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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo &#187; Città del tufo</title>
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	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
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		<title>Le Vie Cave etrusche: spettacoli sotterranei tra enigmi e misteri</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2019 09:17:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nostro territorio è spettacolare nella sua interezza, ma se, per caso o per scelta, ci si trova a passare per l’Alta Maremma, girovagando per paesi e campagne, si avverte immediatamente un’atmosfera particolare, diversa: è qualcosa di inspiegabile, ma c’è un non so che che attrae. E’ un’atmosfera che ovviamente si respira un po’ ovunque [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_1701.jpg"><img class=" wp-image-2615  alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_1701-e1557479296680-300x400.jpg" alt="IMG_1701" width="316" height="420" /></a>Il nostro territorio è spettacolare nella sua interezza, ma se, per caso o per scelta, ci si trova a passare per l’Alta Maremma, girovagando per paesi e campagne, si avverte immediatamente un’atmosfera particolare, diversa: è qualcosa di inspiegabile, ma c’è un non so che che attrae. E’ un’atmosfera che ovviamente si respira un po’ ovunque in Toscana: ogni angolo, specialmente se immerso nella campagna più brulla, investe il viaggiatore con il suo fascino. Qua però c’è qualcosa di diverso: se amate i misteri, i luoghi capaci di disorientare la mente e il cuore, se vi stupite di fronte alla potenza della storia antica che resiste portentosa alla modernità, questo è il luogo per voi. Non si può passare per l’Alta Maremma e non lasciarsi affascinare dagli enigmi delle Vie Cave<em>:</em> ciò che ci troviamo di fronte sono passaggi scavati nel tufo larghi al massimo una trentina di metri, lunghi tra i 300 metri e il chilometro e mezzo; in alcuni casi l’altezza delle pareti raggiunge i 25 metri e percorrerli offre sensazioni di meraviglia e inquietudine, un misto d’incanto e timore. Già così è sufficiente ad attirare la curiosità dei più, ma scavando nel loro passato il mistero diventa sempre più contorto: è interessante, dunque, ricostruirlo.<br />
Le Vie Cave sono un corpo capillare che interessano l’area compresa tra Sovana, Sorano e Pitigliano: si tratta di una rete di strade tracciate più o meno nel V secolo a.C., in una zona governata anticamente dagli Etruschi. Nonostante l’impegno degli studiosi, le scoperte di nuovi materiali e insediamenti, tecniche d’indagine sempre più raffinate, ancora oggi è impossibile dare una motivazione certa del perché siano state costruite. Sicuramente un buon punto di partenza sarebbe quello di prendere in considerazione il terreno dal quale sono state ricavate. Nel territorio dell’Alta Maremma c’è infatti un elemento peculiare che ha accompagnato in tutte le sue fasi la vita degli Etruschi: il tufo. Si tratta di una roccia eterogenea, friabile e molto leggera, quindi facile da modellare e trasportare. Importante è anche sottolineare il fatto di trovarsi di fronte ad una roccia vulcanica generata da eruzioni datate circa tra un milione e quattrocentomila anni fa dal vulcano situato nell’attuale Lago di Bolsena: non si dimentichi infatti che in quegli anni, l’area era considerata il più grande bacino vulcanico d’Europa e permeata da una fervente attività vulcanica.  Era dunque un’importante risorsa e gli etruschi fecero di questa roccia la loro ricchezza principale. Sappiamo tra l’altro che questo popolo conosceva assai bene le tecniche di scavo che usavano gli Egizi e che potrebbero aver riproposto anche nella costruzione delle Vie Cave: si scavava nella roccia una serie di fori che poi venivano riempiti con un grossi cunei di legno secco ed infine colmati d’acqua; l’effetto del rigonfiamento del legno faceva saltare un pezzo di roccia e ripetendo l’operazione una infinità di volte, si riuscivano ad ottenere dei grossi tagli che poi venivano levigati e lisciati a colpi di piccone. Ai lati della strada venivano poi realizzate delle canalette per espellere l’acqua. Ma come tutti forse hanno conoscenza il tufo è una roccia estremamente friabile e dunque un materiale così facilmente erodibile aveva continuamente bisogno di manutenzione, continui livellamenti: proprio per questo motivo oggi abbiamo Vie Cave profonde addirittura 25/30 metri, quando magari al tempo degli Etruschi era solo di un paio di metri.<br />
Notoriamente gli Etruschi sono un popolo estremamente enigmatico di cui sappiamo veramente poco, ma una delle poche notizie certe che ci sono arrivate riguarda sicuramente il loro sistema religioso che ha influenzato e incantato intere culture. Gli Etruschi furono i padri della necropoli della quale avevano una concezione particolare: la zona di sepoltura, doveva somigliare in tutto e per tutto alla città vera, poiché le tombe rappresentavano le abitazioni per la vita eterna ed erano pensate per dare ristoro al defunto nel percorso dopo la morte. È quindi forse possibile che in origine le Vie Cave fossero le strade che collegavano le tombe all’interno delle necropoli e, allo stesso tempo, che univano gli insediamenti urbani alle zone cimiteriali. I segni del passaggio della civiltà Etrusca sono inconfondibili soprattutto nella parte alta, la più antica, costellata di simboli sacri come la svastica, che fino all’avvento del nazismo aveva valenze positive e che per gli etruschi era il simbolo del Sole Ruotante, il cui ciclo permetteva il perpetrarsi della vita. Altri simboli che si possono incontrare sulle pareti di tufo sono il guerriero a cavallo, emblema del viaggio del defunto nell’oltretomba, e organi genitali maschili e femminili: il fallo, nello specifico, era considerato un’immagine portafortuna e forza generatrice di vita. Nel corso del tempo però su quelle che, probabilmente, nacquero come strade a carattere sacro, si andarono a innestare usi di carattere commerciale o di pubblica utilità: in epoca romana per esempio esse entrarono a far parte del sistema viario che si innestava al tronco principale della Via Clodia, l’antica strada che collegava Roma a Saturnia, ma fu soprattutto a partire dall’epoca medievale che furono impiegate come vie di comunicazione e l’utilizzo “laico” prese il sopravvento. Le cose però cambiarono nuovamente con l’avvento del Cristianesimo e il nome delle <em>Vie Cave</em> non fu più legato all’utilità o al sacro cammino<em> post mortem</em>: è in questo momento che divennero il <a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_1699.jpg"><img class="alignleft wp-image-2616 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_1699-e1557479415833-300x400.jpg" alt="IMG_1699" width="300" height="400" /></a>fulcro di dicerie e storie inquietanti legate al demonio. Si diceva che chi le percorreva non tornasse più indietro o che lungo il percorso si potessero incontrare mostri e streghe: proprio per questo per scacciare tali presenze demoniache si scavarono nicchie arcuate a distanza di circa 100/150 m l’una dall’altra, affrescate con immagini sacre, che avevano proprio la funzione di proteggere i viandanti durante il loro passaggi e per questo tali tabernacoli erano detti “madonnine del buon viaggio” o “scacciadiavoli” che ancora oggi sono visibili anche se le tracce degli affreschi sono quasi completamente scomparsi. Tutto questo resta però ancora negli attuali nomi che portano la maggior parte delle Vie Cave derivati dall’immagine del Santo dipinto nel tabernacolo più importante presente lungo i percorsi. Alcuni esempi si ritrovano nella Via Cava di San Rocco (Sorano) che fino al 1936 è stata l’unica via di comunicazione tra Sorano e Sovana perché soltanto dopo tale anno venne costruito l’attuale ponte sul fiume Lente; o ancora nella Via Cava di San Giuseppe (Pitigliano) che prende il nome dall’affresco presente in una nicchia che è stato recentemente ridipinto visto lo stato in cui versava e la grande devozione dei Pitiglianesi nei confronti di San Giuseppe; o ancora infine la Via Cava di San Sebastiano (Sovana) che probabilmente è la Via Cava più importante del territorio: le sue pareti arrivano fino a 25 metri, ricche di simboli e alcune tombe nella parte alta sono state riutilizzate dagli eremiti cristiani che cercavano una posizione isolata per realizzare il loro Oratorio.<br />
Altro aspetto importante delle Vie Cave è sicuramente quello ambientale: in questi sentieri sotterranei infatti si è sviluppato un particolare microclima che ha favorito la crescita di una vegetazione tipica degli ambienti umidi e ombrosi, quali felci, muschi, licheni, edere e liane che contribuiscono ad accrescerne il fascino. A proposito della quale è stata sviluppata una visione  legata alla Teoria Elettromagnetica secondo cui laddove si trova uno strato di terreno non omogeneo, sviluppa un campo elettromagnetico a partire da un cambiamento di temperatura: così ogni alterazione del campo magnetico terrestre modifica la fertilità del suolo contribuendo alla nascita di nuove specie vegetative. Il tufo per la sua particolare configurazione sarebbe ritenuto particolarmente adatto ad una possibile alterazione dei campi magnetici.<br />
In ogni caso le Vie Cave sono opere uniche al mondo, un patrimonio di enorme importanza storico culturale che e suscitano un&#8217;attrazione irresistibile. Camminare lungo questi sentieri regala grandi suggestioni si ha l’impressione di attraversare un mondo fiabesco tra la vegetazione portentosa e la luce del sole che fatica quasi a farsi strada. Il mistero di questi sentieri tortuosi, incisi nella roccia tufacea, resta intatto ma percorrerli è un’esperienza davvero unica: respirare un’aria ricca di suggestione, dove tempo e storia si fondono in una dimensione inedita e primordiale.</p>
<p><em>Giada Rustici</em></p>
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		<title>Terre d&#8217;oro e di vino</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 10:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-10.21.56.png"><img class=" size-medium wp-image-2203 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-10.21.56-400x247.png" alt="Schermata 2018-09-27 alle 10.21.56" width="400" height="247" /></a>C’è un tempo profondo che allude, passando per l’e- quinozio settembrino, al solstizio invernale, che riproduce in sé il senso ipogeo delle cantine. Nelle città del tufo si aprono labirinti di cui non si conosce la fine, che si dice, arrivino fino al cuore caldo della terra e oltre, in mondi paralleli e inperscrutabili.<br />
Sopra sta la terra e il paesaggio cangiante, quello che gli occhi vedono. Carico, in questi giorni, dell’oro degli acini di Vermentino e Ansonica, di Malvasia e di antichi vitigni che resistono ai secoli. I piccoli ovali trasparenti, che accolgono la vita in semi, brillano al sole meridiano proteggendosi sotto i tralci dalle guazze e dai geli improvvisi.<br />
La notte arriva in ogni dialogo tra luce e tenebra, tra sole e luna, tra maschile e femminino e si compie il rito ciclico della vendemmia. L’uva fiisce nell botti, alcuni riprendono la pigiatura naturale a piedi nudi, e il liquido si sublima nella bevanda cara agli dei: capace di avvicinare mondi lontanissimi, di trasformare l’umore, di creare immagini surreali, di produrre allegria. In questi decenni il vino del tufo ha sofferto di negligenze e inettitudini, ma le cose stanno cambiando e gli imprenditori devono inseguire obiettivi di qualità; soltanto attraverso questo percorso il nostro bianco, riprenderà l’aura che gli spetta. Perchè il vino del tufo, il Bianco di Pitigliano, è il vino che sorseggiavano le anime scomparse nel chiuso dei sepolcri e da lì osservavano il mondo dei vivi, è il vino che avvicina sacro e profano e l’uomo a Dio, nelle antichissime religioni e nella liturgia cattolica, in un unico flusso in ascesa che aspira all’immortalità.<br />
Buona vendemmia a tutti e buone bevute (il guidatore del gruppo si astenga) nelle feste che si sciolgono in tutti i borghi del territorio.</p>
<p><em>Mario Papalini</em></p>
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		<title>Sovana Medievale 23 e 24 giugno IV edizione</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 14:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due giganti della storia Gregorio VII e Matilde Gran Contessa di Canossa si incontrano nuovamente nella città di Sovana Nella Città di Sovana, con la narrazione curata dall’Associazione SovanAperta, si farà rivivere un incontro tra Papa Gregorio VII, e Matilde Grancontessa di Canossa, mentre nobili, popolani, spadaccini, arcieri, tutti in costume , le renderanno omaggio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 2">
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<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/06/26992623_2099378993413538_3589141339888051496_n.jpg"><img class="  wp-image-2117 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/06/26992623_2099378993413538_3589141339888051496_n-400x210.jpg" alt="26992623_2099378993413538_3589141339888051496_n" width="459" height="241" /></a>Due giganti della storia Gregorio VII e Matilde Gran Contessa di Canossa si incontrano nuovamente nella città di Sovana</strong><br />
Nella Città di Sovana, con la narrazione curata dall’Associazione SovanAperta, si farà rivivere un incontro tra Papa Gregorio VII, e Matilde Grancontessa di Canossa, mentre nobili, popolani, spadaccini, arcieri, tutti in costume , le renderanno omaggio con cortei, balli, giostre e giochi di destrezza. La IV edizione della manifestazione avrà un calendario ricco di eventi; ben due volte sfilerà il corteo storico animato da circa cento figuranti, passando sotto la torre dell’antica Rocca di Sovana, vedremo arrivare, dalle sue terre di Canossa, la Grancontessa Matilde accompagnata dalla sua scorta armata comandata dal fedele Arduino della Palude. Tamburini e popolani l’accoglieranno nel percorso che, nella piazza della Città, la porterà ad incontrare il Papa Gregorio VII, i Conti Aldobrandeschi, signori della Contea di Sovana ed i loro nobili ospiti dei contadi alleati. La scenografica piazza di Sovana sarà teatro di spettacoli di balli, sbandieratori e tamburini.Presso la storica Rocca arcieri e spadaccini duelleranno per Papa Gregorio VII e la Gran Contessa Matilde di Canossa. Nella sera del sabato, a tutti coloro che vorranno prendere parte, sarà servito un gustoso banchetto alla corte degli Aldobrandeschi, signori di questa splendida e potente città.<br />
<a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/06/35360811_2300037000014402_3066301337298796544_n.jpg"><img class=" size-medium wp-image-2118 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2018/06/35360811_2300037000014402_3066301337298796544_n-283x400.jpg" alt="35360811_2300037000014402_3066301337298796544_n" width="283" height="400" /></a>In questi giorni di festa si ricorderanno le due grandi figure protagoniste della storia medievale in un momento storico che si svolse sì in Italia, ma ebbe poi risonanza e valenza europea. Vi faremo rivivere il momento in cui fu pronunciata la scomunica all’Imperatore Enrico IV, il primo passo di quella che fu definita nei libri di storia “lotta per le investiture”.<br />
La disputa sul diritto di nomina de l Papa da parte dell’Imperatore o da parte del clero di Roma, non fu il solo importante accadimento, del papato di Gregorio VII, fu anche l’inizio di una serie di riforme da lui dettate che cambiarono i l modo in cui la Chiesa si poneva nei confronti del potere politico, si trattava di un modo tutto nuovo di scrivere la storia. Nel marzo 1074 Papa Gregorio VII convocò il suo primo Concilio; in esso fu condannato tutto il clero ordinato dall’Imperatore e non dal Papa, e fu deciso che i vescovi che avevano ottenuto dei benefici in cambio di denaro, dovevano abbandonarli immediatamente, pena la scomunica. Espressamente vietando ai laici di poter investire qualunque ecclesiastico, egli aveva completamente capovolto il rapporto tra Stato e Chiesa: non era più l&#8217;Imperatore ad approvare la nomina del Papa, ma era il Papa a conferire all&#8217;Imperatore il suo potere ed, eventualmente, a revocarlo. Una posizione che certamente non lo rese popolare agli occhi di tutti i sovrani. In particolare l’Imperatore Enrico IV non accettò le decisioni del pontefice e seguitò a concedere investiture in cambio di denaro ; venendo per questo accusato dal Papa di aver continuato ad appoggiare gli scomunicati. Presero così vita alterne vicende a seguito delle quali l’Imperatore dichiarò il Papa deposto, perché non nominato dall’Imperatore stesso, come era stato fatto da sempre. Ribadendo la sua supremazia, a sua volta Gregorio VII indisse un sinodo nella Basilica del Laterano alla presenza delle ferventi cattoliche: l&#8217;Imperatrice madre Agnese e Matilde di Canossa, potente rappresentante dell’Imperatore sulle terre italiche. Qui venne pronunciata la sentenza di scomunica contro il re tedesco, spogliandolo della dignità reale e, cosa politicamente rilevantissima, sciogliendo i suoi sudditi dai giuramenti di fedeltà all’ Impero.</p>
<p><em>Associazione Sovana Aperta</em></p>
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		<title>Amamelide, Hamamelis virginiana L. &#8220;Nocciolo della Strega&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 14:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Scarpa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Le piante che curano]]></category>
		<category><![CDATA[Città del tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Manciano]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ Amamelide fa parte della famiglia delle Hamamelidaceae, ed è un piccolo albero deciduo alto fino a 7 metri. Il suo habitat è il bosco secco o umido, con terreno fertile e lungo le rive rocciose dei corsi d’acqua.Fiorisce da settembre a novembre, i suoi fiori hanno petali a corolla gialli e color vinaccia. Impieghi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/autumn.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1709 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/autumn-400x267.jpg" alt="autumn" width="400" height="267" /></a>L’ Amamelide fa parte della famiglia delle Hamamelidaceae, ed è un piccolo albero deciduo alto fino a 7 metri. Il suo habitat è il bosco secco o umido, con terreno fertile e lungo le rive rocciose dei corsi d’acqua.Fiorisce da settembre a novembre, i suoi fiori hanno petali a corolla gialli e color vinaccia.<br />
<strong>Impieghi terapeutici</strong>. Ricca di tannini e flavonoidi, ha proprietà astringenti e antiemorragiche, agisce in particolare sul sistema cardio circolatorio. Ha proprietà antisettiche e antiinfiammatoria, indicata per uso topico. Le foglie e la corteccia di amamelide contengono tannini solubili, principi attivi che possiedono un particolare tropismo nei confronti delle membrane cellulari e delle pareti vascolari, esplicando un&#8217;azione vasoprotettrice, utile nelle vasculopatie; e un&#8217;azione riepitelizzante, da sfruttare in presenza di dermatiti di tipo allergico.  Inoltre la presenza di flavonoidi e di composti triterpenici contribuisce al tono muscolare delle pareti venose, compromesse nel corso delle infiammazioni. Per questo motivo l&#8217;amamelide è considerata un rimedio efficace nel trattamento dei disturbi del sistema circolatorio, come flebiti, varici ed emorroidi, fragilità capillare, capillari dilatati, tendenza alla formazione di lividi, cellulite, dove sia necessaria un&#8217;azione astringente (in caso di diarrea). L&#8217;amamelide possiede anche proprietà antiemorragiche da utilizzare in caso di metrorragie e nei dolori mestruali con flusso ematico abbondante.</p>
<p><strong>Modalità d&#8217;assunzione</strong>. La pianta è utilizzata sia per uso interno sotto forma di infusi, estratti idroalcolici (tintura madre), fluidi, molli o secchi; e in uso esterno, in cosmesi, per preparare acque distillate, colliri, dopobarba lenitivi, tonici decongestionanti per la pelle delicata dei bambini, per le pelli con couperose, per lenire gli eritemi solari, per l&#8217;arrossamento della pelle del volto, in caso di acne, rosacea, e per creme contro la cellulite. L&#8217;Acqua distillata di Hamamelis è una preparazione cosmetica utile nelle infiammazioni della bocca, delle gengive, e per l&#8217;arrossamento degli occhi con iperemia, come ad esempio nella congiuntivite allergica.</p>
<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/Hamamelis-Jelena.jpg"><img class="  wp-image-1711 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/11/Hamamelis-Jelena-400x400.jpg" alt="Hamamelis Jelena" width="346" height="346" /></a>Uso interno:<br />
</strong><strong>Infuso</strong>: 1 cucchiaio foglie di amamelide, 1 tazza d’acqua  Versare la pianta nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berne 2 tazze al giorno lontano dai pasti, oppure usarlo per fare gargarismi in caso di afte, gengiviti, infiammazioni della bocca.<br />
<strong>Tintura madre </strong>di amamelide: 40 gocce in mezzo bicchiere d&#8217;acqua, da bere 2 volte al giorno, lontano dai pasti.<br />
<strong>Decotto</strong> di corteccia tritata grossolanamente e lasciata in infusione nell’acqua bollente per 10 minuti e poi filtrata.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>. In caso di dosaggi eccessivi per via interna, l&#8217;amamelide può causare danni alla mucosa gastrica e stipsi. Controindicata nelle epatopatie.</p>
<p><strong>Curiosi</strong><strong>tà. </strong>Gli Indiani d&#8217;America la utilizzavano per le sue proprietà cicatrizzanti e gli attribuivano anche uno straordinario potere magico al punto di considerarlo uno &#8220;strumento di lavoro&#8221; degli sciamani, durante le loro pratiche rituali e propiziatorie.</p>
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		<title>A Pitigliano presentazione del romanzo &#8220;Mamma Miriam&#8221; di Masal Pas Bagdadi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 14:22:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’associazione “La piccola Gerusalemme”, in collaborazione con Michela Scomazzon Galdi, organizza a Pitigliano la presentazione del romanzo “Mamma Miriam”, della scrittrice e psicoterapeuta Masal Pas Bagdadi, Bompiani 2013, domenica 22 ottobre, alle 16, nella sala Augusto Brozzi presso il museo ebraico nel rione &#8220;Ghetto&#8221; Via Zuccarelli. Nata a Damasco, in Siria, nel 1938, Masal a 5 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/10/22499099_1261486170622655_6502117391507485221_o.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1610 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/10/22499099_1261486170622655_6502117391507485221_o-263x400.jpg" alt="22499099_1261486170622655_6502117391507485221_o" width="263" height="400" /></a>L’associazione “La piccola Gerusalemme”, in collaborazione con Michela Scomazzon Galdi, organizza a Pitigliano la presentazione del romanzo “Mamma Miriam”, della scrittrice e psicoterapeuta Masal Pas Bagdadi, Bompiani 2013, <span class="_4yxo">domenica 22 ottobre, alle 16, nella sala Augusto Brozzi presso il museo ebraico nel rione &#8220;Ghetto&#8221; Via Zuccarelli.</span></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa">Nata a Damasco, in Siria, nel 1938, Masal a 5 anni è costretta a fuggire in Palestina con la sorella a causa delle persecuzioni razziali. La piccola Masal cresce in kibbutz lontana dalla famiglia. L’esperienza traumatica della fuga e della separazione dalla madre spingono Masal ad adattarsi bene alla vita del kibbutz e la stimolano, da grande, ad occuparsi con passione e creatività dei disturbi psicologi di bambini, adolescenti e adulti. E’ in Italia, infatti, dove si trasferisce, che diventa psicoterapeuta e scrittrice. A Milano ha creato il “Centro giochi di Masal” ed è presidente dell’associazione onlus “Chi sono io?”, che promuove iniziative psicopedagogiche.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><span class="_4yxp">In questo libro</span><span class="_4yxp"> Masal Pas Bagdadi sente il bisogno di raccontarci di nuovo aneddoti, ricordi, pensieri sulla sua vita passata e presente, un viaggio narrativo intimo con i suoi lettori centrato sulla </span><span class="_4yxo _4yxp">figura di Mamma Miriam</span><span class="_4yxp">, simbolo ed essenza di ogni madre reale, desiderata o immaginata. Il vissuto si snoda seguendo il filo conduttore della madre, amatissima e mitizzata, il cui ricordo ha lasciato un segno profondo nella scrittrice.</span></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa"><span class="_4yxo _4yxp">L’esperienza traumatica della fuga e della separazione</span><span class="_4yxp"> dalla madre spingono Masal, più tardi, ad occuparsi in Italia dei disagi psicologici dell’infanzia attraverso la professione di psicoterapeuta e la creazione del “Centro giochi di Masal”, asilo nido d’impostazione psicoanalitica che nel tempo è diventato un centro di studi per chi si occupa in generale dell’infanzia e dell’adolescenza. Durante la presentazione interverranno <span class="_4yxo">Elena Servi, in rappresentanza della </span>della Piccola Gerusalemme e <span class="_4yxo">l’autrice​​ Masal Pas Bagdadi.</span></span></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Banchetto alla Corte degli Ottieri-Sabato 12 agosto</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 13:12:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Castell’Ottieri, 1470. Ci troviamo alla corte di Federico Ottieri per festeggiare l’unione con Cecilia Farnese, figlia di Bartolomeo di Latera ed il suo trasferimento nella casa del marito. I matrimoni servivano per pacificare climi tesi e avere periodi di pace; questo fu uno di quelli che diede alla Contea un lungo momento di tranquillità.  Questo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/08/20245498_935905783214164_712159018141695718_n.jpg"><img class="  wp-image-1418 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/08/20245498_935905783214164_712159018141695718_n-283x400.jpg" alt="20245498_935905783214164_712159018141695718_n" width="332" height="469" /></a>Castell’Ottieri, 1470.</strong> Ci troviamo alla corte di Federico Ottieri per festeggiare l’unione con Cecilia Farnese, figlia di Bartolomeo di Latera ed il suo trasferimento nella casa del marito. I matrimoni servivano per pacificare climi tesi e avere periodi di pace; questo fu uno di quelli che diede alla Contea un lungo momento di tranquillità.  Questo momento di felicità viene dunque celebrato con un sontuoso banchetto medievale nella splendida cornice della piazza di Castell&#8217;Ottieri, all&#8217;ombra della possente Rocca. Sarà allestito un tavolo ad U a cui parteciperanno: il Conte Giovanni Ottieri e la consorte Isabella Farnese, rispettivamente fratello e sorella degli sposi; il Duca di Latera Bartolomeo Farnese, padre di Cecilia; accompagnati dalla rispettive dame e da altri nobili. La serata sarà allietata dallo spettacolo della Compagnia de lo Grifone di Narni insieme alle musiciste Elethnica, sarà presente il Gruppo Musici e sbandieratori di Cortona e i duellanti delle Lame di Albornoz. Il Banchetto alla Corte degli Ottieri è un evento di grande portata per il piccolo borgo di Castell’Ottieri dove nulla è lasciato al caso: le rievocazioni proposte da 14 anni sono studiate e curate nei minimi particolari, così come i costumi dei nobili e dei popolani che sono stati cuciti dalle sapienti mani delle sarte del paese, rifacendosi a modelli fedelissimi. Anche il menu del banchetto, che si compone di sette portate, è squisitamente medievale e servito in piatti di coccio. Durante la manifestazione è funzionante un fornitissimo stand gastronomico dove potersi rifocillare qualora non si volesse prendere parte al banchetto.</p>
<p><strong>Le sensazioni e le emozioni che vivrete durante la serata non si possono descrivere facilmente… </strong><br />
<strong>Dovete venire a viverle voi stessi!<br />
</strong>La manifestazione si terrà SABATO 12 AGOSTO ed avrà inizio alle 17 con la visita guidata al borgo medievale, alle 18.30 in piazza della Rocca ci sarà un concerto di musica medievale ed alle 19 si entra nel vivo della festa quando il corteo storico sfilerà per le vie del paese. Dalle 20.30 avrà inizio il banchetto medievale. Per partecipare come commensale è necessaria la prenotazione al numero 3334976249. Il costo della cena è 30 € per gli adulti e 15 € per i bambini fino a 12 anni.</p>
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		<title>Il 24 e 25 Giugno torna Sovana Medievale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2017 14:28:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gregorio VII e Matilde Grancontessa di Canossa si incontrano nuovamente nella città di Sovana Nella rappresentazione curata dall’Associazione SovanAperta, qui, nella Città di Sovana, si farà rivivere lo storico incontro tra Papa Gregorio VII, e Matilde Grancontessa di Canossa secondo la cronaca che ne fece il monaco Donizone nel suo “Vita Mathildis”, mentre nobili, popolani, cavalieri, tutti in costume le renderanno omaggio con cortei, giostre e giochi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Gregorio VII e Matilde Grancontessa di Canossa si incontrano nuovamente nella città di Sovana</em></strong></p>
<p>Nella rappresentazione curata dall’Associazione SovanAperta, qui, nella Città di Sovana, si farà rivivere lo storico incontro tra Papa Gregorio VII, e Matilde Grancontessa di Canossa secondo la cronaca che ne fece il monaco Donizone nel suo “Vita Mathildis”, mentre nobili, popolani, cavalieri, tutti in costume le renderanno omaggio con cortei, giostre e giochi di destrezza. Nella sua città natale, Sovana, il Papa attende la fedele alleata per pronunciare la sentenza di scomunica all’Imperatore Enrico IV. Primo passo in quella che fu definita nei libri di storia “lotta per le investiture”…In aperto conflitto con l’abitudine che fosse l’Imperatore a nominare tutto il clero e persino il Papa, Gregorio VII rivendicava l’indipendenza e la supremazia della Chiesa nei confronti dell’Impero.<a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0397.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1272 alignright" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0397-400x267.jpg" alt="DSC_0397" width="400" height="267" /></a><br />
Nel marzo 1074 Papa Gregorio VII convocò il suo primo Concilio; in esso fu condannato tutto il clero ordinato per simonia e non dal Papa; e fu deciso che i vescovi che avevano ottenuto dei benefici in cambio di denaro, dovevano abbandonarli immediatamente, pena la scomunica. Nel 1075 Papa Gregorio VII aveva redatto il <em>Dictatus Papae</em>, atto con il quale si rivendicava la superiorità del Papa su tutti i sovrani laici, Imperatore incluso. Arrogandosi persino il diritto di deporre qualunque sovrano. Espressamente vietando ai laici di poter investire qualunque ecclesiastico, pena la scomunica, egli aveva completamente capovolto il rapporto tra Stato e Chiesa: non era più l’Imperatore ad approvare la nomina del Papa, ma era il Papa a conferire all’Imperatore il suo potere ed, eventualmente, a revocarlo. Una posizione che certamente non lo rese popolare agli occhi di tutti i sovrani. In particolare l’Imperatore Enrico IV non accettò le decisioni del pontefice e seguitò a concedere investiture in cambio di denaro; venendo per questo accusato dal Papa di aver continuato ad appoggiare gli scomunicati. Fu inviato anche un messaggio all’Imperatore, circa la gravità dei suoi crimini, che lo avrebbero reso passibile, della condanna religiosa da parte della Chiesa, ma anche della privazione della corona! <a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/13439029_1399165070099594_278327336326283247_n.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1275 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/06/13439029_1399165070099594_278327336326283247_n-282x400.jpg" alt="13439029_1399165070099594_278327336326283247_n" width="282" height="400" /></a>Questo fece infuriare Enrico IV e la sua corte. Dando vita così ad alterne vicende a seguito delle quali l’imperatore dichiarò il Papa deposto, perché non nominato dall’Imperatore stesso come era stato fatto da sempre.<br />
A sua volta Gregorio VII indisse un sinodo nella Basilica del Laterano alla presenza dell’Imperatrice madre Agnese e di Matilde di Canossa, potente rappresentante del Re sulle terre italiche, ma fervente cattolica. Qui venne pronunciata la sentenza di scomunica contro il re tedesco, spogliandolo della dignità reale e, cosa politicamente rilevantissima, sciogliendo i suoi sudditi dai giuramenti di fedeltà all’Impero.<br />
Nella ricostruzione di questo rilevantissimo momento storico saremo intrattenuti da un ricco corteo storico, di circa 100 figuranti. Passando sotto il torrione dell’ antica Rocca di Sovana, vedremo arrivare, dalle sue terre di Canossa , la Grancontessa Matilde accompagnata dalla sua scorta, armata ed a cavallo, comandata dal fedele Arduino della Palude.<br />
Tamburini e popolani l’accoglieranno nel percorso che la porterà ad incontrare il Papa nella piazza della Città, dove la Gracontessa è attesa dai nobili del contado e dei contadi vicini. Una giornata ricca di avvenimenti ci attende: il Papa, la Grancontessa ed i nobili protagonisti dell’evento saranno allietati da combattimenti di armigeri dai grandi spadoni, giochi di fuoco ed equilibrismo, dimostrazioni di arcieri, suoni di tamburi e da un gustoso banchetto, per la gioia di tutti i presenti.</p>
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		<title>Una leggenda sulla lenta caduta di Sovana</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 15:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Federici]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Deh, quando tu sarai tornato al mondo e riposato de la lunga via, seguitò ‘l terzo spirito al secondo, Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fè, disfecemi Maremma, salsi colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma. (Dante; Purgatorio V. Pia de Tolomei) Tante sono le leggende che dalla notte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Deh, quando tu sarai tornato al mondo </em><br />
<em>e riposato de la lunga via,</em><br />
<em>seguitò ‘l terzo spirito al secondo,</em><br />
<em>Ricorditi di me, che son la Pia;</em><br />
<em>Siena mi fè, disfecemi Maremma,</em><br />
<em>salsi colui che ‘nnanellata pria</em><br />
<em>disposando m’avea con la sua gemma.</em><br />
(Dante; Purgatorio V. Pia de Tolomei)</p>
<div id="attachment_923" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/Sovana-antica-città-invisibili.jpg"><img class="size-medium wp-image-923" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/Sovana-antica-città-invisibili-400x220.jpg" alt="Sovana antica" width="400" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Sovana antica</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tante sono le leggende che dalla notte dei tempi hanno reso la cittadina di Sovana un luogo misterioso, ricco di folklore. Basti pensare ai segreti del popolo etrusco, che tutto intorno alla città, tra i fossi Folonia, della Calesine e della Picciolana aveva costruito elaborati templi, opere enigmatiche e grandi necropoli. Alla Soana Etrusca si è sovrapposta la romanizzazione della città, e poi le storie di amori e tradimenti sotto la dominazione degli Aldobrandeschi o le vicende di Ildebrando da Soana e Matilde di Canossa, protagonisti 900 anni orsono nelle vicende tra Chiesa e Impero. Tra i tanti racconti popolari si ricordano la leggenda della carrozza d’oro della bella regina Antiglia; l’epico racconto di stampo carolingio della Mano di Orlando; le storie sulla calamita del monte Elmo, che attira in da ogni dove persone particolarmente sensibili; oppure le monete di San Mamiliano, realmente ritrovate sotto l’altare del santo, nello stesso luogo in cui per tanti anni i proprietari di una famiglia locale avevano custodito memoria di un tesoro nascosto. Leggende di Santi e di briganti, di miseria e di malaria, di ingiustizie e di buoni valori, che il popolo da sempre ha contribuito a salvaguardare dalle nebbie dei tempi. Ma c’è un’altra leggenda popolare ambientata nella Sovana medievale, raccolta nel periodo tra le due guerre da uno scrittore molto particolare, Mario Puccini, stimato fin dagli anni del Realismo e autore di numerosi romanzi, di novelle e di articoli giornalistici. Nasce a Senigallia nel 1887 e nel 1919 conosce Alessandra Simoncini di Ischia di Castro, partita per la cittadina adriatica dopo aver ottenuto il posto di maestra. Mario Puccini è rimasto sempre legato al borgo castrense e alla maremma tosco laziale, alla quale ha dedicato diversi scritti e romanzi brevi, editi tra gli anni venti e gli anni cinquanta. Tra le storie di uomini e di luoghi raccontate da Puccini è risultata particolarmente interessante la novella ambientata a Sovana, una storia per certi versi lugubre, oscura, certamente appresa dagli abitanti del luogo. Una storia di omicidi e maledizioni che lasciamo raccontare dalle parole dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;A badare alla leggenda, come la tradizione la offre, le cose sarebbero andate così: Sovana, che allora contava molte migliaia di abitanti, non conduceva una vita quel che si dice esemplare. Ma che cosa volete? Era ricca, non mancava di nulla, il benessere già si sa che non è sempre apportatore di virtù, ma al contrario di vizi. Ora, il vescovo greco (lo si chiamava così, ma chissà chi era, donde veniva, cosa rappresentava nell’ordine politico e religioso della città) questa condotta disonesta dei sovanesi non riesce assolutamente a mandarla giù; e per un mese tace, per due si trattiene, ma ad un bel momento incomincia a sbottare,ne dice di cotte e di crude, attacca ora una, ora l’altra delle classi cittadine, come un Savonarola avanti-lettera. Dalle piazze, dai balconi, non c’è giorno che non scagli i suoi anatemi e le sue rampogne. I sovanesi per un po’ lo lasciano cantare e urlare; ma la pazienza è una virtù dei poveri, e loro, invece, erano ricchi. Ond’è che una bella sera pigliano il predicatore minaccioso, lo chiudono in una botte, e senza dargli nemmeno il tempo di dir amen, lo scaraventano da una delle ripe della loro città. Il vescovo greco morì, naturalmente; ma la leggenda non ha mai fatto morire un uomo di una tal quale prestanza senza farne o un martire o un eroe. Ed ecco: Sovana crede di essersi liberata di una voce che la molestava; ma il vescovo greco non è ancora arrivato in fondo al burrone che alle orecchie dei sovanesi un’altra voce giunge: e non si sa di chi sia, e non si capisce se cada dal cielo o venga su dalla terra, ma insomma tutti la sentono e non li rallegra davvero.</p>
<div id="attachment_925" style="width: 410px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/sovana-antica-rocca.jpg"><img class="wp-image-925 size-medium" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/sovana-antica-rocca-400x291.jpg" alt="sovana antica rocca" width="400" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">Sovana antica rocca</p></div>
<p style="text-align: justify;">Infatti quella voce era minacciosa e terrificante prima di tutto come voce, e poi per quello che diceva. Diceva: “<em>da oggi a Sovana nessun bambino che nasca potrà più vivere”. </em>E da quel giorno una terribile moria invase tutte le case,un male ignoto colpiva i bimbi appena nati e subito li portava via. Nessuno scongiuro fu buono, nessun rimedio fu trovato, la triste malattia, tanti bambini nascevano e tanti ne strappava: sicché non passarono molti anni e Sovana cominciò a spopolarsi e a decadere, un’ombra di morte cadde e riempì le sue vie, le sue piazze, i palazzi, i campi, tutto decadde, le ricchezze sfumarono e la gioia di vivere con esse. Vera o non vera? Probabilmente, come tutte le leggende, anche questa nasconde un fondo di verità; ma, se si potesse arrivare fino al cuore degli evi oscuri, probabilmente si constaterebbe che quel vescovo greco impersona il fantasma di qualche peste scesa sulla città, improvvisa e distruttrice. E’ un fatto tuttavia che Sovana deve aver contato notevolmente nella vita della regione maremmana nei primi secoli del medioevo, se più volte la repubblica di Siena non riesce ad aver ragione di lei, se gli Orsini della vicina Pitigliano, pur prepotenti, la trovano sempre sulla loro strada nemica proterva e temuta. Una peste, o, forse, una sconfitta, o chi sa, qualche terremoto? Certo è che, ad un tratto, il ritmo della città, ieri pieno, fiorente, s’arresta, si spezza. Molte famiglie se ne vanno, altre decadono; sulla terra abbandonata dai lavoratori crescono rovi e le erbacce. La macchia prende presto il posto dei campi ieri lavorati e curati, e la malaria si addensa sulla zona, rimasta ormai con pochi animali e con pochi uomini.&#8221;(1953).</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Al teatro Orsini di Sorano, in scena l’otto marzo lo spettacolo “Di donne”</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 19:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Federici]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una serata dedicata alla donna, per ripercorrere in maniera artistica le varie tappe nella storia del femminile, tra danze, canti, letture, musica, recitazione e video proiezioni. Si parte dal culto della Dea Madre, in un mondo remoto dove l’archetipo femminile veniva venerato sopra ogni altra cosa. Quell’età dell’oro è stata dimenticata con la supremazia della società [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/spettacolo-di-donne.jpg"><img class=" size-medium wp-image-824 alignleft" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/03/spettacolo-di-donne-286x400.jpg" alt="spettacolo di donne" width="286" height="400" /></a>Una serata dedicata alla donna, per ripercorrere in maniera artistica le varie tappe nella storia del femminile, tra danze, canti, letture, musica, recitazione e video proiezioni. Si parte dal culto della Dea Madre, in un mondo remoto dove l’archetipo femminile veniva venerato sopra ogni altra cosa. Quell’età dell’oro è stata dimenticata con la supremazia della società patriarcale, la quale ha causato secoli di sofferenze per le donne in ogni parte del mondo. Certo, c’è ancora molto da fare nel dare nuovamente alla donna il ruolo di figura primaria, quale dispensatrice di vita. Roberta Volpini, ideatrice e regista dello spettacolo Di Donne in scena l’otto marzo a Sorano intende raccontare la festa della donna prima di tutto come il simbolo delle conquiste sociali ottenute, e al contempo l’occasione di gridare per quelle non ancora raggiunte. Saranno tanti gli artisti locali a dare il loro contributo a questo spettacolo che avrà inizio alle ore venti presso il teatro della fortezza Orsini di Sorano. L’ingresso è a offerta e alla fine vi sarà un buffet gratuito. Senz’altro un evento culturale da non perdere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Luca Federici</em></p>
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		<title>I Molini dei Fratelli Foschetti di Pitigliano</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 15:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di storia]]></category>
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		<description><![CDATA[I fratelli Ascanio, Giuseppe e Francesco Foschetti di Pitigliano svolgevano il mestiere di mugnai e possedevano 2 molini per macinare il grano, entrambi situati sul torrente Meleta, perché attivati dalla forza idraulica. Il primo mulino si trovava in fondo alla via cava della Madonna delle Grazie ed era adibito alla macinazione del grano per produrre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_468" style="width: 386px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/Panorama_di_pitigliano.jpg"><img class="wp-image-468" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/02/Panorama_di_pitigliano-400x264.jpg" alt="" width="376" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Vecchia foto di Pitigliano (foto Wikipedia)</p></div>
<p style="text-align: justify;">I fratelli Ascanio, Giuseppe e Francesco Foschetti di Pitigliano svolgevano il mestiere di mugnai e possedevano 2 molini per macinare il grano, entrambi situati sul torrente Meleta, perché attivati dalla forza idraulica. Il primo mulino si trovava in fondo alla via cava della Madonna delle Grazie ed era adibito alla macinazione del grano per produrre il pane; il secondo, ubicato a una distanza di circa 250 metri, in località Marmicelli, era riservato alla molitura del granoturco e altri sottoprodotti cerealicoli. I 2 impianti producevano conformemente alla forza idraulica della cascata esistente sul fiume e alla sua portata d’acqua.<br />
La scoperta di trasformare la forza motrice idraulica in centraline elettriche mutò radicalmente le possibilità produttive delle varie ditte artigiane e quindi anche dei molini. Il primo a realizzare tale trasformazione <em>in loco</em> fu l’ingegner Temistocle Sadun, proprietario dell’Officina Elettrica in località Acquadalto, nel comune di Sorano. L’energia erogata da tale centralina non era però sufficiente alle necessità delle aziende, perché gran parte dell’elettricità prodotta era utilizzata per l’illuminazione notturna di Pitigliano, Sorano, S. Quirico e Latera.<br />
Così i fratelli Foschetti decisero di produrre in proprio l’energia elettrica nel molino di località Marmicelli: nel 1927 trasferirono la macina del granoturco all’altro molino idraulico e avviarono la costruzione della prima centralina elettrica sul Meleta, acquistando il macchinario necessario dalla Società Alessandro Calzoni di Bologna. L’energia elettrica ottenuta permise ai Foschetti di spostare il molino all’interno del paese di Pitigliano, all’inizio della strada per Manciano, mediante una linea di palificazione lunga circa un chilometro, con cui i mugnai poterono dotare la propria azienda dell’elettricità necessaria. Per il nuovo molino in Pitigliano, i Foschetti acquistarono i macchinari dalla ditta Baldeschi e Sandreani di Cantiano (Marche), che provvidde anche a istallare le macine di pietra durissima ordinate dalla cava di La Fertè in Francia.<br />
Fu allora che i Foschetti ebbero l’idea di trasformare anche l’altro molino sul Meleta, quello ai piedi della via cava della Madonna delle Grazie, in centralina elettrica, la costruzione della quale fu avviata e portata a compimente nel 1935. In conseguenza di ciò l’attività del molino in Pitigliano aumentò considerevolmente e furono acquistati altri macchinari per migliorare qualitativamente la produzione. Non fu l’unico vantaggio, perché attraverso un contratto con la Società Volsinia di Elettricità, distributrice della corrente in zona, i Foschetti vendettero a tale ditta la loro eccedenza di energia elettrica, surplus disponibile quando il molino era inattivo, sia di notte, sia di giorno.<br />
Si dovette ai fratelli Foschetti la macinazione del grano per la panificazione in favore dei comuni di Pitigliano e Sorano nei giorni successivi al passaggio del fronte (giugno del 1944), perché fortunatamente i loro impianti erano funzionali e ciò permise di risolvere l’approvvigionamento del pane per la popolazione in quel terribile momento di razionamenti e di tessere alimentari.<br />
Infine un fatto curioso, ma non per questo secondario: quando negli anni Quaranta del secolo scorso veniva a mancare la corrente e nei locali pubblici non si poteva più ascoltare la radio, più volte, in occasione del Giro d’Italia, i pitiglianesi appassionati di ciclismo trasportavano la radio al molino dei Foschetti, si allacciavano alla rete elettrica con un filo provvisorio e sentivano chi per primo tagliava il traguardo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Franco Dominici </em></p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo è tratto da uno scritto di Giovanni Foschetti, figlio di Ascanio, dell’agosto 2003.</p>
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