I libri Effigi su Manciano, Pitigliano, Sorano.

La strada dello scempio

Il Pontone di Sorano

Il Pontone di Sorano

La distruzione del “Pontone” di Sorano in età fascista[1]

Nel 1843 il ventinovenne scrittore inglese George Dennis raggiungeva per la prima volta Pitigliano e Sorano dopo aver visitato le località etrusche del vicino Stato Pontificio. Attraversò il confine con il Granducato di Toscana percorrendo una strada che “aveva una cattiva reputazione perché questa zona si dice che fosse il rifugio di fuorilegge e briganti di entrambi gli stati”. A Sorano rimase affascinato dalla bellezza del paesaggio, dai dirupi elevati e dalle gole profondissime, tanto che “tra i siti etruschi in generale nessuno gode di un fascino più suggestivo per l’amante dell’artistico e del pittoresco…”[1]. Fece anche menzione di una sottile cresta di roccia perforata, simile a un ponte, che i locali chiamavano Pontone. E del Pontone, o ponte naturale, parlò Ranuccio Bianchi Bandinelli nel suo grandioso studio su Sovana pubblicato nel 1929, fornendo anche la relativa illustrazione.
Nel 1932, nel X anno dell’era fascista, sotto il podestà Delidio Sanità, iniziò il calvario del monumento naturale, in conseguenza dell’inizio dei lavori per la Strada Sorano – Casa Renaioli. La strada era una vecchia aspirazione dei liberali di fine Ottocento, ma la sua esecuzione era “rimbalzata” da un’amministrazione all’altra, per essere accantonata durante la guerra e riemergere alla fine degli anni Venti, quando la questione della viabilità s’impose in maniera inderogabile a seguito del distacco di S. Martino e Catabbio.
Iniziati i lavori, che oltre il municipio riguardarono la provincia, si parlò della necessità di demolire il ponte naturale presso “le Colombarie”, situato nel terreno di proprietà di Ada Ricci Busatti, in prossimità dell’attuale ponte sul fiume Lente sotto Sorano, in direzione Elmo. Oltre la ditta incaricata della costruzione e le autorità politiche, entrarono in scena il Regio Ispettore Onorario ai Monumenti e Scavi in Pitigliano, con competenze anche per Sorano, prof. Evandro Baldini, e il soprintendente all’Arte Medievale e Moderna per la Toscana con sede a Siena, Pèleo Bacci. La paventata demolizione preoccupò il prof. Baldini, che rilevò come “il progetto della strada non prevedeva affatto una simile e inconsulta demolizione che sarebbe adesso suggerita, sembra, nell’interesse della Società impresaria. Come è tecnicamente possibile, infatti, che il tracciato della strada, in sì ampio vallone, debba proprio passare in quel punto?”[2].
Il giorno successivo gli fece eco Pèleo Bacci che comunicò al Baldini di aver scritto al podestà di Sorano invitandolo a un intervento energico nei confronti della ditta appaltatrice al fine di modificare il progetto, non solo impedendo la demolizione del ponte naturale, ma anche della zona limitrofa[3]. Fu allora che il Regio Ispettore di Pitigliano s’incontrò con l’Ingegnere capo della provincia il quale riferì senza mezzi termini che il percorso della strada non era stato modificato, né s’intendeva modificare, tanto più che era già iniziata la costruzione del ponte a immediato contatto con quello naturale. Inoltre si faceva rilevare l’instabilità del monumento e la necessità di un suo restauro, le cui spese, a detta dell’ingegnere, riguardavano la Regia Sovrintendenza. In mancanza di questo intervento l’unica soluzione era la demolizione con materiale esplosivo. Baldini era convinto che le condizioni d’instabilità del ponte naturale, sotto il quale passava la strada, erano state causate non solo dalla mancata modifica del progetto, ma anche dall’andirivieni dei mezzi pesanti per il trasporto dei materiali necessari ai lavori. A suo avviso il restauro doveva avvenire a spese del Ministero dell’Educazione Nazionale, oppure a carico di coloro che, nonostante i divieti della legge 11 giugno 1922 n. 778, si erano avvicinati irresponsabilmente al monumento, ossia la ditta costruttrice. L’inconciliabilità delle due opinioni spinse Baldini a chiedere a Pèleo Bacci l’invio di un funzionario della Sovrintendenza per il necessario sopralluogo[4].
Il 22 luglio 1932 giunse a Sorano l’architetto Barbacci per conferire con un ingegnere dell’Ufficio Tecnico della provincia. L’incontro sembrò positivo, poiché oltre alla conservazione delle tombe e di tutto ciò che aveva interesse archeologico, si decise di adoperare il tufo nella costruzione delle varie opere stradali, per intonarle all’ambiente, e di conservare il ponte naturale per mezzo di un restauro con materiali che ben si adattassero al colore della roccia vulcanica[5]. La questione sembrava definitivamente risolta. Invece il Ministero dell’Educazione Nazionale autorizzò l’abbattimento del ponte naturale della valle del Lente[6]. Intricate furono le vicende successive all’abbattimento. Già nel 1934 i lavori riguardanti la Strada Sorano – Casa Renaioli erano fermi per mancanza di fondi e ancora nel 1943 doveva essere costruito il terzo tronco, quello che dal bivio per Sovana raggiunge la frazione Elmo.
A proposito della ditta Buccimazza, appaltatrice del primo tronco e responsabile, con le autorità politiche, dello scempio sulla valle del Lente, essa aveva trattenuto agli operai 10.935,70 lire che dovevano essere devolute per la costruzione della Casa del Fascio di Sorano. Quando assunse la carica di commissario prefettizio Silvio Pascucci, nel giugno del 1941, l’importo non era ancora stato versato e soltanto dopo la minaccia di procedere per vie legali l’impresa restituì la somma, rifiutandosi di pagare gli interessi “che potremmo ottenere con una causa che non vale la pena di iniziare”[7].

 

Note

[1]   Questo articolo è ripreso da: F. Dominici, Cent’anni di storia. Sorano 1860-1960, Stampa Alternativa “Strade Bianche”, 2001

[1] G. Dennis, Città e necropoli d’Etruria: Sovana Saturnia Pitigliano, 1988, pp. 21- 27.

[2] Lettera del 22 maggio 1932 di Evandro Baldini al Soprintendente Pèleo Bacci. Baldini, pitiglianese, era Ispettore onorario per i monumenti e scavi dei Comuni della Val di Fiora: Manciano, Pitigliano e Sorano. Fu anche Direttore didattico. Baldini era iscritto al fascio di Pitigliano (che nel 1934 contava 317 aderenti), dal 30 novembre del 1925.

[3] Lettera del Soprintendente Bacci a Evandro Baldini del 23 maggio 1932.

[4] Lettera di Evandro Baldini a Pèleo Bacci del 15 luglio 1932.

[5] Lettera di Pèleo Bacci al Presidente della Provincia di Grosseto in data 26 luglio del 1932.

[6] Lettera n. 9467 del 1 agosto 1932.

[7] ACS, Cat. 1 Amministrazione, relazione del Commissario Prefettizio Pascucci cit., pag. 6.