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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo</title>
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	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
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		<title>Una bella storia chiamata derby</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 08:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mastracca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lo sport è qualcosa in più]]></category>
		<category><![CDATA[Aurora Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[lo sport è qualcosa in più]]></category>
		<category><![CDATA[Manciano]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il derby ha la caratteristica di regalare sempre sensazioni particolari perché il derby è una partita il cui valore intrinseco va ben oltre gli equilibri della classifica, è un momento da vivere intensamente e poi in caso di vittoria si vuole assaporare a lungo la gioia che ne deriva e in caso di sconfitta il tentativo è quello di dimenticarla il prima possibile e pensare al derby che verrà. Questo vale per tutti i derby del mondo, da quello storico in Argentina tra Boca Juniors e River Plate passando dal derby di Madrid tra il più blasonato Real ed i colchoneros dell’Atletico mentre in Scozia le tifoserie di Rangers e Celtic, le due città di Glasgow, non sono divise soltanto da rivalità sportiva  ma anche da profondi contrasti religiosi, politici, culturali e storici. In Italia abbiamo il derby della Madonnina tra Milan e Inter, quello capitolino tra la Roma e la Lazio, il derby genovese della Lanterna tra Genoa e Sampdoria che mette di fronte non soltanto due squadre e due tifoserie ma oppone anche storie diverse tra chi vive nel capoluogo ligure con sfumature differenti anche dal punto di vista antropologico. Infine il derby della Molte tra la Juventus ed il Torino che negli ultimi anni ha perso una parte del fascino per la disparità di valori tra i due club.<br />
Noi nel nostro piccolo abbiamo il derby del Fiora tra l’Aurora Pitigliano ed il Manciano che ovviamente ha dimensioni molto più piccole rispetto a quelli che abbiamo citato ma che a livello di passionalità e coinvolgimento emotivo non ha nulla da invidiare a realtà molto diverse e più grandi. Pitigliano e Manciano hanno una lunga rivalità in tutti i campi, una rivalità che è stata importante nel corso degli anni per avere la spinta a migliorarsi reciprocamente e che nel momento del bisogno ha saputo anche trasformarsi in sinergia per difendere interessi comuni legati al territorio delle colline del Fiora. In ambito calcistico il cammino è stato analogo, i colori gialloblù dell’Aurora Pitigliano e le maglie biancorosse del Manciano sono sempre state rivali ma hanno anche saputo collaborare in ambito giovanile. Una rivalità che ha prodotto derby epici, tribune gremite e storie e aneddoti indimenticabili. Con il passare del tempo la rivalità è rimasta immutata ed è cresciuto il rispetto reciproco, lo abbiamo potuto appurare anche nel corso di questa stagione calcistica in cui gli obiettivi delle due squadre erano ben differenti. Il Manciano ha lottato per i primissimi posto della classifica, l’Aurora Pitigliano ha fatto la scelta di puntare sui giovani del posto e l’obiettivo è la permanenza in seconda categoria. Nella partita di andata giocata allo stadio Niccolai la diversità del valore tecnico delle due squadre è emerso in maniera lampante con la vittoria del Manciano in modo netto per 4 a 0. Nella gara di ritorno disputata allo stadio Vignagrande l’Aurora Pitigliano ha sovvertito il pronostico imponendosi per 2 a 0 di fronte a una cornice di pubblico delle grandi occasioni. Una vittoria che ha galvanizzato i tifosi dell’Aurora Pitigliano che per l’occasione hanno pranzato tutti insieme allo stadio. I tifosi organizzati che si sono dati l’appellativo di curva La Ferrata hanno scritto sui social un post dove non a caso definiscono questo derby come “una partita da incorniciare, una partita da ricordare per le tante emozioni, la grinta ed il cuore messo in mostra”. Viene sottolineato il fatto che la squadra è composta esclusivamente da giovani di Pitigliano e per loro i tifosi non esigono niente di particolare ed apprezzano ciò che hanno dimostrato di possedere: passione e orgoglio. Un risultato ottenuto con un fair play reciproco riassunto perfettamente dall’allenatore dell’Aurora Pitigliano Vittorio Gaggi che ha parole al miele per il suo omologo del Manciano Alessandro Renaioli: “voglio fare i complimenti al Manciano ed all’allenatore Alessandro Renaioli per la sportività dimostrata in ogni contesto della partita. Ribadisco un concetto, a saper vincere sono bravi tutti ma lo stile con cui si perde è una qualità che hanno soltanto i migliori ed Alessandro Renaioli è nella categoria dei migliori”. E’ questo il calcio che ci piace, è questo lo spirito con cui si devono giocare i derby, ed è per questo motivo che diciamo con convinzione evviva il derby del Fiora, un derby che è di stimolo positivo per tutti, in cui vincere è importante ma giocarlo lo è ancora di più.</p>
<p><img class="  wp-image-4143 aligncenter" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/03/656143905_122116034553207667_490376913751458734_n.jpeg" alt="USD Aurora Pitigliano 25/26" width="693" height="393" /></p>
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		<title>La scomparsa dei servizi e i rischi per il nostro territorio</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 11:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 31 dicembre scorso, a Pitigliano, non è calato il sipario solo sul 2025, ma con la chiusura dell’ultima edicola del paese, si è spenta una luce che per decenni ha illuminato il rito quotidiano dell’informazione. Un evento che non riguarda solo la fine di questo tipo di attività, in crisi ormai irreversibile da tempo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 31 dicembre scorso, a Pitigliano, non è calato il sipario solo sul 2025, ma con la chiusura dell’ultima edicola del paese, si è spenta una luce che per decenni ha illuminato il rito quotidiano dell’informazione. Un evento che non riguarda solo la fine di questo tipo di attività, in crisi ormai irreversibile da tempo appurata e chiara a tutti i livelli, ma che scava un (altro) solco profondo nell&#8217;identità dei nostri centri. Le edicole, da sempre, non sono solo punti vendita, ma luoghi dove ci si scambia opinioni sul fatto del giorno prima di andare a lavoro, il ponte tra la cronaca locale e il grande mondo. Quando chiude un’edicola, non spariscono solo i giornali; sparisce un luogo di scambio e di arricchimento personale.<br />
Ora, per avere un quotidiano tra le mani, bisogna fare chilometri (sono pochissimi che vendono ancora quotidiani sul territorio) o rassegnarsi allo schermo di uno smartphone. Ma lo scambio e la condivisione di cui sopra viene sempre un po’ meno.<br />
La scomparsa delle edicole è solo l&#8217;ultimo tassello di un mosaico che inizia a farsi preoccupante: la desertificazione di servizi. Banche che chiudono o riducono i servizi, uffici postali che riducono gli orari, piccole attività che cedono il passo a negozi per turisti. Il rischio (se di rischio ancora si può parlare) per il nostro territorio, è quello di scivolare nemmeno troppo lentamente verso una trasformazione irreversibile: diventare borghi-vetrina, bellissimi &#8220;zoo&#8221; ad uso e consumo del turista stagionale, ma inospitali per chi decide di restarci 365 giorni l&#8217;anno.<br />
Se un borgo non offre più il giornale, il pane o un servizio bancario, cessa di essere comunità per diventare un’attrazione. Una cartolina perfetta, ma muta. Siamo sicuri che il futuro dei nostri paesi debba essere legato esclusivamente al flusso dei visitatori e ai loro portafogli? Il turismo è una risorsa vitale, ma non può essere l&#8217;unico orizzonte e l&#8217;unico argomento di discussione.<br />
Il ragionamento è sicuramente più complesso di quanto si possa raccontare in poche righe, esistono dinamiche demografiche ed economiche non facili da spiegare, figuriamoci da risolvere. Qui dí soluzioni non ne vogliamo dare ma vogliamo solo spingere ad alcune riflessioni, quello che dovrebbe essere il nostro ruolo.<br />
L&#8217;edicola a Pitigliano che abbassa la saracinesca è un monito per tutti noi. Perché un paese senza servizi è un paese che si svuota e un paese vuoto, per quanto bello possa essere, resta solo un guscio silenzioso.</p>
<p><img class="  wp-image-4137 aligncenter" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/03/73CB91AD-D74E-43AE-B2E5-D9E16635234D.png" alt="73CB91AD-D74E-43AE-B2E5-D9E16635234D" width="779" height="519" /></p>
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		<title>Non è mai troppo tardi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 15:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Manzi]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un filo sottile che lega da tanti anni la storia d’Italia al tufo di Pitigliano. È il filo della conoscenza che Alberto Manzi, il &#8220;maestro degli italiani&#8221;, ha portato avanti per tutta la sua vita. Oggi tutto ciò può trasformarsi in un progetto concreto che guarda al futuro: la proposta di legge per l’istituzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>C’è un filo sottile che lega da tanti anni la storia d’Italia al tufo di Pitigliano. È il filo della conoscenza che Alberto Manzi, il &#8220;maestro degli italiani&#8221;, ha portato avanti per tutta la sua vita.<br />
Oggi tutto ciò può trasformarsi in un progetto concreto che guarda al futuro: la proposta di legge per l’istituzione del Centro Studi «Maestro Alberto Manzi» proprio a Pitigliano.<br />
L’iniziativa, annunciata a Montecitorio dai deputati Marco Simiani e Irene Manzi, punta a creare un vero e proprio motore di ricerca e formazione. L&#8217;obiettivo è ambizioso: trasformare l’eredità del maestro in uno strumento operativo per affrontare le sfide del nostro tempo, dalla povertà educativa all’analfabetismo funzionale, fino all’integrazione linguistica dei nuovi cittadini.<br />
Perché Pitigliano? Come detto, il legame tra Manzi e la Città del Tufo non è stato solo cartaceo. Alberto Manzi scelse Pitigliano come sua casa, ne fu Sindaco a metà degli anni 90 e vi trascorse parte della vita, lasciando anche qui un&#8217;impronta profonda basata sull&#8217;idea che l&#8217;istruzione sia il primo pilastro dell&#8217;uguaglianza sociale.<br />
È qui che la sua lezione — quella di una televisione e di una scuola che non lasciano indietro nessuno — deve continuare a vivere.<br />
Il progetto non nasce isolato, ma prevede una rete di collaborazioni di altissimo profilo che valorizzeranno l’intero territorio grossetano e oltre. Sono già coinvolti l&#8217;Università di Siena, l&#8217;Università per Stranieri di Siena e il Polo Universitario di Grosseto. A questi si aggiunge una collaborazione stretta con la Rai, custode di quella straordinaria esperienza che fu «Non è mai troppo tardi».<br />
La corsa contro il tempo è iniziata: l’obiettivo dei promotori è vedere la legge approvata entro il 2027, anno in cui ricorrerà il trentennale della scomparsa del Maestro. Investire in questo Centro Studi significa credere che la cultura non sia un lusso per pochi, ma linfa vitale della nostra democrazia.<br />
Pitigliano puó dimostrare che, per imparare e crescere come comunità, davvero non è mai troppo tardi.</p>
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<div id="attachment_1736" style="width: 641px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-1736" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/maxresdefault.jpg" alt="" width="631" height="355" /><p class="wp-caption-text">Alberto Manzi (Foto IBE Digital Collection Ehxibition)</p></div>
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		<title>Le Calenne (Calende)-Le previsioni del tempo nella tradizione contadina</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 15:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Città invisibili]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Calendario Gregoriano è stato istituito nel  1582  per volere di Papa Gregorio XIII (noto burocrate) e con  tutti i suoi difetti ha sostituito quello Giuliano, tracciato da Sosigene d’Alessandria e concesso da Giulio Cesare nel 46 aC (l’annus confusionis, durato 445 giorni), che dopo un periodo di assestamento  in occidente è rimasto in voga [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Calendario Gregoriano è stato istituito nel  1582  per volere di Papa Gregorio XIII (noto burocrate) e con  tutti i suoi difetti ha sostituito quello <em>Giuliano</em>, tracciato da Sosigene d’Alessandria e concesso da Giulio Cesare nel 46 aC (l’annus confusionis, durato 445 giorni), che dopo un periodo di assestamento  in occidente è rimasto in voga per più di venti secoli. Quello Gregoriano è  un calendario di tipo solare, ovvero basato sul ciclo delle stagioni. Mentre numerosi popoli mantengono ancora  calendari lunari per scopi agricoli e religiosi, quello della vita di tutti i giorni ha preso come unità di misura indiscutibile il calendario di dodici mesi  e l’ora di sessanta minuti.  E’ inevitabile che questa divisione imperfetta dell’anno  abbia generato molta confusione (da qui la famosa filastrocca: trenta giorni a novembre con april giugno e settembre, di  ventotto ce n’è uno e tutti gli altri ne han trentuno), distaccando l’umanità dai ritmi della natura e da una dimensione più profonda di quella propriamente  terrena.</p>
<p>Tutto questo è mosso da ragioni simboliche e pratiche al tempo stesso: in primis il forte desiderio della chiesa cattolica di riunire tutti i popoli sotto il suo credo, nell’intento di legare  il cielo con la terra, e altresì distaccare definitivamente l’occidente dal culto matriarcale precedente. Il calendario Gregoriano ha istituito dei giorni fissi per alcune festività, come il Natale, associando ogni giorno dell’anno a un Santo ben preciso. Altre ricorrenze invece,  soprattutto la Pasqua (di matrice ebraica) sono rimaste legate al ciclo lunare, e perciò soggette a date variabili.</p>
<p>L’Etrusca Disciplina  si basava su un calendario brontoscopico (utile per prevenire gli eventi a seconda del giorno in cui si era udito il tuono), che annunciava conseguenze non solo  metereologiche, ma persino politico – sociali (tanto da predire la fine stessa della civiltà etrusca). Questo calendario divinatorio, di eredità assiro babilonese è stato tradotto in latino da Publio Nigidio Figulo e si basa sui cicli lunari. Le Calende (da cui calendario) derivano da una comune  maniera romana di sottrarre alcuni giorni a partire da una data precisa.</p>
<p>Si tratta di un sistema che attinge al sacro e al magico, ed è ancora vivo nel mondo rurale, un metodo empirico che pur non avendo base scientifica  si dimostra tutt’ora decisamente attendibile (un po’ come le previsione meteo). In pratica l’andamento dell’anno in corso  sarà basato sul tempo che ha fatto nei giorni delle Calende: dal primo al 12 gennaio (le dritte) e dal 13 al 24 gennaio (le rovesce).  Si sommano le 12  dritte come i mesi dell’anno (l’1 è gennaio, il 2 è febbraio ecc), le rovesce invece si contano al contrario (il 13 è dicembre, il 14 è novembre ecc). Le dritte rappresentano la prima parte del mese, le rovesce invece la seconda e in entrambe si appuntano i dati metereologici per ciascun giorno. A questo punto va fatta una media interpretativa delle previsioni di tutto l’anno e di ciascun mese nello specifico. Le Calenne terminano ufficialmente il 25 Gennaio, nella notte di  San Paolo dei segni. Osservare il meteo in questo giorno fornisce di per se importanti informazioni: nel 1490 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marin_Sanudo_il_giovane#cite_note-2">Marin Sanuto scriveva che </a>la giornata chiara di san Paolo è indice di un anno ricco di messi; se ci sono neve o pioggia è segno di carestia; se la giornata sarà ventosa ci sarà discordia tra i popoli; se  nuvolosa ci sarà moria d&#8217;animali. Tradizione vuole che <em>delle calenne non me ne curo  purchè per San Paolo non faccia scuro, invece se per San Paolo è sereno abbondanza avremo. </em>Per avere un’idea ancora più precisa dell’andamento meteorologico dell’intero anno in corso si usa mettere nella notte di San Paolo 12 gusci di cipolla contenenti del sale, esposti a oriente sul davanzale della finestra. Al mattino il contadino leggerà il responso attraverso la reazione  che il sale ha avuto nei vari gusci (riferiti ai mesi dell’anno), se il sale si è sciolto sarà un mese piovoso, se intatto sarà siccità. La notte di San Paolo  dei segni (protettore dei serpenti) è una data cruciale nell’immaginario contadino della Maremma (come di tutta la cristianità), mostrando come le ricorrenze cristiane attingano a conoscenze più antiche, non del tutto perdute. Tradizione vuole che in questa notte i serpenti escano dalle loro tane, e se l’aria è gelida moriranno, altrimenti vi faranno ritorno.</p>
<p><img class="  wp-image-4125 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9671-2.jpg" alt="IMG_9671 2" width="784" height="588" /></p>
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		<title>Il Caseificio di Sorano a fianco degli allevatori: “Serve un cambio di prospettiva”</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 09:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Caseificio di Sorano]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>

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		<description><![CDATA[“Serve un cambio di prospettiva, la nostra non è solo economia ma identità”]]></description>
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<p>Il Caseificio Cooperativo di Sorano interviene nel dibattito aperto in questi giorni sulle difficoltà che il mondo agricolo e zootecnico sta vivendo, raccogliendo e condividendo le preoccupazioni espresse da molti allevatori del territorio. «Le parole di chi lavora ogni giorno sul campo – dichiara il presidente del Caseificio di Sorano Luciano Nucci – non nascono da polemiche sterili, ma da un’esperienza concreta fatta di sacrifici, impegno e amore per la terra. Sono considerazioni lucide, che come cooperativa non possiamo che condividere». Il Caseificio di Sorano affonda le proprie radici in una storia comune fatta di famiglie, pastori e allevatori che, generazione dopo generazione, hanno costruito un modello basato sulla qualità, sul rispetto degli animali e sulla tutela del territorio. «Oggi – prosegue il presidente – assistiamo con crescente preoccupazione a un sistema che sembra riconoscere valore solo al profitto immediato, ignorando completamente il peso culturale, sociale e umano del nostro lavoro. Il lavoro agricolo non è soltanto un’attività economica: è dignità, identità e presidio del territorio. Quando tutto questo viene trascurato, non si tradiscono solo gli allevatori, ma un intero modo di vivere».<br />Secondo il Caseificio, il rischio più grande è quello di un progressivo abbandono dell’allevamento tradizionale, con conseguenze profonde anche per le cooperative agricole. «Senza una base sociale forte – sottolinea il presidente – una cooperativa non può esistere. La perdita di allevatori significa perdita di identità, di territorialità e, alla lunga, di prodotti».<br />Il Caseificio di Sorano lancia quindi un appello a chi ha responsabilità decisionali. «Chiediamo un cambio di prospettiva – conclude il presidente –: qualità, salute delle persone, benessere animale e rispetto del territorio devono tornare al centro delle politiche agricole. Non possiamo continuare a piegarci esclusivamente alle logiche del mercato. Da parte nostra continueremo a impegnarci con la stessa passione di sempre, convinti che solo facendo sistema e restando uniti si possa ancora costruire un futuro per l’agricoltura di queste terre».</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/01/img_8881.jpg" class="wp-image-4119"/></figure>
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		<title>Il fallimento della Green Economy e la difesa del Territorio</title>
		<link>https://www.nctufo.it/il-fallimento-della-green-economy-e-la-difesa-del-territorio/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 13:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Città invisibili]]></category>
		<category><![CDATA[Città Invisibili]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Federici]]></category>

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		<description><![CDATA[Va bene partecipare  alla transizione energetica, ma che sia a misura di territorio, e assolutamente non speculativa.. Passano i mesi, ma la situazione sui mega impianti rinnovabili tra Tuscia e Maremma non sembra ancora trovare pace. Un paio di mesi fa un nuovo progetto è stato presentato sul comune di Sorano. 8 pale da 200 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Va bene partecipare  alla transizione energetica, ma che sia a misura di territorio, </em><em>e assolutamente non speculativa..</em></p>
<p>Passano i mesi, ma la situazione sui mega impianti rinnovabili tra Tuscia e Maremma non sembra ancora trovare pace. Un paio di mesi fa un nuovo progetto è stato presentato sul comune di Sorano. 8 pale da 200 metri e una enorme stazione di accumulo in un’area vasta, tanto da coinvolgere numerose frazioni del comune. Se viene poi sommato agli altri quattro progetti presentati sulle città del tufo, e a tutti quelli previsti sul confine con il Lazio, ci si accorge che la situazione è potenzialmente disastrosa. Centinaia di mega pale in una sola Skyline, effetto selva garantito, e a quel punto l’epigrafe <em>‘Ti Amo Maremma fin dove al mar ti sposi e ti vesti di tramonti’ </em>perderebbe completamente di senso.  Poco importa se a stretto ridosso delle pale si trovano borghi, siti archeologici, agriturismi, case sparse (molte di esse sotto vincolo), aziende agricole, terme e quant’altro. Anche in questa occasione la cittadinanza attiva  non è stata a guardare, il Comitato Ambiente e Salute Tuscia ha prodotto le osservazioni, e  MaremmAttiva ha organizzato delle sedute per permettere ai cittadini di ufficializzare la propria contrarietà a questo attacco al territorio. Risultato: anche stavolta sono state raccolte  diverse centinaia di osservazioni inviate al Ministero.  Pochi giorni fa la regione Umbria ha bocciato l’orribile progetto eolico  Phobos, per la gioia di tutti i cittadini. Subito dopo però ne è stato presentato uno nuovo di 8 pale da 200 metri nella zona dell’Alfina. Proponente il gruppo Visconti, già conosciuto in Maremma per aver presentato diversi progetti. Il gruppo è finito tempo fa nel mirino del programma Mediaset Le Iene, in quanto rappresentato da due coniugi Foggiani con capitale sociale di 10.000 euro. Quando vengono visionati i progetti FER industriali capita spesso di  imbattersi in società create ad hoc (magari registrate il giorno prima di presentare il progetto) senza alcuna esperienza sul campo. Sembrerebbe che  il loro obiettivo sia quello di  riuscire a farsi approvare il progetto per poi rivenderlo alla multinazionale di turno. Una pratica imbarazzante che riflette tutta l’incompetenza e la noncuranza  a livello legislativo: è infatti un paradosso che per prendere appalti in una città d’arte sia necessario che la ditta offra delle garanzie, dichiarando almeno 500.000 euro di capitale sociale. Invece per gli impianti rinnovabili una società, con un capitale ridicolo, potenzialmente può accaparrarsi progetti milionari, finanziati per altro dal PNNR (quindi dalla comunità). Logicamente non ci sono garanzie certe su come gli impianti verranno gestiti, in particolare riguardo il ripristino una volta che le pale o i pannelli hanno concluso il loro ciclo produttivo (se la ditta dovesse sparire con molta probabilità  l’onere di smaltire gli impianti finirebbe per gravare sulla comunità). E qui si apre lo scenario della pubblica utilità: queste ditte private  presentano progetti, senza informare la popolazione e senza consultarsi con gli enti locali, in nome della conversione green ottengono fondi pubblici, espropriano terreni privati, costruiscono enormi impianti dai quali trarranno profitti privati. Un modus operandi all’italiana, usato molto spesso, come ad esempio per lo stato di emergenza rifiuti in Campania, che negli anni ha facilitato la creazione di ditte ad hoc, causando pessimi risultati e  frequenti infiltrazioni mafiose. A questo punto, una volta creata l’emergenza, diventa più facile scavalcare vincoli paesaggistici, archeologici, calpestando di fatto l’articolo 9 della Costituzione Italiana, che non ci stanchiamo mai di riportare: <em>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione; Tutela l&#8217;ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell&#8217;interesse delle future generazioni..</em></p>
<p>Ed è proprio questo il punto, cercare di difendere il territorio da una speculazione annunciata e senza precedenti, evitando di cedere alle vuote propagande di una green economy che di verde ha soltanto il colore del logo.</p>
<p>Una grande associazione ambientalista in questi ultimi anni ha evidentemente tradito i propri principi, sposando la causa a favore dei mega impianti, dichiarando che le mega pale saranno le nuove cattedrali, financo a sponsorizzare il turismo eolico. Costoro accusano comitati e associazioni ambientaliste di essere Nimby, appellativo affibbiato a loro stessi ai tempi del nucleare. Si fa presto a dire che l’agrivoltaico favorisce un’agricoltura moderna e sostenibile, o che le pale eoliche occupano spazi ridotti  e che abbisognano di poco acciaio e cemento. In realtà tutto l’opposto: secondo i rapporti ISPRA il consumo di suolo in Italia è in crescita, e gran parte di questo consumo è determinato proprio dai grandi impianti FER. L’industria delle rinnovabili sottrae tantissimo suolo, gran parte terreno agricolo, nonostante i rapporti del SNPA e ENEA abbiano messo in guardia con vari studi il consumo spropositato di suolo degli ultimi anni, e lo stesso PNRR abbia previsto la riduzione del consumo di suolo a Zero entro il 2050, prediligendo in maniera importante l’eolico Off-shore. Tutto diviene ancora più grottesco quando si comprende che questo sforzo enorme di conversione green non salverà il pianeta e non sarà determinante nel ridurre i livelli di Co2. Abbiamo già ampiamente parlato di quanto possano essere deleteri i mega impianti. Nei progetti presentati non vi è quasi mai lo studio anemometrico reale di almeno un anno, come previsto dalla legge, bensì si va avanti su proiezioni spesso gonfiate, proponendo cifre irrealistiche,  ma la verità è che il vento presente nel centro Italia non basterebbe a smuovere con regolarità pale di simili dimensioni. Non siamo né in Arizona o alle Canarie, tantomeno  non siamo sugli altopiani desertici della Spagna. Poca attenzione viene data anche allo studio su rapaci, pipistrelli e  migratori: secondo uno studio americano il numero di uccelli morti nel 2022 a causa delle pale eoliche sarebbe stimato intorno a un milione. Senza tralasciare inquinamento acustico, deturpamento paesaggistico, Shadow  flickering (ombreggiamento intermittente), inquinamento luminoso, deprezzamento degli immobili e abbassamento della qualità della vita.  Delle menti lungimiranti avrebbero da subito compreso che l’Italia non è adatta ad ospitare grandi impianti a terra sul proprio territorio, ma sarebbe stato troppo facile. Del resto l’avanzare delle richieste si sta allargando un po’ in tutto lo stivale, in particolare la Toscana ha visto aggredire numerose zone dalle Crete Senesi alle pendici del Monte Amiata, dall’appennino Tosco Emiliano a quello Umbro Marchigiano, dalla Maremma alla Val di Cornia. In pratica si rischia che non si salvi più nessuno. Nel frattempo la Tuscia, territorio del Centro Italia tra i primi ad essere invaso dalla corsa all’oro delle FER, nonostante già produca l’85% delle rinnovabili nel Lazio sta assistendo all’inserimento delle prime mega pale da 200 metri. Esse stanno per essere realizzate nel territorio di Arlena di Castro, a quel punto tutti si accorgeranno dell’abominio, ma per quell’area sarà troppo tardi.</p>
<p>Va detto che con tutti i bocconi amari che interi territori hanno dovuto inghiottire, un  leggero calo delle emissioni di Co2 in Europa sembra ci sia stato. Purtroppo però le emissioni si misurano a livello mondiale, perché l’aria non si ferma mica sui confini europei. Mentre l’Europa ha praticamente annientato la propria industria nei suoi propositi  di tagliare le emissioni, il resto del mondo ha continuato ad inquinare a gonfie vele. Senza contare che i tagli alle emissioni europee sono dovuti in gran parte alla delocalizzazione delle industrie, dunque una presa in giro su tutti i fronti.  Del resto la beffa totale proviene dal fatto che la transizione energetica è stata finanziata nientemeno che dagli stessi cittadini, tassati in bolletta alla voce ‘green’.</p>
<p>Dunque una titanica caccia alle streghe nel voler annientare a tutti i costi le emissioni climalteranti, per poi ritrovarci a misurare tutte le lacrime e sangue su un misero 6 % di tagli reali delle emissioni. Insomma questa folle agenda europea avrebbe avuto un senso se fosse stata abbracciata dal resto del mondo, invece quest’ultimo procede a produrre e inquinare esattamente come prima, mentre l’Europa si sta preparando per un enorme e comunitario suicidio assistito. E tuttavia guai a criticare questo assurdo fallimento annunciato: si viene subito tacciati, da europeisti e fautori delle grandi associazioni ambientaliste, come eretici negazionisti, come Nimby Filo Putiniani not in my garden.  L’Europa ha perso su tutti i fronti, ha tradito qualunque proposito, però continua a gridare alle emissioni zero, ai mega impianti e alle auto elettriche (mercato che, per inciso, è stato praticamente assorbito dai cinesi, alla faccia dei paventati primati europeisti in materia). In un contesto di ottusa corsa al riarmo, settore molto dispendioso e altamente inquinante, dal parlamento europeo continuano a voler caricare la green economy sulle spalle della popolazione.</p>
<p>Torniamo quindi a ribadire con forza che il concetto fondamentale  non è di essere favorevoli o meno  alle energie rinnovabili, ma che gli impianti  debbano essere inseriti nei territori in maniera equilibrata e razionale, nel rispetto di ogni singolo cittadino, prediligendo i piccoli impianti sui tetti di abitazioni e capannoni, nei parcheggi, sugli edifici pubblici, nelle aree degradate e nelle zone già cementificate. La conversione green per  risultare credibile deve necessariamente essere rispettosa dell’ambiente, del paesaggio,  della vocazione di un territorio. La transizione energetica non può sovrapporsi alla storia, alla cultura, alla  bellezza che nei millenni hanno forgiato la nostra Terra.</p>
<p><img class="  wp-image-4116 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2025/12/eolico-1.jpeg" alt="eolico 1" width="681" height="505" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Musica in Banca, consegnate 27 borse di studio e 26 bonus bebè</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 11:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Tema]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è tenuto ieri nella Sala Eden a Grosseto l’evento organizzato come ogni anno da Banca Tema per i propri soci, per celebrare gli studenti più meritevoli e i nuovi nati. Sono state consegnate 27 borse di studio e 26 bonus bebè per i soci che sono diventati genitori nel corso dell’anno. Per i premi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto ieri nella Sala Eden a Grosseto l’evento organizzato come ogni anno da Banca Tema per i propri soci, per celebrare gli studenti più meritevoli e i nuovi nati.</p>
<p>Sono state consegnate 27 borse di studio e 26 bonus bebè per i soci che sono diventati genitori nel corso dell’anno. Per i premi al merito scolastico, tutti i vincitori hanno ricevuto un riconoscimento in denaro e una pergamena, simbolo del traguardo raggiunto. Anche ai neo genitori Banca Tema ha donato un contributo di augurio per il nuovo nato, per iniziare a costruire insieme il futuro del piccolo, con un omaggio personalizzato in ricordo della serata. Presenti alla cerimonia il presidente Francesco Carri, i consiglieri di Banca Tema, il direttore generale Fabio Becherini, i quali si sono complimentati con tutti i premiati. La serata è stata condotta dal giornalista Giancarlo Capecchi. Tra le autorità presenti anche il prefetto Paola Berardino e l’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Grosseto Luca Agresti che hanno premiato i ragazzi vincitori del premio al merito scolastico. Ai neo diplomati e laureati il presidente e il direttore hanno ricordato quanto sia importante l’impegno negli studi per diventare cittadini attivi e consapevoli e ottenere i migliori risultati in campo professionale. Alle famiglie hanno rivolto un augurio speciale per i nuovi nati.<br />
“Oggi celebriamo i nostri giovani che rappresentano la risorsa più preziosa per la crescita culturale e civile delle nostre comunità e allo stesso tempo diamo il benvenuto ai nuovi nati, simbolo di continuità e speranza per il futuro” ha dichiarato il presidente <strong>Francesco Carri</strong> “Questo momento di riconoscimento e di celebrazione testimonia il valore che la nostra Banca attribuisce all’educazione e alla famiglia, pilasti fondamentali del nostro vivere sociale”.<br />
“Continuiamo a sostenere la formazione dei nostri giovani con convinzione” ha aggiunto il direttore generale <strong>Fabio Becherini </strong>“Da sempre crediamo che affiancare giovani e famiglie significhi investire nel capitale umano e sociale del nostro territorio. E’ con questo spirito che rinnoviamo il nostro impegno a favore di una comunità che cresce, studia e guarda con fiducia al futuro”.</p>
<p>Un momento significativo dell&#8217;incontro sono stati gli auguri di don Franco e a don Franco, che rappresenta per l&#8217;intera comunità maremmana e per la nostra Banca in particolare, un valore aggiunto prezioso, per vicinanza, disponibilità, solidarietà e grande amore per il territorio che ha servito come sacerdote per 75 anni, da quando il 23 dicembre 1950 venne ordinato parroco a Porto Santo Stefano. Alla soglia del secolo di vita monsignor Cencioni è ancora un punto di riferimento importante per Banca Tema e per la diocesi.</p>
<p>La serata è proseguita con uno spettacolo musicale del Conte Max Venturacci e si è conclusa con un momento conviviale.<br />
Di seguito l’elenco dei premiati per il merito scolastico: Emma Belletti, Giulia Bellucci, Davide Bistazzoni, Manuele Bordo, Edoardo Brilli, Vittorio Brilli, Francesco Cagnani, Tommaso Cagnani, Filippo Cerboni, Sofia Collantoni, Francesco Fabbri, Jacopo Fani, Luida Fazzino, Aida Formiconi, Alessia Frediani, Sofia Morini, Gaia Pallari, Natalie Paoli, Francesca Parisi, Melissa Rasi, Aurora Ricci, Niccolò Sapio, Lucrezia Sellari, Andrea Serafini, Caterina Simoni, Francesco Solimeno, Gaia Stefanelli.<br />
<img class="  wp-image-4113 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-28-alle-12.11.00.png" alt="Schermata 2025-11-28 alle 12.11.00" width="974" height="625" /></p>
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		<title>Montebuono ritrova il suo santuario: restaurata la Chiesa della Madonna del Cerro</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 08:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Montebuono]]></category>
		<category><![CDATA[Sorano]]></category>

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		<description><![CDATA[Montebuono è uno dei luoghi più identitari e più amati dell’entroterra soranese, un punto di riferimento religioso e sociale per una comunità che non ha mai smesso di sentirla propria. Ora, grazie a un importante intervento di restauro, la Chiesa della Madonna del Cerro è tornata a splendere, restituita alla popolazione e ai tanti visitatori [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp:paragraph {"className":"p1"} --></p>
<p class="p1">Montebuono è uno dei luoghi più identitari e più amati dell’entroterra soranese, un punto di riferimento religioso e sociale per una comunità che non ha mai smesso di sentirla propria. Ora, grazie a un importante intervento di restauro, la Chiesa della Madonna del Cerro è tornata a splendere, restituita alla popolazione e ai tanti visitatori che ogni anno percorrono la strada panoramica delle Città del Tufo. Il restauro, concluso recentemente, è stato reso possibile grazie ai fondi del PNRR – NextGenerationEU, attraverso la misura dedicata alla rigenerazione dei piccoli siti culturali e del patrimonio rurale, e al contributo diretto della Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"p3"} --></p>
<p class="p3">La chiesa si trova nella frazione di Montebuono, borgo collinare immerso nella Maremma interna, tra pascoli, ruscelli, vigneti e un paesaggio rurale che ancora oggi conserva un fascino intatto. È qui, secondo la tradizione, che nel 1686 la Vergine apparve su un ramo di cerro, dando origine alla costruzione del santuario. Oggi come allora, la facciata semplice, la scalinata a otto ordini, le travi lignee e gli altari interni compongono l’immagine di una chiesa profondamente radicata nella vita locale. Il quadro della Madonna col Bambino, incorniciato da quattro angeli in stucco, e il tronco che richiama l’antico cerro dell’apparizione custodiscono la memoria di una devozione secolare. A poca distanza si trovano il sito minerario di Montebuono, chiuso negli anni ’60 e oggi meta di camminate culturali, e uno dei punti panoramici più suggestivi del territorio.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"p3"} --></p>
<p class="p3">L’intervento ha interessato sia la salvaguardia degli elementi storici sia la sicurezza e la fruibilità del luogo. Sono stati restaurati gli intonaci interni ed esterni, rifatta la copertura, consolidate le murature, restaurati gli infissi e messi a norma gli impianti tecnologici. È stato realizzato inoltre un nuovo sistema di raccolta delle acque piovane e installato materiale informativo per permettere ai visitatori una piccola “visita guidata” autonoma. </p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"p3"} --></p>
<p class="p3">Il progetto porta la firma di un gruppo di professionisti del territorio:</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"p3"} --></p>
<p class="p3">Architetto Marco Formiconi (capofila) Geometri Marco Francardi e Andrea Simonelli Ingegnere Fabrizio Casciani Coordinamento della sicurezza: Stefano Nelli Ditta esecutrice: EdilRestauri Srl di Sandro Martellini Coordinamento ecclesiastico: Don Marco Monari, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali e Edilizia di culto della Diocesi di Pitigliano–Sovana–Orbetello</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"p1"} --></p>
<p class="p1">Un lavoro corale che ha restituito dignità a uno dei beni più rappresentativi del patrimonio rurale della zona.                    Il costo complessivo dell’opera è stato di 186.750 euro, finanziato per l’80% dal PNRR e per il 20% dalla Parrocchia. Un intervento che non riguarda soltanto un edificio, ma l’intero tessuto sociale e culturale della frazione. La Chiesa della Madonna del Cerro è infatti molto più di un luogo di culto: è il centro simbolico di Montebuono, sede delle festività più sentite, punto di aggregazione e riferimento identitario. Il restauro consolida questo ruolo, rafforzando anche l’attrattività turistica di un territorio che fa dell’autenticità rurale la sua ricchezza.                                   Con il completamento dei lavori, Montebuono ritrova una parte fondamentale della propria storia.                                     Il santuario — immerso in un paesaggio che ancora oggi appare intatto — torna a essere un luogo di incontro, memoria e spiritualità, ma anche un tassello importante nel mosaico del turismo culturale della Maremma interna.       Un intervento che celebra la forza dei piccoli borghi e il valore del patrimonio rurale, ricordando come la cura dei luoghi significhi, sempre, la cura delle comunità che li abitano.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image {"id":4104,"sizeSlug":"large"} --></p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2025/11/d0801099-7813-4282-837a-c4739e4351d1.jpg" alt="" class="wp-image-4104"/></figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
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		<title>Il Rotary Club di Pitigliano Sorano Manciano consegna 5 Borse di Studio “Silvia Biondi”.</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 12:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Manciano]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Rotary Pitigliano Sorano Manciano]]></category>
		<category><![CDATA[Sorano]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta Sabato 15 Novembre la premiazione dei ragazzi che sono risultati vincitori per merito del 5’ concorso per Borse di Studio “Silvia Biondi” riservato ai ragazzi del V’ anno dell’ISIS “F.Zuccarelli” di Sorano: Aida Formiconi per il Liceo Scientifico, Sara Nardini per il Liceo Linguistico, Irene Sonnini per ITT Chimico, Michela Chioccia per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Si è svolta Sabato 15 Novembre la premiazione dei ragazzi che sono risultati vincitori per merito del 5’ concorso per Borse di Studio “Silvia Biondi” riservato ai ragazzi del V’ anno dell’ISIS “F.Zuccarelli” di Sorano: Aida Formiconi per il Liceo Scientifico, Sara Nardini per il Liceo Linguistico, Irene Sonnini per ITT Chimico, Michela Chioccia per l’ITE e Ravi Matrundola per l’IPSS.<br />La cerimonia di premiazione si è svolta presso la sala Petruccioli del Comune di Pitigliano, a premiare i ragazzi, Angelo Biondi presidente della Commissione Cultura del Rotary Club, con la presenza del Sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili, il sindaco di Sorano Ugo Lotti, i soci del Club, i familiari dei ragazzi ed il numeroso pubblico. Il prossimo presidente del Club Fabio Detti assicura continuità del “service” e prepara il prossimo bando.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image {"id":4098,"sizeSlug":"large"} --></p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2025/11/3902aadd-eabc-47a8-b6b9-ff82be596ed7.jpg" alt="" class="wp-image-4098"/></figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
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		<title>Antonio Spurio è il nuovo Direttore della Cantina di Pitigliano</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 12:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantina di Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Cooperativa di Pitigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperienza, visione e radici maremmane per guidare la Cantina verso il futuro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp:paragraph {"className":"gmail-Corpo"} --></p>
<p class="gmail-Corpo"><em>Esperienza, visione e radici maremmane per guidare la Cantina verso il futuro</em></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"gmail-Corpo"} --></p>
<p class="gmail-Corpo"> La Cantina di Pitigliano annuncia la nomina di Antonio Spurio come nuovo Direttore. Una scelta strategica che segna una nuova fase per la Cantina, dopo un lungo periodo di selezione. Agronomo e consulente vitivinicolo con oltre vent’anni di esperienza nel settore, Spurio porta con sé un percorso professionale che unisce solida competenza tecnica, visione strategica e conoscenza profonda del territorio toscano. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli di primo piano in importanti realtà del panorama enologico italiano, gestendo la produzione e lo sviluppo commerciale dei mercati nazionali ed esteri. È inoltre membro della Commissione Tecnica del Consorzio DOC Maremma Toscana, giudice nel Vermentino Grand Prix e presidente di commissione per Valoritalia.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"gmail-Corpo"} --></p>
<p class="gmail-Corpo"><em>“Assumere la direzione della Cantina di Pitigliano è per me un onore e una grande responsabilità — afferma Spurio —. La Maremma è una terra che conosco e amo profondamente: intendo lavorare per rafforzare il legame tra i nostri soci, il territorio e i mercati, puntando su qualità, identità e innovazione.”</em></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"gmail-Corpo"} --></p>
<p class="gmail-Corpo"> Con la nomina di Spurio, la Cantina di Pitigliano si prepara a rafforzare la propria presenza nei mercati nazionali e internazionali, con un’attenzione crescente alla sostenibilità, alla valorizzazione delle denominazioni storiche — a partire dal Bianco di Pitigliano DOC — e alla modernizzazione dei processi produttivi e comunicativi.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"gmail-Corpo"} --></p>
<p class="gmail-Corpo">“<em>Si apre una fase nuova — commenta il presidente Paolo Lorenzo Spicci —. La figura del direttore  torna a essere centrale per la nostra struttura: con Antonio Spurio puntiamo a unire tradizione e futuro, garantendo continuità alla nostra identità ma con una visione capace di affrontare le sfide dei mercati globali e dell’innovazione.”</em></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph {"className":"gmail-Corpo"} --></p>
<p class="gmail-Corpo"> Con questo arrivo, la Cantina rinnova la propria missione cooperativa, mantenendo saldi i valori che la contraddistinguono da oltre sessant’anni: la qualità del vino come espressione del territorio, la centralità dei soci viticoltori e la promozione della Maremma toscana nel mondo.</p>
<div id="attachment_4089" style="width: 659px" class="wp-caption aligncenter"><img class="  wp-image-4089" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2025/10/96b030d4-1b67-482c-aa13-4862cda5c05f.jpg" alt="96b030d4-1b67-482c-aa13-4862cda5c05f.jpg" width="649" height="866" /><p class="wp-caption-text">Antonio Spurio, il nuovo Direttore della Cantina</p></div>
<p><!-- /wp:image --></p>
<p><!-- wp:gallery {"linkTo":"none"} --></p>
<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped"></figure>
<p><!-- /wp:gallery --></p>
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