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	<title>Il Nuovo Corriere del Tufo</title>
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	<description>Manciano · Pitigliano · Sorano</description>
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		<title>Montorio, un insediamento antico e un castello meraviglioso</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 10:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una terra antica che può dire molto al turista moderno. Per le bellezze, per l’armonia che la distingue e la caratterizza. Una armonia che attira le persone che amano la storia. Una terra ricca di contrasti come vedremo in seguito e che pure è riuscita a creare un territorio armonioso. Sono parole che possono sembrare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-4188" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/09/montorio-2026-400x300.jpg" alt="montorio 2026" width="400" height="300" />Una terra antica che può dire molto al turista moderno. Per le bellezze, per l’armonia che la distingue e la caratterizza. Una armonia che attira le persone che amano la storia. Una terra ricca di contrasti come vedremo in seguito e che pure è riuscita a creare un territorio armonioso. Sono parole che possono sembrare vane ma non lo sono se si visitano i castelli che vi abbiamo proposto. Questo di Montorio in particolare è ricco di fascino. Le colline che lo circondano, l’ambiente tutto intorno ti rimando ad un tempo antico nel quale le cose erano davvero tanto tanto belle: e in questo territorio questo fascino si è preservato. Un mondo antico che torna a noi cittadini e turisti di oggi con simpatia ed amore. Una terra da visitare perché ci parla e ci riporta al nostro passato, al passato di tutti che noi dobbiamo ricordare e tramandare. Un senso delle cose che abbiamo in parte recuperato grazie a questi insediamenti prima etruschi e poi medioevali e rinascimentali. Fino alla nostra epoca. È la nostra storia ed allora vivila qui. Vieni a visitare i castelli della Maremma e del Comune di Sorano. In particolare suggestiona quello di Montorio.</p>
<p>Il paese di Montorio è situato su uno sperone roccioso vicino a due torrenti e viene per la prima volta citato in un documento antico già nel lontano 1043, questo castello in quella epoca infatti faceva parte dei possedimenti del conte Bartolomeo che era in rapporti di vassallaggio con gli Aldobrandeschi. Questo ampio territorio venne lungamente conteso e nel 1168 il vescovo ed il governo comunale di Orvieto portarono all’atto di sottomissione. Tuttavia i signori locali, e la famiglia degli Aldobrandeschi continuarono ad esercitare il controllo sul territorio di Montorio. Dalla fine del Duecento, secondo i documenti in nostro possesso, la casata dei Monaldeschi, potente famiglia di Orvieto, mira al controllo di questa parte di Maremma. In seguito, questi nobili e la famiglia Ottieri, come abbiamo visto in una passata scheda che riguarda i castelli del comune di Sorano, dovettero contrastare la potenza di Siena che riuscì ad imporre la propria sovranità su queste parti di territorio, che si mantennero sempre indipendente ed autonome. Seguendo le sorti di Castell’Ottieri, anche Montorio passò nel 1616 ai Medici.</p>
<p>Le strutture del castello sono ben visibili nel lati sud ed est dove si elevano due torri circolari con parti ancora integre. Il resto dell’edificio è stato interessato nel tempo a numerosi e palesi rifacimenti. Si tratta comunque di una antiva costruzione fortificata militare di grande pregio storico. L’edificio del castello è costruito in tufo la maggiore pietra locale del territorio. E proprio vero che <em>la Maremma è una terra da scoprire lentamente per coglierne il fascino assoluto</em><em>.</em> Il castello di Montorio ne rappresenta un esempio davvero ben conservato di questo fascino.</p>
<p>L’economia del luogo e del castello di Montorio era caratterizzata dalla presenza di vaste aree coltivabili, con conseguente incremento e notevole sviluppo delle attività agricole. Importante è qui segnalare la presenza di varie grotte in passato usate come abitazioni. L’uso delle dimore nelle grotte era importante per quel secolo ed interessava la maggior parte degli abitanti di Montorio.</p>
<p>Corrado Caruso</p>
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		<title>Il Polo culturale “Pietro Aldi” festeggia un decennio di arte, territorio e partecipazione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 07:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Polo culturale “Pietro Aldi” di Saturnia ha festeggiato il suo primo decennio di attività, confermandosi organismo vivace e punto di riferimento imprescindibile per la proposta culturale della Maremma e della Toscana. Inaugurato l’8 agosto 2016, il Polo, di proprietà di Banca Tema e affidato in gestione alla mutua Tema Vita, taglia il traguardo dei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Polo culturale “Pietro Aldi” di Saturnia ha festeggiato il suo primo decennio di attività, confermandosi organismo vivace e punto di riferimento imprescindibile per la proposta culturale della Maremma e della Toscana. Inaugurato l’8 agosto 2016, il Polo, di proprietà di Banca Tema e affidato in gestione alla mutua Tema Vita, taglia il traguardo dei dieci anni con un bilancio straordinario di oltre 30.000 ingressi, buona parte dei quali composti da studenti che hanno partecipato a progetti educativi innovativi. La giornata celebrativa è stata impreziosita dalla visita del presidente Giuliano Amato che ha sottolineato il valore sociale e storico dell’istituzione. Durante il suo intervento, Amato ha riflettuto sull&#8217;importanza di Pietro Aldi non solo come artista, ma come figura chiave per l’identità nazionale: “La popolarizzazione del Risorgimento deve moltissimo all&#8217;opera di questo grande pittore, che ha reso l&#8217;Unità d&#8217;Italia un&#8217;esperienza vicina alle persone e non solo un fenomeno elitario”. Il presidente ha poi lodato l’impatto del Polo sui giovani: “Fare in modo che ciò che il museo custodisce entri nella formazione della vita dei ragazzi è la cosa più importante di tutte”.</p>
<div id="attachment_4180" style="width: 834px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-4180" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/08/giuliano-amato-francesco-carri.jpg" alt="Giuliano Amato e Francesco Carri" width="824" height="618" /><p class="wp-caption-text">Giuliano Amato e Francesco Carri</p></div>
<p>“Il successo del Polo affonda le radici nella lungimiranza di Enrico Petrucci, figura chiave che, prima come direttore e poi come presidente della ex Banca di Credito Cooperativo di Saturnia, ha promosso l&#8217;acquisto sistematico e la valorizzazione nel tempo delle opere di Aldi” ha detto Massimo Barbini, presidente di Tema Vita, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla nascita di questo “museo di attività”: “Non volevamo un museo di attesa &#8211; ha aggiunto Barbini &#8211; ma uno spazio aperto dove le attività culturali si incontrassero e dove diverse generazioni si potessero confrontare. Dopo dieci anni, siamo orgogliosi di aver reso il Polo un centro di iniziativa permanente”.<br />
“Centrale anche il ruolo avuto &#8211; ha sottolineato Barbini &#8211; fin dall’inizio dal docente e artista fiorentino Andrea Granchi, purtroppo scomparso alla fine del 2024, nella valutazione, restauro e conservazione di queste opere. Al suo operato si è unito quello del Comitato Tecnico Scientifico, costituito da Francesca Petrucci, Bruno Santi, Marco Firmati e Sara Bruni, gruppo, che con la propria esperienza, è risultato determinante per la crescita del Polo”.</p>
<p>L’impegno istituzionale è stato ribadito da Francesco Carri, presidente di Banca Tema, che ha evidenziato come l’investimento nella cultura sia parte integrante della missione del credito cooperativo: “Siamo perfettamente coerenti con il nostro Statuto, che prevede di favorire la crescita culturale delle comunità. Reinvestiamo gli utili nel territorio per sostenere questo piccolo gioiellino, riconosciuto peraltro come museo di rilevanza regionale”.</p>
<p>Nella giornata di festa è stata anche inaugurata la mostra “Conversazioni”, che vede le opere dell’artista contemporaneo Gianfranco Gobbini dialogare, nello stesso spazio espositivo, con quelle di Pietro Aldi. Il progetto di Gobbini, intitolato “Ecomorfosi”, indaga i temi urgenti della crisi climatica, dalla desertificazione allo scioglimento dei ghiacci, attraverso opere materiche realizzate con tecniche originali, incluso l’uso dello zafferano.</p>
<p><img class="  wp-image-4181 alignnone" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/08/polo-aldi-decennale_1.jpg" alt="polo aldi decennale_1" width="989" height="742" /></p>
<p>La direttrice del Polo, Sara Bruni, ha spiegato il senso di questa operazione che unisce ‘800 e contemporaneità: “Il museo è un organismo vivente che non si limita a conservare il bello, ma è al servizio della società. Con Gobbini, il nostro Pietro Aldi continua a parlare e a stimolare riflessioni nuove, specialmente tra gli studenti con cui costruiamo dialoghi costanti e mai visite passive”.</p>
<p>Durante la cerimonia, inoltre, è stato impresso l’annullo filatelico speciale per il decennale. Il processo di realizzazione dell’annullo e delle cartoline celebrative ha visto coinvolte le classi del liceo artistico appartenente al Polo “Bianciardi” di Grosseto; autrice del bozzetto prescelto, la giovane studentessa Elisa Barca.</p>
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		<title>Sessant&#8217;anni di DOC: il Bianco di Pitigliano celebra la sua storia e guarda al futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sessant&#8217;anni di storia, tradizione e identità. Il Bianco di Pitigliano si prepara a celebrare uno degli anniversari più significativi del proprio percorso enologico con un doppio appuntamento in programma sabato 20 giugno, dedicato non soltanto al ricordo del passato, ma anche alle sfide che attendono il vino e il territorio nei prossimi anni. La ricorrenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Sessant&#8217;anni di storia, tradizione e identità. Il Bianco di Pitigliano si prepara a celebrare uno degli anniversari più significativi del proprio percorso enologico con un doppio appuntamento in programma sabato 20 giugno, dedicato non soltanto al ricordo del passato, ma anche alle sfide che attendono il vino e il territorio nei prossimi anni. La ricorrenza dei 60 anni della DOC Bianco di Pitigliano sarà al centro del convegno dal titolo <em>&#8220;60 anni della DOC Bianco di Pitigliano – Un patrimonio millenario che guarda al futuro&#8221;</em>, in programma alle ore 11 nei locali della Cantina Cooperativa di Pitigliano.<br />
La Denominazione di Origine Controllata del Bianco di Pitigliano, riconosciuta nel 1966, è stata una delle prime DOC italiane e rappresenta ancora oggi uno dei simboli più importanti dell&#8217;identità vitivinicola delle Città del Tufo. Un traguardo che testimonia la lunga tradizione enologica di un territorio dove la coltivazione della vite affonda le proprie radici nella storia millenaria, fin dall&#8217;epoca etrusca.<br />
Ad aprire i lavori saranno il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili e il presidente della Cantina di Pitigliano Paolo Spicci. Il convegno, moderato dal giornalista Paolo Mastracca, vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti del mondo accademico, scientifico e istituzionale.<br />
Interverranno infatti Mario Fregoni, professore emerito dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e membro dell&#8217;Accademia della Vite e del Vino; Claudio D&#8217;Onofrio, professore dell&#8217;Università di Pisa e membro dell&#8217;Accademia della Vite e del Vino; Paolo Storchi, direttore del CREA di Arezzo; Sandro Conticelli dell&#8217;Università di Firenze; Ines Tescione del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica; Angelo Biondi, storico del territorio, e l&#8217;ingegnere Giancarlo Spezia.<br />
Le conclusioni saranno affidate al vicepresidente del Consorzio Edoardo Ventimiglia, che ripercorrerà l&#8217;evoluzione della denominazione e del Consorzio di Tutela, e al presidente Stefano Formiconi, che offrirà una riflessione sul presente e sulle prospettive future della viticoltura locale.<br />
L&#8217;obiettivo dell&#8217;iniziativa è quello di aprire un confronto sulle grandi sfide che attendono il comparto: dalla sostenibilità ai cambiamenti climatici, dalla valorizzazione delle produzioni di qualità fino alle nuove strategie di promozione del territorio.<br />
La giornata proseguirà poi alle ore 18 in piazza della Fortezza Orsini con &#8220;Pitigliano DOC&#8221;, l&#8217;evento organizzato dall&#8217;Associazione Cantine nel Tufo dedicato alle degustazioni dei vini del territorio. Un&#8217;occasione aperta al pubblico per conoscere da vicino le diverse espressioni della produzione enologica locale e celebrare un vino che da sessant&#8217;anni rappresenta uno dei simboli più autentici della terra del tufo.<br />
Più che un anniversario, quello del Bianco di Pitigliano vuole essere un momento di consapevolezza collettiva: la conferma che la storia di questa denominazione non appartiene soltanto al passato, ma può ancora rappresentare una leva di sviluppo e un elemento distintivo per il futuro delle Città del Tufo.</p>
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<p class="isSelectedEnd"><img class="  wp-image-4174 aligncenter" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/06/LOCANDINA_CONVEGNO_DOC_PITGILIANO.jpg" alt="LOCANDINA_CONVEGNO_DOC_PITGILIANO" width="875" height="1237" /></p>
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		<title>Stefano Formiconi, l&#8217;uomo che racconta il vino</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mastracca]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un professionista, una persona competente, un uomo che ama visceralmente Pitigliano al punto di definirsi “figlio del tufo” nella trasmissione Parole in Fuorigioco di TV9. Stefano Formiconi è questo e molto altro. Possiamo definirlo anche come la memoria storica dei passaggi fondamentali che portarono il vino di Pitigliano, il celebre Bianco di Pitigliano, a ottenere [&#8230;]]]></description>
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<div class="column">Un professionista, una persona competente, un uomo che ama visceralmente Pitigliano al punto di definirsi “figlio del tufo” nella trasmissione <em>Parole in Fuorigioco</em> di TV9.<br />
Stefano Formiconi è questo e molto altro. Possiamo definirlo anche come la memoria storica dei passaggi fondamentali che portarono il vino di Pitigliano, il celebre Bianco di Pitigliano, a ottenere la DOC, una delle prime denominazioni di origine controllata in Italia. L’anno era il 1966, la data il 28 marzo, e poche settimane fa sono ricorsi i 60 anni esatti da quella fatidica giornata in cui il Bianco di Pitigliano non ottenne soltanto un riconoscimento di qualità, ma vide riconosciuto ufficialmente il proprio ruolo di prodotto all’avanguardia, capace di guardare al futuro con gli occhi di chi sa scrutare il tempo e con la perspicacia di chi sa anticipare ciò che avverrà. In quel periodo il dottor Stefano Formiconi era presidente della Cantina Cooperativa di Pitigliano e, se gli si chiede di raccontare i passaggi e le dinamiche di quel contesto, lo fa con una lucidità straordinaria e una memoria eccezionale. Lo ha fatto anche poco più di un anno fa, quando in piazza della Fortezza Orsini venne organizzato un evento per ufficializzare la nascita del rinnovato Consorzio di Tutela del Bianco di Pitigliano e del Rosso di Sovana, di cui Stefano Formiconi è stato nominato presidente proprio con l’intento di rilanciare in grande stile questi vini così apprezzati.<br />
Il presidente Formiconi parlò in maniera molto chiara, come è nel suo stile, collegando la storia di Pitigliano a quella degli Etruschi, che già in quell’epoca producevano vino. La terra tufacea rende infatti le vigne di questo territorio particolarmente vocate alla produzione di vini di qualità. Non è un caso che il Bianco di Pitigliano sia arrivato sulle tavole più prestigiose del mondo. All’inizio degli anni Ottanta, durante un evento alla Casa Bianca con l’allora presidente statunitense Ronald Reagan, il Bianco di Pitigliano venne scelto come uno dei vini da far degustare ai potenti del pianeta. Lo stesso vino era presente anche sulla tavola del Quirinale il 12 luglio 1982, quando il Presidente della Repubblica Sandro Pertini volle festeggiare la Nazionale Italiana campione del mondo che, la sera precedente, aveva sconfitto la Germania per 3 a 1 allo stadio Bernabéu di Madrid, conquistando la Coppa del Mondo e facendo esplodere di gioia un’intera nazione.<br />
Bearzot, Zoff, Scirea, Tardelli, Antognoni, Paolo Rossi e tutti gli altri indimenticabili azzurri brindarono insieme al Presidente Pertini con l’eccellente Bianco di Pitigliano. Un paio di anni fa Ciccio Graziani è stato invitato nella città del tufo per ricevere il premio intitolato a Dino Seccarecci. In quell’occasione gli fu donata una confezione di Bianco di Pitigliano e Graziani, protagonista di quel Mondiale e costretto ad abbandonare la finale dopo appena sette minuti per una lussazione alla spalla, ricordò proprio quel brindisi al Quirinale che seguì la vittoria del campionato del mondo.<br />
L’obiettivo di Stefano Formiconi è oggi quello di ridare slancio a un vino che vanta una storia antica e una qualità straordinaria, un vino che possiede tutte le potenzialità per esprimere un’eccellenza superiore. Con la propria competenza ed esperienza, Formiconi sa perfettamente che per riuscire in questo intento è necessaria la sinergia dell’intero territorio: occorre che tutti procedano convintamente nella stessa direzione. La strategia è già stata individuata: rilanciare in grande stile i vitigni autoctoni, quelli che fanno davvero la differenza e che sono in grado di fornire la materia prima per realizzare un vino capace di andare oltre gli standard dell’omologazione. Un vino che sappia distinguersi, proprio come da secoli riesce a fare la terra del tufo.<br />
Queste sono le linee guida del presidente Stefano Formiconi. La sfida è intrigante, difficile e complessa per molte ragioni, tra cui una concorrenza che negli anni si è ampliata e ha innalzato notevolmente il livello qualitativo. Ma forse è proprio questo aspetto a stimolare maggiormente Formiconi. E per raggiungere l’obiettivo, chi meglio di lui può coniugare esperienza, competenza, professionalità e amore per questo territorio? Non a caso, nella trasmissione <em>Parole in Fuorigioco</em> di TV9, Stefano Formiconi si è definito “figlio della terra del tufo”. E i figli di una terra riescono spesso a produrre i suoi frutti migliori.<br />
Buon lavoro, presidente Stefano Formiconi.</div>
<p class="isSelectedEnd"><img class="  wp-image-4165 aligncenter" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/06/480860297_593231443689295_4613422149735783532_n.jpeg" alt="Stefano Formiconi" width="771" height="964" /></p>
<div class="column"></div>
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		<title>Assemblea dei soci della Cantina di Pitigliano: partecipazione, stabilità e visione per il futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantina di Pitigliano]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è svolta giovedì 30 aprile, presso il Teatro Salvini di Pitigliano, l’Assemblea annuale dei soci della Cantina di Pitigliano, un appuntamento centrale che ha registrato buona partecipazione in un clima costruttivo. All’incontro hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni locali e diversi protagonisti del territorio, a conferma del forte legame che la cantina mantiene [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta giovedì 30 aprile, presso il Teatro Salvini di Pitigliano, l’Assemblea annuale dei soci della Cantina di Pitigliano, un appuntamento centrale che ha registrato buona partecipazione in un clima costruttivo. All’incontro hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni locali e diversi protagonisti del territorio, a conferma del forte legame che la cantina mantiene con la comunità e con il tessuto economico e sociale dell’area del tufo.<br />
Nel corso dell’assemblea è emerso con chiarezza il profilo di un’azienda sana e strutturata, che continua a investire e a operare con professionalità, avvalendosi di figure qualificate e competenze tecniche. In questo percorso si inserisce anche la più grande novità dell’ultimo anno, ovvero la nomina del nuovo direttore, Antonio Spurio, in carica dallo scorso ottobre, figura chiamata a guidare la cooperativa in una nuova fase di sviluppo e consolidamento. Tra i temi centrali, particolare attenzione è stata dedicata agli investimenti in sostenibilità ambientale, come dimostra l’installazione del nuovo impianto fotovoltaico, un intervento significativo in termini di efficientamento energetico e riduzione dell’impatto ambientale. Durante l’assemblea è stato inoltre riconosciuto, anche da parte del territorio, il ruolo della Cantina di Pitigliano come cooperativa virtuosa, capace di coniugare tradizione, innovazione e responsabilità, rappresentando un punto di riferimento per il settore vitivinicolo locale.A sottolineare questo percorso è intervenuto anche il Presidente, Paolo Lorenzo Spicci: “La nostra è una realtà solida, costruita nel tempo grazie all’impegno dei soci e al legame con il territorio. Continueremo a investire sulla qualità, sulla sostenibilità e sulle competenze, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della Cantina e affrontare con determinazione le sfide future.”<br />
L’assemblea si conferma così non solo come momento di rendicontazione, ma anche come occasione di confronto e condivisione, in cui rafforzare i valori della cooperazione e definire le linee guida per affrontare sfide future.</p>
<p><img class="  wp-image-4150 aligncenter" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/05/Assemblea-soci-CDP.jpeg" alt="Assemblea soci CDP" width="1110" height="740" /></p>
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		<title>Una bella storia chiamata derby</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 08:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mastracca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lo sport è qualcosa in più]]></category>
		<category><![CDATA[Aurora Pitigliano]]></category>
		<category><![CDATA[lo sport è qualcosa in più]]></category>
		<category><![CDATA[Manciano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il derby ha la caratteristica di regalare sempre sensazioni particolari perché il derby è una partita il cui valore intrinseco va ben oltre gli equilibri della classifica, è un momento da vivere intensamente e poi in caso di vittoria si vuole assaporare a lungo la gioia che ne deriva e in caso di sconfitta il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il derby ha la caratteristica di regalare sempre sensazioni particolari perché il derby è una partita il cui valore intrinseco va ben oltre gli equilibri della classifica, è un momento da vivere intensamente e poi in caso di vittoria si vuole assaporare a lungo la gioia che ne deriva e in caso di sconfitta il tentativo è quello di dimenticarla il prima possibile e pensare al derby che verrà. Questo vale per tutti i derby del mondo, da quello storico in Argentina tra Boca Juniors e River Plate passando dal derby di Madrid tra il più blasonato Real ed i colchoneros dell’Atletico mentre in Scozia le tifoserie di Rangers e Celtic, le due città di Glasgow, non sono divise soltanto da rivalità sportiva  ma anche da profondi contrasti religiosi, politici, culturali e storici. In Italia abbiamo il derby della Madonnina tra Milan e Inter, quello capitolino tra la Roma e la Lazio, il derby genovese della Lanterna tra Genoa e Sampdoria che mette di fronte non soltanto due squadre e due tifoserie ma oppone anche storie diverse tra chi vive nel capoluogo ligure con sfumature differenti anche dal punto di vista antropologico. Infine il derby della Molte tra la Juventus ed il Torino che negli ultimi anni ha perso una parte del fascino per la disparità di valori tra i due club.<br />
Noi nel nostro piccolo abbiamo il derby del Fiora tra l’Aurora Pitigliano ed il Manciano che ovviamente ha dimensioni molto più piccole rispetto a quelli che abbiamo citato ma che a livello di passionalità e coinvolgimento emotivo non ha nulla da invidiare a realtà molto diverse e più grandi. Pitigliano e Manciano hanno una lunga rivalità in tutti i campi, una rivalità che è stata importante nel corso degli anni per avere la spinta a migliorarsi reciprocamente e che nel momento del bisogno ha saputo anche trasformarsi in sinergia per difendere interessi comuni legati al territorio delle colline del Fiora. In ambito calcistico il cammino è stato analogo, i colori gialloblù dell’Aurora Pitigliano e le maglie biancorosse del Manciano sono sempre state rivali ma hanno anche saputo collaborare in ambito giovanile. Una rivalità che ha prodotto derby epici, tribune gremite e storie e aneddoti indimenticabili. Con il passare del tempo la rivalità è rimasta immutata ed è cresciuto il rispetto reciproco, lo abbiamo potuto appurare anche nel corso di questa stagione calcistica in cui gli obiettivi delle due squadre erano ben differenti. Il Manciano ha lottato per i primissimi posto della classifica, l’Aurora Pitigliano ha fatto la scelta di puntare sui giovani del posto e l’obiettivo è la permanenza in seconda categoria. Nella partita di andata giocata allo stadio Niccolai la diversità del valore tecnico delle due squadre è emerso in maniera lampante con la vittoria del Manciano in modo netto per 4 a 0. Nella gara di ritorno disputata allo stadio Vignagrande l’Aurora Pitigliano ha sovvertito il pronostico imponendosi per 2 a 0 di fronte a una cornice di pubblico delle grandi occasioni. Una vittoria che ha galvanizzato i tifosi dell’Aurora Pitigliano che per l’occasione hanno pranzato tutti insieme allo stadio. I tifosi organizzati che si sono dati l’appellativo di curva La Ferrata hanno scritto sui social un post dove non a caso definiscono questo derby come “una partita da incorniciare, una partita da ricordare per le tante emozioni, la grinta ed il cuore messo in mostra”. Viene sottolineato il fatto che la squadra è composta esclusivamente da giovani di Pitigliano e per loro i tifosi non esigono niente di particolare ed apprezzano ciò che hanno dimostrato di possedere: passione e orgoglio. Un risultato ottenuto con un fair play reciproco riassunto perfettamente dall’allenatore dell’Aurora Pitigliano Vittorio Gaggi che ha parole al miele per il suo omologo del Manciano Alessandro Renaioli: “voglio fare i complimenti al Manciano ed all’allenatore Alessandro Renaioli per la sportività dimostrata in ogni contesto della partita. Ribadisco un concetto, a saper vincere sono bravi tutti ma lo stile con cui si perde è una qualità che hanno soltanto i migliori ed Alessandro Renaioli è nella categoria dei migliori”. E’ questo il calcio che ci piace, è questo lo spirito con cui si devono giocare i derby, ed è per questo motivo che diciamo con convinzione evviva il derby del Fiora, un derby che è di stimolo positivo per tutti, in cui vincere è importante ma giocarlo lo è ancora di più.</p>
<p><img class="  wp-image-4143 aligncenter" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/03/656143905_122116034553207667_490376913751458734_n.jpeg" alt="USD Aurora Pitigliano 25/26" width="693" height="393" /></p>
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		<title>La scomparsa dei servizi e i rischi per il nostro territorio</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 11:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 31 dicembre scorso, a Pitigliano, non è calato il sipario solo sul 2025, ma con la chiusura dell’ultima edicola del paese, si è spenta una luce che per decenni ha illuminato il rito quotidiano dell’informazione. Un evento che non riguarda solo la fine di questo tipo di attività, in crisi ormai irreversibile da tempo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 31 dicembre scorso, a Pitigliano, non è calato il sipario solo sul 2025, ma con la chiusura dell’ultima edicola del paese, si è spenta una luce che per decenni ha illuminato il rito quotidiano dell’informazione. Un evento che non riguarda solo la fine di questo tipo di attività, in crisi ormai irreversibile da tempo appurata e chiara a tutti i livelli, ma che scava un (altro) solco profondo nell&#8217;identità dei nostri centri. Le edicole, da sempre, non sono solo punti vendita, ma luoghi dove ci si scambia opinioni sul fatto del giorno prima di andare a lavoro, il ponte tra la cronaca locale e il grande mondo. Quando chiude un’edicola, non spariscono solo i giornali; sparisce un luogo di scambio e di arricchimento personale.<br />
Ora, per avere un quotidiano tra le mani, bisogna fare chilometri (sono pochissimi che vendono ancora quotidiani sul territorio) o rassegnarsi allo schermo di uno smartphone. Ma lo scambio e la condivisione di cui sopra viene sempre un po’ meno.<br />
La scomparsa delle edicole è solo l&#8217;ultimo tassello di un mosaico che inizia a farsi preoccupante: la desertificazione di servizi. Banche che chiudono o riducono i servizi, uffici postali che riducono gli orari, piccole attività che cedono il passo a negozi per turisti. Il rischio (se di rischio ancora si può parlare) per il nostro territorio, è quello di scivolare nemmeno troppo lentamente verso una trasformazione irreversibile: diventare borghi-vetrina, bellissimi &#8220;zoo&#8221; ad uso e consumo del turista stagionale, ma inospitali per chi decide di restarci 365 giorni l&#8217;anno.<br />
Se un borgo non offre più il giornale, il pane o un servizio bancario, cessa di essere comunità per diventare un’attrazione. Una cartolina perfetta, ma muta. Siamo sicuri che il futuro dei nostri paesi debba essere legato esclusivamente al flusso dei visitatori e ai loro portafogli? Il turismo è una risorsa vitale, ma non può essere l&#8217;unico orizzonte e l&#8217;unico argomento di discussione.<br />
Il ragionamento è sicuramente più complesso di quanto si possa raccontare in poche righe, esistono dinamiche demografiche ed economiche non facili da spiegare, figuriamoci da risolvere. Qui dí soluzioni non ne vogliamo dare ma vogliamo solo spingere ad alcune riflessioni, quello che dovrebbe essere il nostro ruolo.<br />
L&#8217;edicola a Pitigliano che abbassa la saracinesca è un monito per tutti noi. Perché un paese senza servizi è un paese che si svuota e un paese vuoto, per quanto bello possa essere, resta solo un guscio silenzioso.</p>
<p><img class="alignnone wp-image-4137 size-full" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/03/73CB91AD-D74E-43AE-B2E5-D9E16635234D.png" alt="73CB91AD-D74E-43AE-B2E5-D9E16635234D" width="1536" height="1024" /></p>
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		<title>Non è mai troppo tardi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 15:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Manzi]]></category>
		<category><![CDATA[Pitigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un filo sottile che lega da tanti anni la storia d’Italia al tufo di Pitigliano. È il filo della conoscenza che Alberto Manzi, il &#8220;maestro degli italiani&#8221;, ha portato avanti per tutta la sua vita. Oggi tutto ciò può trasformarsi in un progetto concreto che guarda al futuro: la proposta di legge per l’istituzione [&#8230;]]]></description>
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<p>C’è un filo sottile che lega da tanti anni la storia d’Italia al tufo di Pitigliano. È il filo della conoscenza che Alberto Manzi, il &#8220;maestro degli italiani&#8221;, ha portato avanti per tutta la sua vita.<br />
Oggi tutto ciò può trasformarsi in un progetto concreto che guarda al futuro: la proposta di legge per l’istituzione del Centro Studi «Maestro Alberto Manzi» proprio a Pitigliano.<br />
L’iniziativa, annunciata a Montecitorio dai deputati Marco Simiani e Irene Manzi, punta a creare un vero e proprio motore di ricerca e formazione. L&#8217;obiettivo è ambizioso: trasformare l’eredità del maestro in uno strumento operativo per affrontare le sfide del nostro tempo, dalla povertà educativa all’analfabetismo funzionale, fino all’integrazione linguistica dei nuovi cittadini.<br />
Perché Pitigliano? Come detto, il legame tra Manzi e la Città del Tufo non è stato solo cartaceo. Alberto Manzi scelse Pitigliano come sua casa, ne fu Sindaco a metà degli anni 90 e vi trascorse parte della vita, lasciando anche qui un&#8217;impronta profonda basata sull&#8217;idea che l&#8217;istruzione sia il primo pilastro dell&#8217;uguaglianza sociale.<br />
È qui che la sua lezione — quella di una televisione e di una scuola che non lasciano indietro nessuno — deve continuare a vivere.<br />
Il progetto non nasce isolato, ma prevede una rete di collaborazioni di altissimo profilo che valorizzeranno l’intero territorio grossetano e oltre. Sono già coinvolti l&#8217;Università di Siena, l&#8217;Università per Stranieri di Siena e il Polo Universitario di Grosseto. A questi si aggiunge una collaborazione stretta con la Rai, custode di quella straordinaria esperienza che fu «Non è mai troppo tardi».<br />
La corsa contro il tempo è iniziata: l’obiettivo dei promotori è vedere la legge approvata entro il 2027, anno in cui ricorrerà il trentennale della scomparsa del Maestro. Investire in questo Centro Studi significa credere che la cultura non sia un lusso per pochi, ma linfa vitale della nostra democrazia.<br />
Pitigliano puó dimostrare che, per imparare e crescere come comunità, davvero non è mai troppo tardi.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
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<div id="attachment_1736" style="width: 641px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-1736" src="https://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2017/12/maxresdefault.jpg" alt="" width="631" height="355" /><p class="wp-caption-text">Alberto Manzi (Foto IBE Digital Collection Ehxibition)</p></div>
</figure>
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		<title>Le Calenne (Calende) &#8211; Le previsioni del tempo nella tradizione contadina</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 15:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Federici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Città invisibili]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Calendario Gregoriano è stato istituito nel  1582  per volere di Papa Gregorio XIII (noto burocrate) e con  tutti i suoi difetti ha sostituito quello Giuliano, tracciato da Sosigene d’Alessandria e concesso da Giulio Cesare nel 46 aC (l’annus confusionis, durato 445 giorni), che dopo un periodo di assestamento  in occidente è rimasto in voga [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Calendario Gregoriano è stato istituito nel  1582  per volere di Papa Gregorio XIII (noto burocrate) e con  tutti i suoi difetti ha sostituito quello <em>Giuliano</em>, tracciato da Sosigene d’Alessandria e concesso da Giulio Cesare nel 46 aC (l’annus confusionis, durato 445 giorni), che dopo un periodo di assestamento  in occidente è rimasto in voga per più di venti secoli. Quello Gregoriano è  un calendario di tipo solare, ovvero basato sul ciclo delle stagioni. Mentre numerosi popoli mantengono ancora  calendari lunari per scopi agricoli e religiosi, quello della vita di tutti i giorni ha preso come unità di misura indiscutibile il calendario di dodici mesi  e l’ora di sessanta minuti.  E’ inevitabile che questa divisione imperfetta dell’anno  abbia generato molta confusione (da qui la famosa filastrocca: trenta giorni a novembre con april giugno e settembre, di  ventotto ce n’è uno e tutti gli altri ne han trentuno), distaccando l’umanità dai ritmi della natura e da una dimensione più profonda di quella propriamente  terrena.</p>
<p>Tutto questo è mosso da ragioni simboliche e pratiche al tempo stesso: in primis il forte desiderio della chiesa cattolica di riunire tutti i popoli sotto il suo credo, nell’intento di legare  il cielo con la terra, e altresì distaccare definitivamente l’occidente dal culto matriarcale precedente. Il calendario Gregoriano ha istituito dei giorni fissi per alcune festività, come il Natale, associando ogni giorno dell’anno a un Santo ben preciso. Altre ricorrenze invece,  soprattutto la Pasqua (di matrice ebraica) sono rimaste legate al ciclo lunare, e perciò soggette a date variabili.</p>
<p>L’Etrusca Disciplina  si basava su un calendario brontoscopico (utile per prevenire gli eventi a seconda del giorno in cui si era udito il tuono), che annunciava conseguenze non solo  metereologiche, ma persino politico – sociali (tanto da predire la fine stessa della civiltà etrusca). Questo calendario divinatorio, di eredità assiro babilonese è stato tradotto in latino da Publio Nigidio Figulo e si basa sui cicli lunari. Le Calende (da cui calendario) derivano da una comune  maniera romana di sottrarre alcuni giorni a partire da una data precisa.</p>
<p>Si tratta di un sistema che attinge al sacro e al magico, ed è ancora vivo nel mondo rurale, un metodo empirico che pur non avendo base scientifica  si dimostra tutt’ora decisamente attendibile (un po’ come le previsione meteo). In pratica l’andamento dell’anno in corso  sarà basato sul tempo che ha fatto nei giorni delle Calende: dal primo al 12 gennaio (le dritte) e dal 13 al 24 gennaio (le rovesce).  Si sommano le 12  dritte come i mesi dell’anno (l’1 è gennaio, il 2 è febbraio ecc), le rovesce invece si contano al contrario (il 13 è dicembre, il 14 è novembre ecc). Le dritte rappresentano la prima parte del mese, le rovesce invece la seconda e in entrambe si appuntano i dati metereologici per ciascun giorno. A questo punto va fatta una media interpretativa delle previsioni di tutto l’anno e di ciascun mese nello specifico. Le Calenne terminano ufficialmente il 25 Gennaio, nella notte di  San Paolo dei segni. Osservare il meteo in questo giorno fornisce di per se importanti informazioni: nel 1490 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marin_Sanudo_il_giovane#cite_note-2">Marin Sanuto scriveva che </a>la giornata chiara di san Paolo è indice di un anno ricco di messi; se ci sono neve o pioggia è segno di carestia; se la giornata sarà ventosa ci sarà discordia tra i popoli; se  nuvolosa ci sarà moria d&#8217;animali. Tradizione vuole che <em>delle calenne non me ne curo  purchè per San Paolo non faccia scuro, invece se per San Paolo è sereno abbondanza avremo. </em>Per avere un’idea ancora più precisa dell’andamento meteorologico dell’intero anno in corso si usa mettere nella notte di San Paolo 12 gusci di cipolla contenenti del sale, esposti a oriente sul davanzale della finestra. Al mattino il contadino leggerà il responso attraverso la reazione  che il sale ha avuto nei vari gusci (riferiti ai mesi dell’anno), se il sale si è sciolto sarà un mese piovoso, se intatto sarà siccità. La notte di San Paolo  dei segni (protettore dei serpenti) è una data cruciale nell’immaginario contadino della Maremma (come di tutta la cristianità), mostrando come le ricorrenze cristiane attingano a conoscenze più antiche, non del tutto perdute. Tradizione vuole che in questa notte i serpenti escano dalle loro tane, e se l’aria è gelida moriranno, altrimenti vi faranno ritorno.</p>
<p><img class="alignnone wp-image-4125 size-large" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_9671-2-1024x768.jpg" alt="IMG_9671 2" width="1024" height="768" /></p>
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		<title>Il Caseificio di Sorano a fianco degli allevatori: “Serve un cambio di prospettiva”</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 09:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Zecchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Caseificio di Sorano]]></category>
		<category><![CDATA[News dal tufo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>

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		<description><![CDATA[“Serve un cambio di prospettiva, la nostra non è solo economia ma identità”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Caseificio Cooperativo di Sorano interviene nel dibattito aperto in questi giorni sulle difficoltà che il mondo agricolo e zootecnico sta vivendo, raccogliendo e condividendo le preoccupazioni espresse da molti allevatori del territorio. «Le parole di chi lavora ogni giorno sul campo – dichiara il presidente del Caseificio di Sorano Luciano Nucci – non nascono da polemiche sterili, ma da un’esperienza concreta fatta di sacrifici, impegno e amore per la terra. Sono considerazioni lucide, che come cooperativa non possiamo che condividere». Il Caseificio di Sorano affonda le proprie radici in una storia comune fatta di famiglie, pastori e allevatori che, generazione dopo generazione, hanno costruito un modello basato sulla qualità, sul rispetto degli animali e sulla tutela del territorio. «Oggi – prosegue il presidente – assistiamo con crescente preoccupazione a un sistema che sembra riconoscere valore solo al profitto immediato, ignorando completamente il peso culturale, sociale e umano del nostro lavoro. Il lavoro agricolo non è soltanto un’attività economica: è dignità, identità e presidio del territorio. Quando tutto questo viene trascurato, non si tradiscono solo gli allevatori, ma un intero modo di vivere».<br />
Secondo il Caseificio, il rischio più grande è quello di un progressivo abbandono dell’allevamento tradizionale, con conseguenze profonde anche per le cooperative agricole. «Senza una base sociale forte – sottolinea il presidente – una cooperativa non può esistere. La perdita di allevatori significa perdita di identità, di territorialità e, alla lunga, di prodotti».<br />
Il Caseificio di Sorano lancia quindi un appello a chi ha responsabilità decisionali. «Chiediamo un cambio di prospettiva – conclude il presidente –: qualità, salute delle persone, benessere animale e rispetto del territorio devono tornare al centro delle politiche agricole. Non possiamo continuare a piegarci esclusivamente alle logiche del mercato. Da parte nostra continueremo a impegnarci con la stessa passione di sempre, convinti che solo facendo sistema e restando uniti si possa ancora costruire un futuro per l’agricoltura di queste terre».</p>
<p><img class="alignnone wp-image-4119 size-full" src="http://www.nctufo.it/wp-content/uploads/2026/01/img_8881.jpg" alt="" width="1600" height="1200" /></p>
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