In ricordo di Leonardo Madoni: Medaglia d’oro al Valore Militare

Leonardo Madoni nacque a Manciano il 20 novembre 1912. Nell’ottobre 1933, al momento della chiamata al servizio di leva, fu arruolato nella Regia Marina e ammesso al Corso Ufficiali di complemento. Nel 1935 conseguì la nomina a Guardiamarina ed ebbe la prima assegnazione e imbarco sul cacciatorpediniere Borea. Nello stesso anno fece domanda per frequentare la Scuola di Osservazione Aerea di Taranto, posta presso l’idroscalo L. Bologna, per ottenere il brevetto di Osservatore di marina, una specializzazione nata nel 1916. Nell’accordo tra le varie forze armate era previsto che i velivoli della Regia Aeronautica, destinati all’esplorazione sul mare, avessero a bordo degli ufficiali di Marina, ai quali era affidato il compito di riconoscere e valutare i movimenti del naviglio. Questi osservatori erano anche addestrati al controllo del tiro di artiglieria navale, nel caso degli idrovolanti catapultabili assegnati agli incrociatori e alle corazzate. Gli osservatori della Regia Marina, nel corso della seconda guerra mondiale, ebbero perdite superiori al 25% degli effettivi e guadagnarono – senza essere neppure cinquecento – otto medaglie d’oro alla memoria in servizio di volo, duecentotrenta medaglie d’argento, centocinquantadue di bronzo e trentasei croci di guerra.

Leonardo Madoni

Leonardo Madoni

Superato il corso, Madoni passò a operare nella 185a Squadriglia di base in Egeo. Promosso Sottotenente di Vascello nel 1938, fu dapprima nominato osservatore e assegnato all’incrociatore Luigi Cadorna, poi affidato all’Eugenio di Savoia. Sempre nel 1938 ottenne anche di essere ammesso al servizio permanente effettivo e fu poi destinato alla 183a Squadriglia Idrovolanti dislocata in Sardegna, all’aeroporto di Elmas, dove lo sorprese la dichiarazione di guerra del giugno 1940.

Fin dall’inizio della guerra ebbe modo di distinguersi per il suo coraggio e per la sua abilità di osservatore, partecipando a numerose missioni belliche alturiere per la ricerca di navi nemiche, tanto da essere decorato con la medaglia d’argento al Valore Militare (Cielo del Mediterraneo centrale, giugno 1940).

Dall’agosto 1940 al gennaio 1941 operò in Libia con la 143a Squadriglia di Bengasi. Passò poi alla 186a Squadriglia Idrovolanti di base a Ragusa. Il 20 settembre 1941 era distaccato ad altra squadriglia per contribuire a una serie di voli di esplorazione a grande distanza dalla base, a bordo di un idrovolante trimotore CANT Z 506 della 170a Squadriglia Idrovolanti. Lo scopo della missione era di individuare un convoglio britannico destinato a Malta. Il 24 settembre l’aereo, decollato dalla base di Augusta, venne intercettato sul Mediterraneo centrale da un ricognitore britannico tipo Maryland proveniente da Malta e immediatamente attaccato. L’idrovolante italiano fu ripetutamente colpito e costretto all’ammaraggio con i comandi tranciati. Nonostante l’aereo fosse praticamente inerme, il bimotore inglese continuò nel mitragliamento per un’ora intera, finché il mezzo abbattuto cominciò ad affondare con morti e feriti a bordo, tra i quali il Sottotenente di Vascello Madoni, colpito fin dall’inizio dello scontro da una raffica di mitragliatrice alla testa, alla gola e alla spalla. Senza curarsi delle numerose ferite, Madoni organizzò la difesa contro il nemico e “con serena fermezza ed altissimo senso del dovere”- come è riportato nella motivazione della medaglia al valore concessa – “conscio che le forze lo avrebbero presto abbandonato, suggeriva al marconista le riparazioni da fare all’apparecchio radio per chiedere soccorsi” e indicava sulla carta nautica il punto in cui si trovava l’idrovolante CANT Z 506, per poterlo trasmettere alla base di Augusta. Poi, mentre il velivolo affondava, volle che tutto l’equipaggio s’imbarcasse nel battellino di salvataggio, nel quale solo allora, da ultimo, consentì a farsi trasportare. Durante dieci ore passate in mare in attesa di soccorsi, Madoni continuò a sostenere i suoi uomini. Infine un idrovolante italiano riuscì a individuare i superstiti e a recuperarli. Vennero tutti portati alla base più vicina, a Barce, in Cirenaica, sulla costa libica, e Madoni immediatamente ricoverato all’ospedale, dove morì il 26 settembre 1941, poche ore dopo. Sulla data del decesso, però, sembra vi siano delle discordanze, perché nel Registro degli Atti di morte del Comune di Manciano del 1941, Leonardo Madoni, di Michele e Armida Sarti, risulta morto il 4 ottobre del 1941 nell’Ospedale Militare di riserva Vittorio Emanuele III, a causa di un’emoragia fulminante alla carotide interna, e poi sepolto a Barge. Tale data è riportata nella lapide a lui dedicata e collocata nel centro storico di Manciano dall’Amministrazione Comunale nel 2012 per il centenario della sua nascita, all’inizio della via che porta il suo nome.

Lapide dedicata a Madoni

Lapide dedicata a Madoni

Madoni fu insignito di medaglia d’oro al Valor Militare (alla memoria), con R.D. 3 luglio 1942 (Bollettino Ufficiale anno 1942, disp. 30, pag. 1472 e disp. 39 pag. 2061). Questa la motivazione della massima onoreficenza conferitagli, una copia della quale fu inviata il 5 agosto del 1942 dal tenente colonnello Corrado Fratini al podestà del Comune di Manciano Galileo Mugnai:

Abilissimo, valoroso ed intrepido ufficiale osservatore, partecipava con oltre 400 ore di volo a numerosissime rischiose missioni belliche alturiere per la ricerca di navi nemiche. Durante un’esplorazione a grande distanza dalla base, il suo velivolo veniva improvvisamente attaccato da un aereo nemico e costretto all’ammaraggio coi comandi tranciati. Colpito, fin dalla prima raffica alla testa, alla gola e alla spalla, nonostante il dolore lancinante e la perdita di sangue generoso dalle multiple ferite, organizzava la difesa contro il nemico che dall’alto per un’ora intera mitra­gliava il velivolo ormai inerme sul mare. Sotto le incessanti raffiche, con serena fermezza e altissimo senso del dovere, conscio che le forze lo avrebbero presto abban­donato, suggeriva al marconista le riparazioni da fare all’apparato radio per chie­dere i soccorsi e determinava sulla carta il punto. Poi, mentre il velivolo affondava, e soltanto dopo che tutto l’equipaggio si era imbarcato, consentiva a farsi trasportare sul battellino di salvataggio. Durante dieci lunghe penose ore passate in mare in attesa dei soccorsi, il suo contegno sereno e fiducioso, nella comune salvezza infon­deva fede e conforto in tutti i suoi uomini. Trasportato alla base da un aereo di soccorso, decedeva dopo poche ore, pago di aver compiuto il suo dovere verso la Patria e di essere riuscito con il suo ultimo eroico sforzo di volontà, ad assicurare la salvezza degli uomini a lui affidati. Sublime esempio delle più alte virtù di co­mandante e di soldato, profondamente intese e virilmente dimostrate con l’estre­mo sacrificio.

Cielo del Mediterraneo, giugno 1940 – 26 settembre 1941.

Il nome di Madoni finì nelle pagine di cronaca maremmana nel 2008, a causa del furto dell’ancora di ghisa alta un metro e dieci, collocata a lato della targa a lui intitolata, monumento inaugurato nel dicembre del 2007 a Grosseto, in fondo a via Etiopia. «Era saldata – ha ricordato il presidente dell’Unuci (Unione Ufficiali in congedo) Giancarlo Indiati – ed era una donazione della famiglia Rispoli di Porto Ercole. È stata tolta con uno scalpello o qualcosa del genere. Ne rimetteremo un’altra ma questo gesto ci ha lasciato dispiaciuti, anzi indignati».

Franco Dominici

Articolo di giornale che riporta il furto dell'ancora avvenuto a Grosseto, al monumento dedicato a Madoni.

Articolo di giornale che riporta il furto dell’ancora avvenuto a Grosseto, al monumento dedicato a Madoni.

FONTI:

  • Archivio Storico della Marina Militare – ROMA.
  • Fonte internet: marina.difesa.it/storiacultura/storia/medaglie
  • Articolo di Tullio Marcon, Gli “Osservatori di Marina”, in Storia Militare, n. 119, agosto 2003, pp. 32/47.
  • Comune di Manciano, Atti di morte 1941, n. 14 Madoni Leonardo.
  • AISGREC (Archivio Storico grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea), CLN Manciano, busta 1, fascicolo 18 Leonardo Madoni.
  • Maremma Magazine, anno X, numero 3, aprile 2012, pp. 90-91.