Il bombardamento di Pitigliano

33-piti-con-resti-bombardamentoIl 7 giugno 1944 alle ore 18.36, diciotto B 25 del 310° US Bomber Group al comando del capitano H. R. Browser, sganciarono varie bombe da 500 libbre per colpire il ponte sul torrente Meleta sotto Pitigliano. Gli ordigni caddero sull’accesso est del ponte, ma alcuni centrarono il paese. Gli equipaggi riportarono che il ponte sul Meleta era già fuori uso prima del bombardamento e nel rapporto finale si fa riferimento al lancio di 48 bombe da 500 libbre (227 kg) alcune delle quali “si snocciolano” sulla città. Era la missione numero 464 del gruppo. I B 25 erano partiti da Ghisonaccia, una base situata sulla costa orientale della Corsica e vi ritornarono alle 19.30 circa. Nel successivo Debriefing degli equipaggi fu relazionato che il grosso delle bombe erano state viste cadere sull’incrocio stradale e altre erano cadute nei campi, ma almeno 8 erano esplose sul centro abitato, con una forte concentrazione tra le case. Il bombardamento alleato provocò la morte di 79 persone e numerosi feriti[1]. Il paese di Pitigliano fu effettivamente colpito perlomeno da 8-9 bombe[2]. Così ha raccontato l’episodio l’allora veterinario di Pitigliano Gian Ugo Boscaglia: “ La vigilia del Corpus Domini, nel pomeriggio, gli anglo-americani, provocati o no (io non lo so) avendo di mira la Fortezza, stritolarono la parte del paese che le stava dirimpetto”. E il giorno successivo Boscaglia annotava: “Corpus Domini: ieri sera hanno bombardato Pitigliano: in tutto il paese non c’è anima viva, eccettuati alcuni che scavano per estrarre morti e feriti. Sulle macerie, con un fazzoletto legato intorno alla bocca, vedo Don Gennaro, il suo nipote Augusto e il maestro Celata…[3]. Organizzata dal vicario della Cattedrale Don Gennaro Fortunati, dal sacerdote Don Giglio Vagaggini e da altri volenterosi, subito accorsi, iniziò lo sgombero delle macerie che continuò tutta la notte e per vari giorni. Dal cumulo di rovine furono estratti numerosi feriti e le spoglie mortali dilaniate di circa 80 vittime[4].
Agghiacciante la testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921, all’epoca renitente alla leva e in contatto con i partigiani di Pitigliano: “Splendido tardo pomeriggio del 7 giugno 1944. Io, i fratelli Tista e Bruno Focacci, tutti e 3 considerati banditi disertori dal governo repubblichino… dopo una lunga camminata sostiamo sull’aia antistante il podere Pian de Conati, abitato dalla famiglia Di Nardo. Conosco da tempo Marino, il capo famiglia, noto, nell’ambiente della lotta clandestina, per il suo apporto alla causa della libertà. Il suo podere è una base di transito sicura per i ricercati antifascisti. Infatti qui, accolti da generosa ospitalità e rifocillati, nonostante le ristrettezze dovute alla guerra, sostano partigiani, renitenti, ebrei e prigionieri alleati, liberati dopo l’8 settembre 1943 dai campi di concentramento italiani. Salutiamo. Marino ci accoglie con la sua abituale cordialità. Sua moglie esce di casa con un fiasco di vino fresco, ci porge un bicchiere ciascuno e ce li riempe. Proprio quello che ci voleva! Ringraziamo la donna. Marino alza il bicchiere e con noi brinda augurando una pronta fine della guerra. Parliamo tra noi della situazione bellica… Nel cielo è un volo quasi continuo di fortezze volanti dirette a nord… Due formazioni di quadrimotori sorvolano la nostra Pitigliano, dirette verso nord. Un crepitio di mitraglia interrompe la nostra conversazione. Alziamo gli occhi. Curiosi, crediamo di assistere a un duello aereo. Scrutiamo il cielo ma nulla, di aerei tedeschi nemmeno l’ombra…I bombardieri virano verso nord, volano verso la città…sono quasi sopra essa. In silenzio guardiamo terrorizzati…Uno dietro l’altro gli aerei centrali della formazione aprono i portelloni e vomitano le loro bombe…un sibilo terrificante…sull’abitato vortica una nuvola terrea, un’altra grigia, la terza colore del fumo. Un rombo infernale prolungato tormenta i nostri orecchi…La donna in lacrime abbraccia il marito e nasconde il viso sul suo petto. Noi ci guardiamo l’un l’altro terrorizzati, senza profferir parola. La sera stessa, insieme ai partigiani della banda di Pietro Casciani entrammo in Pitigliano e ci rendemmo conto dell’immane tragedia che ci aveva colpito. Oltre ottanta morti giacevano sotto le macerie del salotto bono della nostra amata Pitigliano…Sapemmo che sull’alta torre campanaria, al sorvolo della formazione aerea, aveva crepitato una mitragliatrice… Ci fu detto che il Pini e tutti i suoi militi repubblichini, subito dopo il bombardamento, con armi e bagagli, erano fuggiti precipitosamente…[5]”.
Fu colpita la riva destra del torrente Meleta, le case del Borgo Nuovo, la costruzione del Monte dei Paschi[6], del Consorzio Agrario, dove un tempo si trovava la tipografia pitiglianese “La Lente” dell’ebreo pitiglianese Osvaldo Paggi e alcuni ordigni caddero sul tufo di Poggio Strozzoni. Nel bombardamento perse la vita anche Lorenzo Adolfo Denci, il pitiglianese che ha immortalato la vecchia Maremma in splendide fotografie. Molte testimonianze concordano sul fatto che gli aerei, dopo aver costatato che l’obiettivo della missione, cioè il ponte sul Meleta era già stato danneggiato, si erano allontanati, ma improvvisamente 6 bombardieri tornarono indietro per devastare il cuore di Pitigliano. Ciò rende veritiera la dichiarazione di chi ritiene il bombardamento una reazione, senza dubbio terribile e smisurata, contro chi da terra aveva sparato con la mitragliatrice verso la formazione dei B 25. Alcuni di questi testimoni erano nelle immediate vicinanze di Pitigliano e poterono riconoscere con chiarezza gli spari della mitragliatrice, in modo migliore di chi si trovava in paese ed era assordato dal frastuono dei motori degli aerei[7]. Tuttavia rimane un dubbio: poiché l’obiettivo pianificato, cioè il ponte stradale, era stato distrutto in precedenti incursioni, gli aerei potevano anche non sganciare, ma forse il capo formazione non volle fare un “viaggio a vuoto” e decise di bombardare un obiettivo alternativo, come d’altronde consentivano le disposizioni militari dell’epoca. Tale ipotesi trova supporto nella constatazione che la relazione americana sul bombardamento non fa alcun cenno a mitragliatrici o altre armi usate contro i B 25 da terra. In pratica la relazione non fa riferimento a nessuna contraerea.

Le vittime del bombardamento del 7 giugno 1944

Le vittime del terribile bombardamento su Pitigliano, ricordate nella lapide affissa all’entrata del cimitero comunale, furono: Alfiero Agresti, Maria Agresti, Gina Allegrini, Maria Antichi, Laudomia Baldi, Emilia Bellumori, Fedora Bocelli, Gino Baiocchi, Piero Bardi, Orietta Bardi, Elda Bardi, Silvio Baiocchi, Francesco Baiocchi, Marina Brunacci, Barbera Bisci, Elia Bechini, Francesca Barzanti, Alba Boggi, Olga Ceccherini, Carla Coppi, Anna Carrei, Rossana Cristofani, Carilia Cristofani, Emilio Celata, Pietro Dreassi, Elmira Pia Desideri, Lucrezia Dainelli, Antonio Denci, Francesco Virgilio Domenichelli, Maria Dominici, Adolfo Lorenzo Denci, Severino Franci, Franco Francardi, Genia Foschetti, Silvano Funghi, Annunziata Francardi,Graziella Ghezzi, Angela Lauretti, Assunta Lauretti, Gioconda Landi, Clorinda Landi, Renato Leardi, Giovacchino Lumini, Anna Maria Liberati, Corrado Merlini, Angela Mari, Francesco Marani, Ettore Micci, Assunta Micci, Adelinda Melosini, Angela Nucci, Attilio Neri, Umberto Paioletti, Angelo Picchi, Violante Peri, Iole Paradisi, Enrichetta Paggi, Antonia Pasqualini, Caterina Pettini, Egidio Palazzetti, Rina Pellegrini, Castilia Pallini, Giuseppa Pettini, Antonio Pericci, Santino Pietretti[8], Angelo Romani, M. Teresa Raffaelli, Franco Raffaelli, Amata Rossi, Clotilde Santioli, Rosa Sestigiani, Giuseppina Sestigiani, Ilda Sestigiani, Fiorindo Stendardi, Adele Travagli, Andrea Tassi, Carlo Frichmann[9], Vasco Pinzuti. In questo elenco è compreso anche Fiorindo Stendardi, originario di S.Quirico di Sorano, ma residente nel Comune di Pitigliano, che fu ucciso da soldati magrebini l’11 giugno del 1944 in un podere in prossimità della Sconfitta[10]. I feriti, ricoverati presso l’ospedale, furono 16: Alberto Lauretti, Pietro Giovannini, Grazia Lopopolo, Castiglia Paoli, Giuseppe Bennati, Imola Monaci, Bruno Pasqualini, Tommaso Ricci, Mario Liberati, Maria Telefei, Maria Tornato, Elena Giovannini, Ilia Fanucci, Lumini Tersa, Giuseppe Santi e Vasco Pinzuti[11]. Tommaso Ricci, Giuseppe Santi e Vasco Pinzuti morirono pochi giorni dopo e dei 3 solamente Pinzuti è ricordato nella lapide dei caduti a causa del bombardamento.

Note

[1] National Archives and Records Administration, Washington, RG 18. Vedi anche C. Biscarini, Bombe su Siena. La città e la provincia nel 1944, Del Bucchia, Lucca 2008, pag. 83.
[2] Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921. Pizzinelli ricorda che una notte all’inizio di maggio del 1944 fu sganciata una bomba che cadde fra il mattatoio comunale, trasformato dai tedeschi in una piccola fabbrica di produzione di salumi, e il ponte del torrente Prochio.
[3] A. Cavoli, Aspettando gli anglo-americani, cit., pag. 87. Il maestro era Adriano Celata.
[4] Testimonianza di Evaristo Andreucci, scampato miracolosamente alla strage, gentilmente concessa da Ferrero Pizzinelli.
[5] Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921.
[6] La Filiale di Pitigliano della Banca Monte dei Paschi di Siena, con la sua caratteristica torretta, fu inaugurata nel 1921. Cfr. Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Grosseto (a cura della), L’Economia della Provincia di Grosseto, Giuffrè, Varese 1969, pag. 478.
[7] Testimonianza di Ferrero Pizzinelli, classe 1921.
[8] Pietretti risulta morto il giorno 13, ucciso per “ragioni di guerra”.
[9] Abitava a pitigliano con il nome di Carlo Schemmari, di professione dentista e solo dopo la sua morte si conobbe la verà identità: era un ebreo rumeno laureato a Bologna sotto falso nome. Si veda G. Celata, E poi la salvezza. Storie italiane di erei strappati alla Shoa (1943-1945), Edizioni Medicea, Firenze 2014, pag. 40. Nel bombardamento perse la vita anche Enrichetta Paggi, ebrea pitiglianese.
[10] Per le vittime del bombardamento si veda anche A.CM.P., Elenco numerico e nominativo dei civili caduti per fatti di guerra.
[11] Lettera riguardante la comunicazione di infortunati civili per bombardamenti nemici, inviata il 9 giugno del 1944 da Ercole Gervasi, presidente dell’Opera Pia Ospedale Francesco Petruccioli di Pitigliano, alla Rappresentanza provinciale dell’Opera Nazionale per gli invalidi di guerra, relativa al ricovero di 16 civili rimasti feriti il 7 giugno. In tale missiva è indicato come orario del bombardamento quello delle 17.30.