Silvana Pampanini: la voce della Maremma

Silvana Pampanini Manciano- “Ci sarebbero tante cose da raccontare” dice Silverio “In Maremma iniziarono a distribuire la terra ai contadini intorno al 1952, prima di questa conquista ci furono numerose lotte”. Così ha inizio il viaggio nei ricordi di Silvana Pampanini e Silverio Fabiani; ricordi della loro vita personale che si intrecciano alla storia della Maremma. Loro che sono i simboli della Maremma, almeno per quel riguarda la voce, la musica e la poesia. Hanno saputo portare la terra e il legame con essa nel resto d’Italia e anche all’estero, hanno concesso il lusso, a coloro che ascoltavano di capire il legame con la Terra. Abitano su un’altura a Spinicci (vicino Manciano) e da lì lo sguardo si perde facilmente di collina in collina sino al mare. Conoscono bene ogni angolo di questo lembo di terra, che hanno amato e amano così profondamente da non essere capaci di lasciarla se non per brevi periodi. “Maremma sei la sola che amo” canta Silvana in I giorni di Maremma. Entrambi ne hanno assaporato il senso sin da quando erano bambini, vi sono nati e vi hanno vissuto, ascoltando il rumore della pioggia e il silenzio accogliente dei boschi. Altra terra non avrebbe potuto sorreggerli, è il luogo dei loro cari, delle gioie e dei dolori.
Silverio nacque a Manciano ma subito ad una settimana di distanza venne portato a vivere nella casa nella “macchia”, perché i suoi genitori erano carbonai. E vi ha vissuto sino all’età scolare, vivendo dunque in modo estremo la natura, gli alberi e la terra. Arrivò nella zona di Marsiliana per lavoro e lì è rimasto dalla metà degli anni ‘60. Silvana vi si trasferì verso gli otto anni da Montemerano e la prima cosa che la colpì fu il vento, che all’interno delle mura del paese non aveva mai sentito così intensamente. E poi i grandi spazi. E dovrà essere stato quel vento e quella infinità insieme all’enorme sensibilità a scatenare in lei il bisogno di cantare e tirare fuori la voce che ha le note della terra. Silvana amava la scuola e le piaceva scrivere i temi, che erano sempre i più apprezzati dai professori, ma soprattutto e inspiegabilmente le piaceva la poesia, Pascoli e Leopardi. Silvana sentiva la musica dentro di sé e cantava continuamente. Lei che non ha potuto né voluto imparare la musica se non alcuni accordi per la chitarra che le servono per accompagnarsi. La voce si esprime con la sua oscurità, malinconia e virtuosismi naturali. Nel vagare dei ricordi c’è stato lo spazio anche per il racconto della loro storia d’amore. Un vero e proprio racconto di passione e Amore. Silvana vide un giorno apparire Silverio, aitante biondo e con gli occhi azzurri -che erano la sua fissazione -, sopra la sua Vespa. E da quel momento capì che era la persona giusta, e un po’ pazzerella, disse a se stessa e alle amiche “O sposo lui o nessun altro”. Il tempo le ha dato ragione perché la loro relazione è ancora forte dopo anni. E lo si percepisce dagli sguardi, che si scambiano quando lei canta e lui recita i suoi componimenti.
Dopo la nascita delle figlie è iniziato il sodalizio artistico, hanno iniziato l’uno a comporre l’altra a cantare e portare in giro la loro bellezza. Erano ispirati dal vento, dallo spazio, dalla terra, insomma dalla Maremma che entrambi hanno amato profondamente, rinunciando forse a carriere promettenti o forse tentativi di gloria. E la canzone Per amore lo esprime così “Qui ci vivi solo per amore/ Penso avessi preso un’altra strada io forse sarei diventata quasi un dio/ certo avrei perduto l’occasione di incontrarti e la grande gioia quella di amarti./ Non avrebbe avuto vita questa mia passione/ non sarei entrata nel tuo fiume”.
La gloria a volte non serve quando la Terra ti da la gioia dell’amore e una voce magica che racconta di persone ed emozioni. La gloria loro due l’hanno raggiunta comunque perché resterà l’eco dei loro canti nell’aria di Maremma, perché come ha detto Silvana “Io ce l’avevo nel sangue” il cantare. Sono veri artisti, inconsapevoli, che mai costruiscono finti castelli di autocelebrazione, ma naturali come i testi che compongono. Lei sensibile, troppo fino a toccare gli abissi, con il bisogno di esprimersi; che ha trovato nelle forme artistiche della musica e della pittura la libertà. L’arte che salva e cura. Lui pieno di vita e il bisogno di raccontare e scrivere poesia, per costruire rapporti e relazioni con le persone e la memoria.Nelle poesie come nelle canzoni affrontano i temi della natura e della memoria “Della Maremma ascolterete i canti […] Queste rime nascono all’aperto, sotto ad un ulivo..” dice Silverio all’apertura delle serate per poi lasciare all’alternarsi di canto e recitazione. Nella poesia c’è la storia di Maremma, della malaria, del sudore, del lavoro duro, del dolore ma anche della bellezza di toccare la corteccia di un albero o bere ad una fontana.
Il mondo cambia, il tempo migliora o peggiora le cose, si porta via i cari ma Silverio recita versi sempre attuali “Io torno sempre a dire due parole”. Hanno cantato tanto, hanno portato in giro la loro terra. La storia dei briganti è entrata nei salotti dei signori. Tiburzi cantato perfino nel film di Paolo Benvenuti. Le vicende di paese nei cuori degli spettatori. Ascoltarli significa imparare, come leggere una biblioteca intera e farsi emozionare dalla vita vera. Ascoltando le tre raccolte principali Concerto per la mia terra, Canto damore e Ottobre ci si rende conto che quelle note fanno parte di ognuno di noi. Sono le radici da cui proveniamo, un canto che filologicamente appartiene alla nostra storia. Silvana che è stata definita La voce della Maremma grida le gioie e le disperazioni. Le urla forte verso il cielo e mentre sulle colline si appoggia il tramonto, accompagnata dalla storica chitarra, fa vibrare ancora la sua voce che sgorga dall’anima, mentre Silverio declama le sue poesie che commuovono. Regalano l’emozione di sentirsi per un poco parte del mondo: “In questo giorno di primavera, che volge ormai verso la sera, sento che dio non è lontano, quasi si tocca con la mano” canta Silvana.

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