Un deposito nazionale di scorie nucleari tra Maremma, Senese e Alta Tuscia? No grazie..

Dopo anni di attesa è stata svelata la carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. Sette le regioni indicate: Piemonte, Lazio, Toscana, Basilicata, Puglia, Sicilia, Sardegna sono attualmente coinvolte. Ovunque si sono innalzate grida di protesta.  Solo  un sindaco leghista del vercellese, che prima ospitava una centrale nucleare, poi per trent’anni ha accolto un deposito di stoccaggio provvisorio, ora si prenderebbe volentieri il mega deposito (tuttavia il suo comune è escluso dalle aree considerate idonee). La maggior parte dei comuni sono contrari ad accogliere l’opera, nessuno vuole ospitare il deposito. Giustamente i sindaci di ogni area nominata si oppongono a questo ennesimo ecomostro in nome della tutela dell’agricoltura, del paesaggio e del turismo. Senza contare i rischi della salute. Eh si, l’incidente radioattivo di Fukushima in Giappone, ci ha insegnato che anche se un impianto è all’avanguardia e rispetta le norme di sicurezza, nulla può contro un evento atmosferico eccezionale. I danni al reattore furono infatti causati da uno Tsunami originato da un terremoto sottomarino al largo. Ancora oggi non è stata svelata la reale gravità dei danni causati da quell’incidente, certo è che le acque di raffreddamento altamente radioattive sono state e saranno sversate nell’oceano Pacifico. Ma il deposito s’ha da fare. L’Europa preme e minaccia sanzioni, i sindaci delle zone prescelte dicono no in massa, tanto che i giornali parlano di sindrome Nimby, patologia post industriale che sta a significare: not in my back yard, ovvero non nel mio cortile sul retro. Alcuni sostengono che dovrebbero essere le tante zone militari disseminate sul territorio nazionale ad ospitare il sito, certamente più adatte anche a livello di sicurezza. Attualmente le aree interessate dalla Cnapi ci coinvolgono non poco: 24  tra le province di Siena, Grosseto, e Viterbo. Territori profondamente legati al turismo e all’agricoltura di eccellenza, che nessun giovamento riceverebbero dalla realizzazione dell’opera in questione. Infatti il ricatto dei posti di lavoro indotti non rispecchia mai le promesse,  lasciando perciò  il tempo che trova.  Lo stesso vale per  le compensazioni economiche, dacché i soldi vanno e vengono, mentre la deturpazione dell’ambiente, una volta compiuta, diviene irreversibile. Ci sentiamo di dire: ma quale sindrome di Nimby?! E’ inammissibile che un territorio già coinvolto da molteplici problemi ambientali debba accollarsi un così grande onere in nome di un patriottismo a senso unico e non abbia altresì il diritto  di decidere della propria sorte. E giustamente i sindaci dicono No grazie! Del resto ai tempi del referendum contro il nucleare l’Italia intera si schierava contro l’energia atomica, anche se qualche anno fa era accaduto lo stesso quando si votò contro la privatizzazione dell’Acqua. Tanti bei propositi e  adesso assistiamo a una quasi totale gestione delle reti idriche  da parte di privati, a cui seguono aumenti sistematici in bolletta e all’entrata del titolo Acqua in Borsa. Il centro Italia non è certo immune dai terremoti.

Una locandina di repertorio dedicata alla manifestazione contro il nucleare per la centrale di Montalto

Una locandina di repertorio dedicata alla manifestazione contro il nucleare per la centrale di Montalto

La tuscia, la Maremma e il monte Amiata rappresentano un’area  vulcanica tra le più attive d’Europa, tanto da essere stata scelta da Enel come polo geotermico per eccellenza. E’ stato ormai ampiamente evidenziato il rapporto tra centrali geotermiche e terremoti indotti, quindi la paura non fondata è che le nuove centrali, in particolare quella prevista a Castel Giorgio, sul confine con l’Umbria, vengano comunque realizzate, anche se dovesse sorgere il deposito di scorie radioattive. Troppe le  zone interessate: Pienza, Campagnatico, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano, Ischia di Castro e Montalto di Castro. Quest’ultimo poi  è uno dei comuni più gettonati per la costruzione del mega impianto di scorie, nonostante ospiti un’ex centrale nucleare (un ecomostro costato 15 miliardi, pari a un Pil nazionale), una centrale Enel attiva, immensi campi fotovoltaici, tralicci di collegamento e alta tensione in ogni angolo del territorio. Montalto di Castro ha rappresentato uno dei simboli della lotta al nucleare. Tutto ebbe inizio nel 1977 con la festa della vita, quando centinaia di manifestanti occuparono simbolicamente i terreni sui quali avrebbero dovuto costruire la centrale. Gli incidenti  radioattivi  di Three Miles Island e successivamente di Chernobyl portarono alla nascita del movimento anti nucleare italiano. Un grande evento fu il 9 dicembre dell’86, quando partì una enorme manifestazione intorno alla nascente centrale di Montalto. Purtroppo il corteo pacifico, come al solito, fu duramente represso dalla polizia (si contarono più di 100 feriti). Ma ormai la strada del rifiuto era aperta, e giunse il giorno del referendum quando oltre l’80 % degli italiani disse No al nucleare.  Sarebbe una beffa galattica se proprio un paese che ha rappresentato più di altri l’opposizione all’energia atomica venga ora disegnato per custodire gli scarti silenziosi e mortali con i quali questa assurda tecnologia ci costringe a rapportarci. Eppure il concetto resta sempre lo stesso: su questa Terra, in questo mondo siamo solo di passaggio, eppure continuiamo a perseverare nell’errore: ammorbare, inquinare, devastare l’ambiente senza alcun rispetto. Frutto di scelte politiche, speculative, in nome del profitto e di una crescita economica estremamente sbilanciata, per poi lasciare ai nostri figli i danni generati da  atti irreversibili di assoluta  follia.

 

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