La strage di Grotte delle Riparelle (Sorano)

L'ingresso della Grotta delle Riparelle

L’ingresso della Grotta delle Riparelle

Il 14 giugno del 1944 alle ore 15.00, secondo i documenti archivistici, intorno alle 12.30, in base alle testimonianze, a Grotte delle Riparelle, in prossimità di S. Giovanni delle Contee, nel Comune di Sorano, una granata dell’esercito alleato uccise 11 persone e ne ferì molte altre. Persero la vita: Ester Rappuoli di 65 anni, Ermete Mangiavacchi di 11 anni, Luisa Tramontana in Rossini di 41 anni, Alcide Rossini di 45 anni, Giuseppa Rossini di 18 anni, Alvaro Rossini di 14 anni, Elvio Rossini di 9 anni, Rutilio Giulianelli di 18 anni, Ottavio Giulianelli di un anno, Demesia Batani di 56 anni e Anna Maria Laurini di un anno[1]. Fu la peggiore strage di civili avvenuta nel territorio di Sorano durante la guerra di Liberazione. Demesia Batani e Anna Maria Laurini, la nonna con la nipotina, erano sfollate da S. Lorenzo Nuovo (VT). Fu falcidiata la famiglia di Alcide Rossini, con la moglie e tre figli. Costoro abitavano a Cornedoro, un podere sulla strada in direzione di Proceno, verso il confine con la provincia di Viterbo. Ritenendo il fabbricato poco sicuro, l’avevano abbandonato per timore dei bombardamenti ed erano sfollati al podere Le Riparelle, in prossimità del quale si trovavano varie grotte. Erano giorni terribili per il comune di Sorano, giorni di guerra, perchè stava passando il fronte, ma tutto sarebbe finito 24 ore dopo, il 15 giugno, quando gli alleati incalzavano i nemici presso Castell’Azzara, in territorio amiatino. La mattina del 14 giugno al podere Le Riparelle c’erano i tedeschi con un carro armato. Siccome gli alleati lo avevano individuato mediante un aereo da ricognizione, un soldato germanico avvisò gli sfollati di allontanarsi e di rifugiarsi altrove. Poi i tedeschi se ne andarono, mentre i Rossini e gli altri decisero di ripararsi nelle grotte, come d’altronde facevano un po’ tutti nei comuni di Sorano e Pitigliano.

Visita alla cappellina costruita per impulso della famiglia Bologna sul luogo della strage (Giugno 2014)

Visita alla cappellina costruita per impulso della famiglia Bologna sul luogo della strage (Giugno 2014)

La caverna individuata come nascondiglio era divisa in due parti, entrambe occupate dai civili. Improvvisamente piovvero le cannonate, molto probabilmente dalla località Montignano. La prima granata colpì il punto preciso dove precedentemente si trovava il cingolato tedesco, la seconda un angolo del podere, la terza proprio sopra la grotta, distante una decina di metri, la quarta fu micidiale: centrò il rifugio, provocando la morte di 11 persone. L’ordigno colpì la parte sinistra della caverna, dove si salvò solamente Felicetta Rossini, di 8 anni, mentre nella parte destra ci furono vari feriti. Gli alleati giunsero poco dopo a soccorrere i superstiti, come Nello ed Esia Rossini, di 12 e 6 anni[2], immediatamente condotti e ricoverati presso l’ospedale di Viterbo. I morti furono subito sepolti in una specie di fossa comune, nel luogo dove i Bologna, una facoltosa famiglia di proprietari terrieri, edificarono una cappellina per ricordare il tragico evento[3]. In seguito le salme furono esumate e translate presso il cimitero di S. Giovanni delle Contee, dove riposano. Nel volume a cura di Ugo Jona, Le rappresaglie nazifasciste sulle popolazioni toscane, edito da Anfimm, Firenze 1992, alle pagine 73-74, è riportato erroneamente che questa strage fu compiuta dai tedeschi ma, come emerge dalle testimonianze e dai documenti archivistici consultati, essa fu causata da “fuoco amico”.

Franco Dominici

 

Targa commemorativa affissa dal Comune di Sorano per il Settantesimo della Liberazione.

Targa commemorativa affissa dal Comune di Sorano per il Settantesimo della Liberazione.

Note

[1] Archivio Comunale di Sorano, Guerra 1940-1945, Civili morti per bombardamento. L’elenco, firmato dal sindaco Pietro Muzzi, è datato 5 giugno 1946.

[2] Archivio Comunale di Sorano, elenco dei mutilati civili di guerra trasmesso dal sindaco di Sorano Michelino Sarti all’Associazione Nazionale vittime civili di guerra di Grosseto il 10 giugno 1950.

[3] Le testimonianze sulla strage sono state raccolte da Giuseppe Pinzi di S. Giovanni delle Contee, classe 1967. Sono state intervistate varie persone, fra cui Felicetta Rossini, scampata alla tragedia, Attilio Ottaviani e Franco Pinzi.

Felicetta Rossini, sopravvissuta alla strage, racconta la sua testimonianza.

Felicetta Rossini, sopravvissuta alla strage, racconta la sua testimonianza.