Temistocle Sadun: Luci e Ombre

17352784_1281187368631503_1859234922_nL’11 settembre del 1898, con un manifesto memorabile, la Giunta Municipale di Pitigliano, presieduta dal sindaco Ingegner Francesco Petruccioli, annunciava ai concittadini che la sera stessa il paese sarebbe stato illuminato con la luce elettrica. Con parole ridondanti il sindaco esaltò l’opera “quasi insperata, concepita e tradotta in fatto in brevissimo tempo” e la stessa elettricità, considerata una “misteriosa sovrana potenza della natura” in grado di potenziare le industrie e far correre i treni. La luce elettrica sostituiva definitivamente la vecchia illuminazione a petrolio a Pitigliano e anche a Sorano, dove fu attivato un servizio con 30 lampadine per una potenza complessiva di 350 candele.
Il manifesto del sindaco Petruccioli terminava con le lodi in favore di colui che aveva realizzato “un’opera si bella e importante”: l’ingegner Temistocle Sadun, ebreo di origini pitiglianesi residente a Manciano. La produzione di energia elettrica nella zona derivava da un impianto costruito sul fiume Lente, nel comune di Sorano, cioè l’Officina Elettrica di località Acquadalto, di proprietà dell’ingegnere Sadun, che era dunque l’appaltatore del servizio e che dopo Sorano e Pitigliano “illuminò” le frazioni più grandi, come S. Quirico nel 1903, e poi anche il comune di Latera, in provincia di Viterbo. L’energia prodotta non era molta ed era consumata dalle poche ditte artigianali di Sorano, Pitigliano, Latera e S. Quirico, ma a una certa ora del giorno il servizio era interrotto perché l’elettricità doveva essere riservata all’illuminazione notturna. L’attività di Temistocle Sadun riguardò anche la costruzione di strade, fonti e acquedotti. Per S. Quirico progettò la fonte pubblica e il relativo acquedotto; nel 1910 progettò e diresse il restauro delle strade comunali soranesi per una spesa di oltre 56.000 lire; due anni dopo presentò un piano con relativo importo finanziario di 8.388 lire per costruire una linea telefonica in grado di collegare Sorano con Sovana, S.Martino sul Fiora, Catabbio, Elmo e Montebuono.
Una delle opere più importanti dell’ingegnere fu il progetto per il nuovo palazzo municipale di Pitigliano, la cui sede in precedenza si trovava nel centro storico del borgo. L’opera fu inaugurata alla fine del 1939, quando già da un anno l’Italia fascista aveva approvato le leggi razziali, che distrussero i diritti degli ebrei. Per l’inaugurazione della nuova sede municipale, giunse appositamente il segretario federale della provincia di Grosseto, il camerata Elia Giorgetti, fondatore del fascio di Scansano, che pronunciò un discorso guardandosi bene dal nominare l’ingegnere. Infatti, il gerarca, riferendosi al progettista, sembra abbia detto “persona di cui non si fa nome”, mentre Temistocle Sadun assisteva in silenzio, in disparte. Qualche tempo dopo, l’uomo che aveva contribuito più di ogni altro alla modernizzazione del territorio delle colline del Fiora, si trasferì a Roma e non fece più ritorno.

Franco Dominici