A Pitigliano si parla di olio (finalmente)

46107041_1455127001297733_8830297763796221952_o….E bene aggiungerei. Si perché la settima edizione dei santi vinai conclusasi domenica scorsa ha dimostrato quanto questo evento abbia fatto e stia facendo per l’olivicoltura nelle terre del tufo.
Ok chi scrive fa parte dello staff, ma è innegabile dire che sono stati tre giorni alla scoperta dell’olio nuovo con numerosissime iniziative sempre collegate alla mostra mercato svoltasi nelle sale degli ex granai della fortezza Orsini dove ventiquattro aziende hanno esposto i propri prodotti. Iniziative tutte di qualità anche con personaggi importanti che hanno parlato con semplicità dell’oro toscano e del suo utilizzo a trecentosessanta gradi, dalla cucina con show cooking e laboratori, all’educazione al consumo e all’acquisto. 
Come detto punto centrale dell’evento è stato senz’altro la Mostra Mercato, allestita in modo semplice ma allo stesso tempo accattivante che ha visto la presenza di centinaia di visitatori durante i tre giorni e che soprattutto ha offerto una vetrina importante ai piccoli produttori della zona (non tutti) che spesso faticano a farsi conoscere per motivi oggettivi. Luogo di confronto con se stessi e con alcuni esperti oltre che con gli acquirenti che manca durante il resto dell’anno. Infine ha proposto un giudizio attraverso l’assaggio professionale che ha evidenziato quanto i “nostri” produttori siano migliorati nel corso degli anni, una professionalizzazione che deve sicuramente fare ancora tanta strada ma che altrettanta l’ha fatta rispetto a quattro anni fa quando la Mostra Mercato fece il suo esordio all’interno di Santi Vinai. Una qualità media degli oli molto alta con ben ventiquattro oli in gara e una scelta durissima che ha visto poi la premiazione come miglior azienda dell’agricola Sammuri di Montepescali, seguita dall’azienda Cerchio Verde di Pitigliano, terzo posto per l’azienda agricola la Roccaccia sempre di Pitigliano.
Pitigliano già… il paese e l’associazione Cantine nel Tufo organizzatrice dell’evento hanno fatto una gran bella figura e escono da quest’evento con tante convinzioni in più, soprattutto questa seconda. 
Essa ha dimostrato che si possono fare eventi qualitativi anche se si organizzano “le Cantinelle” (che già non sono solo alcool e confusione) che si può creare attraverso la ricerca e l’impegno eventi interessanti da proporre al pubblico anche se si è un gruppo di giovani volontari e che in parole povere ci si può metaforicamente togliere di dosso “i panni da lavoro” per vestirne di diversi. 
Il paese invece si ritrova un’evento “differente” (in giro esiste veramente poco sul tema olio) e soprattutto interessante, curioso, su un prodotto che nelle nostre zone si produce tanto ma si conosce niente e sul quale esiste una grande confusione partendo dall’utilizzo in cucina, proseguendo con la scelta, poi l’acquisto ecc…
la qualità in questo caso fa la differenza, spesso per chi la cerca ad ogni costo basterebbe uscire di casa e partecipare almeno ogni tanto.

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