Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male

Schermata 2019-11-25 alle 11.45.08Violenze e reati in Val di Fiora fra Ottocento e Novecento

La violenza fu una caratteristica intrinseca alla società contadina fra Ottocento e Novecento, originata dalle ingiustizie, dalla pessima qualità della vita, dall’analfabetismo, dallo sfruttamento delle classi sociali più disagiate: fenomeni, questi, che caratterizzarono quei tempi anche in Val di Fiora. Ai crimini dei briganti, si aggiunsero decine di episodi di delinquenza, come furti, estorsioni, rapine, omicidi. Questi ultimi furono assai numerosi tra il 1870 e il 1900, ben 108, come ha rilevato Angelo Russo in una sua interessante ricerca sulla criminalità in provincia di Grosseto[1], motivati principalmente da risse, semplici diverbi, cause economiche e moventi passionali. Qualche volta le vittime furono bambini, uccisi fra le mura domestiche dai loro genitori o parenti, il più delle volte i morti erano adulti di sesso maschile. Limitandoci ai comuni delle colline del Fiora, elenchiamo alcuni casi, utilizzando come fonte il quotidiano l’“Ombrone”.
Il 17 luglio 1881 fu rinvenuto nei pressi di Capalbio il cadavere di un uomo decapitato, identificato in Felice Moretti di Sorano. L’autore del terribile omicidio fu individuato in un certo Bassi, cognato della vittima, arrestato dai carabinieri di Sorano[2].
Il 7 dicembre del 1884 a Valle Querciosa, presso Pitigliano, due fratelli, di professione campagnoli, vennero alle mani per ragioni d’interesse. A causa dei colpi ricevuti, pugni e morsi, uno dei due perse la vita dopo cinque giorni[3].
La sera del 21 dicembre 1887 a Montevitozzo (Sorano) il campagnolo David Vennati discusse con il cognato Egidio Alberti. Il diverbio degenerò in rissa e Alberti ferì l’altro con un colpo d’ascia rendendolo cadavere[4].
Il 19 marzo 1887 nelle campagne di Manciano il colono Angelo Belli di 19 anni uccise, con un colpo di fucile, il contadino quarantatreenne Giovacchino Vivarelli[5].
Il 20 maggio 1888 una donna di Sorano, rimasta sola in casa, afferrò il figlioletto di 3 anni e lo condusse nella stanza da letto dove lo strangolò e poi si costituì alle forze dell’ordine[6].
Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 1890 scomparve di casa Zeffiro Focacci, rinvenuto cadavere presso il torrente Gattaia, in quel di Manciano. Focacci era stato ucciso con colpi alla testa e dell’omicidio fu accusato il fratello, sembra per motivi di eredità[7].
Nel novembre del 1891 il pregiudicato Domenico Morelli uccideva a colpi di coltello il sottosegretario del comune di Pitigliano Lamberto Petruccioli, di 23 anni. L’omicida fu sottratto con non poche difficoltà alle ire della folla che intendeva linciarlo[8].
Il 9 aprile 1893 il contadino Luigi Fratini, giunto a Sorano dalle campagne circostanti assieme a vari contadini, dopo aver bevuto nelle osterie del paese con gli altri, fu aggredito per la via del ritorno e ucciso con un colpo di coltello al cuore[9].
Nel marzo 1897 a Montebuono di Sorano fu ucciso a colpi di scure Alessandro Garofani, per ragioni d’interesse. L’omicida, genero della vittima, si diede poi alla clandestinità[10].
Agli omicidi si sommarono i furti, i ricatti, i sequestri di persona, così che percorrere le strade bianche di quei tempi era assai rischioso. Per tali motivi, sin dal 1863, la Prefettura aveva ordinato al Gonfaloniere di Sorano di predisporre servizi notturni di pattuglia della Guardia Nazionale in sodalizio con i Carabinieri, per impedire le aggressioni che già da tempo si verificano nel “limitrofo territorio Senese[11].
Al controllo del territorio operato dalle forze dell’ordine, si aggiunse, negli anni settanta dell’Ottocento, l’istituzione delle guardie rurali per impulso dell’amministrazione comunale, e quello svolto dalle guardie private dei latifondisti, ma che tuttavia non assicurò la cessazione dei reati contro le persone e la proprietà. Nella notte fra il 4 e il 5 febbraio del 1870 fu rapinato il procaccia che doveva consegnare al cassiere provinciale, per conto del Comune di Sorano, la somma di lire 400 come sovrimposta sulla ricchezza mobile[12].
Il 29 luglio del 1874 il segretario comunale Berni allertava il Delegato della P.S. di Pitigliano del ricatto contro il signor Ferrini, avvenuto “ieri otto antimeridiane strada provinciale San Leonardo. Due armati, uno mascherato, altro no. Restituito ier sera undici mediante pagamento lire oltre 10.000. Carabinieri avvertiti soltanto dopo mezzanotte tosto partiti verso San Quirico, non ancora tornati. Preghiamo pronte indagini verso Latera, Gradoli, Acquapendente[13].
Altrettanta preoccupazione destò il sequestro di cui fu vittima, nell’agosto del 1875, il proprietario terriero e consigliere comunale Clemente Bologna, avvenuto a poca distanza dalla propria abitazione, nei pressi di Castell’Ottieri. Anche questa volta l’unica soluzione per aver salva la vita fu il pagamento del riscatto[14].
Di lì a qualche anno fu sequestrato un membro della famiglia Martinucci e ancora nel 1932 fu vittima di un ricatto il fascista Onorevole Aldi Mai di Manciano[15].
Anche i reati contro la proprietà erano assai frequenti, in particolare il furto bestiame. Nell’aprile del 1874 il Sotto- Prefetto di Viterbo metteva in guardia il Sindaco di Sorano del furto di un mulo e un cavallo, per un valore complessivo di 700 lire, avvenuto nella limitrofa provincia romana, invitandolo a collaborare all’arresto di coloro che si fossero trovati “dolosamente in possesso” delle bestie[16].
A volte si trattava di ladruncoli di campagna o di poveri disgraziati, come i quattro sopresi a rubare qualche canestro d’uva nella vigna di Giovan Battista Ferrini in quel di Monte Sorano, immediatamente tratti in arresto dalla guardia municipale Angelo Borsetti e dal locale brigadiere dei carabinieri[17].
Al fine di prevenire i reati le autorità di pubblica sicurezza sorvegliavano il territorio e gli individui sospetti, anche tramite la raccolta delle informazioni. Così erano a conoscenza che Angelo Martini, Pietro Orienti e Francesco Bilancini, erano potenzialmente dediti al furto e che i fratelli Francesco e Giuseppe Dominici di Silvestro, residenti al podere Nocchiatello, presso il paese di San Quirico, si trovavano spesso coinvolti in risse[18].
Lo sforzo per reprimere i crimini non sempre raggiungeva gli esiti auspicati, come dimostra la lettera della Prefettura del 7 marzo 1890, dove si segnalava l’urgenza di riportare l’ordine proprio nella frazione di San Quirico, “dove assai frequenti sono gli attentati che si commettono contro la proprietà e dei quali reati se ne ignorano gli autori[19].
Altri “illeciti” preoccupavano poi le autorità di quei tempi: le attività delle organizzazioni proletarie, specie in occasioni delle loro principali manifestazioni, come il Primo Maggio, visto come “fumo negli occhi” dal Ministero dell’Interno e dalle Prefetture. Quella di Grosseto, ad esempio, inviava una lettera riservata al Sindaco di Sorano in data 26 aprile 1890, preavvisando che “la proibizione delle processioni o passeggiate collettive dovrà estendersi anche agli assemblamenti ed alle riunioni in luogo pubblico che avessero luogo il primo Maggio collo scopo di concorrere alla manifestazione indetta per quel giorno[20].
L’anno successivo, sempre in occasione della Festa dei lavoratori, la prefettura richiamava l’attenzione “di V.S. sull’agitazione da qualche tempo manifestatasi nelle classi lavoratrici, alle quali aderirebbero gli anarchici, e con altri scopi i partiti ostili alle istituzioni, per solennizzare in quest’anno il 1° Maggio, e sul pericolo nella circostanza di tumulti e violenze”. Il prefetto si rendeva disponibile a inviare rinforzi militari qualora ne fosse stata fatta esplicita e preventiva richiesta[21]. Era iniziato il decennio che vide, fra l’altro, l’esplosione di conflitti sociali in tutta la penisola, che si concluse con le cannonate del generale Bava Beccaris sulla folla inerme a Milano nel 1898, con le elezioni che decretarono la sconfitta del governo Pelloux e delle sue leggi liberticide e, infine, con l’uccisione del re Umberto I a Monza da parte dell’anarchico Gaetano Bresci.

NOTE

[1] A. Russo, Dai briganti agli spacciatori. Un secolo di criminalità in provincia di Grosseto, Le Monnier 1994.

[2] L’ “Ombrone”, 17 luglio 1881.

[3] L’ “Ombrone”, 7 dicembre 1884.

[4] L’ “Ombrone”, 1 gennaio 1887.

[5] L’ “Ombrone”, 27 marzo 1887.

[6] L’ “Ombrone”, 27 maggio 1888.

[7] L’ “Ombrone”, 2 febbraio 1890.

[8] L’ “Ombrone”, 1 dicembre 1891.

[9] L’ “Ombrone”, 16 aprile 1893.

[10] L’ “Ombrone”, 14 marzo 1897.

[11] ACS, Polizia 1863, Lettera della Prefettura al Gonfaloniere di Sorano del 25 ottobre 1863.

[12] F. Dominici, Cent’anni cit., pag. 66.

[13] ACS, Polizia 1874, Lettera del segretario comunale Berni al Delegato di P.S. di Pitigliano del 29 luglio 1874.

[14] ACS, Polizia, 1872-1876, f. 1.

[15] La notizia proviene da una lettera autografa del Regio Ispettore ai Monumenti e Scavi per Manciano e Pitigliano, Prof. Evandro Baldini, scritta al Regio Ispettore di Firenze in data 11 dicembre 1932.

[16] ACS, Polizia 1884, Lettera del Sotto-Prefetto di Viterbo al Sindaco di Sorano del 17 aprile 1884.

[17] ACS, Polizia 1884, Lettera della guardia municipale Borsetti Angelo al Sindaco di Sorano del 28 settembre 1884.

[18] ACS, Polizia 1883, Lettera del Brigadiere dei CC di Sorano al Sindaco di Sorano del 12 dicembre 1883.

[19] ACS, Polizia 1890, Lettera del Prefetto di Grosseto al Sindaco di Sorano del 7 marzo 1890.

[20] ACS, Polizia 1890, Lettera Riservata della Prefettura al Sindaco di Sorano del 26 aprile 1890.

[21]ACS, Polizia 1891, Lettera della Prefettura al Sindaco di Sorano del 10 aprile 1891.