E torneremo a camminare

Questi giorni di pausa forzata da tutto non ce li aspettavamo proprio.
Non eravamo pronti a fermarci e cambiare totalmente le nostre vite per qualcosa che viene da lontano, che è invisibile ma potentissimo. All’inizio ci siamo sentiti invincibili, a volte abbiamo minimizzato e altre invece la paura ha preso il sopravvento. Siamo stati invasati di notizie, dovunque, come un bombardamento. Poi sono arrivate le zone rosse. Dopo la chiusura delle scuole. E poi l’intera nazione bloccata.
E ci siamo trovati ad avere a nostra disposizione solo una gran quantità di tempo. O meglio molti di noi, quelli che fortunatamente possono e devono stare a casa, si sono trovati a fare i conti con le quattro pareti di casa. Gli altri sono chiamati al lavoro di trincea che li espone maggiormente al pericolo e anche il loro umore deve fare i conti con questa condizione.
Ci sentiamo persi davanti a questa mole di giorni chiusi in casa. Non ne siamo più abituati. Questo evento è stato l’unico capace di avere la meglio sulla produttività, sull’economia, sull’accumulo. La conta dei danni si farà poi, ma adesso non possiamo fare altro che riflettere e scoprire attività lasciate per troppo tempo incompiute.


Potremo dare sfogo alla fantasia e concludere tutti quei progetti che abbiamo iniziato ma che per mancanza di tempo abbiamo relegato al cassetto dei sogni. Dovremo però guardare in faccia anche la noia, quel senso di malessere per cui più niente ha un senso in questo mondo di bruttezza. Stiamo attenti a non farci prendere da questo tipo di noia, non facciamoci schiacciare, non troppo. Ma prendiamone il lato positivo, quello romantico. Quella condizione che ci farà dire che le cose forse non andavano proprio bene prima e quando tutto ricomincerà qualcosa la dovremo per forza cambiare. Prendiamo il lato positivo di aver quel tanto agognato tempo che ci permette di guardarci dentro e conoscerci un po’ di più sul serio e non focalizzarci troppo e sempre sulla superficie di noi stessi.
Forse è il tempo di riscoprire anche i rapporti veri e reali. Perché adesso che ce li hanno tolti forzatamente capiamo quanto ne abbiamo bisogno. È assurdo non poter dare la mano ad un amico, abbracciare un familiare; perché potresti far loro del male. 
Non dovremmo assuefarci al concetto di noia e impazzire sotto il senso di mancata libertà. Dovremmo poter prendere le parole del poeta Giacomo Leopardi e ricordarci che noia è l’assenza di passioni. Ma lui dice che anche quella assenza è una passione. La noia dice il recanatese è desiderio di felicità. E allora desideriamola. Mettiamo in ordine non solo la casa ma le nostre vite. Aggiustiamo i cassetti che avevamo lasciato in disordine. E non è un consiglio a senso unico, è un consiglio per TUTTI noi. Perché mai come adesso ci accorgiamo di quanto siamo umani. E che la nostra stessa essenza sta nella relazione con l’altro.

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