La Bottega

Nonostante la nostra vita sia sempre più permeata da tecnologia e informatica, sono convinto che nel mondo del lavoro ci sia sempre più bisogno di capacità basate su competenze umane che nessuna macchina può sostituire. Sto parlando di manualità, ingegno e creatività. Insomma del “saper fare con le mani” e quindi dell’artigianato tradizionale. Il nostro territorio vanta un’ottima tradizione della “bottega artigiana” e la maestria della sua manualità è stata per anni il fiore all’occhiello della nostra zona. Erano in tanti, calzolai, falegnami, stagnini fabbri, sarte, riparatori di elettrodomestici, riparatori di orologi ecc. che ci permettevano di “non buttare niente”. Sono tanti i settori artigianali tradizionali infatti che hanno ricoperto per anni l’intera filiera della manutenzione e della riparazione di oggetti di qualsiasi tipo. E sono stati anche un modello produttivo valido che ha conciliato perfettamente famiglia e lavoro. Spesso infatti le botteghe artigiane erano nei pressi dell’abitazione o addirittura dentro la casa rendendo più facili i rapporti con i propri familiari. Ma nella nostra zona l’attività dell’artigianato tradizionale ultimamente sembra in via di estinzione. Le vecchie Botteghe non ci sono più.
Eppure secondo me sono l’unica alternativa valida alla filosofia prettamente industriale dell’usa e getta. La capacità di riparare, rigenerare, riaggiustare le cose oltre ad essere uno strumento fondamentale d’insegnamento per le nuove generazioni è un modo per custodire il sapere e tramandarlo ai posteri. Il ‘saper fare’ rimane quindi un elemento indispensabile nella nostra società.

mechanism of a pocket watch timepiece being repaired

Ritengo tra l’altro che ci siano ancora buone potenzialità all’interno del settore e cioè che sia ancora in grado di creare fonti di reddito, anche perché questo settore oggi può essere supportato dall’innovazione e dalle tecnologie digitali quindi, coniugando creatività e manualità con il nuovo “sapere” tecnologico, l’artigianato tradizionale potrebbe diventare di nuovo competitivo sui mercati ed offrire una nuova fonte di occupazione giovanile. In un mercato come quello attuale, sempre più globalizzato, dove i manufatti (il termine “male fatti” è sicuramente più adatto) esteri hanno preso il sopravvento, c’è bisogno dell’artigiano tradizionale per riproporre la nostra cultura artigiana fatta di passato, di folklore, di sane abitudini e per riportare al centro dell’attenzione il lavoro fatto veramente a mano.  E se l’innovazione è sinonimo di automazione, ma per l’artigiano potrebbe essere un modo per migliorare il proprio lavoro. Che poi l’artigiano si sia sempre un po’ rimodernato da solo si sa. Attraverso creazione di nuovi arnesi, provando nuove tecniche, nuovi materiali, adoperando l’ingegno per le riparazioni, si è sempre tenuto aggiornato.
Le botteghe artigiane hanno per lungo tempo rappresentano un asse portante della nostra identità e andrebbero riconsiderate e sostenute. Servirebbe una politica nazionale coerente ed efficace che possa soddisfare le esigenze del comparto artigianale e permetta a queste botteghe di continuare a scrivere la storia dell’artigianato tradizionale italiano. Le amministrazioni locali devono tenerne conto facilitando e supportando le nuove iniziative e l’apertura di nuovi laboratori dando così ai giovani una valida opportunità di lavoro. Deve essere un obiettivo delle amministrazioni preservare e conservare i “saperi” tradizionali e sviluppare quindi delle misure, che in termini quantitativi e qualitativi, favoriscano un nuovo sviluppo di queste attività così storicamente legate al nostro territorio. Quindi credo che sia necessario riflettere e crederci un po’ tutti perché rimanere e/o tornare nel territorio di origine e decidere di aprire un laboratorio artigianale, un’attività, una bottega, tornare alle origini insomma, oltre a sembrare una cosa romantica potrebbe essere un’idea di un lavoro, di reddito e di benessere per i giovani e per tutta la nostra comunità.
È giusto ricordare che da qualche anno, per merito di alcuni forestieri, sono nate alcune attività artigianali, legate esclusivamente al turismo, che hanno rianimato le vie del paese. C’è da lodare chi ha investito nella nostra zona ma manca ancora qualcosa. Sono convinto che ci siano le condizioni per vedere ancora aperte le antiche Botteghe e rivedere e rivivere quei luoghi di lavoro ma comunque familiari, quei luoghi singolari di ritrovo, quei luoghi di espiazione delle punizioni per brutti voti e/o per i guai commessi (Ahimè! Quanti chiodi tolti dalle scarpe!). “’mpara l’arte e mettela da parte” dicevano gli anziani ai “puniti” i quali, in modo del tutto inconsapevole, scontando la punizione, stavano imparando un mestiere. Bei tempi!

Erano in tanti, calzolai, falegnami, stagnini, fabbri, sarte, riparatori di elettrodomestici, riparatori di orologi ecc. che ci permettevano di “non buttare niente”.

Oggi invece siamo “invitati” a non riparare e a ricomprare tutto e noi, purtroppo, accettiamo l’invito.

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