I Molini dei Fratelli Foschetti di Pitigliano

Vecchia foto di Pitigliano (foto Wikipedia)

I fratelli Ascanio, Giuseppe e Francesco Foschetti di Pitigliano svolgevano il mestiere di mugnai e possedevano 2 molini per macinare il grano, entrambi situati sul torrente Meleta, perché attivati dalla forza idraulica. Il primo mulino si trovava in fondo alla via cava della Madonna delle Grazie ed era adibito alla macinazione del grano per produrre il pane; il secondo, ubicato a una distanza di circa 250 metri, in località Marmicelli, era riservato alla molitura del granoturco e altri sottoprodotti cerealicoli. I 2 impianti producevano conformemente alla forza idraulica della cascata esistente sul fiume e alla sua portata d’acqua.
La scoperta di trasformare la forza motrice idraulica in centraline elettriche mutò radicalmente le possibilità produttive delle varie ditte artigiane e quindi anche dei molini. Il primo a realizzare tale trasformazione in loco fu l’ingegner Temistocle Sadun, proprietario dell’Officina Elettrica in località Acquadalto, nel comune di Sorano. L’energia erogata da tale centralina non era però sufficiente alle necessità delle aziende, perché gran parte dell’elettricità prodotta era utilizzata per l’illuminazione notturna di Pitigliano, Sorano, S. Quirico e Latera.
Così i fratelli Foschetti decisero di produrre in proprio l’energia elettrica nel molino di località Marmicelli: nel 1927 trasferirono la macina del granoturco all’altro molino idraulico e avviarono la costruzione della prima centralina elettrica sul Meleta, acquistando il macchinario necessario dalla Società Alessandro Calzoni di Bologna. L’energia elettrica ottenuta permise ai Foschetti di spostare il molino all’interno del paese di Pitigliano, all’inizio della strada per Manciano, mediante una linea di palificazione lunga circa un chilometro, con cui i mugnai poterono dotare la propria azienda dell’elettricità necessaria. Per il nuovo molino in Pitigliano, i Foschetti acquistarono i macchinari dalla ditta Baldeschi e Sandreani di Cantiano (Marche), che provvidde anche a istallare le macine di pietra durissima ordinate dalla cava di La Fertè in Francia.
Fu allora che i Foschetti ebbero l’idea di trasformare anche l’altro molino sul Meleta, quello ai piedi della via cava della Madonna delle Grazie, in centralina elettrica, la costruzione della quale fu avviata e portata a compimente nel 1935. In conseguenza di ciò l’attività del molino in Pitigliano aumentò considerevolmente e furono acquistati altri macchinari per migliorare qualitativamente la produzione. Non fu l’unico vantaggio, perché attraverso un contratto con la Società Volsinia di Elettricità, distributrice della corrente in zona, i Foschetti vendettero a tale ditta la loro eccedenza di energia elettrica, surplus disponibile quando il molino era inattivo, sia di notte, sia di giorno.
Si dovette ai fratelli Foschetti la macinazione del grano per la panificazione in favore dei comuni di Pitigliano e Sorano nei giorni successivi al passaggio del fronte (giugno del 1944), perché fortunatamente i loro impianti erano funzionali e ciò permise di risolvere l’approvvigionamento del pane per la popolazione in quel terribile momento di razionamenti e di tessere alimentari.
Infine un fatto curioso, ma non per questo secondario: quando negli anni Quaranta del secolo scorso veniva a mancare la corrente e nei locali pubblici non si poteva più ascoltare la radio, più volte, in occasione del Giro d’Italia, i pitiglianesi appassionati di ciclismo trasportavano la radio al molino dei Foschetti, si allacciavano alla rete elettrica con un filo provvisorio e sentivano chi per primo tagliava il traguardo.

Franco Dominici 

L’articolo è tratto da uno scritto di Giovanni Foschetti, figlio di Ascanio, dell’agosto 2003.