Il Calendario Gregoriano è stato istituito nel 1582 per volere di Papa Gregorio XIII (noto burocrate) e con tutti i suoi difetti ha sostituito quello Giuliano, tracciato da Sosigene d’Alessandria e concesso da Giulio Cesare nel 46 aC (l’annus confusionis, durato 445 giorni), che dopo un periodo di assestamento in occidente è rimasto in voga per più di venti secoli. Quello Gregoriano è un calendario di tipo solare, ovvero basato sul ciclo delle stagioni. Mentre numerosi popoli mantengono ancora calendari lunari per scopi agricoli e religiosi, quello della vita di tutti i giorni ha preso come unità di misura indiscutibile il calendario di dodici mesi e l’ora di sessanta minuti. E’ inevitabile che questa divisione imperfetta dell’anno abbia generato molta confusione (da qui la famosa filastrocca: trenta giorni a novembre con april giugno e settembre, di ventotto ce n’è uno e tutti gli altri ne han trentuno), distaccando l’umanità dai ritmi della natura e da una dimensione più profonda di quella propriamente terrena.
Tutto questo è mosso da ragioni simboliche e pratiche al tempo stesso: in primis il forte desiderio della chiesa cattolica di riunire tutti i popoli sotto il suo credo, nell’intento di legare il cielo con la terra, e altresì distaccare definitivamente l’occidente dal culto matriarcale precedente. Il calendario Gregoriano ha istituito dei giorni fissi per alcune festività, come il Natale, associando ogni giorno dell’anno a un Santo ben preciso. Altre ricorrenze invece, soprattutto la Pasqua (di matrice ebraica) sono rimaste legate al ciclo lunare, e perciò soggette a date variabili.
L’Etrusca Disciplina si basava su un calendario brontoscopico (utile per prevenire gli eventi a seconda del giorno in cui si era udito il tuono), che annunciava conseguenze non solo metereologiche, ma persino politico – sociali (tanto da predire la fine stessa della civiltà etrusca). Questo calendario divinatorio, di eredità assiro babilonese è stato tradotto in latino da Publio Nigidio Figulo e si basa sui cicli lunari. Le Calende (da cui calendario) derivano da una comune maniera romana di sottrarre alcuni giorni a partire da una data precisa.
Si tratta di un sistema che attinge al sacro e al magico, ed è ancora vivo nel mondo rurale, un metodo empirico che pur non avendo base scientifica si dimostra tutt’ora decisamente attendibile (un po’ come le previsione meteo). In pratica l’andamento dell’anno in corso sarà basato sul tempo che ha fatto nei giorni delle Calende: dal primo al 12 gennaio (le dritte) e dal 13 al 24 gennaio (le rovesce). Si sommano le 12 dritte come i mesi dell’anno (l’1 è gennaio, il 2 è febbraio ecc), le rovesce invece si contano al contrario (il 13 è dicembre, il 14 è novembre ecc). Le dritte rappresentano la prima parte del mese, le rovesce invece la seconda e in entrambe si appuntano i dati metereologici per ciascun giorno. A questo punto va fatta una media interpretativa delle previsioni di tutto l’anno e di ciascun mese nello specifico. Le Calenne terminano ufficialmente il 25 Gennaio, nella notte di San Paolo dei segni. Osservare il meteo in questo giorno fornisce di per se importanti informazioni: nel 1490 Marin Sanuto scriveva che la giornata chiara di san Paolo è indice di un anno ricco di messi; se ci sono neve o pioggia è segno di carestia; se la giornata sarà ventosa ci sarà discordia tra i popoli; se nuvolosa ci sarà moria d’animali. Tradizione vuole che delle calenne non me ne curo purchè per San Paolo non faccia scuro, invece se per San Paolo è sereno abbondanza avremo. Per avere un’idea ancora più precisa dell’andamento meteorologico dell’intero anno in corso si usa mettere nella notte di San Paolo 12 gusci di cipolla contenenti del sale, esposti a oriente sul davanzale della finestra. Al mattino il contadino leggerà il responso attraverso la reazione che il sale ha avuto nei vari gusci (riferiti ai mesi dell’anno), se il sale si è sciolto sarà un mese piovoso, se intatto sarà siccità. La notte di San Paolo dei segni (protettore dei serpenti) è una data cruciale nell’immaginario contadino della Maremma (come di tutta la cristianità), mostrando come le ricorrenze cristiane attingano a conoscenze più antiche, non del tutto perdute. Tradizione vuole che in questa notte i serpenti escano dalle loro tane, e se l’aria è gelida moriranno, altrimenti vi faranno ritorno.
