettaglio: il punto di partenza del percorso è la vetta del Monte Amiata a 1738 s.l.m (Sir, sito di interesse regionale). Scendendo dalla vetta, il primo paese che si incontra è Castel del Piano centro storico medievale, paese conosciuto per le eccellenti produzioni di vino Montecucco Doc, per l’olio Dop di Olivastra e per il famoso Palio, corsa con cavalli cavalcati a pelo che si svolge ogni anno nel periodo di luglio. Si prosegue poi per Arcidosso, altro importante centro storico medievale che mantiene ancora intatto e visitabile il castello Aldobrandesco, all’interno del quale c’è una splendida mostra sul personaggio di Davide Lazzaretti denominato il Cristo dell&#8217;Amiata. Di fronte al castello, il museo dedicato alla comunità Dzogchen di Merigar West, centro Tibetano tra i più importanti d&#8217;Europa. Si prosegue per Santa Fiora, inserito fra i borghi più belli d’Italia e bandiera arancione del Touring Club, centro storico conosciuto per essere stato la dimora della famiglia comitale degli Aldobrandeschi nel periodo medievale e successivamente degli Sforza, nel periodo rinascimentale. Ad oggi rimangono le vestigia del Castello con i resti di antiche mura, torri e fortificazioni e il palazzo Sforza Cesarini che oggi è la sede del Comune. Nel terziere del castello si trova la Pieve delle Sante Flora e Lucilla con all’interno la più importante collezione al mondo per quantità di terrecotte Robbiane e nella parte bassa del paese, nel terziere di Montecatino si trovano le famose sorgenti del fiume Fiora che nascono dal parco della Peschiera, sorgenti che “dissetano” tutta la Maremma. Si prosegue successivamente per Castell’Azzara, dove si attraversano due delle riserve naturali della provincia di Grosseto con importanti specie botaniche autoctone: la riserva della Santissima Trinità e del Monte Penna. Da Castell’Azzara si prosegue per Sovana nel regno degli Etruschi, qui è possibile visitare il borgo con il duomo e il museo archeologico dove all’interno è conservato uno degli ultimi tesori di monete d’oro. Poco più avanti si trova il parco archeologico di Sovana, luogo unico al mondo, dove si possono percorrere le Vie Cave intagliate nel tufo e visitare le tombe monumentali di origine Etrusca. Attraversato il fiume Fiora, si sale a Poggio Murella dove lungo il percorso si trova un’antica cisterna romana “Castello Acquarum” e da qui si apre il panorama sulla Valle delle terme di Saturnia che è possibile raggiungere con 30 minuti di cammino. Arrivati alle terme, tra le più conosciute al mondo, è possibile rilassarsi, facendo un bagno nelle famose cascate del Mulino. Da qui, si può proseguire salendo su un tratto della Via Clodia fino a Porta Romana, per visitare il centro storico e il museo archeologico di Saturnia. Dopo Saturnia, si va in direzione di Montemerano, centro storico che fa parte dei Borghi più belli di Italia, noto per la sua piazza del castello e per la spettacolare chiesa di San Giorgio. Si prosegue poi verso Manciano, denominato la “Spia della Maremma”, per lo straordinario panorama che si vede dalla torre panoramica dalla Corsica al Gran Sasso e conosciuto per il suo museo di preistoria. La rocca, la torre e il museo sono visitabili gratuitamente. Da Manciano, si scende verso il mare dove è possibile visitare il Giardino dei Tarocchi, parco con sculture di arte contemporanea, per poi arrivare al borgo di Capalbio. Passando per la Feniglia, si arriva a Porto Ercole luogo incantevole per trascorrere giorni di vacanza in un’atmosfera familiare tipica della Maremma. Sui colli circostanti si nota l’imponente presenza delle fortezze spagnole e della rocca Aldobrandesca che svetta sul porticciolo e chiude tutto il percorso tematico. Il percorso può essere fatto sia a piedi che in bicicletta con tempi che vanno dai due (per i più allenati), ai sei giorni e nei punti più complicati e con presenza di criticità, è possibile proseguire per strade provinciali parallele al percorso. Per chi vuole viaggiare con calma e godersi il territorio al massimo, è possibile utilizzare strade comunali o provinciali poco frequentate. Dichiarazioni: “Questo percorso – parla il sindaco di Manciano, Marco Galli – ha come obiettivo di far conoscere la nostra terra, come mia prima l’aveva presentata, per le sue qualità. La Maremma è caratterizzata dalla montagna e dal mare e attraverso questo progetto vengono esaltate a pieno le caratteristiche di questo territorio, incontaminato, unico nel suo genere. La Maremma è un brand che deve essere promosso e la nostra amministrazione comunale si impegna da anni per potenziare ciò che di bello può offrire questa terra, creando opportunità a chi ci vive, dal punto di vista turistico ed economico”. “E’ una grande emozione &#8211; spiega l’assessore al Turismo del Comune di Manciano, Giulio Detti &#8211; presentare il percorso Vetta-Mare. In tempi record siamo riusciti a completare il tracciato, con la relativa cartellonistica, offrendo ai turisti un bel prodotto per la prossima stagione. Ringrazio gli otto comuni per la collaborazione e i colleghi assessori che hanno sempre seguito con grande entusiasmo il progetto”.</p>
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