Il Bianco di Pitigliano

44255988_10213354819080535_4683821183869648896_nColore giallo paglierino. Odore fine e delicato. Sapore fresco, asciutto, morbido e di medio corpo. Gradazione alcolica minima 12%. Acidità minima 4.5 g/l…
Scusate, mi sono confuso. Voglio parlarvi sì, del “Bianco di Pitigliano”, ma di un Bianco di Pitigliano di qualità Superiore. Non è un vino ma è sicuramente un’altra grande eccellenza del nostro paese. È il libro di Stefano Gentili “Il Bianco di Pitigliano” (il titolo è un riferimento alla sua capigliatura non proprio corvina ormai da qualche anno) presentato a Pitigliano nella splendida cornice di Sala Petruccioli lo scorso novembre. Stefano Gentili. Come definirlo? Scrittore, professore, politico, maestro, diplomatico, leader. Stefano è per me un po’ di tutto questo. Una persona carismatica. Riservata ma sempre presente allo stesso tempo. Un uomo che ha costruito la sua personalità con un impegno costante nella vita sociale e politica diventando una persona stimatissima non solo a livello locale. Un percorso di vita impegnato che lo vede da sempre protagonista senza che lui lo faccia mai notare anzi, detto tra noi, forse non ci fa nemmeno caso. In questo percorso a un certo punto, per sua ammissione, viene “folgorato “da una luce, da un qualcosa al di sopra delle sue capacità sensoriali che segnerà la sua vita per sempre. È l’incontro con Gesù. “Questo accade durante le forti esperienze dei campi scuola regionali organizzati dall’Azione Cattolica, nella prima metà degli anni ’70, “durante i quali – dice Stefano – mi fu annunciato che Dio mi amava e chiedeva una risposta d’amore da parte mia. La percezione cristallina di quella verità ribaltò la mia vita e le dette un nuovo senso”.
In questa sua opera si sente costantemente la sua dedizione alla fede, nelle sue parole e nelle sue considerazioni si avverte la presenza di un’entità superiore che lo segue da lunghissimo tempo. Con questo suo libro Stefano trasmette una sensazione di famiglia, di gioia, di serenità che ti invita a riflettere su quali siano veramente le cose importanti della vita.
Si ritiene un miracolato e forse è veramente così. Quello che sicuro è che Stefano ha qualcosa in più e in questo esperimento letterario lo dimostra con un susseguirsi di riflessioni veramente interessanti dove Stefano si racconta in 100 post, che poi nel libro sono dei veri e propri capitoli. In un’altra epoca lo avrebbero definito “Romanzo epistolare a carattere biografico” (genere molto in voga nella seconda metà del Settecento, ma Stefano credo sia molto più giovane. Ah!Ah!Ah!).
Oggi invece, con la tecnologa del nostro tempo, l’informatica, tutto quello che ci riguarda si chiama postare: immettere un messaggio in un blog o in un sito. L’autore ha saputo però utilizzare questo modernismo in modo intelligente. Con i suoi post ha infatti sapientemente dosato vari ingredienti sviluppando tematiche, vicende, passioni, ideologie fino a creare una intrigante e piacevole amalgama. Insomma, siamo in presenza di un libro che si offre a moltissime chiavi di lettura che l’autore ha saputo saggiamente miscelare. Il modo di scrivere dell’autore è molto semplice e la narrazione è scorrevole e di facile lettura. Attraverso la semplicità però, Stefano, rende bene l’idea di uno spaccato di vita vissuta cercando di focalizzarsi sui valori fondamentali. Per me è una lettura molto utile per tutti e, se vogliamo anche un modo per rendersi conto, almeno un po’, di quanto diverso sia il modo di usare la rete. In maniera intelligente, usandola bene come fa Stefano o usarla in modo scellerato e inconsapevole, come purtroppo capita a tanti. Cosa posso aggiungere di più? So che non si tratta di uno dei capolavori della letteratura mondiale, ma nel linguaggio c’è stile e una dimostrazione di una grande cultura illuminata dello scrittore. Un libro deve principalmente appassionare e possibilmente lasciare un insegnamento al lettore, rendendolo in qualche modo migliore. Ed è quello che si trova nel libro di Stefano Gentili che, con semplicità, prova a trasmettere valori semplici che purtroppo oggi sono più difficili da adottare. Forse nel messaggio di Stefano c’è anche questo, promuovere l’insegnamento dei valori fondamentali per una società migliore.
Il ricavato dei libri in possesso dell’autore è stato e sarà devoluto alle attività portate avanti in Burkina Faso da don Lido Lodolini.

E ora vediamo cosa ne pensa l’autore in questa breve intervista.

Quando ti è venuta l’idea di scrivere questo libro?
L’idea del libro recentemente, quella dei post su Fb nel 2013, ma la vera origine risale al 2003, quando mi dissero che una grave malattia mi aveva accerchiato, non lasciandomi scampo.

Perché?
Per lasciare, soprattutto ai miei figli, la testimonianza di pensieri, scelte, azioni della mia vita che non avevano conosciuto, perché non nati o ancora troppo piccoli per comprenderne le motivazioni.

Cosa vuoi comunicare con questo tuo libro?
Che la vita è sorprendente, perché ti conduce spesso là dove non pensavi di andare o addirittura dove non avresti voluto recarti. Che la vita non è solo kronos, il tempo sequenziale, quantitativo, che semplicemente scorre, ma anche Kairòs, momento favorevole, opportuno, giusto che va compreso, colto e vissuto. Che chiede, quindi, il coraggio delle scelte, giuste o sbagliate che poi si rivelino. Che anche esperienze particolari, come la malattia, non vanno sprecate e possono rappresentare una luce per vedere meglio ciò che conta e quello che non vale un fico secco. Che, al di là delle posizioni che puoi raggiungere e dei ruoli che puoi ricoprire, sei sempre humus, terra, e pertanto la virtù più appropriata è quella dell’umiltà.

A chi è rivolto?
A tutti.

Lo hai dedicato a qualcuno?
Ai miei. Rossella, Giovanni, Lucia, Samuele.

E i tuoi e io mi unisco a loro, sono sicuramente fieri di te. A questo punto ti faccio la domanda che di consueto chiude i miei incontri. Conosci la De Caunt Bend?
Certo. Anzi ne sono un fan, la seguo costantemente, mi interesso delle biografie dei suoi componenti e delle loro evoluzioni musicali, li cerco sulle riviste di gossip, trovandoli spesso in prima pagina. Li considero un po’ come il buon pecorino stagionato.

Bene Stefano. Dopo questa ultima risposta, nonostante la “stagionatura”, l’articolo sarà sicuramente pubblicato.
A questo punto, ringrazio Stefano per la disponibilità e la cordialità che da sempre lo contraddistingue e, come buon auspicio per il libro, facciamo un bel brindisi, naturalmente con “Il Bianco di Pitigliano”.

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