I Demoni Alati di Sovana: viaggio nella necropoli

Tomba dei Demoni AlatiQuando si parla del nostro territorio racchiuso nell’abbraccio della Toscana, il rimando è immediato e inconfondibile: la nostra è la terra madre degli etruschi, un popolo affascinante ed enigmatico, una civiltà raffinata e potente. Esistono molti studi sulla civiltà etrusca, eppure l’aura di mistero che la circonda rimane per la maggior parte intatta: la sua origine, la sua lingua, il senso del divino sono tuttora oggetto di studi e leggende. In questo senso, significativo è il borgo  di Sovana, uno dei luoghi prediletti dagli etruschi per la loro arte simbolica e significativa: quella funeraria. Gli Etruschi avevano un rapporto molto particolare con l’aldilà e con il culto dei morti: credevano in un Oltretomba, detto mundus, situato nelle regioni dell’occidente dove tramonta il sole e munito di una porta di accesso sorvegliata da specifici guardiani: primo fra tutti il terribile demone Tuchulcha, mostro con orecchie d’asino, muso di avvoltoio e capelli formati da serpenti; troviamo anche Aita, un corrispondente del greco Ade e del romano Plutone; poi Phersu, Charun, identificabile con Caronte, Manth e Mania, le Furie alate come Culsu, e infine Vanth.
Seppur non appartenendo alla Dodecapoli Etrusca (le 12 città-stato etrusche di cui 6 sarebbero proprio in Toscana: Chiusi, Vetolunia, Volterra, Cortona, Arezzo e Fiesole), Sovana fu comunque un importante centro etrusco soprattutto agricolo. È qui nel fitto bosco che circonda Sovana che si trovano, avvolte nella densa vegetazione, numerose tombe scolpite direttamente nel tufo costruite per mano degli Etruschi. Le tombe sono riferibili ad una popolazione che risiedeva nel vicino borgo tra il VII ed il I sec a.C.: quelle più antiche, dalle forme semplici e i loculi numerosi, appartengono alle genti che abitavano in piccoli villaggi dediti alla pastorizia; le tombe più artistiche e monumentali, invece, sono quelle realizzate tra il III ed il II sec a.C. quando Sovana aveva acquistato una notevole predominanza economica nella zona. Tutta l’area dedicata al culto dei defunti però, con il succedersi dei secoli, venne inghiottita dai rovi e dal folto sottobosco così che la necropoli di Sovana fu avvolta dall’oblio e di essa si persero definitivamente le tracce. Questo almeno fino al 1843, anno in cui  l’inglese Samuel James Ainsley si spinse in questi luoghi alla ricerca di testimonianze antiche, riscoprendo questo prezioso tesoro archeologico scolpito nel tufo. A quel tempo Sovana era conosciuta come città fondata dai Romani e nulla faceva pensare che la sua nascita potesse essere ben più antica. Negli anni successivi vennero condotte delle campagne di scavo ad opera della Società Colombaria di Firenze, ma fu soltanto nel 1925 che venne scoperta la tomba più importante ed imponente della necropoli di Sovana: la tomba Ildebranda. Ma non è di lei che ci occuperemo in questa sede, bensì il nostro interesse si concentrerà su un’altra, il cui nome desta già curiosità e mistero proprio come la civiltà che la costruì: è la Tomba dei Demoni Alati.
Dentro il Parco Archeologico “Città del Tufo”, la Tomba dei Demoni alati, rappresentante il tema del viaggio del defunto verso l’Aldilà, è situata poco distante da quella di Ildebranda, circa 50 metri a Ovest, ed è stata portata alla luce nel 2004 dopo un’indagine effettuata dalla Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, attratte dall’apparato decorativo della tomba conservato in buona parte, anche se crollato a terra, e che dunque avrebbe consentito la ricostruzione dell’opera nella sua forma originaria.
Sulla base della tipologia architettonica e del carattere delle sculture, la tomba è databile nella seconda metà del III secolo a. C. e rappresenta l’esempio più significativo di tomba ad edicola con figura giacente, oggi conosciuta: si tratta infatti di una tomba a edicola ricavata nel tufo al cui interno è stato realizzato un profondo vano centrale in cui è scolpita, anch’essa nel tufo, la statua di un defunto semidisteso sulla kline, che reca in mano una coppa e che conserva insolitamente parte del rivestimento in stucco e i colori originari rosso camicino per le parti scoperte, bianco per la tunica e per il mantello. Sul frontone della tomba ad alto rilievo campeggia un imponente demone marino alato e con code pisciformi, identificabile con Scilla o Tritone, che mostra il braccio destro alzato a brandire il remo o il timone di una nave. Sulla platea davanti alla facciata, in posizione simmetrica, erano presenti due sculture di animali poste su alti podi di cui oggi rimane quella di sinistra, un leone che funge da guardiano. Ai lati della nicchia centrale invece si ergevano originariamente due statue rappresentanti demoni alati, di cui oggi ne rimane visibile solo quello di sinistra che porta una fiaccola e che è identificabile con Vanth: un demone femmina che possiede due grandi ali multicolori dai mille occhi con i quali tutto vede e tutto conosce e grazie alle quali è distinguibile da tutte le altre divinità etrusche. È la messaggera della morte, colei che accompagna uomini ed eroi nell’oltretomba, amante della violenza e delle tombe aperte. Solitamente porta in mano il libro del destino del defunto e viene rappresentata con torcia e chiavi, simboli della sua funzione di traghettatrice e di sentinella della porta dell’aldilà: la torcia illumina il cammino dei viaggiatori verso gli Inferi e la chiave sblocca loro l’ingresso.
Ma tutto questo è solo una piccola parte dello spettacolo che la Necropoli può offrire. Per tutta la loro storia, per tutto il loro fascino, per il mistero che aleggia sul loro vissuto, le tombe di Sovana sono un eccezionale patrimonio lasciatoci dal popolo Etrusco: qui la natura e la storia si sono fuse e si fondono ancora tutt’oggi armoniosamente, riuscendo a risorgere come una fenice dalle ceneri dell’antichità e testimoniando solo una piccola parte dell’importanza, artistica e non solo, che questo straordinario e misterioso popolo ha rappresentato per la nostra zona e per tutta l’Italia.
Dalle parole dello studioso tedesco Werner Keller: «Furono gli etruschi coloro che, molto prima di Roma, nel momento del trapasso tra preistoria e storia, edificarono nel cuore d’Italia un’alta civiltà, ponendo le fondamenta della futura ascesa dell’Europa».

Fonti:: www.archeotime.com

Giada Rustici

 

 

 

 

 

 

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