“Non è mai troppo tardi” per ricordare…

maxresdefaultPitigliano- “Non è mai troppo tardi” diceva il motto e il titolo del famoso programma di Alberto Manzi, in onda sulla RAI dal 1951. Un modo di fare televisione, quella del Maestro, innovativo e attento al sociale; un tipo di televisione utile a chi la guardava. È stata la sua caratteristica principale quella di pensare alle persone e alla loro dignità. Uno che ha creduto nel potere della scuola e della cultura. Capace di affrontare persone completamente analfabete per portarle sulla strada della conoscenza, anche basilare della lingua, ma fondamentale nei rapporti umani. Un uomo che ha vissuto esperienze al limite nell’insegnamento, quello della prima esperienza in un carcere minorile o, come quello delle spedizioni estive in sudamerica  dal 1954 al 1977, dove è perfino finito in carcere e dove ha subito torture che mai ha svelato nei particolari, neanche alla sua famiglia. È stato uno scrittore di libri per bambini e ragazzi, oltre che autore (e presentatore) per la televisione e la radio. Nelle sue pagine ci si perde, contengono storie commoventi e reali, vi si viene incollati al racconto fino al termine, che spesso non è a lieto fine, ma come nella vita, l’esistenza si mostra con tutta la sua durezza. Libri che hanno fatto la storia della letteratura per ragazzi, dove il Manzi non ha avuto paura di affrontare i temi importanti, come il razzismo, la dignità, la differenza tra essere o avere. Da Orzowei (1955) dove si tratta il tema della non accettazione del diverso, l’isolamento dell’Altro, sino alle immagini di El Loco (1979) che raccontano la vicenda di un pazzo, che non può essere sconfitto, perché la sua pazzia è libertà – solo per citare un paio di titoli -. La vita di questo uomo è stata raccontata dalla fiction Rai andata in onda circa un mese fa e ha delineato il profilo del Maestro in modo delicato e appassionato. Grazie a questo lavoro per molti è stato possibile ripercorre la storia del maestro, morto solo qualche anno fa, nel dicembre 1997, proprio a Pitigliano. Molti pitiglianesi sicuramente hanno ritrovato la storia dell’uomo e hanno potuto ricordarla, intrecciandola ai propri ricordi; perché Alberto Manzi è stato compaesano prima e sindaco dopo della città del tufo. Un rapporto positivo all’inizio tra Manzi e Pitigliano, che vi si era trasferito insieme alla compagna Sonia Boni, nel quale è nata la figlia Giulia. Un rapporto positivo perché il maestro amava gli spazi aperti del nostro territorio, la natura ricca e selvaggia nella quale poteva portare la figlia a fare lunghe passeggiate e ritrovare tutte le sue passioni per la biologia.
Un legame sporcato un po’ dall’esperienza da sindaco; un ruolo che lui aveva accettato con piacere, con l’obiettivo di far bene. Ma che è finito con incomprensioni e opposizioni alimentate dalle beghe di partito, forse le bassezze della politica. Fatto sta che lui, come racconta la figlia nel suo libro biografia Il Tempo non basta mai, non si è mai difeso né opposto  a ciò che veniva detto di lui.
Sembra semplicemente che il ruolo di sindaco non sia stato in linea con il suo essere uomo. Un uomo vero, dignitoso, proiettato alla cultura, legato all’essere in modo molto profondo e così poco al potere come è sempre espresso nei suoi testi. Ad ognuno il proprio giudizio su quello che è stato. Ad ognuno la possibilità di riprendersi in mano libri e biografie per ripercorrere ciò che è stato. Liberi di pensare alle cose ben fatte e certo anche a quelle fatte meno bene, liberi di scegliere i valori da seguire.
Ma in questo mese abbiamo deciso semplicemente di ricordare un uomo che è stato importante per tutta la nazione. A diciassette anni dalla sua morte, dopo venti dalla sua elezione a sindaco di Pitigliano, dopo il film e il libro che lo hanno celebrato. E ci sembrava giusto dare un nostro piccolo contributo al suo ricordo.
E potremmo continuare a fare riferimento alla sua frase più famosa: “Non è mai troppo tardi…”. Per riscoprire qualcosa di bello. Si potrà riscoprire la storia di una vita speciale, speciale in fondo come la vita di tutti, che è passata sulla stessa strada che molti di noi hanno percorso e potranno continuare a farlo.

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