<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; Giada Rustici</title>
	<atom:link href="https://www.nctufo.it/notizie/giada-rustici/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nctufo.it</link>
	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 10:58:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Orlando: la storia di un paladino leggendario in terra Toscana</title>
		<link>https://www.nctufo.it/orlando-la-storia-di-un-paladino-leggendario-in-terra-toscana/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/orlando-la-storia-di-un-paladino-leggendario-in-terra-toscana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 08:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giada Rustici]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Sovana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=2560</guid>
		<description><![CDATA[Orlando, Rolando, Rollan: tanti nomi per identificare un unico personaggio. Il primo grande paladino della storia della letteratura. Una delle prime attestazioni scritte in cui appare Orlando è la Chanson de Roland, scritta nell’epoca della Prima Crociata (1095). Ma la storia risale a molti anni prima: infatti, forse non tutti sanno che è strettamente legata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/04/mano.jpg"><img class="  wp-image-2563 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/04/mano.jpg" alt="mano" width="290" height="217" /></a>Orlando, Rolando, Rollan: tanti nomi per identificare un unico personaggio. Il primo grande paladino della storia della letteratura. Una delle prime attestazioni scritte in cui appare Orlando è la Chanson de Roland, scritta nell’epoca della Prima Crociata (1095). Ma la storia risale a molti anni prima: infatti, forse non tutti sanno che è strettamente legata al nostro territorio toscano. Ovunque infatti ha disperso segni della sua presenza, intensa o frettolosa.<br />
La tradizione popolare, rafforzata dai poemi cavallereschi franco-veneti del XII secolo, vuole che Orlando Paladino, Marchese del Chiaramonte, Conte di Blaye e Gonfaloniere della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sia nato a Sutri. La leggenda racconta che Carlo Magno aveva una sorella di nome Berta la quale si innamorò di un valoroso condottiero privo di titolo, di nome Milone. Il re, adiratosi, scacciò la donna dalla corte assieme al suo innamorato sgradito. Per quest&#8217;ultimo divenne dunque vitale cercare chi lo assumesse al proprio servizio ma, respinto da tutti, fu costretto a dirigersi verso Roma per chiedere al Papa di intercedere presso il re. Durante la sosta a Sutri, in quella grotta, Berta fu colta dalle doglie del parto e mise alla luce suo figlio. Mentre lo accudiva, un giorno il piccolo le scivolò di mano iniziando a rotolare sull&#8217;erba del pendio e facendo esclamare alla madre disperata &#8220;<em>Ooh! le petit rouland!</em>&#8220;: da qui venne il suo nome Rolando o Orlando e quello della valle che ancora è chiamata Valle Rotoli. Il ragazzo crebbe sano e robusto, divenendo capo della gioventù Sutrina, meritandosi la carica di &#8220;Re del Carnevale&#8221; e conducendo una vita spensierata fino a quando non giunse a Sutri la corte di Carlo Magno. Il re dei Franchi era diretto a Roma ed Orlando, euforico non perse tempo a mettersi in mostra: si travestì da servitore, si infiltrò nella sala del banchetto reale e rubò con la velocità del fulmine, la coppa dove aveva appena bevuto il sovrano. Carlo, più meravigliato che adirato per l&#8217;accaduto, sfidò giocosamente il ladro a ripetere la malefatta il giorno successivo, cosa che si ripeté fra lo stupore generale. Sulla strada di casa Orlando trovò i tre dignitari inviati dal re che, riconosciuta la madre Berta come sorella del sovrano, permisero il ricongiungimento dei familiari da tanto tempo divisi. Rientrando in Francia, Carlo <a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/04/Orlando-Paladino.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2564 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/04/Orlando-Paladino-300x400.jpg" alt="Orlando-Paladino" width="300" height="400" /></a>Magno volle suo nipote al fianco, ma Orlando pretese che il suo compagno Oliviero, sutrino autoctono, lo accompagnasse, divenendo poi con lui Paladino di Francia: entrambi poi morirono combattendo contro i Saraceni nella battaglia di Roncisvalle, nell&#8217;agosto del 778. Rolando, o Orlando che dir si voglia, fu un uomo valoroso, giusto, forse a volte un po’ troppo immaturo. Veniva descritto anche come un uomo dotato di una forza eccezionale, paragonata, addirittura, a quella di alcuni eroi greci come Ercole. Orlando era follemente innamorato di Angelica, una bellissima fanciulla giunta in Francia dalla Cina: la giovane aveva però il compito di seminare discordia tra i cristiani. Ella però era innamorata di Rinaldo, che a sua volta odiava Angelica.<br />
Notoriamente Orlando fu un eroe che visse più nella poesia e nella tradizione collettiva piuttosto che nella storia: le sue gesta infatti, che siano esse immaginarie o reali, furono celebrate in grandi poemi come la <em>Chanson de Roland</em>, il <em>Morgante</em> di Luigi Pulci, l’<em>Orlando innamorato</em> di Boiardo e l’<em>Orlando furioso </em>di Ariosto. Ma nonostante questa sua timida tendenza, lasciò tracce del suo passaggio sparse per i luoghi che lo hanno in qualche in modo accolto: lo troviamo sparso per il mondo, ma ciò che attira, in questo contesto, maggiormente la nostra attenzione è certamente il segno indelebile che Orlando lasciò in Toscana. A Firenze per esempio il suo cavallo perse un ferro che schizzò via rimanendo infisso nella porta della chiesa di Santo Stefano al Ponte, presso Ponte Vecchio, e vi rimase conficcato per secoli finché un giorno è scomparso con la sostituzione del portone della Chiesa dovuta o alle distruzioni belliche o all’alluvione del 1966. E ancora: si chiama Cappel d’Orlando un rilievo di forma singolare che fa parte del complesso d’alture dell’Abetone. Visto dal Ponte alla Lima, prima di arrivare a Cutigliano, mostra la forma d’un elmo che sarebbe stato lasciato dal paladino che lo perse spiccando un prodigioso balzo a cavallo. In quest’occasione, del destriero rimangono le impronte d’un ginocchio e d’uno zoccolo: Orlando saltò così in Val  di Sestaione o al Pian degli Ontani. Ma, senza allontanarsi troppo dai nostri luoghi, anche alle terme di Saturnia ritroviamo segni del passaggio dell’eroe cavalleresco: la storia di questo magico scorcio di Toscana sarebbe legato ai nomi dei due paladini francesi, Orlando e Rinaldo, che si trovarono a transitare in questa zona sulla via per Roma. Improvvisamente e assai misteriosamente Rinaldo sparì, Orlando si lanciò alla sua ricerca in sella al suo cavallo e giunto sotto le mura di Saturnia, le attraverso con un balzo, lasciando sul selciato l’impronta dello zoccolo che è ancora visibile. Si scatenò una battaglia con i guerrieri saraceni, ma la cosa strana fu che Orlando si rese conto che i nemici feriti, ricomparivano pronti a combattere dopo poco. Chiese quindi ad una vecchia del luogo la spiegazione di ciò ed ella rispose: “<em>D<em>entro Saturnia c’è una sorgente miracolosa e chi è ferito, anche mortalmente, immergendosi in quell’acqua guarisce”</em></em>. A queste parole, Orlando si recò alla sorgente e pronunciò le seguenti parole: «<em>O bagno che sta’ dentro Saturnia, va’ nel piano e medica raspo e rogna!</em>». La sorgente miracolosa istantaneamente si prosciugò e cominciò a zampillare più in basso. Un’altra leggenda locale narra che il prode paladino Orlando, dopo aver visitato la zona scoprendo l’acqua tiepida che zampillava da una roccia, si lavò e vide che le sue ferite guarivano. Quindi conficcò la sua spada nella vasca termale e disse “<em>acqua che stai qui a Saturnia, scendi nella vallata e medica le ferite</em>”. Nei nostri luoghi aleggia poi un’altra leggenda legata timidamente al nome di Orlando: siamo a Sovana e circa 2km poco prima del bivio per Pitigliano, sulla sinistra è situata la Mano di Orlando. Si tratta di un enigmatico e singolare monumento, un grande macigno scolpito a forma di mano probabilmente risalente ad un’epoca più antica del medioevo. Potrebbe anche risalire all’era megalitica, quando fu consuetudine alzare grandi pietre per funzioni magico-sacrali. La tradizione popolare tramanda che la mano fosse nata a causa di Orlando, che avrebbe stretto il masso tufaceo durante l’assedio di Sovana condotto da Carlo Magno: la leggenda racconta che Carlo Magno chiese aiuto ad Orlando per espugnare la città di Sovana; Orlando arrivò con il suo cavallo bianco alato certo di vincere. La città fu invece inespugnabile, a nulla servirono gli attacchi del mitico eroe. Orlando, preso dal dolore della sconfitta si inginocchiò davanti al masso tufaceo ed iniziò a pregare. Così, nella foga della preghiera strinse forte il masso, tanto forte da lasciare stampando nel tufo la forma delle sue dita, per sempre impressa nei secoli.</p>
<p>È così che, un po’ per leggenda un po’ per fascinazione, la storia del nostro territorio si lega alle vicende avventurose ed eroiche dei poemi cavallereschi, contribuendo all’esaltazione di un territorio che ha ancora molto da raccontare e molto da scoprire.</p>
<p><em>Giada Rustici</em></p>
<p><strong>Fonti:<br />
</strong><a href="https://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Sulle-orme-del-paladino-Orlando">ToscanaOggi.it</a><br />
<a href="https://maremmadavivere.altervista.org/la-leggenda-della-mano-di-orlando-sovana/?doing_wp_cron=1555312756.6655619144439697265625">Maremmadavivere.org</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/orlando-la-storia-di-un-paladino-leggendario-in-terra-toscana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il fascino del mistero:  sulle tracce della carrozza d&#8217;oro della regina Antiglia</title>
		<link>https://www.nctufo.it/il-fascino-del-mistero%e2%80%a8-sulle-tracce-della-carrozza-doro-della-regina-antiglia/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/il-fascino-del-mistero%e2%80%a8-sulle-tracce-della-carrozza-doro-della-regina-antiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 11:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giada Rustici]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=2489</guid>
		<description><![CDATA[Tutto il territorio della Toscana tramanda da sempre nel corso degli anni e dei secoli un meraviglioso scrigno di leggende: che siano fatti realmente accaduti o racconti frutto della fantasia popolare? Si dice che le narrazioni popolari siano storie vere, nate e diffuse nella civiltà contemporanea, tramandate oralmente e dal contenuto inquietante e quasi inverosimile. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/cdddc045b87c9eff8dd421f380fe2e83.jpg"><img class="  wp-image-2490 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/03/cdddc045b87c9eff8dd421f380fe2e83-400x266.jpg" alt="cdddc045b87c9eff8dd421f380fe2e83" width="434" height="288" /></a>Tutto il territorio della Toscana tramanda da sempre nel corso degli anni e dei secoli un meraviglioso scrigno di leggende: che siano fatti realmente accaduti o racconti frutto della fantasia popolare? Si dice che le narrazioni popolari siano <em>storie vere</em>, nate e diffuse nella civiltà contemporanea, tramandate oralmente e dal contenuto inquietante e quasi inverosimile. E&#8217; il bisogno di mistero e di soprannaturale che crea queste leggende: sono storie che danno un tocco in più a paesi bellissimi e borghi antichissimi, tanto da richiamare flotte di avventurieri desiderosi di risolvere qualche secolare mistero. Tra i molti tesori cui fanno riferimento le leggende maremmane ve n&#8217;è uno riguardo cui una coltre di mistero ammanta il luogo dove sarebbe stato nascosto e che riguarda il sito etrusco di Sovana, tanto da rendere la cittadina un luogo misterioso, ricco di folklore. Vi proponiamo dunque, in queste righe, un assaggio di quell&#8217;arcano che piace tanto agli avventurieri e che può solleticare la curiosità anche dei più scettici.<br />
C&#8217;era una volta a Sovana una regina Etrusca: il suo nome era Antiglia. Era bellissima, saggia, molto amata e veramente così tanto affascinante da procurarsi l’ammirazione di tutta la sua sudditanza e di chiunque si intrattenesse con lei. Regnava serena e apprezzata da tutti: una regina intelligente e il suo governo era mite, equilibrato e giusto. Ma, come forse ben si sa, chiunque abbia successo è portato a volerne sempre di più e così anche Antiglia: la sua unica paura, infatti, quella che la tormentava all&#8217;infinito, era il timore di essere dimenticata da tutti dopo la morte. Per tutti però prima o poi giunge il momento in cui è necessario mettersi in ascolto delle proprie paure e delle proprie speranze ed inchinarsi al proprio destino. E così, come ben si capisce, presto il momento arrivò anche per Antiglia. Una notte in sogno gli dèi le parlarono: una profezia annunciava che la civiltà etrusca sarebbe tramontata al termine di dieci secoli di vita. Lei, pesantemente afflitta dal turbamento e dal timore che il tempo potesse cancellare la memoria sua e del suo popolo, decise che fosse giunto il momento di fare qualcosa. Chiamò a corte i migliori orafi dell&#8217;epoca a cui commissionò uno straordinario carro d’oro massiccio trainato da quattro cavalli: un simile scrigno prezioso sarebbe stata una tomba degna per una Regina tanto amata, che l&#8217;avrebbe potuta accompagnare nel suo infinito viaggio contro il tempo e verso un&#8217;eterna memoria. Alla disperata ricerca di un modo per rendere eterna la sua memoria, la regina Antiglia giunse alla conclusione che non vi era strada più sicura che far leva su uno dei principali motivi di interesse dell&#8217;uomo: il desiderio di ricchezza. Il suo era un piano perfetto, escogitato nei minimi dettagli: la regina mise in mostra il suo tesoro e la carrozza fu ammirata e invidiata da tutti tanto era splendente e preziosa, generando così immediatamente le brame dei cacciatori d&#8217;oro e non solo, ma anche di coloro che, solo per curiosità, erano desiderosi di osservare per un frangente quel prezioso oggetto e portarlo nella mente e nel cuore per tutta la vita. Ma le cose non andarono come il pubblico normalmente si aspetterebbe: Antiglia utilizzò infatti tutta la sua astuzia affinata con la pratica di governo per far sì che questa carrozza persistesse nella memoria dei posteri. Così, solo dopo aver raggiunto l&#8217;apice del successo con la sua carrozza d&#8217;oro, la Regina la fece sparire improvvisamente, nascondendo il suo capolavoro in un luogo segreto. Si capisce come così facendo l&#8217;oggetto misterioso, non più alla mercé di tutti, divenne ancora più desiderabile. Ebbe in tal modo inizio una vera e propria <em>caccia all&#8217;oro</em> che spinse gli uomini, provenienti dalle più disparate parti del territorio, desiderosi di oro, alla ricerca della carrozza in ogni angolo del regno. Poi un giorno, d&#8217;improvviso, così come d&#8217;improvviso era sparita la carrozza, scomparve anche la regina Antiglia, lasciando un segno indelebile e un grandissimo mistero.<br />
Ci piace pensare che Antiglia, quale prezioso tesoro era, si sia nascosta anche lei agli occhi dei più e abbia osservato, compiaciuta, i cacciatori d&#8217;oro impazzire alla ricerca dell&#8217;arcano tesoro. Poi lentamente si sarebbe diretta al famigerato luogo dove da sempre aveva riposato la carrozza e altrettanto lentamente si sarebbe adagiata tra i suoi interni di velluto rosso e avrebbe chiuso gli occhi in un sonno infinito, sorridendo vittoriosa: era riuscita nel suo intento, aveva lasciato un segno del suo passaggio su questa terra e soprattutto nelle vite di tutti gli uomini del reame e non solo. E se siamo a scriverne qua, oggi, vuol dire che il suo desiderio più profondo si era realizzato: Antiglia lo sapeva. In ogni caso i cacciatori d&#8217;oro non si arresero alla scomparsa e per generazioni sono state tramandate mappe e notizie riguardo al luogo mai scovato di sepoltura della regina: dai cunicoli sotterranei di Sovana, al passaggio segreto che conduceva fuori della città verso l’Elmo e Montebuono, sino a Saturnia, a Montemerano e in numerose altre località della zona ancora oggi si ricerca disperatamente il monumento dorato.<br />
Cosicché dopo tanti secoli il ricordo di Antiglia è ancora vivo, proprio come lei avrebbe voluto: è riuscita ad incidere un segno nella storia e nella leggenda fino alla sua mistica scomparsa non grazie a gesta gloriose, ma grazie a un segreto, che altro non è se non il segreto dell’anima, e invita l’umanità intera a trovarlo continuando a scavare e a cercare ancora. La leggenda vuole che in qualche angolo nascosto della Maremma riposi la regina Antiglia all&#8217;interno della sua scintillante carrozza dorata e gli anziani del posto raccontano che in un luogo intorno Sovana, nelle notti di luna piena si possa perfino sentire un flebile rumore di zoccoli di cavalli. Il viaggio di Antiglia continua e continuerà sempre.</p>
<p><em>Giada Rustici<br />
</em><br />
<strong>FONTI</strong>: <a href="http://sovanablog.altervista.org">Sovana Blog</a>, <a href="http://www.maremmalfemminile.com">Maremmaalfemminile</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/il-fascino-del-mistero%e2%80%a8-sulle-tracce-della-carrozza-doro-della-regina-antiglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Demoni Alati di Sovana: viaggio nella necropoli</title>
		<link>https://www.nctufo.it/i-demoni-alati-di-sovana-viaggio-nella-necropoli/</link>
		<comments>https://www.nctufo.it/i-demoni-alati-di-sovana-viaggio-nella-necropoli/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 09:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[Giada Rustici]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Sorano]]></category>
		<category><![CDATA[Sovana]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di Sorano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di Sovana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nctufo.it/?p=2444</guid>
		<description><![CDATA[Quando si parla del nostro territorio racchiuso nell&#8217;abbraccio della Toscana, il rimando è immediato e inconfondibile: la nostra è la terra madre degli etruschi, un popolo affascinante ed enigmatico, una civiltà raffinata e potente. Esistono molti studi sulla civiltà etrusca, eppure l’aura di mistero che la circonda rimane per la maggior parte intatta: la sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/Tomba-dei-Demoni-Alati.jpg"><img class="  alignright wp-image-2447" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/02/Tomba-dei-Demoni-Alati-400x266.jpg" alt="Tomba dei Demoni Alati" width="430" height="286" /></a>Quando si parla del nostro territorio racchiuso nell&#8217;abbraccio della Toscana, il rimando è immediato e inconfondibile: la nostra è la terra madre degli etruschi, un popolo affascinante ed enigmatico, una civiltà raffinata e potente. Esistono molti studi sulla civiltà etrusca, eppure l’aura di mistero che la circonda rimane per la maggior parte intatta: la sua origine, la sua lingua, il senso del divino sono tuttora oggetto di studi e leggende. In questo senso, significativo è il borgo  di Sovana, uno dei luoghi prediletti dagli etruschi per la loro arte simbolica e significativa: quella funeraria. Gli Etruschi avevano un rapporto molto particolare con l’aldilà e con il culto dei morti: credevano in un Oltretomba, detto <em>mundus</em>, situato nelle regioni dell’occidente dove tramonta il sole e munito di una porta di accesso sorvegliata da specifici guardiani: primo fra tutti il terribile demone <em>Tuchulcha</em>, mostro con orecchie d’asino, muso di avvoltoio e capelli formati da serpenti; troviamo anche <em>Aita</em>, un corrispondente del greco Ade e del romano Plutone; poi <em>Phersu</em>, <em>Charun,</em> identificabile con Caronte, <em>Manth</em> e <em>Mania</em>, le Furie alate come <em>Culsu</em>, e infine <em>Vanth</em>.<br />
Seppur non appartenendo alla Dodecapoli Etrusca (le 12 città-stato etrusche di cui 6 sarebbero proprio in Toscana: Chiusi, Vetolunia, Volterra, Cortona, Arezzo e Fiesole), Sovana fu comunque un importante centro etrusco soprattutto agricolo. È qui nel fitto bosco che circonda Sovana che si trovano, avvolte nella densa vegetazione, numerose tombe scolpite direttamente nel tufo costruite per mano degli Etruschi. Le tombe sono riferibili ad una popolazione che risiedeva nel vicino borgo tra il VII ed il I sec a.C.: quelle più antiche, dalle forme semplici e i loculi numerosi, appartengono alle genti che abitavano in piccoli villaggi dediti alla pastorizia; le tombe più artistiche e monumentali, invece, sono quelle realizzate tra il III ed il II sec a.C. quando Sovana aveva acquistato una notevole predominanza economica nella zona. Tutta l’area dedicata al culto dei defunti però, con il succedersi dei secoli, venne inghiottita dai rovi e dal folto sottobosco così che la necropoli di Sovana fu avvolta dall’oblio e di essa si persero definitivamente le tracce. Questo almeno fino al 1843, anno in cui  l’inglese Samuel James Ainsley si spinse in questi luoghi alla ricerca di testimonianze antiche, riscoprendo questo prezioso tesoro archeologico scolpito nel tufo. A quel tempo Sovana era conosciuta come città fondata dai Romani e nulla faceva pensare che la sua nascita potesse essere ben più antica. Negli anni successivi vennero condotte delle campagne di scavo ad opera della Società Colombaria di Firenze, ma fu soltanto nel 1925 che venne scoperta la tomba più importante ed imponente della necropoli di Sovana: la tomba Ildebranda. Ma non è di lei che ci occuperemo in questa sede, bensì il nostro interesse si concentrerà su un&#8217;altra, il cui nome desta già curiosità e mistero proprio come la civiltà che la costruì: è la <strong>Tomba dei Demoni Alati</strong>.<br />
Dentro il Parco Archeologico “Città del Tufo”, la Tomba dei Demoni alati, rappresentante il tema del viaggio del defunto verso l&#8217;Aldilà, è situata poco distante da quella di Ildebranda, circa 50 metri a Ovest, ed è stata portata alla luce nel 2004 dopo un&#8217;indagine effettuata dalla Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell&#8217;Antichità dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia, attratte dall&#8217;apparato decorativo della tomba conservato in buona parte, anche se crollato a terra, e che dunque avrebbe consentito la ricostruzione dell&#8217;opera nella sua forma originaria.<br />
Sulla base della tipologia architettonica e del carattere delle sculture, la tomba è databile nella seconda metà del III secolo a. C. e rappresenta l’esempio più significativo di tomba ad edicola con figura giacente, oggi conosciuta: si tratta infatti di una tomba a edicola ricavata nel tufo al cui interno è stato realizzato un profondo vano centrale in cui è scolpita, anch&#8217;essa nel tufo, la statua di un defunto semidisteso sulla kline, che reca in mano una coppa e che conserva insolitamente parte del rivestimento in stucco e i colori originari rosso camicino per le parti scoperte, bianco per la tunica e per il mantello. Sul frontone della tomba ad alto rilievo campeggia un imponente demone marino alato e con code pisciformi, identificabile con Scilla o Tritone, che mostra il braccio destro alzato a brandire il remo o il timone di una nave. Sulla platea davanti alla facciata, in posizione simmetrica, erano presenti due sculture di animali poste su alti podi di cui oggi rimane quella di sinistra, un leone che funge da guardiano. Ai lati della nicchia centrale invece si ergevano originariamente due statue rappresentanti demoni alati, di cui oggi ne rimane visibile solo quello di sinistra che porta una fiaccola e che è identificabile con Vanth: un demone femmina che possiede due grandi ali multicolori dai mille occhi con i quali tutto vede e tutto conosce e grazie alle quali è distinguibile da tutte le altre divinità etrusche. È la messaggera della morte, colei che accompagna uomini ed eroi nell’oltretomba, amante della violenza e delle tombe aperte. Solitamente porta in mano il libro del destino del defunto e viene rappresentata con torcia e chiavi, simboli della sua funzione di traghettatrice e di sentinella della porta dell’aldilà: la torcia illumina il cammino dei viaggiatori verso gli Inferi e la chiave sblocca loro l’ingresso.<br />
Ma tutto questo è solo una piccola parte dello spettacolo che la Necropoli può offrire. Per tutta la loro storia, per tutto il loro fascino, per il mistero che aleggia sul loro vissuto, le tombe di Sovana sono un eccezionale patrimonio lasciatoci dal popolo Etrusco: qui la natura e la storia si sono fuse e si fondono ancora tutt&#8217;oggi armoniosamente, riuscendo a risorgere come una fenice dalle ceneri dell&#8217;antichità e testimoniando solo una piccola parte dell&#8217;importanza, artistica e non solo, che questo straordinario e misterioso popolo ha rappresentato per la nostra zona e per tutta l&#8217;Italia.<br />
Dalle parole dello studioso tedesco Werner Keller: «<em>Furono </em><a href="https://www.studenti.it/topic/gli-etruschi.html"><em>gli etruschi</em></a><em> coloro che, molto prima di Roma, nel momento del trapasso tra preistoria e storia, edificarono nel cuore d&#8217;Italia un&#8217;alta civiltà, ponendo le fondamenta della futura ascesa dell&#8217;Europa»</em>.</p>
<p>Fonti:: <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u><a href="http://www.archeotime.com/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.archeotime.com&amp;source=gmail&amp;ust=1549705206224000&amp;usg=AFQjCNGiXd3VIMJ59_5dmd59wPJ3W9r-OQ">www.archeotime.com</a></u></span></span></span></p>
<p><em>Giada Rustici</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.nctufo.it/i-demoni-alati-di-sovana-viaggio-nella-necropoli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
