Un lontano Primo Maggio

31901830_1701033383313564_6955001796959928320_nLa foto, del Primo maggio 1921, ritrae socialisti, comunisti e anarchici del territorio di Sorano (GR), al confine con il Lazio. Si tratta dell’ultima commemorazione del Primo maggio, perché la successiva sarà quella del 1945, a Liberazione avvenuta. Anche se il gagliardetto del fascio soranese sarà inaugurato nell’agosto del 1921, un documento del 1927 è testimone della presenza di una “squadra di animosi” mussoliniani sin dal 1919, comandati dallo studente Goffredo Pagni, classe 1899. Sono documentate aggressioni e intimidazioni fasciste sin dal settembre del 1920, cioè sin dai giorni successivi alle elezioni che avevano attribuito la vittoria, in quasi tutti i municipi della provincia di Grosseto, ai socialisti. A Sorano fu eletto sindaco Luigi Scossa, classe 1886, ex combattente con il grado di caporale, che si era già distinto un anno prima nella lotta contro il caroviveri (seconda fila, il secondo seduto da destra). Pro-sindaco, Crispino Lombardi, di 12 anni più grande, figura storica del socialismo soranese, passato, dopo il gennaio del 1921, nel PCd’Italia (suo figlio Ezio, del Movimento Comunisti d’Italia “Bandiera Rossa”, verrà assassinato alle Fosse Ardeatine).
Nel settembre del 1920 iniziarono le aggressioni agli esponenti più in vista del movimento socialista. Il 20 settembre fu aggredito e malmenato il segretario socialista della frazione di S.Quirico Giovanbattista Nucci, spedizione a cui parteciparono anche squadristi di Pitigliano; la stessa sera il sindaco Scossa ricevette una “visita a domicilio” da fascisti locali, supportati da altri senesi e grossetani, guidati dal perugino Odoardo Poggi, amministratore della proprietaria terriera Piccolomini-Sereni e primo podestà soranese. In quell’occasione “un certo Galigani di Grosseto, sembra Alfredo”, commise atti spregevoli nella casa del primo cittadino in presenza della di lui moglie. Il 30 dicembre 1920 avvenne l’aggressione che ebbe vasta risonanza e da cui presero avvio gli scontri fra i social-comunisti e i fascisti. Mentre era di ritorno da una seduta del Consiglio Comunale, in prossimità della località “La Selva”, a qualche chilometro da Sorano, fu aggredito e accoltellato il Pro-sindaco Crispino Lombardi. Questi si salvò per l’intervento di due giovani che si trovavano nelle vicinanze e che si sbarazzarono degli aggressori, fra i quali erano presenti due fascisti: Pampanini e Minori. In compagnia di Lombardi c’era il repubblicano Egidio Amoroso Cavallucci, che poi diverrà l’Ispettore di Zona del Partito fascista, dopo aver fatto “carriera” nello squadrismo viterbese, fino a diventare presidente della Gioventù italiana del Littorio della città di Viterbo.
Gli scontri che si susseguirono ebbero esiti alterni: in più di un’occasione i fascisti furono messi sulla difensiva, specie quando dalle campagne si riversarono nel capoluogo decine di contadini armati di bastoni. D’altra parte non mancarono spedizioni e violenze: nell’estate del 1921 fu aggredito e picchiato selvaggiamente il comunista Zelindo Sanità, che nell’inverno del 1944 sarà componente, più che cinquantenne, della Banda Partigiana di Montebuono, sempre nel soranese.
Le minacce, le intimidazioni, l’arrivo dei fascisti forestieri, supportati dalle forze dell’ordine, costrinsero Luigi Scossa a dimettersi. In pratica, già nel 1922, Sorano è conquistato, assieme agli altri municipi delle Colline del Fiora, Manciano e Pitigliano. Ciò si dovette ai rinforzi inviati da Firenze e diretti da Arturo Romboli, nativo di Pontassieve, uno dei leader incontrastati del fascio locale, facente parte della cordata di Gino Aldi Mai (deputato al Parlamento e podestà di Manciano) e di vari proprietari terrieri locali.
La foto, dunque, fu l’ultima testimonianza di quella sinistra che aveva amministrato il municipio e sostenuto le occupazioni delle terre ad opera dei fanti-contadini, il cui movimento fu represso dall’ondata di violenze sostenute proprio dai latifondisti della Maremma grossetana. L’ultima violenza a cui parteciparono i fascisti soranesi, avvenne ad Acquapendente (VT), proprio il Primo maggio 1922, in sodalizio con squadristi di Onano. I fascisti aggredirono proditoriamente “una pacifica e disarmata comitiva” e uccisero, a colpi di pistola, Turindo Zannoni, operaio che aveva contrastato con energia gli energumeni, mettendoli in seria difficoltà, pagando con la vita il suo gesto coraggioso. Quando, a seguito della Liberazione, nel giugno del 1944, fu nuovamente eletto sindaco di Sorano Luigi Scossa, dal Comitato di Liberazione di Sorano e dai comandanti partigiani di Sorano e Pitigliano, egli non mancò di celebrare, con un discorso memorabile, il Primo maggio del 1945, “festa bandita come ben sapete, dalla canaglia alla quale il lavoro suonava male alle orecchie e che ha vissuto il lieto vivere alle nostre spalle. Oggi i resti di quella tremano a vedere le nostre organizzazioni che risorgono con la minaccia contro il vagabondaggio, sentendo fischiare alle orecchie la terra ai lavoratori e la socializzazione delle industrie […]. Poi, consapevole dell’alto e ineguagliabile valore morale della Resistenza, Luigi Scossa concludeva così: “Un saluto di cuore vada ai nostri compagni del nord, che con il loro indomito eroismo hanno saputo ridare all’Italia quel prestigio che aveva perduto nei 20 anni di tirannide fascista”.

Franco Dominici