Orlando: la storia di un paladino leggendario in terra Toscana

manoOrlando, Rolando, Rollan: tanti nomi per identificare un unico personaggio. Il primo grande paladino della storia della letteratura. Una delle prime attestazioni scritte in cui appare Orlando è la Chanson de Roland, scritta nell’epoca della Prima Crociata (1095). Ma la storia risale a molti anni prima: infatti, forse non tutti sanno che è strettamente legata al nostro territorio toscano. Ovunque infatti ha disperso segni della sua presenza, intensa o frettolosa.
La tradizione popolare, rafforzata dai poemi cavallereschi franco-veneti del XII secolo, vuole che Orlando Paladino, Marchese del Chiaramonte, Conte di Blaye e Gonfaloniere della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sia nato a Sutri. La leggenda racconta che Carlo Magno aveva una sorella di nome Berta la quale si innamorò di un valoroso condottiero privo di titolo, di nome Milone. Il re, adiratosi, scacciò la donna dalla corte assieme al suo innamorato sgradito. Per quest’ultimo divenne dunque vitale cercare chi lo assumesse al proprio servizio ma, respinto da tutti, fu costretto a dirigersi verso Roma per chiedere al Papa di intercedere presso il re. Durante la sosta a Sutri, in quella grotta, Berta fu colta dalle doglie del parto e mise alla luce suo figlio. Mentre lo accudiva, un giorno il piccolo le scivolò di mano iniziando a rotolare sull’erba del pendio e facendo esclamare alla madre disperata “Ooh! le petit rouland!“: da qui venne il suo nome Rolando o Orlando e quello della valle che ancora è chiamata Valle Rotoli. Il ragazzo crebbe sano e robusto, divenendo capo della gioventù Sutrina, meritandosi la carica di “Re del Carnevale” e conducendo una vita spensierata fino a quando non giunse a Sutri la corte di Carlo Magno. Il re dei Franchi era diretto a Roma ed Orlando, euforico non perse tempo a mettersi in mostra: si travestì da servitore, si infiltrò nella sala del banchetto reale e rubò con la velocità del fulmine, la coppa dove aveva appena bevuto il sovrano. Carlo, più meravigliato che adirato per l’accaduto, sfidò giocosamente il ladro a ripetere la malefatta il giorno successivo, cosa che si ripeté fra lo stupore generale. Sulla strada di casa Orlando trovò i tre dignitari inviati dal re che, riconosciuta la madre Berta come sorella del sovrano, permisero il ricongiungimento dei familiari da tanto tempo divisi. Rientrando in Francia, Carlo Orlando-PaladinoMagno volle suo nipote al fianco, ma Orlando pretese che il suo compagno Oliviero, sutrino autoctono, lo accompagnasse, divenendo poi con lui Paladino di Francia: entrambi poi morirono combattendo contro i Saraceni nella battaglia di Roncisvalle, nell’agosto del 778. Rolando, o Orlando che dir si voglia, fu un uomo valoroso, giusto, forse a volte un po’ troppo immaturo. Veniva descritto anche come un uomo dotato di una forza eccezionale, paragonata, addirittura, a quella di alcuni eroi greci come Ercole. Orlando era follemente innamorato di Angelica, una bellissima fanciulla giunta in Francia dalla Cina: la giovane aveva però il compito di seminare discordia tra i cristiani. Ella però era innamorata di Rinaldo, che a sua volta odiava Angelica.
Notoriamente Orlando fu un eroe che visse più nella poesia e nella tradizione collettiva piuttosto che nella storia: le sue gesta infatti, che siano esse immaginarie o reali, furono celebrate in grandi poemi come la Chanson de Roland, il Morgante di Luigi Pulci, l’Orlando innamorato di Boiardo e l’Orlando furioso di Ariosto. Ma nonostante questa sua timida tendenza, lasciò tracce del suo passaggio sparse per i luoghi che lo hanno in qualche in modo accolto: lo troviamo sparso per il mondo, ma ciò che attira, in questo contesto, maggiormente la nostra attenzione è certamente il segno indelebile che Orlando lasciò in Toscana. A Firenze per esempio il suo cavallo perse un ferro che schizzò via rimanendo infisso nella porta della chiesa di Santo Stefano al Ponte, presso Ponte Vecchio, e vi rimase conficcato per secoli finché un giorno è scomparso con la sostituzione del portone della Chiesa dovuta o alle distruzioni belliche o all’alluvione del 1966. E ancora: si chiama Cappel d’Orlando un rilievo di forma singolare che fa parte del complesso d’alture dell’Abetone. Visto dal Ponte alla Lima, prima di arrivare a Cutigliano, mostra la forma d’un elmo che sarebbe stato lasciato dal paladino che lo perse spiccando un prodigioso balzo a cavallo. In quest’occasione, del destriero rimangono le impronte d’un ginocchio e d’uno zoccolo: Orlando saltò così in Val  di Sestaione o al Pian degli Ontani. Ma, senza allontanarsi troppo dai nostri luoghi, anche alle terme di Saturnia ritroviamo segni del passaggio dell’eroe cavalleresco: la storia di questo magico scorcio di Toscana sarebbe legato ai nomi dei due paladini francesi, Orlando e Rinaldo, che si trovarono a transitare in questa zona sulla via per Roma. Improvvisamente e assai misteriosamente Rinaldo sparì, Orlando si lanciò alla sua ricerca in sella al suo cavallo e giunto sotto le mura di Saturnia, le attraverso con un balzo, lasciando sul selciato l’impronta dello zoccolo che è ancora visibile. Si scatenò una battaglia con i guerrieri saraceni, ma la cosa strana fu che Orlando si rese conto che i nemici feriti, ricomparivano pronti a combattere dopo poco. Chiese quindi ad una vecchia del luogo la spiegazione di ciò ed ella rispose: “Dentro Saturnia c’è una sorgente miracolosa e chi è ferito, anche mortalmente, immergendosi in quell’acqua guarisce”. A queste parole, Orlando si recò alla sorgente e pronunciò le seguenti parole: «O bagno che sta’ dentro Saturnia, va’ nel piano e medica raspo e rogna!». La sorgente miracolosa istantaneamente si prosciugò e cominciò a zampillare più in basso. Un’altra leggenda locale narra che il prode paladino Orlando, dopo aver visitato la zona scoprendo l’acqua tiepida che zampillava da una roccia, si lavò e vide che le sue ferite guarivano. Quindi conficcò la sua spada nella vasca termale e disse “acqua che stai qui a Saturnia, scendi nella vallata e medica le ferite”. Nei nostri luoghi aleggia poi un’altra leggenda legata timidamente al nome di Orlando: siamo a Sovana e circa 2km poco prima del bivio per Pitigliano, sulla sinistra è situata la Mano di Orlando. Si tratta di un enigmatico e singolare monumento, un grande macigno scolpito a forma di mano probabilmente risalente ad un’epoca più antica del medioevo. Potrebbe anche risalire all’era megalitica, quando fu consuetudine alzare grandi pietre per funzioni magico-sacrali. La tradizione popolare tramanda che la mano fosse nata a causa di Orlando, che avrebbe stretto il masso tufaceo durante l’assedio di Sovana condotto da Carlo Magno: la leggenda racconta che Carlo Magno chiese aiuto ad Orlando per espugnare la città di Sovana; Orlando arrivò con il suo cavallo bianco alato certo di vincere. La città fu invece inespugnabile, a nulla servirono gli attacchi del mitico eroe. Orlando, preso dal dolore della sconfitta si inginocchiò davanti al masso tufaceo ed iniziò a pregare. Così, nella foga della preghiera strinse forte il masso, tanto forte da lasciare stampando nel tufo la forma delle sue dita, per sempre impressa nei secoli.

È così che, un po’ per leggenda un po’ per fascinazione, la storia del nostro territorio si lega alle vicende avventurose ed eroiche dei poemi cavallereschi, contribuendo all’esaltazione di un territorio che ha ancora molto da raccontare e molto da scoprire.

Giada Rustici

Fonti:
ToscanaOggi.it
Maremmadavivere.org

Simply Pitigliano
La Mandragola
Poggio al Tufo
Palestra Lifestyle Pitigliano
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